La moglie del boss vuole cambiare vita, rientra dalla caserma e muore suicida - QuiCosenza.it
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La moglie del boss vuole cambiare vita, rientra dalla caserma e muore suicida

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tita buccafusca-mancuso

Non aveva firmato il verbale ed era tornata dal marito. Dopo un mese muore per aver ingerito dell’acido muriatico, caso archiviato

 

LIMBADI (VV) – Archiviata anche la seconda inchiesta sul suicidio di Santa Buccafusca. Tita, come la chiamavano tutti, aveva 38 anni ed era la moglie del boss di Nicotera e Limbadi Pantaleone Mancuso alias ‘Luni Scarpuni. Si era innamorata di lui da adolescente, ancora quindicenne. Aveva aspettato che fosse scarcerato per sposarlo e mettere su famiglia. Un omicidio ‘eccellente’ nel 2011 la terrorizza. Vincenzo Barbieri, ‘U’ Ragioniere’, noto narcotrafficante in grado di trattare con i Sudamericani per conto dei clan del vibonese, viene ucciso da un commando armato nel centro di San Calogero con una raffica di colpi di mitra e fucili a pompa. E’ in corso un sanguinoso regolamento di conti e Tita teme il peggio per la sua famiglia. E’ consapevole della posizione pericolosa in cui si trova il marito. I soldi della cocaina a Nicotera Marina, secondo il collaboratore di giustizia Andrea Mantella, transitavano proprio nella pescheria a lei intestata. Ha paura e vuole cambiare vita. Con il bimbo in braccio a poche ore dal delitto si presenta dai carabinieri di Nicotera Marina sollecitandone l’intervento: “Si ammazzano come i cani, mettere posti di blocco dappertutto”.

 

Il tempo le darà ragione. Nei mesi successivi il cugino di Scarpuni, Domenico Campisi broker del narcotraffico affiliato ai Mancuso, viene trucidato in pieno giorno a Nicotera Marina in risposta all’uccisione di Barbieri. Nel frattempo, però, Tita si è suicidata. Non ha sottoscritto le dichiarazioni rese ed è tornata a casa dal marito che dopo un mese, il 16 aprile del 2011 avvisa quegli stessi carabinieri a cui lei si era rivolta informandoli che aveva ingerito dell’acido. Muore dopo due giorni di agonia trascorsi tra gli ospedali di Polistena e Reggio Calabria. Viene aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. Il caso, inizialmente archiviato, è stato riaperto nel 2016 dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Dagli elementi anatomo patologici emersi dall’autopsia la donna sembrerebbe avesse ingerito una quantità di acido muriatico superiore a quella umanamente sopportabile. Un dettaglio che lasciava ipotizzare una sorta di coercizione. Ed è il pm Camillo Falvo a chiedere se fosse possibile che Tita avesse agito da sola, volontariamente. L’inchiesta è riarchiviata in quanto non vengono riscontrati elementi tali da elevare accuse per istigazione al suicidio.

 

Santa aveva previsto anche questo. “Voglio preliminarmente specificare – aveva affermato nel verbale mai firmato – che nella famiglia di mio marito da tempo hanno insinuato che io sia pazza e sicuramente mi aspetto che sosterranno ciò quando apprenderanno la notizia della mia scelta di cambiare vita”. Tita assumeva farmaci stabilizzatori dell’umore ed era stata ricoverata cinque giorni in Psichiatria per reazione paranoide acuta il 12 febbraio 2008. Era anche quello un periodo di forti dissidi all’interno dei clan del vibonese, mesi in cui finanche Romana Mancuso e il figlio furono vittime di un agguato. Nelle testimonianze rese durante le ore trascorse tra la caserma dei carabinieri di Nicotera Marina e il Comando Provinciale di Catanzaro, Santa Buccafusca parla di una fase di fibrillazione e di straordinaria violenza in seno alla cosca. Afferma di avere paura di Scarpuni e di voler essere protetta dallo Stato. Arriva fino al punto di telefonare al marito Pantaleone Mancuso implorandolo di seguirla nella scelta di collaborare con la giustizia.

