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Calabria

Ancora un incidente mortale sul lavoro, vittima un 53enne

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Dopo la morte di Gianfranco Caracciolo, la Calabria perde un’altra vita nell’ennesimo incidente sul lavoro

 

ZAMBRONE (VV) – Solo ieri la morte di un cosentino di 37 anni, Giovanni Caracciolo, folgorato mentre lavorava nel cantiere della supestrada pedemontana veneta; oggi purtroppo la vittima è un uomo di 53 anni, Sabatino Mazzeo, originario di Zaccanopoli ma residente a Zungri, morto mentre stava lavorando. Secondo i primi riscontri l’uomo era sopra un ponteggio di una casa, al primo piano, insieme ad un parente del proprietario quando avrebbe perso l’equilibrio cadendo nel vuoto. La caduta gli è stata fatale.

La persona che si trovava con lui ha lanciato l’allarme immediatamente ma anche l’arrivo dei soccorsi non è servito a nulla. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Zungri ed il medico legale che ha disposto l’autopsia sul corpo di Sabatino Mazzeo in quanto la Procura della Repubblica di Vibo ha aperto un fascicolo di indagine sul caso.

Calabria

Covid: 151 nuovi casi di contagio in Calabria

Sale il rapporto tra tamponi fatti e tamponi positivi (dal 3,56% al 5,89%). La provincia di Cosenza segna +62

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CATANZARO – In Calabria, ad oggi, il totale dei tamponi eseguiti sono stati 100.1875 (+2.564). Le persone risultate positive al Coronavirus sono 71.422 (+151) rispetto a ieri. Lo ha riferito la Regione nel consueto bollettino sull’emergenza: rispetto a ieri sale il rapporto tra tamponi fatti e tamponi positivi (dal 3,56% al 5,89%). Dall’inizio dell’emergenza i decessi sono 1.260 (+3 rispetto a ieri), i guariti sono 67.415 (+241 rispetto a ieri), attualmente i ricoveri sono 79 (+3 rispetto a ieri) di cui 5 in terapia intensiva. Gli attualmente positivi sono 2.747. La provincia che segna il maggior numero di positivi, oggi, è Cosenza 23.794 (+62); seguono Reggio Calabria 24.040 (+38), Catanzaro 10.473 (+24), Crotone 6.829 (+18) e Vibo Valentia 5.651 (+3).

Territorialmente, dall’inizio dell’epidemia, i casi positivi sono così distribuiti:
Catanzaro: casi attivi 194 (5 in reparto, 0 in terapia intensiva, 189 in isolamento domiciliare); casi chiusi 10.279 (10.135 guariti, 144 deceduti).
Cosenza: casi attivi 1.270 (35 in reparto, 1 in terapia intensiva, 1234 in isolamento domiciliare); casi chiusi 22.524 (21945 guariti, 579 deceduti).
Crotone: casi attivi 186 (4 in reparto, 1 in terapia intensiva, 181 in isolamento domiciliare); casi chiusi 6.643 (6.542 guariti, 101 deceduti).
Reggio Calabria: casi attivi 808 (27 in reparto, 2 in terapia intensiva, 779 in isolamento domiciliare); casi chiusi 23.232 (22.891 guariti, 341 deceduti).
Vibo Valentia: casi attivi 58 (1 in reparto, 0 in terapia intensiva, 57 in isolamento domiciliare); casi chiusi 5.593 (5.501 guariti, 92 deceduti).

L’Asp di Cosenza comunica che: “Oggi si registrano 64 nuovi casi, di cui 3 ricoverati e 61 a domicilio; il numero totale dei casi è incrementato di 62 unità e non di 64, in quanto sono stati eliminati due casi risultati doppi a seguito di verifiche. Sempre a seguito di verifiche effettuate oggi si comunicano 2 decessi avvenuti a domicilio, rispettivamente il 20/06/2021 ed il 14/05/2021”.
L’Asp di Catanzaro comunica che dei 29 soggetti positivi di oggi 5 sono soggetti fuori regione.

