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Detenuto aggredisce agenti, polizia penitenziaria calabrese chiede taser

L’uomo mentre era ammanettato avrebbe, secondo i feriti, assalito i due agenti che lo scortavano e una guardia giurata. Si sollecita la distribuzione di pistole elettriche

 

REGGIO CALABRIA – Un detenuto, che era stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale di Reggio Calabria per accertamenti dopo avere ingerito un corpo estraneo, ha aggredito due agenti penitenziari che lo stavano scortando e una guardia giurata. A darne notizia sono Giovanni Battista Durante segretario generale aggiunto del Sappe e Damiano Bellucci segretario nazionale dello stesso sindacato. Gli agenti e la guardia, a seguito dell’aggressione hanno dovuto fare ricorso alle cure dei sanitari. Per riportare la calma nel pronto soccorso del nosocomio è stato necessario l’invio di altro personale e degli agenti del posto di polizia. L’aggressore, italiano, si trovava nel carcere San Pietro di Reggio dove era stato inviato dall’istituto di Vibo Valentia probabilmente per un periodo di osservazione psichiatrica. “Questo dovrebbe far comprendere al ministro – sostengono Durante e Bellucci – che, in alcune circostanze, anche la polizia penitenziaria potrebbe avere bisogno del taser”.

 

COS’E’ IL TASER

Una pistola elettrica apparentemente non letale. La sperimentazione di questo nuova arma è iniziata il 23 marzo in sei città italiane: Milano, Brindisi, Caserta, Catania, Padova e Reggio Emilia. Poi con molta probabilità dovrebbe essere estesa all’intera penisola. Si tratta di un’arma che emette una scarica ad alta tensione anche se bassa intensità. I suoi effetti sulle persone consistono nella contrazione dei muscoli con conseguente paralisi dei muscoli di chi viene colpito. L’ipotesi della sua introduzione risale al 2014 quando venne approvato un emendamento che ne approvava la sperimentazione all’interno del decreto sicurezza negli stadi. Il modello usato è l’X2 che garantisce una scarica elettrica ad intensità regolare con durata controllata di 5 secondi; sistema di mira con doppio puntatore laser, uno per ogni dardo; possibilità di colpire il bersaglio fino a 7 metri di distanza; colpo di riserva.

Ogni agente avrà in dotazione anche una telecamera che si attiva automaticamente in modo da poter verificare l’effettivo uso del Taser. Anche non essendo considerata letale dalla legislazione italiana, nel 2007 l’Onu ha dichiarato la pistola elettrica come strumento di tortura. Decisione dovuta all’alto numero di morti che l’arma ha provocato nel corso degli anni. Solo negli Stati Uniti dal 2001 si sono registrati più di 800 decessi senza contare coloro che hanno subito danni permanenti. Il Taser infatti risulta mortale per chi soffre di disturbi cardiaci, le scariche elettriche danneggiano il cuore e l’apparato respiratorio. Incide poi sui soggetti colpiti lo stress provocato da situazioni di tensione come un inseguimento o l’essere coinvolti in frangenti di violenza.

 

 

Anche Amnesty International ha condannato l’uso del Taser, la preoccupazione è che possa essere impiegato con troppa facilità, soprattutto quando non si ravvisa una minaccia diretta a vite umane, tanto da far rientrare l’uso della pistola elettrica come una violazione del “divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti”. Per Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, che ha analizzato le situazioni di Canada e Stati Uniti «queste armi cosiddette non letali hanno un rischio di essere letali molto elevato. E questo pone un problema di formazione, pone la necessità di far sapere quanto sono pericolose se utilizzate nei confronti di persone che hanno alcuni problemi di salute. Il numero delle vittime negli Stati Uniti è di centinaia e centinaia».




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