 

Assistita da psichiatri trascorre la notte in una struttura dell’Arma riservandosi per l’indomani di formalizzare il tutto e chiedere di essere sottoposta al programma di protezione. E’ tesa e angosciata. Intrattiene ripetuti colloqui con i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e UPG. Alterna momenti di maggiore decisione a momenti di incertezza, accetta di sottoscrivere solo la prima pagina. Poi tentenna, ha un repentino ripensamento, si rifiuta di firmare il secondo foglio. Un ufficiale del Ros le ricorda che se non firma dovrà lasciare la caserma. Il suo stato d’ansia aumenta e chiede di poter usare il telefono. Dall’altro capo c’è sua sorella, al termine della conversazione saluta dicendole: “Non firmo, non firmo proprio”. Alle cinque del mattino Antonietta Buccafusca raggiunge il Comando Provinciale dei Carabinieri di Catanzaro e riporta sua sorella a casa dal marito insieme al figlio. L’uomo durante una delle udienze del processo Black Money nel 2017 farà delle gravissime affermazioni: “Non ho colpe, ho fatto di tutto perchè mia moglie vivesse e lei (riferendosi ai soldi della cocaina nella pescheria citati da Mantella ndr) non ha mai ricevuto soldi da nessuno. E’ ora che gli inquirenti la smettano e si mettano l’anima in pace perché mia moglie non ha rilasciato dichiarazioni a nessuno”. In realtà le dichiarazioni esistono, ma non furono mai ufficializzate.

Calabria

Riapre il Poliambulatorio Solidale a Lamezia, per chi vive in condizioni di disagio

Si tratta di un servizio per pazienti che vivono in condizioni di disagio economico sociale e culturale

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LAMEZIA TERME – Riprendono, presso la sede di Lamezia Terme dell’Ambulatorio “Medici solidali italiani”, le attività in presenza per l’erogazione di prestazioni di medicina generale, dietologia, ortopedia, chirurgia e urologia, oculistica, dermatologia, cardiologia e psicologia oltre alle attività di informazione/divulgazione per la prevenzione. L’iniziativa è promossa dai Medici Solidali Italiani e dal neopresidente nazionale dott. Battista Mastroianni.

Si tratta di un servizio per pazienti che vivono in condizioni di disagio economico sociale e culturale, che non hanno la possibilità economica di pagarsi una visita specialistica o degli accertamenti clinici e per tale motivo non si curano. L’ambulatorio solidale con sede in via Cristoforo Colombo 42, sarà aperto al pubblico mercoledì e sabato dalle ore 9:00 alle ore 13:00 sarà uno studio multidisciplinare totalmente gratuito, vi potranno accedere cittadini italiani e stranieri, questi ultimi con e senza permesso di soggiorno, iscritti o non iscritti al Servizio sanitario nazionale, ma tutti accomunati da condizioni di povertà e di bisogno socioeconomico

Ecco il calendario settembre/ottobre delle attività ambulatoriali:

Mercoledì 29 settembre visita oculistica
sabato 13 ottobre visita ortopedica
mercoledì 13 ottobre visita psicologica
sabato 29 ottobre visita chirurgia generale.

Le prenotazioni possono essere effettuate inviando una email a: [email protected]

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Calabria

Scuola al via in Calabria tra speranze, incertezze e alla prova green pass. Le regole

Domani anche in Calabria si apre il nuovo anno scolastico, il terzo in epoca covid. Capienza dei bus all’80%, e due fasce di ingresso

