Massoneria, politica e clan: coinvolti un prete, un pentito e una giornalista (ECCO TUTTI I NOMI) - QuiCosenza.it
Ritrovaci sui social

Calabria

Massoneria, politica e clan: coinvolti un prete, un pentito e una giornalista (ECCO TUTTI I NOMI)

Avatar

Pubblicato

il

mafia-massoneria-reggio-calabria-politica-indagati

Si va alla sbarra per quello che sarà uno dei maxi-processi della storia della masso-‘ndrangheta. Settantadue le persone indagate per aver pilotato appalti, voti, concorsi, sentenze e assunzioni.  

 

REGGIO CALABRIA – Riunite in unico processo le più importanti inchieste eseguite nel 2016 dai carabinieri, dalla polizia e dalla guardia di finanza e note a tutti con i nomi di “Mammasantissima”, “Sistema Reggio”, “Fata Morgana”, “Reghion” e “Alchimia”. Ieri è arrivata la resa dei conti: l’ufficiale giudiziario ha bussato alla porta di 72 persone, cui è stato notificato dalla Dda di Reggio Calabria l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, per i reati di associazione mafiosa, voto di scambio, violazione della legge Anselmi, corruzione, estorsione, truffa, falso ideologico e rivelazione di segreti d’ufficio. Personaggi pubblici, uomini di successo, della politica, in carica e non; in affari con la ‘ndrangheta e la massoneria deviata. Faccendieri, personalità di spicco nelle istituzioni pubbliche, nello Stato; persino un sacerdote, un magistrato in pensione, una giornalista e un collaboratore di giustizia. Sono tutti loro quelli che, per la Procura distrettuale antimafia, tenevano in pugno la città dello Stretto. 

 

Facevano affari con mafiosi per pilotare ogni cosa: posti di lavoro, appalti, concorsi pubblici, ecc. Un gruppo variegato, una “cupola di invisibili” potentissima, secondo gli inquirenti, capeggiata da i “De Stefano”, la cosca numero uno di Reggio. Ieri, per i primi 72, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, firmato dal procuratore Federico Cafiero De Raho, l’aggiunto Gaetano Paci e i sostituti Giuseppe Lombardo, Roberto Di Palma, Stefano Musolino, Giulia Pantano e Walter Ignazitto. Si va alla sbarra, dunque, per quello che sarà uno dei maxi-processi della storia della masso-‘ndrangheta. Al centro dell’inchiesta le due teste pensanti della ‘ndrangheta reggina: gli avvocati Paolo Romeo (ex parlamentare del Psdi) e Giorgio De Stefano, “soggetti cerniera” che interagiscono tra l’ambito “visibile’ e quello occulto dell’organizzazione criminale”. Spicca, poi, il senatore Antonio Caridi (in carcere da agosto per l’ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa emessa nei suoi confronti, nell’ambito di “Mammasantissima”); l’ex sottosegretario regionale Alberto Sarra (ex An); il presidente della Provincia di Reggio Giuseppe Raffa (Forza Italia). Oltre a loro, come braccio operante e “cerniera” tra i due mondi, Francesco Chirico.

 

Ma sono tanti gli invisibili, divenuti ormai visibilissimi agli occhi di tutti. Avviso anche all’ex sindaco di Villa San Giovanni Antonio Messina e al prete di San Luca don Pino Strangio, parroco del santuario di Polsi (imparentato con i Nirta-Strangio, fu lui a stabilire la pace tra le cosche protagoniste della strage di Duisburg). E anche in questo caso, don Pino mediava nelle relazioni tra esponenti delle forze dell’ordine, della sicurezza pubblica ed esponenti della ‘ndrangheta. Poi due uomini che avrebbero dovuto rappresentare la legge e dunque la giustizia: il magistrato in pensione Giuseppe Tuccio e l’avvocato Antonio Marra. E ancora la giornalista Teresa Munari; l’ex assessore comunale Amedeo Canale; Saverio Genoese Zerbi e il funzionario della Corte d’Appello Aldo Inuso. Tutti accusati di far parte di un’associazione segreta, capace di infiltrarsi negli enti locali dettandone gli indirizzi politici. Nell’inchiesta sono coinvolti anche due dipendenti del Tribunale di Reggio Calabria, Maria Antonietta Febbe e Andrea Santo Tortora, accusati di falso e truffa per aver aiutato un aspirante avvocato a superare l’esame di ammissione alla professione. Il 2016 si apre con 72 nomi eccellenti di persone nel campo degli indagati. Chissà il 2017 cosa riserverà a chi ne è rimasto fuori.

