Operazione “Provvidenza”, fermo per 33 affiliati al clan Piromalli (VIDEO INTERCETTAZIONI)

L’operazione scattata questa mattina alle prime luci dell’alba ha portato all’esecuzione di un provvedimento di fermo, emesso dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria nei confronti di 33 affiliati alla cosca Piromalli. Le accuse vanno dall’associazione di tipo mafioso al traffico di stupefacenti, e ancora intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio ed altri reati, aggravati dalle finalità mafiose.

 

REGGIO CALABRIA – L’intervento ha interessato la Calabria, la Lombardia e la Basilicata, ed ha portato anche al sequestro preventivo di beni per un valore di circa 40 milioni di euro. I provvedimenti, eseguiti dai carabinieri del ROS – Raggruppamento operativo speciale, scaturiscono da un’articolata attività investigativa che già nei mesi scorsi aveva portato ad altre operazioni. Per la precisione il 15 luglio scorso finirono in carcere 8 persone per associazione di tipo mafioso e scambio elettorale politico mafioso, nel cui ambito, oltre ad accertare l’operatività di una struttura direttiva occulta della ‘ndrangheta, era stato riscontrato il funzionamento di un organo collegiale denominato “Santa” ideato dai vertici delle cosche De Stefano e Piromalli. L’operazione in questione era stata denomianta “Mammasantissima“. E poi ancora a novembre 2016 l’operazione “Sansone” che aveva portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 53 affiliati alla cosca Condello, indagati per associazione di tipo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni ed altri delitti, tutti aggravati dal metodo mafioso. Infine lo scorso 19 gennaio, il blitz “Cumbertazione” nell’ambito del quale sono state fermate 35 persone legate al clan Piromalli. Le accuse erano associazione per delinquere di tipo mafioso, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione ed altri reati aggravati dal metodo mafioso.

L’indagine di oggi, ha documentato le dinamiche associative e gli assetti mafiosi della cosca Piromalli, accertandone l’ormai definitivo e incontrastato dominio sul locale di Gioia Tauro e l’egemonia sull’intera area tirrenica reggina, assicurata anche dai rapporti di interazione con le più qualificate articolazioni ndranghetiste della Piana.

Sul fronte economico è stata evidenziata la penetrazione della cosca nel tessuto economico e sociale dell’area gioiese e la sua capacità di esercitare un radicale controllo degli apparati imprenditoriali, con specifico riferimento al settore agro-alimentare. l’attività è riuscita inoltre a delineare il quadro degli interessi illeciti gestiti in ambito nazionale e transnazionale dal sodalizio indagato, verificando la disponibilità di ingenti risorse finanziarie reimpiegate in numerose iniziative imprenditoriali e commerciali nel Nord-italia e negli Stati Uniti.

L’indagine, che ha preso le mosse dagli esiti delle operazioni “cent’anni di storia”, “maestro”, “mediterraneo” e “mammasantissima”, ha accertato la peculiare strutturazione dell’organizzazione, imperniata su una base operativa nella piana di gioia tauro e su un’emanazione economico-imprenditoriale attiva a Milano, controllate dal principale esponente della cosca ovvero Antonio Piromalli, di 45 anni (figlio di uno degli esponenti storici Giuseppe Piromalli di 72), da molti anni residente nel capoluogo lombardo.

Sul fronte calabrese, le basi operative dell’organizzazione sono state individuate a Gioia Tauro, negli uffici della società edile di Pasquale Guerrisi, uomo di fiducia di Antonio Piromalli, e nel casolare di campagna di Girolamo e Teodoro Mazzaferro, cugini del boss Giuseppe Piromalli.

In particolare Girolamo Mazzaferro e Pasquale Guerrisi avrebbero costituito l’interfaccia calabrese di Antonio Piromalli per conto del quale, in aderenza alle direttive che provenivano dal capoluogo lombardo, curavano il complesso degli affari illeciti della cosca, garantendone la leadership sull’intero mandamento tirrenico. I collegamenti con la propaggine milanese erano infatti assicurati da Francesco Cordì e Francesco Sciacca, cognati del Piromalli, anche attraverso un sistema di comunicazioni basato sui cosiddetti “pizzini”, che Guerrisi aveva il compito di ricevere e instradare ai destinatari finali.

VIDEO INTERCETTAZIONI – “Provvidenza”

Girolamo Mazzaferro aveva il compito di dirimere i contrasti sorti tra gli affiliati alla cosca e costituire un punto di riferimento per risolvere controversie o problematiche anche in ambito non prettamente criminale; gestire, unitamente al fratello Teodoro, le operazioni immobiliari e di compravendita di terreni, in molti casi estorti con il ricorso all’intimidazione mafiosa o come contropartita per i prestiti erogati a tasso usurario. Infine, prendere decisioni per la conduzione delle attività illecite della cosca, con particolare riferimento al traffico di droga, pianificando agguati o azioni intimidatorie nei confronti delle compagini criminali che andavano ad interferire sul controllo delle banchine e dei piazzali dello scalo portuale.

