Why not: assolti Loiero e Chiaravalloti, era solo un abbaglio?

ROMA – Ma quale potere trasversale. La Loggia massonica di San Marino che manovrava appalti, politica, denaro pubblico forse non esiste.

E qualora esistesse sicuramente, secondo i giudici, Loiero e Chiaravalloti non ne farebbero parte. I due ex governatori della Regione Calabria escono di scena dalla contorta vicenda Why Not: assolti. Eppure i calabresi, chissà perchè, ci avevano creduto. Tutta quella matassa di appalti assegnati ad amici ed amici di amici mischiata con intrighi elettorali sembrava proprio vera, o perlomeno, verosimile. Tutte illazioni. Agazio Loiero pare ‘non aver commesso il fatto, mentre la posizione di Chiaravalloti è stata stralciata “per inammissibilita’ dell’appello del pm sulla sentenza di primo grado”. Questo il verdetto emesso ieri sera dalla sesta sezione penale della Cassazione per il processo Why Not, inerente presunti illeciti nella gestione dei fondi pubblici in Calabria. Loiero, in appello, era stato condannato ad un anno per abuso d’ufficio (assolto in primo grado). Chiaravalloti, assolto in primo grado, era invece stato prosciolto per intervenuta prescrizione dai giudici d’appello. Il processo Why Not, pero’, non finisce qui: la Corte d’appello di Catanzaro dovra’ celebrare un appello-bis relativo all’accusa di associazione a delinquere nei confronti dell’imprenditore Antonio Saladino e per Giuseppe Antonio Lillo: per questi due imputati, la Cassazione ha dichiarato prescritti alcuni capi di imputazione. Per loro la pena fu inasprita in appello (tre anni e dieci mesi di reclusione per Saladino, due anni per Lillo) proprio perche’ vennero riconosciuti responsabili di associazione a delinquere, reato per cui in primo grado anche loro come i governatori erano stati assolti. La Suprema Corte ha assolto “perche’ il fatto non sussiste” l’imputato Francesco Saladino e “per non aver commesso il fatto” Nicola Durante. Assoluzione solo parziale per Antonio La Chimia, condannato in appello ad un anno e nove mesi: l’assoluzione nei suoi confronti riguarda un solo capo di imputazione, e la Corte d’appello di Catanzaro dovra’ rideterminare la pena per altri capi d’accusa. Confermata la condanna ad un anno per Francesco Simonetti e per Rinaldo Scopelliti: per quest’ultimo la Cassazione ha disposto una correzione, riguardante la contestazione di peculato, del dispositivo della sentenza di primo grado.”L’inchiesta in origine fece molto clamore perche’ furono indagati il presidente del Consiglio, Romano Prodi ed il ministro della giustizia, entrambi all’epoca in carica. La loro posizione fu successivamente archiviata, ma l’inchiesta assunse un marchio prevalentemente politico”. Cosi’ l’ex presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, commenta la sentenza della Cassazione. “A suo tempo ritenendomi del tutto estraneo a detta vicenda – aggiunge Loiero – chiesi il rito abbreviato. Ero all’epoca presidente della Regione Calabria e mi procurava difficolta’, sul piano dell’immagine, restare troppo a lungo in attesa di giudizio. Anche perche’ a mio carico erano stati formulati piu’ reati. Davanti al Gip fui assolto con formula ampia e l’accusa, propose appello solamente per il reato d’abuso d’ufficio. Nel processo di secondo grado fui condannato da un collegio, in cui due su tre dei magistrati che mi giudicavano avevano secondo me l’obbligo di astenersi. Cosi hanno scritto nella memoria l’illustrissimo professore Gallo ed il valente avvocato ed amico di vecchia data, Nicola Cantafora del foro di Catanzaro. Da quella condanna ho riportato danni notevoli. Ho avuto nel corso della mia vita politica piu’ di un’inchiesta. Non ho mai protestato, anche se talvolta in alcune di tali inchieste erano state avviate nei miei confronti indagini in assenza di notizie di reato. Questa – conclude Loiero – volta ho dovuto fare un percorso piu’ lungo: fino in Cassazione. Per fortuna che ho pazienza”. Fortuna che anche i calabresi sono pazienti.