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COSENZA – Gli ultimi a ritornare in classe domani mattina saranno gli 813.853 alunni di Calabria e Puglia. Tra Green Pass, mascherine, test salivari, finestre aperte o impianti di areazione, sono diverse le misure messe in campo dal governo per contrastare il rischio di contagio da coronavirus nell’anno che vede il ritorno in presenza al 100% anche nella nostra regione, il terzo anno scolastico in epoca covid con un’arma in più (i vaccini) alcune incertezze e i soliti problemi. Domani ci sarà una personalità d’eccezione che abbraccerà virtualmente gli studenti calabresi delle scuole di ogni ordine e grado che torneranno tra i banchi di scuola. All’ Istituto Tecnico Nautico di Pizzo Calabro ci saranno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Le distanze fisiche, pur colmate in vario modo dalla vicinanza virtuale grazie al massiccio ricorso alle tecnologie e la gestione del distanziamento nelle attività in presenza hanno condizionato il modo di stare insieme e di condividere esperienze formative che si sostanziano nella quotidianità delle relazioni e, soprattutto per i più piccoli, nella corporeità, nel movimento, nel contatto anche fisico.

La grande novità di settembre è l’obbligo del Green pass per tutto il personale scolastico, esteso anche a chiunque entri all’interno degli istituti, genitori e accompagnatori compresi. Sarà una giornata particolare soprattutto per i bambini dai 3 e i 5 anni della scuola dell’infanzia e per i loro genitori. In questa fascia di età è normale la presenza dei genitori all’inizio dell’attività scolastica per favorire l’inserimento e l’impatto con il nuovo ambiente, e anche successivamente. Le regole in caso di contagi e su come gestire queste situazioni sono le stesse dello scorso anno: se un alunno, sintomatico o meno, risulta positivo ad un tampone, tutti i contatti considerati “stretti” avuti nelle ultime 48 ore vengono messi in quarantena preventiva. Sta poi alla Asl decidere per la quarantena a tutta la classe, cosa che di prassi viene decisa perchè è proprio in aula che sono ipotizzabili i maggiori contatti tra gli alunni. Per gli insegnanti invece, se sono state rispettate tutte le linee guida del caso, non sarà posto in quarantena e potrà continuare ad insegnare nelle altre classi. EÈ prevista inoltre la sanificazione della classe degli studenti coinvolti. Verranno effettuati anche dei test salivari a campione.

Trasporti all’80% e doppi turni

Per quanto riguarda invece i ragazzi più grandi, la Prefettura di Cosenza, ha approvato il nuovo Documento Operativo per il raccordo degli orari delle attività didattiche e del Trasporto pubblico locale in vista della riapertura del nuovo anno scolastico. Il Documento operativo, prendendo atto dei dati sulla popolazione scolastica pendolare, trasmessi dall’Ufficio scolastico provinciale, nonché dello schema elaborato dall’Amministrazione regionale attinente alle corse aggiuntive necessarie a garantire il trasporto di tutti gli studenti pendolari e tenendo anche conto delle disposizioni nazionali emanate in materia, che prevedono la piena fruizione al 100% della scuola da parte degli studenti e il limite massimo di capienza dei bus che si attesta all’80%, ha istituito due fasce di ingresso, una alle 8,00 ed una alle 9,30, e due fasce di uscita, pure con una distanza temporale di 1 ora e trenta. Si è, inoltre, stabilito congiuntamente di operare un costante monitoraggio nelle prime due settimane dall’inizio delle attività didattiche finalizzato alla verifica dell’attuazione delle misure adottate con il nuovo Piano e di ogni eventuale variazione degli scenari di riferimento anche al fine di apportare, ove necessiti, una rimodulazione del Documento adottato.

