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Bellezze di Calabria, ancora uno speciale sul National Geographic (FOTO)

Il Canyon calabrese, un paradiso naturalistico e geologico sconosciuto, immortalato nelle immagini pubblicate nell’ultima edizione della nota rivista internazionale.

 

CATANZARO – Visita guidata nella Riserva Naturale Regionale Valli Cupe. Le bellezze incontaminate della Calabria per la quarta volta sul National Geographic immortalate e narrate dal fotoreporter calabrese Giuseppe Intrieri. Di seguito pubblichiamo l’articolo integrale con le foto apparsi sulla nota rivista internazionale.

 

“Esistono luoghi che hanno qualcosa di mistico ed emblematico allo stesso tempo. Luoghi in cui la Natura continua a fare il suo corso lontano dal rumore delle grandi città, e dove il tempo sembra essersi fermato. Uno di questi luoghi è la Riserva naturale regionale Valli Cupe, istituita lo scorso dicembre con un’approvazione all’unanimità della proposta di legge del Consiglio regionale della Calabria. Ci troviamo in una zona ristretta del territorio catanzarese, ai confini con il Parco nazionale della Sila. Qui monti e vallate dalla vegetazione fittissima degradano dolcemente verso il Mar Ionio. Fiumi, torrenti e ruscelli serbano ancora acque limpide e cristalline che modificandosi lungo il percorso si trasformano in enormi salti mozzafiato regalando cascate e scenari degni di nota. Percorrendo la SS106 si imbocca il bivio per Cropani e si sale fino a Sersale. Già mentre si procede verso il paese lo scenario cambia, dal paesaggio tipicamente marino si sale verso colline che – seppure a pochi chilometri dalla costa – sembrano incontaminate. Arbusti, macchia mediterranea e steppe aride si susseguono in un paesaggio pittoresco che accompagnano il visitatore fino al momento in cui si scorge l’agglomerato antropico che sembra essere stato posato delicatamente sull’aspro terreno. Siamo a Sersale, 740 metri sul livello del mare. La varietà floristica dei paesaggi è molto articolata, si passa dall’arboreto tipico composto da uliveti e castagneti, alla macchia mediterranea, fino ad arrivare ai querceti e ai castagneti. Questo lembo di terra gode del clima caratteristico del versante ionico, con influenza africana. Caratterizzato da temperature più calde e precipitazioni brevi ed intense di tipo alluvionali, questo particolare microclima dà origine ad estati calde e secche e inverni miti e caldi in prossimità del mare, e d’altro canto estati fresche ed inverni freddi nel tratto più interno montano.

 
In quest’ultima fascia più in quota il clima montano-mediterraneo è caratterizzato da precipitazioni nevose in inverno che, sciogliendosi in primavera, aumentano la portata dei corsi d’acqua. Questo porta all’origine di particolari microclimi che consentono l’insediamento di specifiche associazioni vegetali che vanno a creare piccole riserve di biodiversità. In questo territorio incastonato fra il mare e la montagna numerosi sono gli scenari che si presentano. Il fiume Campanaro che scava le vallate presenti in zona forma numerosi salti, di cui alcuni hanno acquisito un’importanza escursionistica; fra questi sicuramente la Cascata della Rupe. Il percorso per raggiungerla si apre con l’accesso in un bosco di Pino d’Aleppo e prosegue su un percorso  roccioso, ben segnalato dove sembra di proseguire verso un tempio. A un tratto si arriva in una lecceta dove le ombre si fondono e la luce diventa quasi rara, sembra un percorso dello spirito. Già si assapora il rumore del fiume, che sembra essere quasi sotto i nostri piedi. Si prosegue attraverso staccionate di legno e gradini, tra rocce baciate dal sole e terra aspra, il Monte Raga incorniciato dal Mar Ionio; e la vallata del fiume Campanaro che guida lo sguardo verso l’orizzonte. Nell’ultimo tratto, da un balcone di pietra naturale,  si scorge la Cascata della Rupe, con i suoi 57 metri di altezza. Altro salto noto è la Cascata Campanaro. Questa cascata è situata in una delle zone più incontaminate della regione, ma allo stesso tempo facilmente raggiungibile; dal posteggio delle auto bisogna percorrere circa 400 metri. Con i suoi 22 metri di altezza la Cascata Campanaro regala un angolo di paradiso tropicale nel cuore della Sila Piccola, le felci che fanno da cornice a rocce dai colori più disparati donano un tocco di magia a un luogo che merita di essere osservato in silenzio e contemplazione.

