Sequestrati 75mila euro di beni alla paladina dell’antimafia: indagata per appropriazione indebita

Secondo l’accusa la leader della “Gerbera Gialla” avrebbe distratto dai fini a cui erano destinati le risorse stanziate per l’associazione. Lei replica in lacrime “su di me costruito un castello di sabbia, sono distrutta e voglio subito il processo”

 

REGGIO CALABRIA – E’ indagata per appropriazione indebita e malversazione Adriana Musella, presidente dell’associazione antimafia “Riferimenti”, nei cui confronti la Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di beni del valore pari a 75.000 euro emesso, in via d’urgenza, dalla Procura della Repubblica della città dello Stretto. Musella, nota per le numerose iniziative promosse in nome della legalità, figlia dell’imprenditore Gennaro, ucciso dalla ‘ndrangheta anni addietro, secondo l’accusa, avrebbe distratto dai fini a cui erano destinati le risorse stanziate a beneficio dell’associazione. Numerosi gli enti pubblici nei cui confronti sarebbe stata commessa la malversazione (Consiglio regionale della Calabria, Provincia di Reggio Calabria, Comune di Reggio Calabria, Provincia di Vibo Valentia, Comune di Verona, Comune di Santa Maria Capua a Vetere, Provincia di Salerno, Provincia di Verona, M.I.U.R., Consiglio Ordine degli Ingegneri di Salerno, Camera di Commercio di Reggio Calabria, Comune di Bollate, Comune di Gioia Tauro) mentre l’ appropriazione indebita sarebbe avvenuta ai danni della stessa associazione da lei presieduta.

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La replica della Musella “costruito un castello di sabbia, voglio subito un processo”

“Voglio un processo e lo voglio in tempi brevi. Porterò le carte ai magistrati per difendermi da questo castello di accuse”. Così Adriana Musella, presidente dell’associazione antimafia “Riferimenti” che dopo aver appreso la notizia si dice profondamente scossa dall’inchiesta della procura di Reggio Calabria che la vede indagata per appropriazione indebita e malversazione. “Posso solo direha dichiarato in lacrime all’Agiche ho lavorato per 25 anni in cui ho dato molto e che non merito questo trattamento. Posso aver commesso qualche errore; presiedevo un’associazione e non una banca. Errori posso averne fatti. Dovro’ riguardare tutte le fatture, portare le carte al processo per difendermi. Sono tranquilla e in buona fede. E’ chiaro che se la Guardia di Finanza acquisisce i documenti relativi a 10 anni di attivita’, qualche irregolarita’ puo’ emergere, ma non può trattarsi delle somme che mi vengono contestate. Tutti mi conoscono – conclude – e sanno come ho lavorato”.

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