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“Disobbedienti” al decreto Sicurezza di Salvini, c’è anche Reggio. Cosa rischiano i sindaci?

Dal primo cittadino di Palermo, Leoluca Orlando, al sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe FalcomatĂ  parte la battaglia a muso duro di alcuni comuni che intendono sospendere gli effetti del decreto sicurezza. Ma cosa rischiano?

 

REGGIO CALABRIA – Non applicare una legge dello Stato potrebbe comportare un’accusa di reato di abuso in atti d’ufficio. Dopo il primo cosiddetto “messaggio di disobbedienza civile” del sindaco Orlando di Palermo, seguito poi da De Magistris a Napoli, Dario Nardella a Firenze e Giuseppe FalcomatĂ  a Reggio Calabria, la ‘sospensione’ degli effetti del decreto sicurezza del ministro dell’Interno Matteo Salvini, potrebbe portare conseguenze per i sindaci. Orlando in particolare è contro l’articolo 13 della Legge, che stabilisce che “il permesso di soggiorno rilasciato a un richiedente asilo non è sufficiente per iscriversi all’anagrafe e, di conseguenza, per aver diritto alla residenza”. I comuni, dunque, non potranno piĂą rilasciare a chi ha un permesso di soggiorno la carta d’identitĂ  nĂ© consentirgli l’accesso a servizi come l’iscrizione al servizio sanitario nazionale o ai centri per l’impiego.

Salvini non ha fatto mancare la sua reazione e rivolgendosi ai sindaci ha dichiarato “Ne risponderanno penalmente”. E nonostante il fronte anti decreto si stia allargando, sempre il sindaco di Palermo è tornato sulla vicenda, annunciando su Twitter di ricorrere a un giudice “per incostituzionalità di parte del decreto sicurezza. Si comincia coi migranti e si prosegue con altri. Tutti i regimi hanno iniziato con una legge razziale spacciata per sicurezza”.

Un’amministrazione comunale è comunque e sempre chiamata ad applicare la legge, anche se si profila una illegittimitĂ  costituzionale. La legge dunque, va applicata. Il Viminale intanto è pronto con le denunce per quei i sindaci e per i rispettivi uffici anagrafe che non rispetteranno la norma nel decreto sicurezza in quanto l’ipotesi di reato è di abuso in atti d’ufficio aggravato anche, secondo quanto emerso, che i sindaci rivestono anche un ruolo di ufficiali di governo

Tra i dissidenti anche Giuseppe FalcomatĂ 

Il sindaco di Reggio Calabria è nella lista dei “dissidenti” nei confronti del decreto sicurezza del ministro dell’Interno Matteo Salvini. FalcomatĂ  si è detto amareggiato, affermando di aver “rilevato queste problematiche fin da ottobre”; da allora, dice “non c’è stata alcuna concertazione e condivisione”. Il sindaco della cittĂ  dello Stretto si è detto sicuro che a Reggio Calabria non verranno mai applicate le “norme che vanno contro i principi costituzionali e di accoglienza. A questo punto auspichiamo che il Viminale voglia incontrare l’Anci”.

E il sindaco contesta anche altri aspetti del decreto: “Ci dicono di sgomberare gli irregolari e non ci dicono dove collocarli”, spiega FalcomatĂ  che non pensa solo alla gestione del fenomeno dei migranti ma anche alla possibilitĂ  di vendere beni sequestrati alla mafia senza alcuna selezione: “In questo modo il mafioso rischia, attraverso un prestanome, di rientrare in possesso del bene confiscato”.

E non si è fatta attendere nuovamente la reazione del ministro e vicepremier Salvini in diretta Facebook ha dichiarato: “Qualche sindaco di sinistra per dar contro a Salvini e alla Lega non lo applicherĂ ? Dispiace per i suoi cittadini. Nel decreto sicurezza – spiega il ministro – è prevista, dopo anni di fermo, l’assunzione di cento uomini della polizia locale a Napoli, magari il sindaco non se ne è accorto, sta ancora festeggiando il Capodanno. Per scafisti, trafficanti di esseri umani e mafiosi è finita la pacchia. Forse qualcuno di questi sindaci rimpiange business miliardari”.