Questo ultimo aspetto ha fatto emergere i rapporti contrastati tra i Piromalli e Domenico Stanganelli, organico alla cosca Molè per il controllo di alcuni gruppi specializzati nella gestione e fuoriuscita delle partite di cocaina dal porto di Gioia Tauro. Dissidio che aveva fatto registrare due attentati a colpi di arma da fuoco all’indirizzo di Gaetano Tomaselli e Giuseppe Antonio Trimboli, entrambi contigui alla cosca Piromalli e dipendenti della società mct di gioia tauro, attiva nelle operazioni di transhipment all’interno dello scalo portuale.

In tale contesto, si accertava come i vertici dell’organizzazione, tra cui girolamo mazzaferro e francesco cordi’, avessero costituito un gruppo di fuoco, pianificando l’omicidio di michele zito, braccio destro dei citato stanganelli, individuato quale esecutore materiale dell’azione intimidatoria. l’evento, ad ogni modo, veniva scongiurato grazie ad una serie di servizi predisposti sul territorio dalle forze di polizia e per l’intervenuta carcerazione dello stesso zito.

Infiltrazioni nel settore agroalilmentare

L’organizzazione criminale era riuscita ad infiltrarsi in alcuni settori agroalimentari, sia in ambito regionale che nazionale, e sono stati documentati i rapporti transnazionali per lo sviluppo di importanti traffici commerciali. Antonio Piromalli, attraverso la società “P&P. Foods Srl,”, specializzata nell’operazioni di import-export di prodotti olivicoli ed ortofrutticoli, era riuscito ad esercitare un controllo rilevante sulla produzione calabrese in tali settori.

Nel comparto oleario, è emerso il prioritario interesse della cosca nell’attività di intermediazione nella vendita dei prodotti di alcune società calabresi, arrivando a controllare di fatto una buona parte della filiera produttiva e commerciale, stabilendo a monte i prezzi di vendita dell’olio, i quantitativi da esportare e le somme da incassare in base al prodotto venduto. E’ stata inoltre individuata la rete di instradamento degli ingenti quantitativi di tali prodotti negli Stati Uniti, in relazione alla quale gli accertamenti dell’Agenzia delle dogane hanno fatto emergere l’esistenza di condotte illecite in ambito commerciale, fiscale e doganale, con presupposti evidenti di riciclaggio di denaro.

VIDEO INTERCETTAZIONI – “Provvidenza”

La cooperazione con l’FBI americana

E’ stata delineata la struttura organizzativa estera incaricata della distribuzione, facente capo a Rosario Vizzari, imprenditore residente nel New Jersey, organico alla cosca ed a capo di un’articolata holding, costituita da società di stoccaggio e distribuzione merci, una delle quali con una sede operativa in provincia di Milano. Vizzari grazie ad una salda rete di contatti tra Boston, Chicago e New York, è risultato in grado di curare l’introduzione di ingenti quantità di prodotti provenienti dalla lavorazione dell’olio di oliva da inserire nel circuito della grande distribuzione collegata alcuni ipermercati americani.

Altro settore ‘coltivato’ da Antonio Piromalli, per il tramite di società di riferimento P&P Foods è risultata l’esportazione di prodotti ortofrutticoli verso i mercati del Nord Italia, controllando le aziende “Ortopiazzola srl” e la “Polignanese s.r.l.”, (sottoposte a sequestro) ed inserite nel mercato ortofrutticolo milanese, a cui assicurava, per il tramite del “Consorzio Copam” di Varapodio (Rc), la fornitura dei prodotti, garantendo, con le note tecniche di intimidazione, prezzi di acquisto concorrenziali e il buon esito delle operazioni commerciali.

Il reimpiego dei proventi illeciti

Sul fronte patrimoniale, le indagini hanno accertato il reimpiego dei proventi illeciti in società di servizio operanti in Calabria e Basilicata, riconducibili agli affiliati Francesco Cordì e Nicola Rucireta, documentando come la struttura criminale fosse riuscita ad inserirsi, in modo fraudolento, nella gestione dei servizi di pulizia e catering di alcune strutture turistiche riconducibili ad importanti società di settore. Anche nel campo immobiliare sono stati individuati i prestanome del patrimonio occulto della cosca Piromalli ed è stata verificata la disponibilità in capo all’imprenditore Alessandro Pronesti’ di numerose società di abbigliamento, collegate ai marchi francesi con punti vendita in alcuni centri commerciali della provincia di Milano e Udine.

E da questo segmento investigativo, sarebbe emersa infine la partecipazione del vertice dell’organizzazione al progetto di realizzazione di un importante centro commerciale all’altezza dello svincolo gioiese dell’autostrada A2 Salerno-Reggio Calabria, dove i lavori edili nel loro complesso sarebbero stati affidati a ditte locali. L’indagine, oltre ad accertare il pervasivo controllo della cosca Piromalli sul tessuto economico e sociale dell’area, con la gestione di ampi settori della produzione agro-alimentare locale, documenta un’inedita operatività criminale transnazionale e costituisce un ulteriore riscontro al primario interesse della cosca nel controllo del porto di Gioia Tauro. Inserimento, in grado di garantire la gestione delle rotte dei traffici illeciti ed una posizione di forza nei rapporti con le altre consorterie criminali.