 

ECCO I NOMI DEGLI INDAGATI

  • Vincenzo Amodeo, Reggio Calabria – 61 anni
  • Antonino Araniti, Reggio Calabria – 38 anni
  • Domenico Aricò, Reggio Calabria – 46 anni
  • Vincenzo Carmine Barbieri, Reggio Calabria – 55 anni
  • Giovanni Cacciola, Reggio Calabria – 65 anni
  • Marcello Camera, Reggio Calabria – 60 anni
  • Amedeo Antonio Canale, Reggio Calabria – 42 anni
  • Demetrio Cara,  Reggio Calabria – 49 anni
  • Antonio Caridi,  Reggio Calabria – 47 anni
  • Carmelo Giuseppe Cartisano, Reggio Calabria – 42 anni
  • Angela Chirico, Reggio Calabria – 26 anni
  • Antonino Chirico, Reggio Calabria – 24 anni
  • Domenico Chirico, Reggio Calabria – 28 anni
  • Domenico Chirico,  Reggio Calabria – 30 anni
  • Francesco Chirico,  Reggio Calabria – 72 anni
  • Francesco Chirico,  Reggio Calabria – 55 anni
  • Giuseppe Chirico,  Reggio Calabria – 56 anni
  • Paola Colombini,  Reggio Calabria – 41 anni
  • Dimitri De Stefano,  Reggio Calabria – 43 anni
  • Giorgio De Stefano,  Reggio Calabria – 68 anni
  • Alessandro Delfino,  Reggio Calabria – 50 anni
  • Maria Antonietta Febbe,  Reggio Calabria – 58 anni
  • Maria Luisa Franchina,  Reggio Calabria – 61 anni
  • Lorena Franco,  Reggio Calabria – 26 anni
  • Roberto Franco,  Reggio Calabria – 56 anni
  • Emilio Angelo Frascati,  Reggio Calabria – 60 anni
  • Saverio Genoese Zerbi,  Reggio Calabria – 72 anni
  • Primo Gioé,  Reggio Calabria – 47 anni
  • Pasquale Massimo Gira,  Reggio Calabria – 50 anni
  • Paolo Giustra,  Reggio Calabria – 52 anni
  • Antonio Idone, Villa San Giovanni – 56 anni
  • Giuseppe Iero,  Reggio Calabria – 24 anni
  • Aldo Inuso,  Reggio Calabria – 56 anni
  • Elena Mariaserena Inuso,  Reggio Calabria – 29 anni
  • Domenico Marcianò,  Reggio Calabria – 23 anni
  • Antonio Marra,  Reggio Calabria – 61 anni
  • Maria Angela Marra Cutrupi,  Reggio Calabria – 52 anni
  • Anna Rosa Martino,  Reggio Calabria – 46 anni
  • Antonio Messina,  Reggio Calabria – 45 anni
  • Andrea Miceli, Palermo – 36 anni
  • Antonino Miceli, Palermo – 74 anni
  • Angela Minniti,  Reggio Calabria – 45 anni
  • Giovanni Sebastiano Modafferi,  Reggio Calabria – 39 anni
  • Roberto Moio,  Reggio Calabria – 52 anni
  • Teresa Munari,  Reggio Calabria – 69 anni
  • Bruno Nicolazzo,  Reggio Calabria – 49 anni
  • Antonino Nicolò,  Reggio Calabria – 64 anni
  • Alessandro Nicolò,  Reggio Calabria – 31 anni
  • Carmelo Salvatore Nucera,  Reggio Calabria – 57 anni
  • Domenico Nucera,  Reggio Calabria – 71 anni
  • Giovanni Pellicano,  Reggio Calabria – 64 anni
  • Domenico Pietropaolo,  Reggio Calabria – 81 anni
  • Giovanni Pontari,  Reggio Calabria – 57 anni
  • Giuseppe Raffa,  Reggio Calabria – 57 anni
  • Giuseppe Rechichi,  Reggio Calabria – 56 anni
  • Rosario Rechichi,  Reggio Calabria – 56 anni
  • Giovanni Carlo Remo, Reggio Calabria – 58 anni
  • Paolo Romeo,  Reggio Calabria – 69 anni
  • Saveria Saccà,  Reggio Calabria – 47 anni
  • Natale Saraceno,  Reggio Calabria – 53 anni
  • Alberto Sarra, Reggio Calabria – 50 anni
  • Andrea Scordo, Reggio Calabria – 70 anni
  • Michele Serra, Reggio Calabria – 49 anni
  • Giuseppe Smeriglio, Reggio Calabria – 52 anni
  • Domenico Stillitano, Reggio Calabria – 54 anni
  • Mario vincenzo Stillitano, Reggio Calabria – 50 anni
  • Giuseppe Strangio, San Luca – 60 anni
  • Andrea Tortora, Reggio Calabria – 36 anni
  • Gaetano Tortorella, Reggio Calabria – 62 anni
  • Giuseppe Tuccio, Reggio Calabria – 82 anni
  • Rocco Antonio Zoccali, Reggio Calabria – 66 anni
  • Giovanni Zumbo, Reggio Calabria – 69 anni

