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Autobomba Limbadi, nuove ordinanze in carcere per i 4 indagati

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L’autobomba, secondo gli inquirenti, sarebbe stata la risposta di alcuni componenti del clan Mancuso alla mancata cessione di alcuni terreni agricoli da parte dei Vinci.

 

LIMBADI (VV) – Il gip distrettuale di Catanzaro ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro indagati accusati di aver fatto saltare in aria il 9 aprile scorso a Limbadi, nel Vibonese, con un’autobomba il biologo Matteo Vinci, ferendo gravemente anche il padre Francesco Vinci. L’ordinanza in carcere interessa la 63enne Rosaria Mancuso (sorella dei boss storici della cosca), il marito 71enne omenico Di Grillo, la 29enne Lucia Di Grillo (figlia di Rosaria Mancuso) e il marito 28enne Vito Barbara, tutti di Limbadi.

I quattro si trovavano in carcere dal 29 giugno scorso su ordinanza del gip del Tribunale di Vibo Valentia che pero’ all’atto della misura aveva restituito gli atti alla Dda di Catanzaro affinche’ avanzasse una nuova ordinanza di custodia cautelare al competente gip distrettuale in quanto i reati di omicidio e tentato omicidio sono aggravati dalle modalita’ mafiose.

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Schiaffi e spintoni in piazza, denunciati 9 minori e un maggiorenne

Alcune ragazze, tutte minorenni, dopo un’accesa discussione hanno iniziato a picchiarsi violentemente tanto che una di loro è stata trasportata in ospedale

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VIBO VALENTIA – Sono stati denunciati dalla squadra mobile di Vibo Valentia presunti autori dei due gravi episodi di violenza a base di schiaffi e spintoni avvenuti lo scorso 25 novembre, nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, in piazza Municipio, nel centro della città: si tratta di nove minori e di un maggiorenne. In quella circostanza, alcune ragazze, tutte minorenni, per futili motivi, dopo un’accesa discussione, avevano iniziato a picchiarsi violentemente, tanto che una di loro è stata costretta a ricorrere alle cure dei sanitario del Pronto soccorso dell’ospedale cittadino.

Le immagini, passate al vaglio dei poliziotti, hanno reso possibile la ricostruzione dell’episodio mostrando due giovani che si spintonavano e schiaffeggiavano, con l’intervento anche di un ragazzo – poi identificato come maggiorenne – che, dopo aver raggiunto una delle due alle spalle, la tirava per i capelli facendola cadere a terra. Nella stessa giornata, in un’altra via del centro cittadino, un gruppetto di ragazzi, anch’essi minorenni, dopo aver preso in giro un amico comune, colpivano il medesimo ed un altro ragazzino intervenuto in sua difesa che veniva a sua volta colpito con calci e pugni. Le attività investigative, coordinate dalla Procura della Repubblica per i Minorenni di Catanzaro, hanno permesso di fare luce sui due episodi e sul coinvolgimento del maggiorenne.

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L’appello della Cgil Cosenza: “è urgente prorogare la Cassa Covid”

“Nella scorsa settimana è stata inoltrata da parte della Simet SPA una formala di procedura di licenziamento collettivo per circa 70 lavoratori”

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COSENZA – “Il perdurare dell’emergenza Covid sta causando innumerevoli criticità anche nel settore del trasporto su bus privati di linea a media-lunga percorrenza, le cosiddette linee interregionali, con serie e gravi conseguenze per i lavoratori del settore”. Lo scrive in una nota la Cgil Cosenza.

“Solo nella nostra provincia infatti la settimana scorsa, è stata inoltrata da parte di una Azienda, la Simet SPA,alle OO.SS. di categoria, una formale procedura di licenziamento collettivo che riguarda circa 70 lavoratori con evidenti ricadute sulle condizioni di vita delle loro famiglie. In una Regione come la Calabria, – continua il comunicato –  dove il tasso di disoccupazione ha raggiunto proporzioni inquietanti, queste situazioni portano ancora di più a desertificare territori come il nostro, costringendo in primis i nostri giovani ad emigrare nelle grandi città del nord o addirittura in altri Paesi, ma sicuramente, determinando ulteriori stati di disagio economico e sociale per le numerose famiglie che perdono così reddito e lavoro.

Ritornando al settore, preme ricordare che le linee a lunga percorrenza, ovvero, il trasporto su gomma interregionale, riguarda per la maggio parte, il meridione d’Italia, dove per come è noto, abbiamo un sistema della mobilità – scrive la Cgil Cosenza – ed un servizio di trasporto carente con irrisori e limitati collegamenti verso le regioni del nord d’Italia. Noi crediamo ovviamente, che ci sia la necessità di aumentare i servizi e tratte di trasporto espletati da vettori pubblici, così come c’è la necessità di provvedere per nuove e più efficienti infrastrutture con cospicui investimenti nel settore, legati sicuramente all’applicazione dei contratti nazionali, definendo un sistema di regole che metta assieme l’utilizzo dell’infrastruttura pubblica al rispetto del CCNL.

