Scritte offensive contro don Ciotti e forze dell'ordine: autori immortalati dalle telecamere - QuiCosenza.it
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Scritte offensive contro don Ciotti e forze dell’ordine: autori immortalati dalle telecamere

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Le telecamere hanno immortalato due auto con a bordo almeno tre persone. L’autore materiale delle scritte pare sia mancino.

 

LOCRI (RC) – Vanno avanti, senza sosta, le indagini da parte degli investigatori per individuare gli autori delle scritte ingiuriose, sui muri di Locri. Nella notte di sabato e domenica scorsi, infatti, ignoti hanno imbrattato tre muri della città: il muro perimetrale del Vescovado, il muro di un centro di aggregazione e quello di una civile abitazione dietro una scuola; con scritte offensive contro don Ciotti e le forze dell’ordine. Le frasi sono spuntate, il giorno seguente alla visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha partecipato alla XXII Giornata della memoria e dell’impegno organizzata ogni anno dall’associazione Libera, di cui Don Ciotti è presidente.

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Grazie alle immagini del sistema di videosorveglianza, sembra che i responsabili del gesto, stiano venendo alla luce. Le telecamere, che l’amministrazione comunale aveva fatto sistemare nei pressi del centro di aggregazione giovanile, proprio alle spalle del palazzo municipale, hanno immortalato due auto con a bordo almeno tre persone. Un’auto camminava avanti all’altra, una sorta di copertura. Pare che una di queste tre persone, sia scesa dall’auto incappucciata e con tanto di bombolette in mano, si sia diretta verso i muri. Un altro particolare che emergerebbe dalle immagini, estrapolate dalle telecamere, è che l’autore materiale delle scritte pare sia mancino. Infatti si vedrebbe proprio maneggiare la bomboletta di vernice con la mano sinistra. Ma ancora è tutto al vaglio degli inquirenti, anche se ormai, sembra che gli autori del gesto abbiano le ore contate.

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LEGGI QUI:

‘Ndrangheta: dopo la visita di Mattarellla, spuntano frasi ingiuriose contro Don Ciotti e forze dell’ordine

 

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Guerra agli “zozzoni” che abbandonano rifiuti, oltre 100 multe grazie alle fototrappole

Pugno di ferro della Polizia locale contro chi abbandona per strada la spazzatura. La polizia locale da gennaio ha visionato centinaia ore di filmati

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LAMEZIA TERME – Oltre 100 sanzioni per abbandono di rifiuti sono state elevate dalla Polizia Locale di Lamezia Terme, da inizio anno, grazie alle immagini del sistema di videosorveglianza e di altri dispositivi tecnologici acquisiti. Per contrastare questo odioso malcostume di alcuni cittadini, il Comune ha acquistato fototrappole con elevata autonomia e con particolari caratteristiche tecniche funzionali per essere posizionate, di volta in volta, in aree dove l’abbandono dei rifiuti risulta essere più frequente.

Le sanzioni comminate dal Comando della Polizia Locale rappresentano un segnale forte per il contrasto al malcostume di coloro che con il loro comportamento deturpano l’immagine di una città per la sua stragrande maggioranza civile e rispettosa delle regole. L’utilizzo della videosorveglianza prevede che la visione di ore e ore di filmati. Poi per comminare una sanzione è necessario avviare indagini per risalire ai responsaili e, solo una volta acquisiti elementi probatori di un certo valore, gli Agenti di Polizia Municipale possono elevare le multe.

A tale proposito, il Commissario Prefettizio “ha voluto ringraziare il Responsabile ed i funzionari della Polizia Locale e tutti gli operatori, anche tecnici, per l’importante attività svolta, pur nella esiguità di risorse umane e finanziarie, ricordando come la recente riattivazione del sistema di video sorveglianza cittadino permetterà ulteriormente di individuare e sanzionare comportamenti irrispettosi dell’ambiente e dell’intera Comunità. Avere una città pulita e ordinata é possibile, ma dipende anche dagli stessi utenti ai quali si vuole ricordare che è possibile utilizzare gli appositi contenitori presenti in città, chiedere il ritiro gratuito di materiali ingombranti presso la propria abitazione o conferire i rifiuti direttamente e gratuitamente alla Multiservizi”.

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Covid: focolaio dopo una festa, sindaco di Platania rinvia la scuola

Il primo cittadino Michele Rizzo ha firmato un’ordinanza ieri che stabilisce “il rinvio delle attività didattiche delle Scuole di ogni ordine e grado presenti sul territorio comunale al 27 settembre 2021”

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PLATANIA (CZ) – La decisione è scaturita dal fatto che “sul territorio del comune di Platania è in corso un focolaio epidemiologico da Covid-19, susseguente ad una festa tenutasi presso un’abitazione privata, con la presenza di numerosi bambini in età scolare, da notizie ufficiose acquisite – si legge nell’ordinanza – eseguiti i test antigenici alcuni bambini sono risultati positivi al covid-19 e che le rispettive famiglie sono si sono posti in isolamento volontario”. “I medici di famiglia – informa ancora il sindaco nell’ordinanaza – hanno provveduto a comunicare l’esito dei suddetti test rapidi all’Asp provinciale Dipartimento di prevenzione per l’adozione delle misure di competenza”

Il sindaco nell’ordinanza precisa che “alla luce di quanto su riportato il sottoscritto ha comunicato al dipartimento dell’Asp provinciale l’insorgenza del predetto focolaio fornendo indicazioni e notizie di cui era a conoscenza e chiedendo, contestualmente, il monitoraggio e tracciamento delle persone che hanno avuto stretto contatto con i componenti della famiglia presso la quale si è tenuta la festa, nonché l’esecuzione dei tamponi molecolari a carico delle persone interessate”. Per questi motivi inizieranno il 27 settembre le lezioni per la scuola dell’infanzia, della primaria e della secondaria di primo grado che sono ospitate nello stesso stabile.

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‘Ndrangheta, processo “Imponimento”: la DDA chiede la condanna di 69 imputati

Al termine della requisitoria il PM ha chiesto la condanna per i 69 imputati che hanno scelto il rito abbreviato

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LAMEZIA TERME (CZ) – La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, coordinata dal procuratore Nicola Gratteri e rappresentata in udienza dal procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e dai sostituti Antonio De Bernardo e Chiara Bonfadini, al termine della requisitoria in aula bunker a Lamezia Terme , ha chiesto la condanna per i 69 imputati che hanno scelto il rito abbreviato nel procedimento scaturito dall’inchiesta “Imponimento“. Tra le richieste più pesanti quelle invocate nei confronti del boss di Filadelfia Rocco Anello, per il quale l’accusa ha chiesto una condanna di 20 anni, così come per Giuseppe Fruci. Chiesti, invece, 12 anni per la moglie di Rocco Anello, Angela Bartucca. Tra gli imputati figurano altri nomi di spicco come l’ex consigliere provinciale di Vibo Valentia, Domenico Fraone, per il quale l’accusa ha chiesto 12 anni; l’appuntato e il brigadiere capo della Guardia di finanza Antonio Dieni e Domenico Bretti, per i quali l’accusa ha chiesto, rispettivamente, 3 e 12 anni. E poi il funzionario della Regione, Serafino Nero, per il quale è stata chiesta la condanna a 8 anni. Gli imputati coinvolti nel procedimento sono accusati, a vario titolo, di gravi delitti, fra i quali, associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, riciclaggio, fittizia intestazione di beni, corruzione, reati aggravati dalle modalità mafiose.

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