Centrale a carbone di Saline Joniche: protesta ambientalista a Bologna

BOLOGNA – Gli attivisti contrari alla nuova centrale assediano l’assemblea dei soci Hera a Bologna.

Cittadini, associazioni e comitati che da tempo si battono contro il nefasto progetto di Saline Joniche si sono riuniti per chiedere che la società abbandoni la scelta definita criminale di implementare nel reggino una centrale elettrica alimentata a carbone. Stamattina con un presidio di protesta davanti alla sede del Cnr di via Gobetti, dove si svolgeva l’assemblea dei soci di Hera, si è inteso sollecitare gli azionisti della multiutility a impegnarsi affinchè Hera esca definitivamente dal progetto. Finora, i sindaci che possiedono quote azionarie di Hera che si sono espressi con chiarezza contro la realizzazione della centrale, un impianto a fonte fossile il cui impatto su ambiente e salute dei cittadini per gli ambientalisti viene definito “devastante”, sono quattro: quelli di Ferrara, Forlì, Padova e Muggia (Trieste). Accanto a bandiere e cartelli con i simboli di Legambiente, Greenpeace, Wwf e dei comitati Acqua Pubblica, davanti al Cnr è ricomparso lo striscione: ‘Merola esci dal carbone’. Per Lidia Castagnoli, di Legambiente Emilia-Romagna, “il sindaco di Bologna purtroppo non ha ancora risposto e non ci ha detto da che parte sta. Lo riteniamo molto grave, ci aspettiamo che Merola possa a breve fare la stessa scelta fatta da altri sindaci, forse più coraggiosi e più consapevoli dei pericoli di questo progetto”. Gli attivisti hanno consegnato ai soci di Hera che entravano all’assemblea un volantino con una lettera aperta, rivolta ai sindaci azionisti pubblici di maggioranza della multiservizi. Nella missiva viene evidenziato il paradosso che vede i Comuni dell’Emilia-Romagna promuovere in altre regioni, tramite la propria partecipata Hera, politiche energetiche e impianti fortemente inquinanti che invece combattono a casa propria. “Come cittadini diciamo che non va bene – dice ancora Lidia Castagnoli – tanto più che la svizzera Ripower (socio di maggioranza del consorzio che dovrebbe costruire la centrale calabrese, ndr) si sta sfilando dal progetto in seguito a un referendum che ha visto prevalere i ‘no’ alle centrali a carbone”.