Quest’ultimo fattore, considerato anche quanto su detto, a nostro avviso, – specifica la sigla sindacale -rende ancora di più urgente, un intervento sia a livello nazionale che regionale, per aiutare un settore che vive di solo mercato e che non è stato oggetto di sostegni pubblici nell’attuale fase di crisi pandemica, ma che nel tempo ha sicuramente colmato carenze ataviche nel trasporto espletato da vettori statali. Riteniamo pertanto necessario e urgente prorogare per ulteriori settimane la Cassa Covid, attualmente sospesa, per questo ed altri settori in difficoltà, come ad esempio il settore turistico, proroga che avrebbe consentito di passare con gradualità all’auspicato nuovo sistema di ammortizzatori universali, evitando ad aziende, come Simet SPA, e lavoratori ora in difficoltà, di pagare prezzi troppo alti in termini economici e sociali, determinando situazioni che rischiano di non essere più recuperabili.

Così come riteniamo necessario e urgente  – conclude la nota di Cgil Cosenza – che dal fronte Nazionale e Regionale si dispongano opportuni e specifici provvedimenti per dare sostegno a tutti i settori economici e produttivi in difficoltà, a difesa dell’occupazione e delle realtà imprenditoriali, precisando che, in tutte le sedi, come Organizzazioni Sindacali dei lavoratori, promuoveremo in questo senso le opportune iniziative”.

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Infermieri pediatrici: “al Sud senza lavoro e costretti ad emigrare”

“Dopo 17 anni è stato indetto un bando di concorso solo per due infermiere pediatriche. Le manifestazioni di interesse sono esigui o fuori regione”

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CATANZARO – “La nostra figura professionale non è riconosciuta come dovrebbe”. Le parole sono di Noemi Amato, infermiera pediatrica, iscritta all’Opi Catanzaro (Ordine delle Professioni Infermieristiche), in attesa di un contratto per iniziare a prestare servizio agli hub vaccinali.

“Si tratta di un problema fondamentale – aggiunge la professionista assieme anche a nome di alcune colleghe -. Uno dei tanti che riguardano gli infermieri pediatrici e dal quale poi ne scaturiscono altri. Sin dai tempi in cui frequentiamo l’università ci viene evidenziato e ribadito più volte come la scelta che stiamo intraprendendo non sia la migliore, perché la Facoltà di Infermieristica Pediatrica non offre molti sbocchi professionali e il lavoro è quasi inesistente.

Una volta laureati, almeno al sud, – continua l’infermiera –  le opportunità lavorative latitano anche per via del fatto che le strutture private disposte ad assumere infermieri pediatrici sono in numero limitato e, purtroppo, tutte dislocate al nord Italia. Senza dimenticare, inoltre, che i bandi di concorso (tra l’altro circa dopo 17 anni ne è stato indetto uno dall’Asp Catanzaro “solo” per due pediatriche), le manifestazioni di interesse o gli avvisi pubblici i cui tempi biblici sono ampiamente noti, risultano esigui e spesso fuori regione”.

Costretti ad emigrare a chilometri lontano da casa

La professionista guarda anche agli ospedali e reparti pediatrici “spesso “occupati” da infermieri che di competenza “sul bambino”, rispetto a noi che siamo stati formati con uno specifico corso di laurea, hanno poco o niente. Anche per questo, ma non solo, la “soluzione finale” è l’essere costretti ad andare chilometri e chilometri lontani dalle nostre case e dalla nostra terra”.

Poi conclude con un interrogativo: “Come mai, pur con uno specifico Corso di Laurea, la nostra figura professionale non gode del riconoscimento che le spetta?” Dal canto suo la presidente Opi Catanzaro, Giovanna Cavaliere, coglie l’occasione per ribadire un concetto espresso in queste ore anche dalla Federazione Nazionale Infermieri. “Sono più poveri gli infermieri – afferma la presidente -, che oggi sono professionisti sanitari laureati da oltre 25 anni, e assai più povera è la qualità e la sicurezza nelle corsie: un problema concreto, ormai sotto gli occhi di tutti”. Le fa eco, in conclusione, Susy Ranieri, presidente Commissione d’Albo Infermieri Pediatrici dell’Opi Catanzaro e componente della omologa Commissione FNOPI secondo cui “stiamo assistendo all’impoverimento, in tutti i sensi, negli ultimi anni, della professione infermieristica”.

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