‘Ndrangheta omofoba: boss reggino scoprì che il figlio è gay e tentò di ucciderlo

REGGIO CALABRIA – Sorpreso su una chat per omosessuali fu salvato dall’intervento della madre.

A raccontare l’episodio è l’ex procuratore aggiunto della direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria Michele Prestipino. Il giovane pare che ora conduca la propria vita normalmente, nel suo paese, nonostante tutti conoscano il suo orientamento sessuale che fece scattare il raptus omicida nel padre boss di una potente cosca della piana di Gioia Tauro. Il pregiudizio omofobo delle ‘ndrine fu sconfitto, in quest’occasione, dalla madre che si schierò in difesa del figlio scongiurandone l’uccisione. Il boss ha quindi rinunciato a far del giovane il suo erede nella cosca, in quanto la ‘ndrangheta non contempla l’omosessualità. Non vi sarà mai posto per lui tra gli affiliati. Anche se, spesso, dalle intercettazioni emergono diversi casi in cui ‘uomini d’onore’ si intrattengono con transessuali in una spirale ipocrita di condanna di chi invece non teme di mostrare la propria sessualità alla luce del sole.

 

Clicca in basso e ascolta l’intervista