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Mare Mostrum, tutta l’illegalitĂ  del mare calabrese dall’inquinamento alla pesca di frodo

Tutti i dati del report stilato dalla Goletta Verde di Legambiente su mala depurazione, abusivismo edilizio, pesca illegale e ‘pirati del mare’

 

ROMA – Oltre 30 anni in prima linea per la difesa del mare e delle coste dall’illegalitĂ  e dall’inquinamento. Anche quest’anno è pronta a salpare con un team di tecnici e bilogii per un nuovo viaggio la Goletta Verde di Legambiente che partita dalla Liguria approderĂ  in Calabria a Roccella Jonica il 19, 20  e 21 luglio per poi terminare a Trieste a metĂ  agosto. Tra le prioritĂ  del veliero ambientalista la oltre alla consueta analisi dei campioni d’acqua prelevati, la messa al bando delle plastiche usa e getta, la lotta alla mala depurazione, lo stop definitivo alle trivellazioni in mare, l’impegno affinchè il Mediterraneo diventi simbolo di accoglienza e solidarietĂ . SarĂ  attivo il servizio Sos Goletta che consente a  cittadini e turisti di segnalare situazioni anomale di inquinamento delle acque: tubi che scaricano direttamente in mare ma anche chiazze sospette. I tecnici del laboratorio mobile approfondiranno le denunce e le segnalazioni arrivate, per poi indirizzarle alle autoritĂ  competenti. Un lavoro fondamentale che permette ogni anno all’associazione di individuare e denunciare situazioni particolarmente critiche.

 

Dai dati del dossier Mare Monstrum 2018 di Legambiente, basato sul lavoro delle Forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto, presentato oggi in occasione della partenza della Goletta Verde l’Italia pare avere un mare assediato, da tonnellate di rifiuti, dagli scarichi inquinanti delle tante localitĂ  che ancora non hanno una depurazione efficiente, dal cemento abusivo che non viene demolito, così come dall’invadenza degli stabilimenti balneari che rendono inaccessibili interi tratti di litorale. Ma anche dai pescatori di frodo che fanno razzie e dai diportisti che sfrecciano su barche, motoscafi e moto d’acqua senza alcun rispetto per il codice della navigazione. Nel 2017 sull’intero territorio nazionale le infrazioni contestate sono state 17.030, oltre 46 al giorno, con un incremento rispetto all’’anno precedente dell’8,5%. Le persone denunciate e arrestate sono state 19.564, con un aumento dell’8%, e i sequestri 4.776, in crescita – significativa – del 25,4%. Quasi il 50% dei reati si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa. La Calabria, tra queste, è al quinto posto con 1.481 di infrazioni accertate, l’8,7% del totale nazionale per un risultato di 1.752 persone arrestate/denunciate e 606 sequestri. Il dato positivo che emerge per i calabresi è che su 715,7 chilometri di costa sono stati accertati meno reati che nel resto d’Italia. La Calabria è infatti terzultima con il minor numero di infrazioni per chilometro: 2,1 e per un totale di 1481.

 

INQUINAMENTO

I reati più contestati sono quelli legati all’inquinamento delle acque e del suolo, derivanti da scarichi fognari fuorilegge, depuratori mal funzionanti o assenti, spandimenti di idrocarburi e contaminazioni del suolo: da soli raggiungono il 35,7% del totale delle infrazioni accertate. Leader, sia per l’inquinamento che per l’abusivismo edilizio, è la Campania. Emerge inoltre che il livello d’inquinamento nel Mar Mediterraneo è tristemente in crescita, facendo segnare un incremento del 22,2% delle infrazioni rispetto all’anno scorso e attestandosi come il settore di illegalità più significativo. Una delle cause principali è la mala depurazione. Un problema irrisolto che ci viene ricordato ogni anno dai seri problemi che affrontano moltissime località costiere, spesso teatro di esponenziali aumenti della popolazione durante i mesi estivi: gli impianti, dove ci sono, sono sottodimensionati per sopportare il carico di liquami prodotti e scaricano in mare i liquidi fognari con conseguenze serissime in termini di contaminazione delle acque. E che ci viene rammentato anche dalle salatissime sanzioni che ci vengono comminate dall’unione Europea per cui proprio per l’irregolarità del nostro sistema di depurazione pagheremo 25 milioni di euro, a cui si aggiungeranno altri 30 milioni per ogni semestre di ritardo accumulato dal nostro Paese nell’adeguarsi alle norme relative alla raccolta e al trattamento delle acque reflue urbane. La Calabria è terza in Italia per sequestri effettuati e quinta per infrazioni accertate 528 con 773 persone denunciate o arrestate e terza in Italia per i 278 sequestri effettuati.

