Il reddito sproporzionato di mogli e figli tradisce la famiglia Gaglianò

GENOVA – Sequestrati oltre due milioni e mezzo di euro.

La Direzione investigativa Antimafia di Genova ha posto i sigilli a numerosi beni immobili e mobili riconducibili ai fratelli Aldo ed Ercole Gaglianò, ritenuti affiliati alla famiglia Facchineri di Cittanova. I beni, sequestrati tra Tortona e Cittanova per un totale di circa due milioni e mezzo di euro, sarebbero secondo gli inquirenti di provenienza illecita e di valore sproporzionato rispetto alla situazione patrimoniale accertata e quella reddituale loro, delle mogli e dei figli. Giuseppe Gaglianò, padre dei due, era stato ucciso, a Genova, nel 1978, nell’ambito della ”faida di Cittanova” che vedeva contrapposti la ‘ndrina “Facchineri” da un lato e quella “Raso-Gullace-Albanese” dall’altro, mentre il fratello Luciano era stato assassinato, sempre a Genova, nel 1991, da parte di esponenti della consorteria “Fiandaca-Emanuello”, propaggine della famiglia “Madonia”, di Cosa nostra nissena. L’ultimo arresto dei due fratelli risale alla fine del 2011 quando le Fiamme Gialle scoprirono che un imprenditore tortonese ogni due settimane veniva costretto a consegnare loro 2.500 euro in contanti. Estorsione che andava avanti da diverso tempo, ma denunciata. Infatti non fu la vittima a rivolgersi alla Guardia di Finanza, ma i finanzieri stessi a scoprire la vicenda dopo oltre 43 ore di appostamento ininterrotto che hanno fatto scattare la maxi indagine che ha portato all’arresto dei Gaglianò. Dalle indagini emerse che decine di imprenditori costretti a pagare il “pizzo” non hanno mai denunciato nulla alle forze dell’ordine continuando a pagare in silenzio, in alcuni cassi addirittura dal 2005.