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Calabria

‘Ndrangheta: pentito parla di “tre politici sostenuti da cosche Vibo”

I politici citati sono Giuseppe Mangialavori, attuale coordinatore regionale di Forza Italia, e l’ex senatore Francesco Bevilacqua. Resta segreto il terzo nome

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LAMEZIA TERME – Tre esponenti politici avrebbero ottenuto l’appoggio delle consorterie Macrì-Pardea e Lo Bianco-Barba. E’ quanto emerge dalla testimonianza resa dal collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena nel corso del processo Rinascita-Scott. In particolare, Arena ha fatto i nomi del senatore in carica Giuseppe Mangialavori, attuale coordinatore regionale di Forza Italia, e dell’ex senatore Francesco Bevilacqua. Sulla identità della terza persona, un politico che, riferendosi al gruppo Macrì-Pardea, aggiunge il collaboratore “ce lo siamo cresciuto fin dalla fine degli anni ’90”, il pm Annamaria Frustaci ha stoppato il collaboratore dal momento che vige il segreto istruttorio. L’uomo sarebbe stato sostenuto dalle elezioni comunali a Vibo e anche in altre occasioni, dando sostegno anche a persone che il politico segnalava. Quello che Bartolomeo Arena ricorda è che il soggetto è poi divenuto importante a livello regionale. Per Arena a dare l’ordine di votare Francesco Bevilacqua è stato Enzo Barba. La cosca Lo Bianco-Barba di Vibo Valentia avrebbe avuto rapporti storici già con il padre del politico e quando l’uomo vinse le elezioni ed entrò in Senato, gli uomini della cosca si recarono nella sede di Bevilacqua in centro a Vibo.

Il collaboratore afferma che l’ex senatore “è fratello di uno ‘ndranghetista, Ferruccio, affiliato ai Pardea fin dagli anni ‘70, avendo attivato il locale insieme a mio padre”. In seguito Ferruccio Bevilacqua, racconta il pentito, si è avvicinato al ramo di Giuseppe Mancuso detto ‘Mbrogghjia. Secondo Arena, Ferruccio è anche massone con legami con Carmelo Lo Bianco “Piccinni” ed Enzo Barba “Il musichiere”. Questa informazione Arena l’ha appresa da Salvatore Tulosai che aveva interesse a entrare in ambienti massonici. Secondo Bartolomeo Arena, un altro senatore avrebbe avuto l’appoggio della cosca Lo Bianco-Barba: si tratterebbe di Giuseppe Mangialavori sostenuto nel periodo 2017/2018. Per Arena il Comune di Vibo “è amministrato da persone imparentate con la criminalità organizzata”. Il collaboratore sostiene che a Vibo da un certo punto in poi non esistono schieramenti di destra o di sinistra perché, in realtà, le due correnti sarebbero in accordo, senza creare una vera opposizione ma “comandando in modo congiunto”.

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Calabria

Codacons chiede a Regione e Comuni la copia del catasto incendi

Il Codacons evidenzia il rischio di un affare illecito alle spalle dei cittadini. La richiesta alla Regione Calabria ed ai comuni calabresi, tra cui Cosenza

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CATANZARO – “I comuni calabresi devono tenere ed aggiornare annualmente il catasto delle aree incendiate: lo stabilisce la legge n. 353/2000, che prevede un preciso obbligo di un catasto in cui registrare i terreni che sono stati attraversati dalle fiamme negli ultimi cinque anni.” E’ quanto sottolinea Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale Codacons, il quale evidenzia il rischio di un affare illecito alle spalle dei cittadini.

Tale norma – prosegue l’avvocato catanzarese – stabilisce che sulle aree colpite da incendio non possano essere realizzati strutture o infrastrutture civili, commerciali o industriali per 10 anni dal rogo e, in caso di trasgressione, che i Comuni siano obbligati a disporre la demolizione immediata delle opere realizzate a spese dei responsabili. Inoltre i fondi percorsi dal fuoco non possono subire cambi di destinazione d’uso per 15 anni e nei contratti di disposizione di detti fondi va richiamato questo vincolo, pena la nullità dell’atto stesso. Sulle predette aree, infine – aggiunge Di Lieto – sono vietate per 5 anni le attività di rimboschimento sostenute con risorse pubbliche e per 10 anni pascolo e caccia, proprio per evitare che lo stesso rimboschimento si trasformi in un vero e proprio affare, pagato dai cittadini”.

Il Codacons ha avanzato una formale richiesta di accesso alla Regione Calabria ed ai comuni calabresi, tra cui Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria, Crotone e Vibo Valentia, per ottenere copia del Catasto dei terreni, aggiornato con l’attestazione dell’avvenuta pubblicazione annuale sull’albo pretorio e di tutte le osservazioni pervenute. “Nel contempo – conclude Di Lieto – abbiamo chiesto alla Regione Calabria di elaborare uno specifico piano di protezione civile per le aree poste a valle dei costoni devastati dagli incendi che, con le piogge autunnali, rischiano di essere invase dai flussi fangoso-detritici”.

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