 

 

 

Calabria

Calano ancora ricoveri e contagi, +193 nuovi casi in Calabria. 4 i decessi

Calano anche in provincia di Cosenza con 68 nuovi positivi. Lieve aumento di tamponi: ne sono stati processati 3.641

Avatar

Pubblicato

il

Scritto da

CATANZARO – Calano ancora i contagi in Calabria con +193 nuovi positivi (ieri erano +253) accertati oggi nel bollettino diramato dal dipartimento salute della Regione, con un lieve aumento di tamponi processati, sia molecolato che antigenici: ne sono stati processati 3.641 (ieri erano 3.372). 4 i decessi registrati nelle ultime 24 ore. Per il quarto giorno consecutivo calano i ricoveri, con una discesa in area medica (-2).

In Calabria ad oggi sono stati sottoposti a test 759.389 soggetti per un totale di tamponi eseguiti 824.238 (allo stesso soggetto possono essere effettuati più test). Le persone risultate positive al Coronavirus sono 64.408 (+193 rispetto a ieri), quelle negative 694.981.

I casi confermati oggi sono così suddivisi: Cosenza 68, Catanzaro 42, Crotone 32, Vibo Valentia 17, Reggio Calabria 34.

Territorialmente, dall’inizio dell’epidemia, i casi positivi sono così distribuiti:

Cosenza: CASI ATTIVI 7.411 (95 in reparto Azienda ospedaliera di Cosenza; 33 in reparto al presidio di Rossano; 0 ricoveri in terapia intensiva a Rossano; 11 al presidio ospedaliero di Acri; 10 al presidio ospedaliero di Cetraro; 0 all’ospedale da Campo; 9 in terapia intensiva, 7.248 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 14.194 (13.694 guariti, 500 deceduti).

Catanzaro: CASI ATTIVI 1.803 (37 in reparto all’Azienda ospedaliera di Catanzaro; 8 in reparto al presidio di Lamezia Terme; 11 in reparto all’Azienda ospedaliera universitaria Mater Domini; 8 in terapia intensiva; 1.739 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 7.662 (7.532 guariti, 130 deceduti).

Crotone: CASI ATTIVI 764 (27 in reparto; 737 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 5.310 (5223 guariti, 87 deceduti).

Vibo Valentia: CASI ATTIVI 343 (19 ricoverati, 324 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 4.871 (4785 guariti, 86 deceduti).

Reggio Calabria: CASI ATTIVI 1.962 (94 in reparto all’Azienda ospedaliera di Reggio Calabria; 22 in reparto al presidio ospedaliero di Gioia Tauro; 8 in terapia intensiva; 8 ricoveri in reparto al presidio ospedaliero di Melito; 1.830 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 19.694 (19.388 guariti, 306 deceduti).

Altra Regione o stato estero: CASI ATTIVI 51 (51 in isolamento domiciliare); CASI CHIUSI 343 (343 guariti).

