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Procreazione Medicalmente Assistita, lettera ad Oliverio: “sanità discriminatoria”

Una missiva inoltrata da Pino Scarpelli, segretario regionale di Rifondazione Comunista e Monica Nardi comitato politico regionale di Rifondazione Comunista che descrive disparità e limiti in Calabria per quanto concerne la PMA

 

REGGIO CALABRIA – “Presidente Oliverio, Le scriviamo per discutere di una vicenda che magari non avrà dimensioni enormi, di massa, ma che riguarda un numero crescente di donne e di famiglie di tutto il Paese e della Calabria: la Procreazione Medicalmente Assistita.
In Calabria la sanità è non solo a tratti medioevale ma spesso discriminatoria e ciò che intendiamo sollevare ne è una delle (ahinoi, tante) prove”.

“La legge 40 del 2004 non si esprime chiaramente sui limiti di età, decisione delegata alle regioni. Nel 2014 la Conferenza delle Regioni introdusse il limite di 43 anni per l’accesso alla fecondazione sia omologa sia eterologa. Tuttavia questo limite – spiegano Scarpelli e Nardi – è stato poi cambiato dalle singole Regioni. In Basilicata gli addetti confidano che presto sarà prorogata l’età, come è già successo in Emilia Romagna fino al 46° anno di età delle donne, in Veneto fino al 50°, in altre regioni, ma per le calabresi questo non sarà possibile”.

“Il decreto regionale, tramite nota circolare n. 7118 di Gennaio del corrente anno in materia di PMA emanata dal Dipartimento della Salute e Politiche sanitarie della Regione Calabria, limita l’autorizzazione di assistenza sanitaria presso i centri pubblici PMA fuori regione (in Calabria non esistono, attendiamo da anni l’apertura del primo a Germaneto) alle donne fino al compimento del 43° anno di età. La stessa assistenza non è autorizzata presso i centri accreditati e dunque ci si deve necessariamente rivolgere alle strutture private.
Il problema è grave per quanto riguarda tutte le donne calabresi che sono in lista d’attesa presso altre città, come ad esempio l’ospedale “San Carlo” di Potenza, centro dove il gruppo di ginecologia dell’ospedale “Annunziata” di Cosenza dirige le pazienti vista l’inesistenza dei centri pubblici in Calabria, o che vogliono accedere a centri accreditati”.

“Assistiamo quindi a disparità davvero singolari e ad una discriminazione giuridica in quanto non può esserci differenza nei limiti di età tra una coppia. Si vivrà un doppio disagio, determinato dal non avere il centro PMA pubblico nella propria regione e dal trovare le porte chiuse anche presso le strutture pubbliche extraregionali che hanno già accolto la richiesta ma richiederanno ovviamente l’autorizzazione che non potrà mai esserci per la ristrettezza dei limiti d’età. La situazione è dunque seria e discriminante assai. Diremmo persino umiliante per molte donne”.

“Segnalando questa criticità, Le chiediamo – concludono – di farsi carico di questa situazione assolutamente non più tollerabile. Non si può pretendere che una donna calabrese possa avere il servizio solo se costretta a rivolgersi a strutture private, sborsando ovviamente somme di denaro che non tutti si possono permettere. Pensiamo sia giusto attivare l’apertura di un centro PMA presso Germaneto e, nell’immediato, procedere ad emanare un decreto che estenda anche in Calabria l’autorizzazione fino al 46° anno di età, come nei territori più avanzati in termini di diritti. Una battaglia per la dignità che, riteniamo, possa e debba essere condivisa, affrontata e risolta”.




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