Desecretati gli atti sul Mig23 abbattuto in Sila, il mistero di Ustica passa da Castelsilano?

COSENZA – Il cadavere putrefatto del pilota libico e l’aereo crivellato di colpi, dopo il ritrovamento sulle pendici della Sila sparirono nel nulla.

Gli atti di quello che resta ad oggi uno dei grandi misteri nella storia della Repubblica italiana, sono stati desecretati ieri con una direttiva varata dal Governo Renzi. L’accesso ai documenti ufficiali in possesso delle autorità coinvolte potrebbe far luce sulla morte di Ezzedin Fadah El Khalil il siriano di origini palestinesi alla guida del caccia libico caduto in un dirupo nei pressi di Castelsilano.

 

Il pilota pare fungesse da scorta al ‘compagno’ Gheddafi. Vermi lunghi cinque centimetri avevano fatto il nido nel suo corpo privo di vita che si presentava avvolto da un odore nauseabondo. Uno scenario che si sposa a fatica con la teoria di una morte avvenuta da poche ore come sino ad oggi l’Aereonautica militare italiana e statunitense hanno sostenuto. Eppure fecero conservare un dito ed il suo pene nella formalina per verificare circoncisione e impronte digitali, ma non la data esatta del decesso.

 

Diversi testimoni oculari, raccontarono al giudice istruttore Priore di un vero e proprio inseguimento tra caccia bombardieri avvistato sui cieli calabresi. Due aerei tampinavano un veivolo sparandogli per tutto il percorso che va da Lamezia Terme ai monti della Sila. Era il 27 Giugno del 1980: il giorno della strage di Ustica. Ufficialmente però il Mig 23 si schiantò contro le rocce il 18 Luglio, per cause ancora in corso d’accertamento nonostante siano trascorsi più di 30 anni. Le versioni riportate dall’aviazione attribuiscono l’incidente alla mancanza di carburante, ad un infarto del pilota, al cedimento strutturale del veivolo corroso dalla salsedine del pesce che trasportava alle Hawaii prima di entrare a far parte della flotta militare libica.

 

In realtà il maresciallo Linguante che per un mese rimase in Sila ad indagare sul caso parlò di un veivolo intatto, ma pieno di fori verosimilmente causati da un arma da fuoco. Una tesi che avvalorerebbe le ‘dicerie’ secondo cui l’aereo inabissatosi ad Ustica con i suoi 81 passeggeri fu colpito per errore da un missile che avrebbe dovuto abbattere l’aereo in cui viaggiava Gheddafi che informato dai servizi segreti filo-arabi deviò la sua rotta su Malta. In effetti quella stessa sera pare che all’aeroporto di Grosseto, come affermò Priore, atterrarono due caccia statunitensi. Ad uno dei due mancava un missile. Tanti i nodi ancora da sciogliere anche se a livello giudiziario, per la prima volta, un giudice parla di un missile e non di un guasto tecnico.