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Gianluca Gallo consigliere regionale

Welfare e Sanità, Gallo: “alcuni sindaci avrebbero firmato il documento pur non condividendolo” (AUDIO)

Non solo la riforma del welfare in Calabria rischia di essere un clamoroso bluff, ma anche per quanto concerne le Sanità, alcuni sindaci avrebbero firmato quel documento per chiedere la fine del commissariamento pur non essendo “convinti”.

 

CATANZARO – Fa un discorso generale Gianluca Gallo, consigliere regionale rientrato da poco in Consiglio, subentrato a Giuseppe Graziano, sulla riforma del welfare che rischia di rivelarsi un clamoroso bluff ma poi, in un’intervista rilasciata ai microfoni di Rlb sottolinea anche un altro aspetto della vicenda “Oliverio contro Scura”, ovvero secondo Gallo, alcuni sindaci pur non condividendo l’impostazione di Oliverio, hanno firmato il documento per evitare di vedere chiusi i rubinetti ai loro comuni.

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“In Calabria sono in pericolo migliaia di posti di lavoro e l’erogazione di servizi essenziali” ha dichiarato il consigliere regionale Gianluca Gallo “alla luce delle allarmate segnalazioni giunte dalle strutture operanti nel settore dell’assistenza a persone disabili, anziani e minori, sin qui rimaste inascoltate dal Governo regionale”. “Un anno fa – afferma Gallo – la Giunta presieduta da Mario Oliverio ha adottato una delibera, la numero 449 del 16 dicembre 2016, con la quale si ridisegna in sostanza il sistema del welfare, con effetti a partire dal 2018 ormai prossimo. Tuttavia, gravi potrebbero essere le conseguenze di alcune previsioni. A preoccupare, anzitutto la dotazione finanziaria, immutata rispetto al passato e ferma a 27 euro pro capite, da spendere per servizi in realtà molto più costosi poiché di alta qualità”.

“Ma c’è di più, e peggio – dice ancora il consigliere regionale -. In allegato alla delibera c’è una tabella economica con la quale, in sostanza, si prevede la compartecipazione delle famiglie alle spese. Anche quella dei nuclei familiari con Isee pari a zero. Non bastasse, un’altra parte dei costi viene spalmata a carico dei Comuni. Scelte che potrebbero rivelarsi catastrofiche, poichè da un lato potrebbero indurre le famiglie a rinunciare a qualsiasi tipo di prestazione, con grave compromissione del diritto alla salute, e, dall’altro, potrebbero far saltare i conti dei Comuni, già provati dai continui tagli del Governo centrale, dal momento che la compartecipazione è richiesta a tutti gli enti, anche quelli in dissesto o in stato di pre-dissesto. Una situazione per molti versi esplosiva, aggravata dalle potenziali ripercussioni di ordine occupazionale. Se il pur precario sistema del welfare calabrese si inceppasse, a farne le spese, un attimo dopo utenti e famiglie, sarebbero i circa diecimila lavoratori che prestano la loro opera alle dipendenze delle strutture del comparto”.

“Pare di capire – aggiunge il consigliere regionale della Cdl – che il contrasto alla povertà non sia tra le priorità del Governo regionale. Per questo chiediamo un’attenta verifica delle sollecitazioni che giungono dal mondo del welfare: è necessario invertire rotta, evitando di restare insensibili ad istanze e proposte che giungono quotidianamente da forze sociali e politiche e, non ultimo, dalla Conferenza episcopale calabra, da tempo in campo per richiedere l’adozione di misure concrete e l’avvio di un confronto finora mai intavolato dalla giunta regionale. Che la situazione sia seria e per molti aspetti delicati lo dimostra un altro dato: a quanto pare, in occasione del passaggio di competenze tra Regione e Comuni in materia di politiche sociali, la Regione non si è curata di trasmettere, attraverso gli uffici competenti, i codici univoci per procedere al pagamento delle spettanze. Risultato? Da luglio, per non interrompere le prestazioni e non arrecare disagi ai cittadini, le strutture stanno lavorando senza convenzioni, sulla base di accordi taciti, e senza aver ricevuto neppure un soldo dopo cinque mesi. Non fosse per l’appunto questione seria, ci sarebbe da riderne”. “Confido che il governatore Oliverio, tornato da Roma senza catene – conclude Gianluca Gallo – possa decidere di incatenarsi magari nel tinello di casa sua per contestare a se stesso ed alla sua amministrazione vicende ai limiti della realtà, forse già abbondantemente oltre”.

La sanità e quel documento firmato da 350 sindaci, non tutti ‘convinti’

“Spesso vengo avvicinato da chi ha diritti da rivendicare e che mi chiede peraltro di rimanere ‘anonimo’, non so per quale motivo, forse perchè si temono ritorsioni. Questo è un fatto gravissimo, che non ci sia libertà. Per esempio ho parlato con alcuni dei 350 sindaci che hanno sottoscritto l’appello del presidente Oliverio (per chiedere la fine del commissariamento di Scura) che non si è più incatenato ma ha lanciato una sorta di braccio di ferro con il Governo ed è stato sconfitto, che mi hanno confidato di non essere affatto convinti e di non condividere la sua impostazione. E mi hanno sinceramente detto di averlo fatto per salvaguardare le sorti dei loro comuni. E’ un sistema che non funziona e si deve avere la libertà di parola e la possibilità di dire quando le cose non vanno. Non voglio chiamarlo ricatto ma ovviamente siccome si viene chiamati dalla Presidenza della Regione, si preferisce aderire altrimenti si ha paura che vengano ulteriormente chiusi i rubinetti per i comuni. E’ questo che affossa il sistema e ognuno di noi – ha concluso Gallo – ha delle responsabilità”.