Presentato al Viminale il piano di contrasto alla ‘ndrangheta

ROMA – Lo Stato per la prima volta mette in campo un piano d’azione nazionale contro la criminalità calabrese.

Ad illustrarlo al Viminale, il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il Capo della Polizia, Alessandro Pansa. Lo scopo di questo piano è “non dare tregua alla ‘ndrangheta che è ritenuta oggi – ha spiegato Alfano – l’organizzazione criminale più pericolosa con un radicamento fortissimo in Calabria e grande capacità di penetrazione in Italia e nel mondo”. Ad oggi infatti, sono state censite 160 organizzazioni criminali con 4.389 affiliati. Per questo motivo in Calabria arriveranno 800 uomini delle forze dell’ordine in più per contrastare con più efficienza la ‘ndrangheta. Di questi 800, ha spiegato Pansa, 155 uomini andranno a rafforzare i reparti investigativi, 355 il controllo del territorio e altri 290 in via d’assegnazione e provenienti da tutte le forze di polizia per entrambi i ruoli. L’obiettivo è di dar vita ad una “strategia organica” concordata con la magistratura per contrastare quella che è la più potente mafia italiana, senza più “sovrapposizioni e frammentazioni” tra le forze di polizia; un piano d’azione che prevede interventi in Calabria ma anche in quelle regioni italiane e in quei Paesi nel mondo in cui le ‘ndrine si sono infiltrate nell’economia legale e preso il controllo delle attività illegali; un uso massiccio della tecnologia per incrociare dati e informazioni. Il Piano presentato al Viminale si muoverà su queste tre direttive che però, ha un solo scopo: “non dare tregua all’organizzazione criminale più pericolosa”.

 

Tre dunque, i livelli in cui si articola il Piano: il primo, quello più d’impatto, riguarda direttamente la Calabria e prevede l’invio di 800 uomini sul territorio tra poliziotti, carabinieri, finanzieri e guardie forestali per la ricerca dei latitanti, il controllo del territorio con una particolare attenzione alle infiltrazioni negli appalti e l’aggressione ai patrimoni. Si tratta di 155 investigatori che verranno trasferiti da altre sedi, di 355 uomini dei reparti prevenzione crimine di polizia e carabinieri e di altri 290 unità in via d’assegnazione, che contribuiranno sia alle indagini sia ai controlli.

 

Il secondo livello riguarda invece l’azione su scala nazionale e si concentrerà su quelle regioni in cui le indagini hanno dimostrato “con grande evidenza – sottolinea il ministro – il livello di infiltrazione anche nell’economia legale”: vale a dire Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Lazio. L’obiettivo è quello di mettere in campo indagini mirate sulle attività economiche e i patrimoni criminali. L’ultimo livello riguarda invece le proiezioni della Ndrangheta all’estero: vengono costituti 5 uffici di coordinamento regionali (New York per nord America, Brasile per sud America, Parigi per Europa occidentale, Bucarest per Europa orientale e Teheran per Asia e Africa) cui confluiranno le informazioni sui latitanti e sulle attività economiche criminali raccolte della rete di 50 esperti. Dove verranno prese le risorse per finanziare il Piano, Alfano non lo dice ma si limita a dire che la legge di stabilità per il 2014 ha stanziato 700 milioni in più per la sicurezza e che nel Cdm di venerdì scorso, quando sono stati decisi tagli per 6 miliardi, “non un euro è stato sottratto alla sicurezza”. “Investiremo tutte le risorse di cui il paese dispone” mettendo in campo un “dispiegamento più efficiente di uomini e mezzi”. Ma “a monte c’è una strategia organica per la cattura dei latitanti, per l’aggressione ai patrimoni delle organizzazioni e per il contrasto alle infiltrazioni nell’economia legale”. “Le forze di polizia insieme concorrono per affrontare in maniera organica e strategica la lotta contro la ‘Ndrangheta – dice Pansa – avendo a disposizione importanti risorse aggiuntive”.

 

L’altro aspetto del piano riguarda la creazione di un sistema informatico interforze in cui far confluire tutte le informazioni raccolte dalle banche dati delle forze di polizia per, spiega il capo della Polizia, “sviluppare e indirizzare l’azione investigativa”. A disposizione degli investigatori ci saranno dunque il sistema di georeferenziazione dei reati, che consente di analizzare dove questi sono avvenuti, con che modalità, tempi e condizioni, quello di georeferenziazione dei controlli di polizia (per sapere dove sono stati fatti, chi hanno riguardato e cosa è stato trovato) e la mappa delle organizzazioni criminali, che disegna i rapporti tra i vari affiliati e le organizzazioni. “Cerchiamo di mettere a fattor comune tutte le informazioni attraverso centrali statistiche – conclude Alfano – .Si tratta di informazioni che sono patrimonio della storia della lotta a criminalità organizzata nel nostro paese” e che servono a “mettere squadra Stato in condizione di giocare compatta”.