Investe con l'auto l'amante del marito, 8 anni di carcere - QuiCosenza.it
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Investe con l’auto l’amante del marito, 8 anni di carcere

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La donna di 45 anni, è stata condannata per il tentato omicidio dell’amante di suo marito per ‘punirla’ di una relazione clandestina 

 

PALMI (RC) – Avrebbe tentato di uccidere l’amante del marito, investendola con l’automobile, la 45enne che ieri è stata condannata per tentato omicidio dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Palmi, Caterina De Liguori. Otto anni di carcere per Concetta Muzzupapa, di Rizziconi. Per lei, la Procura aveva chiesto 12 anni, ma il legale aveva poi chiesto di derubricare l’accusa a lesioni colpose e omissione di soccorso.

L’arresto di Concetta Muzzupapa risale al 27 gennaio dello scorso anno, da parte dei carabinieri della Compagnia di Taurianova con l’accusa di tentato omicidio pluriaggravato nei confronti di una 47enne, C.Z. anche lei di Rizziconi. La vittima era stata investita non appena scesa dalla sua auto e a seguito del violento impatto aveva riportato gravi lesioni in diverse parti del corpo. Per giorni è stata in pericolo di vita, per poi riprendersi al termine di un lungo ricovero in ospedale e anche numerosi e complessi interventi chirurgici.

A seguito dell’investimento, un uomo si era costituito come responsabile dell’accaduto, ma le successive indagini dei militari avrebbero consentito di appurare che, in realtà, l’episodio non era stato accidentale e che la vera responsabile sarebbe stata la Muzzupapa, che secondo gli gli inquirenti avrebbe investito la 47enne per punirla di aver intrattenuto con il marito una relazione extraconiugale clandestina.

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‘Ndrangheta, le cosche “prendevano carabinieri e poliziotti e se li crescevano”

Le rivelazioni del boss Maurizio Cortese, l’ex reggente della cosca Serraino che nei mesi scorsi ha scelto di collaborare con la giustizia

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REGGIO CALABRIA – Le famiglie mafiose “prendevano i carabinieri o i poliziotti e se li crescevano”. È la frase del boss Maurizio Cortese, l’ex reggente della cosca Serraino che nei mesi scorsi ha scelto di collaborare con la giustizia.

“Prendevano un carabiniere gli facevano fare dei ritrovamenti”

Al sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria Stefano Musolino, il pentito Cortese ha descritto la figura di Mimmo Morabito, uno degli imputati del processo “Pedigree”. Parlando di lui, l’ex boss non ha dubbi e infatti, già nel verbale del 25 agosto scorso, al procuratore Giovanni Bombardieri e al pm Musolino ha detto: “è massone Mimmo. Ho visto il libretto io, ho visto il libretto io, avete capito?”. “In ogni famiglia avevano determinate persone. – è quanto riporta l’interrogatorio del 28 settembre 2020 – determinate persone come Morabito, anzi pure peggio, cioè che praticamente avevano questi rapporti con le forze dell’ordine. Praticamente prendevano i carabinieri o i poliziotti e se li crescevano. Li facevano crescere loro”.

Il pentito Maurizio Cortese ha spiegato a verbale anche come: “allora prendevano, prendevano un carabiniere così no e magari gli facevano fare dei ritrovamenti, gli facevano fare per dire cioè… a me avete visto chi mi ha preso Dottore? Dei carabinieri quei ragazzini là, quei dementi ragazzini. A me mi doveva prendere Maugeri, invece hanno fatto, la mia cattura gliel’hanno fare a questi… proprio ragazzini”. A dimostrazione dei rapporti con le forze dell’ordine, Cortese ha parlato di Sebi Vecchio, l’ex assessore comunale di Reggio Calabria e poliziotto, arrestato a ottobre e oggi collaboratore di giustizia: “quando ero latitante, avevo degli accordi lavorativi con Sebi Vecchio. Io dovevo dormire con sette cuscini”.

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Calabria

Smantellata rete di spaccio, 2 arresti e 9 indagati. Sequestrati 10 chili di ‘marijuana’

I provvedimenti sono un prosieguo dell’inchiesta “Ligea”, condotta tra il maggio 2017 e l’agosto 2019, tra il catanzarese e il vibonese

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MAIDA (CZ) – Associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti nel basso comprensorio lametino. Con queste accuse i carabinieri della Compagnia di Girifalco, supportati da una squadra operativa e una unità cinofila dello squadrone eliportato cacciatori Calabria di Vibo Valentia, hanno posto agli arresti domiciliari un trentenne ed un trentatreenne di Maida ai quali hanno notificato un’ordinanza di applicazione di misura cautelare, emessa dal Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale Procura della Repubblica Dda.

Alti 9 indagati nell’inchiesta ‘Ligea’

Nell’ambito della stessa inchiesta, i carabinieri, hanno anche notificato avvisi di garanzia nei confronti di altre nove persone, considerate a vario titolo responsabili, anche in concorso, di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti del tipo marijuana, cocaina e hashish, tra i comuni di Maida, San Pietro a Maida, Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, e Filadelfia, nel Vibonese. I provvedimenti sono un prosieguo dell’inchiesta “Ligea”, condotta tra il maggio 2017 e l’agosto 2019 dal Norm – aliquota operativa della Compagnia di Girifalco e coordinata dalle Procure della Repubblica di Lamezia Terme e Catanzaro – Dda.

Le indagini, svolte con attività tecniche e tradizionali, hanno permesso di smantellare una rete di spaccio di stupefacenti tra la Piana di Lamezia e i comuni sulle colline a ridosso delle Preserre, con l’arresto di 10 persone ed il sequestro di circa 10 chili di marijuana.

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Rubano, provocano incidente nella fuga e picchiano poliziotti. Inseguiti e arrestati

3 gli agenti feriti, tra cui anche i due arrestati, e una persona rimasta coinvolta nello scontro: è il bilancio della fuga rocambolesca avvenuta a Catanzaro

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CATANZARO – Furto, resistenza a pubblici ufficiali, fuga in caso di incidente con danni alle persone, omissione di soccorso e possesso ingiustificato di chiavi e grimaldelli. Queste le accuse con cui la squadra volante della Polizia di Stato di Catanzaro ha arrestato e posto ai domiciliari F.B., 38 anni, e S.B. (35) al termine di un inseguimento. Inoltre, S.B, sarà anche denunciato perché trovato alla guida di veicolo privo di copertura assicurativa e senza patente di guida, mai conseguita.

La segnalazione del furto e l’inseguimento

Nel pomeriggio di ieri, una persona ha segnalato che due rom avevano sottratto dal suo furgone aziendale numerosi attrezzi da lavoro, fuggendo a bordo di un’auto. Intercettati da un equipaggio della Volante, ne è scaturito un inseguimento che si è concluso nel momento in cui l’auto ha imboccato contromano la rotatoria su viale Magna Grecia, andando a scontrarsi frontalmente contro un’altra auto e coinvolgendo anche il mezzo della Polizia. Raggiunti a piedi e bloccati entrambi, i due hanno iniziato a colpire con calci e pugni gli agenti, nel tentativo di potersi divincolare.

La refurtiva, quattro valigette contenenti attrezzature professionali del valore di circa mille euro, è stata recuperata e restituita al legittimo proprietario. Tre poliziotti hanno riportato lesioni giudicate guaribili in 15 giorni ciascuno. Feriti anche i due arrestati e l’altra persona coinvolta nello scontro.

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