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Truffa alla Regione Puglia, perquisizioni anche a Cosenza. Coinvolto cassanese

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Una truffa che supera i 20 milioni di euro ai danni della Regione Puglia sulla quale indaga la Procura di Bari, e che fa riferimento a contenziosi legali avviati per ottenere dall’ente regionale l’erogazione di fondi destinati all’agricoltura in zone svantaggiate.

 

BARI – Avvocati che, d’accordo tra loro, avevano messo in piedi un sistema per far aumentare in modo esponenziale le spese legali sulle legittime pretese degli agricoltori, relative a contributi risalenti agli anni Novanta ma non erogati dall’ente, che sarebbero state gestite da avvocati. In particolare, con la regia dello studio legale Primavera di Bari, gli avvocati indagati avrebbero avviato, per ciascun agricoltore destinatario dei contributi, tanti contenziosi quante erano le annualità per le quali spettavano i fondi anziché avviare un solo procedimento per ciascun richiedente. Avrebbero cioè spacchettato le cause moltiplicando così i propri compensi. I fatti contestati fanno riferimento agli anni 2006-2018. La contestazione di autoriciclaggio farebbe invece riferimento all’impiego dei proventi della truffa nell’acquisto di beni immobili attraverso una società immobiliare della famiglia Primavera.

La Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni in diversi studi legali in varie città italiane nell’ambito di un’indagine su una presunta truffa in agricoltura, tra cui Cosenza. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Bari Roberto Rossi, è stata avviata a seguito di una denuncia presentata dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. I reati ipotizzati sono associazione per delinquere finalizzata alla truffa e truffa aggravata. A quanto si apprende, con la complicità di alcuni avvocati, le aziende agricole avrebbero ottenuto indebitamente finanziamenti pubblici dalla Regione Puglia destinati alle aree svantaggiate.

Le perquisizioni disposte dalla Procura di Bari in alcuni studi legali nell’ambito di una indagine su presunte truffe ai danni della Regione Puglia in relazione a contenziosi legali per ottenere contributi agricoli sono state eseguite in tre città: Bari, Napoli e Cosenza.

Sono sette gli indagati, cinque avvocati e i familiari di uno di loro, accusati a vario titolo di associazione per delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso materiale e ideologico e autoriciclaggio. Gli avvocati indagati sono i baresi Michele Primavera (con suo figlio Enrico Domenico e la moglie Anna Maria Deruvo), Oronzo Panebianco e Francesca Fiore, Assunta Iorio con studio legale a Napoli e Salvatore Lanciano, di 47 anni, di Cassano allo Ionio con studio a Napoli. Nell’inchiesta della Procura di Bari, coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi e dal sostituto Francesco Bretone, sono indagate anche tre società, oggi destinatarie di perquisizioni da parte della Guardia di Finanza. Si tratta di Giuriconcilia & service srl, Giuristudio srl e Polo Immobiliare D’Eccellenza Srl, tutte e tre con sede a Bari.

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Scoperte 800 piante di marijuana in montagna

L’ennesima piantagione di marijuana scoperta in Calabria dai carabinieri che avrebbe portato un guadagno di svariate migliaia di euro

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MAMMOLA (RC) – Sono stati i carabinieri di Roccella Jonica e dello Squadrone Carabinieri Cacciatori Calabria, nell’ambito di un’attività mirata a contrastare il fenomeno della produzione di stupefacenti a scoprire la vasta piantagione. Composta da 800 piante di tre metri, le piante erano giunte a completa maturazione. La coltivazione, ubicata in territorio montano, previa autorizzazione dell’Autorità giudiziaria è stata estirpata e distrutta in loco dai militari operanti, sottraendo così l’illecito profitto alla criminalità organizzata, che avrebbe ricavato un guadagno di svariate migliaia di euro.

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Lavoravano in nero e con il reddito di cittadinanza, nei guai azienda di carni

Al momento del controllo nessuno dei dipendenti indossava guanti o mascherine. Alcuni impiegati erano in nero e percepivano il reddito di cittadinanza

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GALLICO (RC) – I Carabinieri del NAS (Nucleo Antisofisticazioni e Sanità) e del NIL (Nucleo Ispettorato del lavoro) di Reggio Calabria, hanno denunciato alla Procura di Reggio Calabria, il titolare un’azienda di import export di carni per violazione delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro. I militari hanno ispezionato l’azienda per verificare la filiera di importazione delle carni, immesse sul mercato a favore di macellerie e supermercati in Calabria e Sicilia, e tuttavia sebbene non abbiano riscontrato irregolarità igienico sanitarie, sono emerse gravi difformità in tema di sicurezza sul lavoro e prevenzione Covid.

Al momento del controllo infatti, i militari hanno constatato che nessuno dei dipendenti indossava nè i guanti, nè le mascherine, oltre che l’assenza di qualsiasi dispositivo anti-infortunistica, inoltre gli unici estintori presenti avevano validità scaduta da oltre due anni.
Identificati tutti i dipendenti, i carabinieri del NIL hanno accertato che 4 di essi risultavano essere impiegati “in nero”, di cui due percettori del reddito di cittadinanza già da 10 e 7 mesi. I due, pertanto, sono stati segnalati all’INPS al fine di far decadere il beneficio.
Al titolare dell’azienda verranno elevate, inoltre,sanzioni per oltre 15.000 euro.

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Guerra agli “zozzoni” che abbandonano rifiuti, oltre 100 multe grazie alle fototrappole

Pugno di ferro della Polizia locale contro chi abbandona per strada la spazzatura. La polizia locale da gennaio ha visionato centinaia ore di filmati

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LAMEZIA TERME – Oltre 100 sanzioni per abbandono di rifiuti sono state elevate dalla Polizia Locale di Lamezia Terme, da inizio anno, grazie alle immagini del sistema di videosorveglianza e di altri dispositivi tecnologici acquisiti. Per contrastare questo odioso malcostume di alcuni cittadini, il Comune ha acquistato fototrappole con elevata autonomia e con particolari caratteristiche tecniche funzionali per essere posizionate, di volta in volta, in aree dove l’abbandono dei rifiuti risulta essere più frequente.

Le sanzioni comminate dal Comando della Polizia Locale rappresentano un segnale forte per il contrasto al malcostume di coloro che con il loro comportamento deturpano l’immagine di una città per la sua stragrande maggioranza civile e rispettosa delle regole. L’utilizzo della videosorveglianza prevede che la visione di ore e ore di filmati. Poi per comminare una sanzione è necessario avviare indagini per risalire ai responsaili e, solo una volta acquisiti elementi probatori di un certo valore, gli Agenti di Polizia Municipale possono elevare le multe.

A tale proposito, il Commissario Prefettizio “ha voluto ringraziare il Responsabile ed i funzionari della Polizia Locale e tutti gli operatori, anche tecnici, per l’importante attività svolta, pur nella esiguità di risorse umane e finanziarie, ricordando come la recente riattivazione del sistema di video sorveglianza cittadino permetterà ulteriormente di individuare e sanzionare comportamenti irrispettosi dell’ambiente e dell’intera Comunità. Avere una città pulita e ordinata é possibile, ma dipende anche dagli stessi utenti ai quali si vuole ricordare che è possibile utilizzare gli appositi contenitori presenti in città, chiedere il ritiro gratuito di materiali ingombranti presso la propria abitazione o conferire i rifiuti direttamente e gratuitamente alla Multiservizi”.

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