 

ABUSIVISMO EDILIZIO

L’edilizia senza regole è una piaga di cui il nostro Paese stenta a liberarsi e che fa orribile mostra di sé lungo i litorali più belli: la politica clientelare cerca ancora di sanare le case abusive, si demolisce poco o nulla e si condanna all’isolamento e alla sconfitta elettorale i pochi sindaci che lo fanno. Nella classifica nazionale del mattone selvaggio, al secondo posto c’è la Calabria, con 478 reati dopo il caso emblematico della Campania, dove si continua a costruire, abusivamente, come in pochi altri luoghi. In questo settore i calabresi riscontrano 478 infrazioni accertate, il 14,4% del totale nazionale con 523 persone denunciate/arrestate, 238 sequestri effettuati e situazioni a dir poco paradossali. Un esempio. Il raggiro dei permessi per realizzare una lottizzazione abusiva sarebbe stata la strada seguita dai titolari del Marine park village in località Punta Scifo a Crotone, poco distante dall’area archeologica di Capo Colonna. Qui, su una superficie di 75mila metri quadrati, era in costruzione un villaggio turistico travestito da agriturismo, con 79 bungalow piantati su pedane in cemento armato, una gigantesca piscina e, ovviamente, nessuna traccia delle attività agricole previste dal piano regolatore in quell’area. Per questo, nel novembre del 2016, Legambiente aveva scritto alla Commissione europea, al Ministero e alla Regione per verificare la violazione dei vincoli paesaggistici. A febbraio dello scorso anno, è arrivato il sequestro da parte della Procura e, poco dopo, la revoca dei permessi edilizi dal Comune. Nel registro degli indagati, oltre agli imprenditori immobiliari, anche funzionari pubblici del Comune, della Provincia e della Soprintendenza che, secondo i magistrati, “avrebbero operato per permettere la costruzione del villaggio”. In questo quadro le demolizioni sono il migliore deterrente alla nascita di altri abusi.

 

PESCA DI FRODO

Complessivamente, nel corso del 2017, sono state intercettate quasi 460 tonnellate di prodotti ittici, tra pesce, crostacei e molluschi e novellame. Quest’ultimo è definito come l’oro bianco per il suo alto valore economico, nonostante la sua cattura contribuisca ad abbattere significativamente la presenza di stock di pesci adulti nelle aree dove questo è particolarmente apprezzato. La regione con il numero più alto di sequestri è stata il Veneto, con oltre 118 tonnellate, quindi la Sicilia, la Puglia, La Liguria e la Sardegna. Tra le tipologie di pesca di frodo maggiormente devastanti per i fondali in Italia, c’è sicuramente quella ai datteri di mare, nome scientifico Lithophaga lithopaga. I ricci di mare sono un altro piatto prelibato dei pescatori e di chi li consuma a tavola. Entrambe frutto di un tipo di pesca illegale, come quella dei crostacei, che sembrerebbe poco diffusa in Calabria dove invece si registra il picco massimo di sequestri di novellame insieme alla Basilicata. 

 

PIRATI DEL MARE:

 

Diportisti incapaci e veri e propri pirati del mare, che viaggiano sui propri natanti sprezzanti delle regole e della vita delle persone che incrociano lungo la loro rotta. Il 2017 registra un vero e proprio boom di sequestri, segno che l’attivitĂ  repressiva ha dato un giro di vite significativo: i natanti tolti dalle mani dei diportisti in tutta Italia sono stati 760, contro i 78 dell’anno precedente, con un incremento dell’874,4%. Motoscafi e moto scooter sono i principali imputati: solcano le onde introducendosi in aree off limits di delicati ecosistemi, come quelli delle aree marine protette, oppure navigano troppo vicino alla costa, mettendo in serio pericolo la vita di inconsapevoli bagnanti. A svettare in questa classifica c’è la Liguria, che con 403 infrazioni accertate, detiene il 13,8% del totale. Seconda a stretta misura è l’onnipresente Campania, con il 13,3%, e terzo è il Lazio con il 12,4% e il record di sequestri, ben 226. Un fenomeno che invece risulta poco diffuso in Calabria dai dati censiti da Mare Mostrum 2018 in cui si contano ‘solamente’, in un anno, 76 denunce e 37 sequestri.

 

LA POSIZIONE DI LEGAMBIENTE SULLA CALABRIA

 

“L’illegalitĂ  sulle coste calabresi continua con grande virulenza. Vediamo rappresentanti politici nazionali che vengono qui e non parlano di ‘ndrangheta; eppure la ‘ndrangheta a continuare a farla da padrone anche nell’illegalitĂ  ambientale. Il traffico e lo smaltimento illegale dei rifiuti, le infiltrazioni delle cosche negli appalti pubblici continuano ad essere una costante. E poi ci sono quelli che possiamo definire crimini ‘istituzionali’. A quarantadue anni dalla prima legge sulla depurazione delle acque, la legge Merli, è impensabile che lo stato della depurazione in Calabria sia ancora in queste condizioni. In Calabria si devono costruire depuratori. Non si possono sprecare i soldi dei contribuenti per pagare le multe dell’Unione Europea, sprecando così risorse che potrebbero essere indirizzate invece per migliorare i sistemi di depurazione, creare posti di lavori, sostenere il turismo”. Così il presidente di Legambiente Stefano Ciafani intervenuto alla seconda giornata di Trame. 8. Commentando i dati del dossier Mare Monstrum 2018  Ciafani ha evidenziato che “il dossier serve a ricordarci che i veri nemici del mare non sono i disperati che fuggono dai loro Paesi e i barconi che li trasportano, come nelle ultime settimane il dibattito politico nazionale vorrebbe farci credere, ma sono gli scarichi illegali, la depurazione che non esiste, il cemento legale e illegale, le piattaforme di petrolio. Con la legge 2015 sugli ecoreati, la pacchia è davvero finita in questo caso, ma per gli ecocriminali e gli ecomafiosi. Presenteremo a luglio il rapporto sugli ecoreati a tre anni dall’approvazione della legge”.

 

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