Occhiuto ai piccoli alunni: “siate tranquilli e allegri ma sempre attenti”

“Care bambine e cari bambini, il 20 settembre ricomincia la scuola in presenza. Dopo le tante vicissitudini che abbiamo attraversato lo scorso anno per colpa del virus, quest’anno si torna in classe e per voi sarà un’emozione grande incontrare per la prima volta quei compagni di scuola insieme ai quali inizierete un percorso che sarà non solo un viaggio tra i banchi e le tante cose da apprendere, ma anche il modo per fare nuove amicizie e stimolare la vostra curiosità. Si dice che chi trova un amico trova un tesoro e a scuola, di solito, nascono quelle amicizie che poi durano tutta una vita”.  Inizia così il messaggio che il sindaco Mario Occhiuto ha indirizzato agli alunni di prima elementare che da domani, entreranno per la prima volta nelle aule scolastiche della città. “Anch’io, come voi – scrive – quest’anno sono molto emozionato ed ho un motivo in più per esserlo. Dopo aver guidato per dieci anni da sindaco la nostra amata città, terminerò, tra qualche settimana, la mia esperienza amministrativa e questa è la lettera, indirizzata a voi piccoli studenti, che coincide con il mio saluto conclusivo di questo esaltante viaggio al timone della città. Anche se abbiamo, per combattere il virus, armi efficaci come il vaccino – scrive ancora Occhiuto nel suo messaggio di inizio anno scolastico – è bene tenere desta l’attenzione ed è per questo che bisogna, ancora per un po’, rispettare le regole che ci vengono indicate”.

Seguire le lezioni in presenza è importantissimo e perché ciò avvenga senza interruzioni, occorre stare sì tranquilli e allegri, ma sempre un po’ attenti per mettere alla porta questo dispettoso virus. Anche quest’anno ci siamo impegnati tanto per offrirvi ambienti confortevoli e sicuri, grazie alla preziosa e instancabile collaborazione dell’assessore alla scuola, Matilde Spadafora Lanzino, alla quale va il mio più sentito ringraziamento per tutto il lavoro che, insieme, siamo riusciti a fare in questi anni durante i quali il suo impegno è stato costante e considerevole. La vostra intelligenza e il fatto che voi sapete padroneggiare al meglio, già dalla vostra tenera età, le nuove tecnologie – prosegue il messaggio di Occhiuto – ci fa essere fiduciosi sul futuro della nostra città che tutti vorremmo fosse ancora più bella e pronta a realizzare i sogni e i desideri di ognuno di noi. Voi avete un ruolo importante, perché siete voi il nostro futuro e, grazie alla scuola, che vede iniziare un nuovo anno di studi, potrete contribuire a disegnare la città degli anni a venire, nella quale ci saranno sempre più spazi liberi e aperti a voi dedicati e dove sarà possibile svolgere tante attività sportive. Proprio in questi giorni Cosenza riceve un premio importante come città del benessere perché abbiamo chiuso una strada del centro della città per farne un Parco urbano con i campi di strada, così come accadeva una volta, e dove è possibile giocare e divertirsi. Nel tempo libero potrete approfittarne. Intanto, che la scuola cominci! E buon inizio del nuovo anno scolastico a tutti”.

Manna “diritto allo studio è bene costituzionale”

Messaggio di buon inizio anno anche dal sindaco di Rende Marcello Manna “cari bambine e bambini, cari ragazze e ragazzi, domani tornerete a sedere nei vostri banchi e lo farete con la piena consapevolezza che il ritorno alla normalità del vivere quotidiano è divenuto bene da tutelare. Il diritto allo studio è bene costituzionale da tutelare da parte delle istituzioni.
Perché l’educazione deve essere mossa da un’apprendimento corrisposto, dalla presenza fisica, dallo scambio immediato e vivace, da un lessico famigliare che si costruisce solo con l’esperienze quotidiane. La scuol a- aggiunge Manna – alimenta la vostra sete di sapere rendendovi autonomi, capaci di esercitare il pensiero critico. Solo così sarete capaci di divenire adulti, capaci di decidere del vostro futuro. Noi adulti saremo ogni giorno al vostro fianco e assisteremo all’immutato miracolo della vostra crescita, del vostro autodeterminarvi in un mondo che rispetti le differenze e sia più equo. Buon primo giorno di scuola: che sia l’inizio di un percorso di felicità per voi tutte e tutti”.

