ASCOLTA RLB LIVE
Search

Infermiere ucciso e carbonizzato, chiuse le indagini: tra gli imputati moglie, figlio e cognati

Secondo gli inquirenti il movente che avrebbe spinto i familiari a compiere l’omicidio, sarebbe di carattere economico, ovvero per questioni legate all’ereditĂ 

 

VIBO VALENTIA – Dopo sette anni dalla terribile tragedia che colpì la cittĂ  di Vibo Valentia, la Procura chiude le indagini. Sono otto gli indagati coinvolti nell’omicidio di Nicola Colloca l’infermiere 48enne in servizio all’ospedale vibonese, il cui cadavere fu trovato carbonizzato, insieme alla sua auto, il 25 settembre 2010 a Pizzo Calabro. Ad essere indagati, C. G., moglie della vittima; L. C. figlio dell’infermiere; C. M.; M. R. di Vibo; N. G. di Vibo e D. G. di Arena, cognati di Nicola Colloca. Loro dovranno rispondere di concorso in omicidio e distruzione di cadavere. Mentre il reato di favoreggiamento è ipotizzato nei confronti di D. A. L. e di sua moglie R. D. entrambi di Vibo Valentia.

 

Secondo gli inquirenti il movente che avrebbe spinto i familiari a compiere l’omicidio, sarebbe di carattere economico, ovvero per questioni legate all’ereditĂ  di circa 200mila euro, tutto ciò che l’infermiere aveva messo da parte risparmiando nel corso di una vita. Nicola Colloca è morto per “un trauma cranico contusivo e fratturativo sulla porzione sinistra della volta cranica, tale da produrre conseguenze encefaliche ed emorragiche”. A provocarlo sarebbe stato un corpo contundente in testa. Il suo cadavere venne ritrovato in una pineta tra Pizzo e Sant’Onofrio nel settembre del 2010 all’interno della sua auto una Opel Corsa completamente distrutta dalle fiamme. L’ipotesi, dunque, è che Nicola Colloca sia stato colpito, caricato in auto e bruciato ancor prima della morte causata dall’emorragia alla testa, mentre divampavano le fiamme.