Tempi d’attesa biblici per una visita? C’è il diritto alla visita privata pagando solo il ticket

Liste d’attesa infinite per prestazioni negli ospedali pubblici costringono quasi sempre i pazienti ad optare per una costosa prestazione privata. Ma la legge viene incontro ai cittadini: si può ottenere la visita privata pagando solo il ticket, come se fosse effettuata in una struttura pubblica. E la differenza di costo è a carico dell’Azienda Sanitaria locale

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COSENZA – Tempi biblici per una qualsiasi visita, liste d’attesa lunghe anzi lunghissime. Una storia che dura da ormai troppo tempo in Calabria”. E’ quanto denuncia il segretario regionale di CittadinanzAttiva Felice Lentidoro, che aggiunge: “è capitato, purtroppo, a tutti di recarsi al CUP per prenotare una qualsiasi prestazione sanitaria e ricevere come risposta che bisognava attendere anche un anno per vedersi prenotare un posto libero. Tutto questo è vergognoso – denuncia CittadinanzAttiva Calabria – e questi tempi ledono la dignità e i diritti di tutti i pazienti. Così falliscono le possibilità di diagnosi precoci o di interventi immediati, necessari ad esempio, nella lotta ai tumori. La nostra associazione denuncia questa situazione da tempo e vogliamo che i pazienti reagiscano e sappiano che possono contrastarla”.

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Decreto legislativo n. 124: ottenere la visita privata pagando solo il ticket

Ma come? Recandosi agli sportelli del Tribunale dell’ammalato presenti negli ospedali della Regione e compilando un apposito modulo per chiedere il rispetto dei tempi previsto dalla legge e nel caso questi tempi fossero disattesi, i pazienti hanno diritto alla visita intramoenia gratuita o comunque con il solo pagamento del ticket. Il decreto legislativo del 1998, n. 124 detta infatti delle direttive ben precise in materia di liste d’attesa. Il comma 10 art. 3 stabilisce che le Regioni, attraverso i direttori delle Aziende Unità Sanitarie locali e ospedali, devono stabilire i tempi massimi che intercorrono tra la prestazione quando viene richiesta e quando viene erogata. Questo intervallo di tempo deve essere ben pubblicizzato e dovrebbe essere comunicato all’assistito al momento della richiesta della prestazione. L’articolo 3, infatti, tutela il diritto alla prestazione e prevede che l’assistito abbia la possibilità di chiedere che la prestazione venga effettuata privatamente al costo del ticket, allorché i tempi massimi di attesa superino quelli stabiliti.

La legge a cui si fa riferimento regola i tempi d’attesa della sanità attraverso quattro modelli, contraddistinti dalle lettere U, B, D e P. Il medico compila l’impegnativa e indica nel campo ‘priorità della prestazione’ la lettera corrispondente all’urgenza della prestazione: la lettera ‘U’ indica prestazioni ‘urgenti’ a cui l’utente ha diritto entro 72 ore; la lettera ‘B’, ‘breve’ prevede l’attesa di non più di 10 giorni; la lettera ‘D’: prestazioni ‘differibili”. Sono prestazioni di prima diagnosi, da erogare entro 30 o 60 giorni. Ed infine la lettera ‘P’, visite ed esami ‘programmati’, non urgenti. È il caso delle visite di controllo, per le quali la regola stabilisce un massimo di 180 giorni. Se questi tempi vengono disattesi l’azienda sanitaria deve, per legge, garantire l’erogazione della visita, prevedendo il solo pagamento del ticket da parte del paziente. Nella nostra Regione questi tempi non vengono mai rispettati.

Se il cittadino ha l’esenzione dal ticket allora non paga nulla e il costo è a totale carico dell’Azienda Sanitaria locale. Nel caso, come è accaduto in alcune realtà, che le ASL blocchino di fatto le liste di attesa, l’articolo 3 assicura ugualmente il diritto alla prestazione privata pagando il solo ticket. Bloccando le liste, infatti, l’ASL si pone nella situazione in cui non è in grado di svolgere il suo dovere nei confronti del cittadino.

Per far valere i propri diritti, il cittadino deve compilare un’istanza chiedendo la prestazione in regime di attività libero – professionale. L’istanza va intestata all’Azienda Sanitaria di appartenenza, ed è necessario allegare all’istanza la ricetta medica e la prescrizione del CUP.

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Nessuno informa i pazienti del diritto alle cure pubbliche in tempi certi

Per una mammografia si arriva ad aspettare anche 13 mesi, per una visita reumatologica l’attesa arriva fino a 15 mesi. Ma nessuno avvisa i pazienti che avrebbero diritto alle visite specialistiche, con il solo pagamento del ticket. Le conseguenze sono due, i pazienti sono costretti a rivolgersi a privati, ovviamente a pagamento, o ad altre Regioni. Oppure il paziente può avvalersi della visita in Ospedale tramite intamoedia ma pagandola. “Ormai è un business – denunciano da CittadinanzAttiva – le visite in intramoedia nascevano per snellire i tempi non per diventare prassi. Sono visite a pagamento e questo metodo fa incassare allo Stato 1miliardo e 100 milioni di euro l’anno. Ci sono Regioni, come il Veneto, che ha sospeso il regime di visite in intramoedia fino a che non sono state esaurite le liste d’attesa o Regioni come la Lombardia che obbliga i dipendenti delle ASL ad informare i pazienti sulle modalità di prenotazione e di attesa. I pazienti calabresi subiscono, infatti, oltre il danno anche la beffa. Agli sportelli preposti alle prenotazioni nessuno, o quasi, informa i pazienti sulla possibilità di far rispettare i tempi d’attesa. E’ per questo – concludono – che invitiamo tutti a rivolgersi ai presidi del Tribunale dell’ammalato”.