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Calabria

Randagismo, manifesto per i 4 candidati: 10 azioni concrete per contrastarlo

Tra le richieste, la creazione di una rete di ambulatori sanitari convenzionati, campagne di sterilizzazione, obbligo di censimento, limite massimo di 150 animali per canile

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COSENZA – Save the Dogs lancia un appello agli aspiranti governatori della Calabria affinché la lotta al randagismo diventi una priorità nelle loro agende politiche e presenta il manifesto con 10 azioni concrete da sottoscrivere e inserire nei propri programmi elettorali. Il manifesto è indirizzato ai quattro aspiranti governatori della Calabria ed è sviluppato da Save The Dogs and Other Animals – no profit italiana impegnata da vent’anni nella lotta al randagismo – e già sottoscritto da 12 associazioni di volontariato attive sul territorio nella tutela degli animali. Una lista di azioni urgenti per affrontare quella che in Calabria è oramai una vera e propria emergenza in termini di sicurezza, sanità e ambiente.

Le richieste vanno dalla creazione di una rete di ambulatori sanitari convenzionati per le attività di sterilizzazione e iscrizione in anagrafe canina (la peggiore d’Italia) all’accesso obbligatorio delle associazioni di volontariato ai canili calabresi, che spesso ospitano oltre 1.000 cani e che sono quasi tutti gestiti da società private.

“Le richieste del manifesto nascono dall’analisi fatta avviando “Non uno di troppo”, il nostro progetto pilota di contrasto al randagismo partito lo scorso aprile tra Cosenza e Crotone, ma sono le medesime istanze delle associazioni di volontariato e di alcuni amministratori locali che ho incontrato a giugno – commenta la presidente di Save the Dogs, Sara Turetta – molti dei quali hanno ricevuto minacce per aver toccato gli interessi di chi gestisce appalti milionari”.

La criminalità e il business dei randagi

Le recenti indagini delle Procure di Reggio Calabria e Catanzaro non lasciano dubbi: la criminalità organizzata controlla il business canili della regione”. Oggi in Calabria il randagismo ha assunto dimensioni drammatiche a causa delle gravi inadempienze delle istituzioni, che hanno sistematicamente disatteso quanto previsto dalla legge regionale, e delle infiltrazioni della criminalità nella gestione dei canili convenzionati con le pubbliche amministrazioni.

La tragedia di Simona Cavallaro

Sul problema si accendono i riflettori solo dopo eventi tragici come la morte, poche settimane fa, della giovane Simona Cavallaro, aggredita da un branco di cani da guardiania a Satriano (Cz). Secondo il Rapporto 2019 LAV (dati 2018) sono circa 15.000 i cani detenuti nei canili della Calabria, 1.492 sono le adozioni effettuate (prevalentemente verso il nord), 20 milioni di euro la spesa media annua per il mantenimento degli animali nelle strutture e per i risarcimenti a carico delle ASP per gli incidenti causati dai cani randagi. Non si conosce invece il numero degli animali vaganti, che probabilmente tocca le diverse decine di migliaia tra randagi e semi padronali. Nessun dato è stato fornito dalla regione Calabria nel 2019 e nel 2020.

A completare un quadro già disastroso si aggiungono i canili privati sovraffollati, la mancanza di canili sanitari – il presidio principale per la sterilizzazione e l’identificazione canina – e i sistematici episodi di maltrattamento e avvelenamento di animali, con gravi rischi per l’incolumità pubblica.

“Questo scenario allarmante non può più passare inosservato ed è indegno di un paese civile. La lotta al randagismo deve diventare una battaglia condivisa tra politica e terzo settore. Le parole non bastano più: servono fatti e azioni concrete. Bisogna agire in fretta – conclude Sara Turetta – per prevenire altre inaccettabili tragedie e per creare un sistema virtuoso, un progetto possibile solo quando si lavora in sinergia e con trasparenza per un obiettivo comune. Auspichiamo un’adesione trasversale da parte di tutti i candidati, affinché il manifesto entri a far parte del loro programma elettorale”.

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