 

 

Continua a leggere

Calabria

‘Ndrangheta, le cosche “prendevano carabinieri e poliziotti e se li crescevano”

Le rivelazioni del boss Maurizio Cortese, l’ex reggente della cosca Serraino che nei mesi scorsi ha scelto di collaborare con la giustizia

Avatar

Pubblicato

il

Scritto da

REGGIO CALABRIA – Le famiglie mafiose “prendevano i carabinieri o i poliziotti e se li crescevano”. È la frase del boss Maurizio Cortese, l’ex reggente della cosca Serraino che nei mesi scorsi ha scelto di collaborare con la giustizia.

“Prendevano un carabiniere gli facevano fare dei ritrovamenti”

Al sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria Stefano Musolino, il pentito Cortese ha descritto la figura di Mimmo Morabito, uno degli imputati del processo “Pedigree”. Parlando di lui, l’ex boss non ha dubbi e infatti, già nel verbale del 25 agosto scorso, al procuratore Giovanni Bombardieri e al pm Musolino ha detto: “è massone Mimmo. Ho visto il libretto io, ho visto il libretto io, avete capito?”. “In ogni famiglia avevano determinate persone. – è quanto riporta l’interrogatorio del 28 settembre 2020 – determinate persone come Morabito, anzi pure peggio, cioè che praticamente avevano questi rapporti con le forze dell’ordine. Praticamente prendevano i carabinieri o i poliziotti e se li crescevano. Li facevano crescere loro”.

Il pentito Maurizio Cortese ha spiegato a verbale anche come: “allora prendevano, prendevano un carabiniere così no e magari gli facevano fare dei ritrovamenti, gli facevano fare per dire cioè… a me avete visto chi mi ha preso Dottore? Dei carabinieri quei ragazzini là, quei dementi ragazzini. A me mi doveva prendere Maugeri, invece hanno fatto, la mia cattura gliel’hanno fare a questi… proprio ragazzini”. A dimostrazione dei rapporti con le forze dell’ordine, Cortese ha parlato di Sebi Vecchio, l’ex assessore comunale di Reggio Calabria e poliziotto, arrestato a ottobre e oggi collaboratore di giustizia: “quando ero latitante, avevo degli accordi lavorativi con Sebi Vecchio. Io dovevo dormire con sette cuscini”.

Continua a leggere

Calabria

Smantellata rete di spaccio, 2 arresti e 9 indagati. Sequestrati 10 chili di ‘marijuana’

I provvedimenti sono un prosieguo dell’inchiesta “Ligea”, condotta tra il maggio 2017 e l’agosto 2019, tra il catanzarese e il vibonese

Avatar

Pubblicato

il

Scritto da

MAIDA (CZ) – Associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti nel basso comprensorio lametino. Con queste accuse i carabinieri della Compagnia di Girifalco, supportati da una squadra operativa e una unità cinofila dello squadrone eliportato cacciatori Calabria di Vibo Valentia, hanno posto agli arresti domiciliari un trentenne ed un trentatreenne di Maida ai quali hanno notificato un’ordinanza di applicazione di misura cautelare, emessa dal Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale Procura della Repubblica Dda.

Alti 9 indagati nell’inchiesta ‘Ligea’

Nell’ambito della stessa inchiesta, i carabinieri, hanno anche notificato avvisi di garanzia nei confronti di altre nove persone, considerate a vario titolo responsabili, anche in concorso, di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti del tipo marijuana, cocaina e hashish, tra i comuni di Maida, San Pietro a Maida, Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, e Filadelfia, nel Vibonese. I provvedimenti sono un prosieguo dell’inchiesta “Ligea”, condotta tra il maggio 2017 e l’agosto 2019 dal Norm – aliquota operativa della Compagnia di Girifalco e coordinata dalle Procure della Repubblica di Lamezia Terme e Catanzaro – Dda.

Le indagini, svolte con attività tecniche e tradizionali, hanno permesso di smantellare una rete di spaccio di stupefacenti tra la Piana di Lamezia e i comuni sulle colline a ridosso delle Preserre, con l’arresto di 10 persone ed il sequestro di circa 10 chili di marijuana.

Continua a leggere

Di tendenza