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L’agente trovata in fin di vita in un ascensore non parlava di droga nella sua lettera

L’ex direttrice del carcere di Venezia in cui lavorava Sissy Trovato spiega i contenuti della missiva indirizzata alla direttrice del penitenziario un mese prima che fosse trovata in una pozza di sangue ferita da un proiettile sparato dalla sua stessa pistola

 

VENEZIA – Morta dopo oltre due anni di agonia. Trovata riversa in una pozza di sangue nell’ascensore del reparto di Pediatria dell’ospedale Civile di Venezia dove aveva accompagnato il figlio di una detenuta nel 2016. Dopo la sua morte avvenuta nell’ospedale di Polistana, dove era ricoverata in stato di coma vegetativo lo scorso 12 gennaio è stata resa nota una missiva che la donna aveva inviato alla direzione del penitenziario in cui prestava servizio un mese prima di essere trovata in fin di vita. Da quanto ad oggi trapelato nel suo scritto la giovane agente avrebbe riportato nomi e cognomi di detenute che le avevano raccontato fatti gravi che riguardano le sue colleghe. Un rapporto scorretto di un’agente nei confronti di una detenuta e nessuna vicenda legata al traffico o all’uso di stupefacenti in carcere. Così, sintetizza, in una lettera inviata a ‘Il Gazzettino’ l’ex direttrice del carcere di Venezia, Gabriella Straffi, il suo incontro, il 30 settembre 2016 con Sissy Trovato Mazza, l’agente penitenziaria di origini calabresi in servizio nel carcere femminile lagunare, morta in seguito ad un colpo di pistola partito dalla sua arma di ordinanza.

 

 

La procura veneziana sta indagando sull’arma. Inizialmente la vicenda è stata fatta risalire ad un possibile tentativo suicidio. e successivamente ha portato la giovane alla morte. “L’agente Maria Teresa Trovato Mazza – precisa Straffi – mi parlò di dichiarazioni confidenziali raccolte da alcune detenute e che riguardavano esclusivamente un comportamento scorretto di un’ agente nei confronti di una detenuta”. “Mai, in nessuna circostanza – aggiunge – nè in quel frangente e neppure in passato, l’agente Trovato Mazza mi riferì di scambi di stupefacenti all’interno dell’istituto”. L’ex direttrice, inoltre, sottolinea che le detenute vengono “sottoposte assiduamente a esami tossicologici”, che vengono “eseguite perquisizioni periodiche anche con l’ausilio di cani antidroga fatte”. Sissy era originaria di Taurianova paese dell’entroterra reggino dal quale i suoi genitori hanno deciso di far sentire la propria voce per chiedere veritĂ  sulla morte della 28enne rispolverando le loro denunce che ad oggi non erano state prese in considerazione dagli investigatori. Rilievi che si basano anche sull’assenza di tracce di Dna o di sangue di Sissy sulla pistola d’ordinanza con la quale è stata ferita.

 

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