 

Ritornando al Fiume Campanaro, altro salto è quello che forma la Cascata dell’Inferno. Già il nome lascia presagire un’avventura non indifferente e infatti raggiungerla è tanto semplice quanto avventuroso. La si raggiunge uscendo dall’abitato di Sersale percorrendo la strada che conduce a Zagarise. Poco dopo aver imboccato questa strada si ci addentra in un bellissimo castagneto da frutto, forse tra i più vetusti dell’intero territorio locale. Man mano lo scenario lascia spazio a una bellissima macchia mediterranea. Proseguendo la discesa verso il fiume la strada diventa sempre più stretta e ripida e si raggiunge una zona ricca di uliveti a terrazzamento. Poco prima di raggiungere il greto del fiume si ci addentra in un boschetto di alloro ed è inevitabile lasciarsi inebriare dal profumo emanato da questa pianta, mentre l’udito è concentrato sullo scorrere dell’acqua, a pochi passi. Nell’alveo del fiume si trovano degli enormi massi che regalano uno scenario quasi post apocalittico e straordinario, e in fondo si nota una stretta gola dove finalmente riusciamo a scorgere la Cascata dell’Inferno. Il Canyon che da il nome omonimo alla Riserva Naturale Regionale è  il Canyon Valli Cupe. Si tratta di una rara formazione geologica profondamente incassata in un substrato costituito da conglomerato poligenico – di straordinario effetto scenografico – originatasi a seguito della lenta azione di scavo esercitata dal torrente omonimo, che nasce a circa 700 metri di altitudine, alle pendici meridionali del Monte Crozze. Fin dalla prima parte del suo corso il torrente Valli Cupe scorre in una profonda forra che assume ben presto la caratteristica profonda incisione nota come Canyon delle Valli Cupe e, dopo un percorso di circa 15 chilometri, si tuffa nelle acque del mar Ionio all’altezza di Sellia Marina.

 

Il corso del torrente si sviluppa tra la rigogliosa macchia che fa da cornice ad entrambe le sponde, lungo i crinali che congiungono il Monte Crozze al maestoso Monte Raga, vera e propria roccaforte della foresta mediterranea che ne copre quasi interamente le pendici, formando boschi estesi per qualche centinaio di ettari. Il canyon si presenta con pareti rocciose tagliate verticalmente, inaccessibili e aspre, e ricche di piccoli anfratti scavati dagli agenti atmosferici, regno esclusivo degli uccelli. Durante la visita al canyon non di rado ci si imbatte in nibbi, gufi reali, corvi imperiali e avvoltoi che volano tra le pareti dove hanno creato i loro nidi naturali. Le sue pareti si elevano una accanto all’altra sfiorandosi, raggiungendo i 130 metri di altezza ed impendendo ai raggi del sole di filtrarvi. Il Canyon è ricco di vegetazione di rara bellezza, come la felce bulbifera, una felce gigante, la cui origine risale al periodo terziario. Le piante si abbarbicano sulle nude pareti rocciose alla ricerca della luce, pareti che sembrano raccontare la storia delle ere geologiche trascorse. Rocce sedimentarie costituite da numerosi stratificazioni che rappresentano gli anni che queste rocce hanno trascorso sotto il vento, la pioggia ed il sole. Senza dubbio il canyon delle Valli Cupe costituisce l’attrazione principale dell’intera zona; secondo alcuni si tratterebbe tra l’altro del secondo canyon più alto d’Europa costituito da pareti di rocce sedimentarie. Uno dei pochi posti in Calabria dove si fa sul serio turismo ecosostenibile: oltre alle  cascate e alle gole che caratterizzano la zona, ci sono boschi secolari, rovine di monasteri e siti archeologici che fanno della nuova Riserva un vero tesoro naturalistico e paesaggistico”.

 

L’articolo è reperibile on line sul sito ufficiale www.nationalgeographic.it