Condannati tre medici per la morte del feto e la falsificazione cartella clinica

La sentenza è stata emessa dal giudice Lucia Delfino nei confronti di Giovanna Tamiro, Pasquale Vadalà e Daniela Manuzio, medici degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria. Tre anni e mezzo di reclusione ciascuno.

 

REGGIO CALABRIA – Manuzio e Vadalà erano rimasti già coinvolti nell’inchiesta “Mala Sanitas”, che svelò gli orrori nei reparti di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Reggio. I tre, a processo per un fatto accaduto nel settembre del 2010 sono coinvolti per la morte di un feto nelle loro rispettive qualità.

Il dott. Vadalà dirigente medico in servizio presso il reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Riuniti di Reggio Calabria, la dottoressa Manuzio, medico di turno nella mattina del 20 settembre e la Tamiro ostetrica di turno nella notte tra il 19 settembre ed il 20 settembre. I tre avrebbero causato operando in cooperazione colposa, il decesso di un bimbo, figlio di Giuseppe Opinato e Daniela Occhibelli, che poteva essere evitato.

La paziente, che aspettava il suo primo figlio ed era alla 38^ settimana di gravidanza, era ricoverata in ospedale la mattina del 19 settembre 2010 perchè aveva rotto le acque e nella notte era stata trasferita prima in sala travaglio dove era stata sottoposta all’ultimo monitoraggio alle 7.00 del mattino per poi arricare in sala parto. Qui la dottoressa Tamiro avrebbe omesso di compiere altri monitoraggi del battito cardiaco fetale con il cardiotografo, limitandosi alla mera auscultazione con stetoscopio, mentre i dottori Vadalà e Manunzio si sarebbero disinteressati di verificare l’andamento del travaglio e di controllare l’effettuazione dei tracciati.

Condotte omissive che avrebbero impedito di individuare la sofferenza fetale durata circa un’ora e che poi ha provocato, per ipossia e già in utero, data l’assenza di tumore da parto, la morte del feto. Una morte che poteva essere evitata se i medici avessero fatto ciò che dovevano. Se fosse stato effettuato il monitoraggio del battito cardiaco, sarebbero emersi i segnali della sofferenza fetale e si sarebbe potuto procedere al taglio cesareo d’urgenza.

La falsificazione degli atti per coprire errori sanitari

La sentenza contro i tre medici potrebbe aprire importanti sviluppi sul troncone principale del processo “Mala Sanitas” nel quale si sostiene anche come nei reparti di Ostetricia e Ginecologia, si lavorava coprendo gli errori sanitari tra colleghi attraverso la falsificazione di atti. E anche per il caso in questione i tre medici dei Riuniti in concorso tra loro, al fine di conseguire l’impunità, di aver formato nell’esercizio delle loro funzioni, avrebbero parzialmente falsificato un atto pubblico.
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