La ‘ndrangheta infiltrata nel porto, confisca da oltre un milione

Frodi a danno del bilancio pubblico e infiltrazioni mafiose nelle imprese nella zona del porto. La Finanza ha eseguito questa mattina l’operazione “Corriere Bis”

 

GIOIA TAURO (RC) – I Finanzieri di Gioia Tauro hanno eseguito un provvedimento di confisca, disposto a seguito di una sentenza del Tribunale di Palmi a carico della società “Il Corriere Group S.r.l.”, condannata per aver indebitamente percepito contributi previsti dalla legge 488/1992, oltre un milione e duecento mila euro destinati alla realizzazione di uno stabilimento industriale nei pressi del porto di Gioia Tauro.

Il provvedimento a carico della società è l’epilogo di una complessa indagine che era stata coordinata dalla stessa Procura della Repubblica e sviluppata dalla Guardia di Finanza contro i fenomeni delle frodi a danno del bilancio pubblico e delle infiltrazioni mafiose nelle imprese insediatesi nella zona del locale porto.

Indagine che aveva consentito di individuare un sodalizio criminale dedito alla commissione di reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, bancarotta fraudolenta, frode fiscale continuata – posta in essere anche attraverso un vorticoso giro di fatture per operazioni inesistenti – e riciclaggio di proventi da attività illecita, neutralizzato attraverso l’applicazione di misure cautelari personali e patrimoniali reali a carico delle persone fisiche e giuridiche coinvolte nella vicenda.

La tangente chiesta alla Medcenter Container

Le indagini hanno cosentito di accertare tra l’altro, che “socio occulto” della società Il Corriere Group S.r.l. era tale Domenico Pepè detto “Mimmo”, pregiudicato e ritenuto affiliato di rilievo delle cosche Piromalli-Pesce di Gioia Tauro e Rosarno ma soprattutto noto per essere stato, a suo tempo, protagonista nei tentativi di estorsione perpetrati dal medesimo ed altri, sotto la regia delle principali cosche della zona, ai danni della Medcenter Container Terminal Spa. Il caso è quello della famosa tangente di 1,5 dollari a container movimentato nel porto di Gioia Tauro.

Nella vicenda odierna risultano coinvolti anche i figli di Pepè, Ferdinando e Salvatore; quest’ultimo arrestato l’8 marzo del 2011 per associazione mafiosa, nell’ambito dell’operazione “Crimine 2”, in quanto ritenuto affiliato alle cosche Piromalli-Pesce-Oppedisano. Nell’occasione, le manette ai polsi scattarono anche per Michele Caccamo (classe 1959), Domenico Pepè (classe 1955), Anna Maria Guzzi (classe 1963), Ferdinando Pepè (classe 1984), Salvatore Pepè (classe 1985) e Rocco Castagna (classe 1967).

Il provvedimento di confisca odierno, eseguito mediante acquisizione al patrimonio dello stato dell’immobile / capannone industriale a suo tempo oggetto dei finanziamenti accertati quali indebitamente percepiti, costituisce un’ulteriore conferma dell’efficacia dell’azione dello Stato a contrasto della criminalità economico-finanziaria e mafiosa.