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“Sommelier”, minori usati per spacciare. La psicologa: “lavorare sulla prevenzione” (AUDIO)

L’operazione dei giorni scorsi, denominata “Sommelier” compiuta a Crotone che ha portato alla scoperta di due piazze di spaccio di droga, Via Acquabona e piazza Umberto, ha fatto emergere un dato su tutti, inquietante ovvero l’utilizzo anche di minori

 

CROTONE – Architetti e liberi professionisti, gestori di noti locali, Dj e musicisti. Erano in tanti a rifornisi di cocaina dalle persone arrestate nell’ambito dell’operazione Sommelier, nome utilizzato perchè i pusher, per parlare di droga, utilizzavano come codice le “bottiglie di vino”. Gli uomini della Squadra Mobile della Questura di Crotone, diretti da Nicola Lelario, hanno documentato centinia di episodi di cessione di cocaina e segnalato alla Prefettura decine di soggetti quali assuntori di sostanze stupefacenti. Le indagini hanno consentito di filmare e ascoltare numerose intercettazioni nelle quali la cocaina veniva chiamata vino. Ma tra gli aspetti più inquietanti c’è quello dei minori utilizzati per vendere o confezionare la cocaina tra cui una ragazzina di 13 anni, che era letteralmente addentrata nel contesto in cui viveva, e comprendeva esattamente il significato delle richieste che gli venivano fatte, nonostante si utilizzassero un linguaggio in codice.

Del fenomeno dell’utilizzo di minori, da parte di adulti, per compiere reati di vario genere ne ha parlato ai microfoni di Rlb la d.ssa Maura Manca psicologa, psicoterapeuta, docente universitaria e presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza: “Questo fenomeno esiste e non è legato solo al Sud, ma è trasversale e abbraccia tutta l’Italia. Come osservatorio lavoriamo su tutto il territorio nazionale e ci imbattiamo in queste situazioni troppo spesso, soprattutto negli ultimi anni; non solo da parenti e familiari, ma anche da persone esterne che utilizzano i minori, i bambini. Perchè soprattutto sotto i 14 anni, non sono imputabili e quindi si possono gestire dal punto di vista psicologico con molta più facilità e più sono piccoli, quindi anche bambini,  meno danno nell’occhio. Si utilizzano gli zaini magari, per portare la droga; gli adulti sono tranquilli e il minore utilizzato e non è tante volte a conoscenza dei rischi che sta correndo”.

ASCOLTA L’INTERVISTA 

“Quando sono piccoli, non sono consapevoli – spiega la d.ssa Manca – perchè se crescono in un ambiente in cui si respira un’aria criminale c’è una sorta di indottrinamento anche indiretto ovvero quello che fanno vedere i genitori che normalizzano quei comportamenti. Ho visto tanti ragazzi spacciare la droga in autonomia perchè vedono la droga in casa, vedono i genitori con la droga, perhcè quello è normale. Questo è maltrattamento, è creare una strada della devianza. Su questo dobbiamo intervenire. Non solo sul genitore che lo utilizza e lo strumentalizza, ovviamente glielo sta legittimando e il loro futuro è segnato. Questi casi vanno fermati e se si riscontrano questi casi, i minori vanno allontanati dalla famiglia perchè il minore non può difendersi da questa forma di indottrinamento”.

Le famiglie ‘criminali’ e la scuola

“Il problema è che sono le famiglie che rinforzano questi comportamenti. La scuola – spiega – che dovrebbe essere l’altra agenzia educativa e dovrebbe aiutare questi ragazzi, è un optional perchè molti di questi ragazzi non vanno a scuola o la frequentano pochissimo. Questo rinforza la loro devianza. Con le strutture e la rete del territorio si deve arrivare direttamente ai ragazzi. Su questo aspetto siamo troppo carenti e arriviamo poi troppo tardi, quando i reati sono commessi e non è più prevenzione ma è già cura. Dobbiamo creare strutture alternative alla devianza e alla criminalità altrimenti rischiamo di rafforzare, indirettamente questi comportamenti”.