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Caso Sarlo, indagata tutta la giunta di centrodestra

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CATANZARO – La scure della giustizia si abbatte sulla Giunta. La magistratura di Catanzaro ha deciso di allargare l’inchiesta del caso Sarlo a tutti i componenti della giunta di centrodestra.

L’accusa per tutti è di abuso d’ufficio. Il terremoto giudiziario in atto nel capoluogo regionale, rischia di mettere in crisi l’attendibilità di quella politica di trasparenza e di buon governo, tanto decantata dal presidente Scopelliti, da sempre sponsorizzatore di quel “suo” modello Reggio.

L’inchiesta che ha messo nei guai l’esecutivo calabrese riguarda la nomina della dottoressa Alessandra Sarlo a dirigente regionale del Dipartimento controlli. A luglio scorso lo stesso reato era stato contestato al presidente della giunta Giuseppe Scopelliti. Alessandra Sarlo è la moglie del giudice Vincenzo Giglio, presidente della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, arrestato lo scorso 30 novembre a Milano per le ipotesi di corruzione e favoreggiamento personale (aggravato dall’aver agevolato la ‘ndrangheta).
LA DECISIONE – La decisione di Dominijanni a coinvolgere l’esecutivo calabrese nell’inchiesta – come scrive il quotidiano della Calabria – sarebbe arrivata dopo le dichiarazioni dell’assessore al Personale Mimmo Tallini. «La delibera sulla nomina della Sarlo è stata votata in giunta all’unanimità» – si sarebbe difeso l’assessore. Da qui la necessità del magistrato di approfondire i meccanismi della nomina. Alessandra Sarlo a luglio 2011 era stata nominata dalla Regione dirigente generale del Dipartimento controlli.
LA NOMINA – In passato era stata nominata commissario straordinario dell’Asl di Vibo Valentia, poi sciolta per mafia. Fu proprio per questa nomina che suo marito, il giudice Giglio, fu accusato di complicità con la ‘ndrangheta. Assieme al giudice finirono in galera il consigliere regionale del Pdl della Calabria Francesco Morelli ed esponenti della famiglia Lampada. Il gip di Milano Giuseppe Gennari nell’emettere l’ordinanza di arresto aveva scritto:” Per chiarezza va subito detto che lo scambio è: per Morelli notizie relative a possibili procedimenti a suo carico per mafia; per Giglio la nomina di Alessandra Sarlo a commissario straordinario all’Asl di Vibo Valentia”.
L’INTERROGATORIO – Nell’interrogatorio l’assessore Tallini aveva spiegato al magistrato che l’individuazione della Sarlo, professionalità esterna all’organizzazione regionale, era stata voluta proprio, perché “terza” e quindi meno condizionata quando c’era da valutare e controllare gli altri dirigenti regionali. Il posto di dirigente del Dipartimento controlli fu creato dalla giunta regionale nel 2011 con delibera numero 308 del 12 luglio, proprio su proposta dell’assessore Tallini. Il 26 luglio fu pubblicato sul sito della regione l’avviso per il conferimento dell’incarico. Nella riunione di giunta dell’11 agosto l’esecutivo prese atto che nessuna delle domande presentate rispondevano ai requisiti richiesti e così venne pubblicato un secondo bando al quale partecipò la Sarlo che risultò essere idonea a dirigere il Dipartimento controlli della Regione Calabria. Una procedura regolare sulla cui legittimità però la magistratura di Catanzaro ha deciso di vederci chiaro.

 

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