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Rende

Coronavirus, Arcalabria avvia l’orto solidale a sostegno delle famiglie

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L’associazione Arcalabria mette a disposizione piccoli appezzamenti di terreno per consentire la coltivazione di verdure e ortaggi di stagione

 

RENDE – Il coronavirus ha dato un duro colpo all’economia delle famiglie, ma fortunatamente, non ha fermato le iniziative di sviluppo sostenibile. Lo dimostra Arcalabria, associazione senza scopo di lucro che opera nel territorio di Rende, che da oggi metterà a disposizione piccoli appezzamenti di terreno per chiunque volesse coltivare il proprio orto.

Il presidente dell’associazione Tonino Cardamone, ha spiegato l’iniziativa ai microfoni di Rlb. «Gli orti rappresentano uno spazio dove tutti possano trovare, o ritrovare, la propria dimensione e il contatto con la natura. Lo scopo principale – ha spiegato Cardamone – è quello di consentire a chiunque, in questo difficile momento, di poter trascorre qualche ora all’aria aperta, ma in massima sicurezza».

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Un’iniziativa che aiuta le persone sotto diversi punti di vista. Il lockdown ha creato problemi di natura economica, ma anche psicologica. Avere la possibilità di coltivare verdure e ortaggi di stagione significa sostenere l’economia familiare, con il conseguente vantaggio di consumare cibi sani, privi di pesticidi, e poter passare del tempo fuori dalle mura di casa, senza trascurare le norme anti-contagio. La stessa presidente della Regione Calabria, Jole santelli, con un’ordinanza di qualche giorno fa, ha consentito di poter tornare a coltivare il proprio orto, anche se in un comune limitrofo. L’importante è non trascurare mai le norme di sicurezza: distanziamento sociale e dispositivi individuali di protezione.

«Con questa iniziativa – ha concluso Cardamone – speriamo di poter dare un sostegno anche alle famiglie in difficoltà, ma abbiamo stilato un decalogo di regole da seguire per tutelare la salute di tutti». Tutte le informazioni utili si trovano sulla pagina Facebook di Arcalabria o al numero 339.8507440.

Area Urbana

Rende, approvata dalla giunta la pista ciclopedonale: unirà Quattromiglia a Cosenza

La pista ciclopedonale, per la quale è stato stanziato un finanziamento pari a 814.000,00 euro, attraverserà tutta la città dell’oltre Campagnano con percorsi integrativi che da Quattromiglia arriveranno all’area del Parco Robinson

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RENDE  (CS) – Approvato stamane a Rende dalla giunta il progetto esecutivo per la realizzazione della pista ciclopedonale che collegherà Quattromiglia al parco Robinson. Il progetto si inserisce nel più ampio disegno della città futura che vedrà, attraverso diverse opere in fase di realizzazione, Rende quale centro dell’asse che collega Cosenza a Nord dell’area urbana.

La serie di opere infrastrutturali che interesseranno anche l’Università della Calabria, vedrà la realizzazione del nuovo svincolo autostradale, della nuova stazione ferroviaria, che essendo posta in prossimità della confluenza delle linee Cosenza-Paola e Cosenza- Sibari, avrà una funzione strategica a livello regionale e contribuirà ad elevare i flussi veicolari in prossimità dell’area dello svincolo autostradale risultando fondamentali per l’intera mobilità regionale.

 

Un progetto che ben si integrerà con la realizzazione del parco inclusivo previsto da Agenda Urbana che vedrà l’unione di spazi isolati, alcuni dei quali in disuso quale il ponte della ferrovia, unirsi per offrire sia a Rende che a Cosenza servizi integrati essenziali per la viabilità.

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Rende

Unical, occupato il residence di Contrada Rocchi «alloggi abbandonati e studenti dimenticati»

Coordinamento universario composto da Fgc Unical e Aula studio liberata «Un progetto da 20 milioni di cui 15 verranno spesi i lavori mai ultimati»

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RENDE (CS) – Una protesta simbolica ma decisa nell’area di Contrada Rocchi contro quello che viene definito “il fatiscente Residence Rocchi“. Una protesta portata avanti dal Coordinamento universario composto da Fgc Unical e Aula studio liberata dell’UNICAL sui lavori che dovevano prevedere la costruzione di 700 alloggi studenteschi, con una spesa di 20 milioni di euro. Lavori, denunciano gli studenti, non solo mai ultimati per il fallimento dell’azienda, ma 5 dei 20 milioni sono stati utilizzati per altre opere dell’Unical mentre “l’università continua a pagare strutture private per garantire il diritto all’abitare nel campus”.

“Il progetto per la costruzione del quartiere Rocchi prende avvio nel 2008 – spiegano gli studenti. Si tratta di un progetto da 20 milioni di euro di cui 15 verranno spesi per i lavori che non verranno mai ultimati poiché l’azienda titolare dell’attuazione del progetto fallisce e 5 milioni verranno utilizzati per finire il ponte, la mensa di economia ed il teatro cinema. Nel 2013 vengono consegnati 250 alloggi su 700 ma l’Unical nel frattempo spende altri 18 milioni per lo studentato in c/da Monaci (188 posti, consegnati nel 2015) e avvia i lavori per lo studentato in c/da San Gennaro (196 posti). Come spesso avviene – spiega ancora il coordinamento FGl Unical e Ala studio liberata, i soldi vengono intascati, l’azienda (che ha vinto l’appalto!) fallisce e i contribuenti restano senza risorse economiche e senza il servizio cui questo investimento era finalizzato. Ad oggi, mentre lo studentato in c/da Rocchi è abbandonato al degrado e subisce furti di ogni tipo quotidianamente, mentre molti alloggi negli altri studentati restano chiusi perché inagibili, l’università continua a pagare strutture private per garantire il diritto all’abitare nel campus”.

“Mentre si festeggia il boom di immatricolazioni per quest’anno accademico e l’università attribuisce la causa dei disagi relativi alle case degli studenti all’attesa dei finanziamenti del PNRR, sappiamo bene che la totale assenza di garanzia del diritto all’abitare è un problema strutturale della nostra Università, che costringe tante e tanti di noi a vivere situazioni drammatiche e ad essere impossibilitati a studiare e vivere dignitosamente. Il Centro Residenziale, come ogni anno, continua ad eludere e ignorare le richieste di spiegazione ed i bisogni di studenti e studentesse allo stesso modo delle varie associazioni, che detengono un monopolio esclusivo nella gestione di centri e spazi comuni per la cui fruizione spesso chiedono indebitamente un compenso economico mentre parallelamente promettono ed ottengono assegnazioni privilegiate di alloggi oltrepassando le graduatorie ufficiali, tutto questo nel silenzio degli organi d’ateneo. Oltre a ciò, molti appartamenti situati nei vari studentati del nostro campus continuano ad essere chiusi o inagibili e altrettanti versano in condizioni fatiscenti (come è il caso degli alloggi di recente assegnazione)”.

“Dagli organi dell’Ateneo e dalla Regione Calabria – conclude il coordinamento studentesco – pretendiamo spiegazioni e soluzioni immediate per tutte le studentesse e gli studenti che ad oggi non hanno una casa e, allo stesso tempo, pretendiamo soluzioni strutturali e di lungo periodo per garantire il diritto all’abitare e quindi il diritto allo studio a TUTTI gli studenti e le studentesse, senza sprechi di denaro pubblico e occasioni di speculazione, nel solo ed unico interesse della comunità studentesca!”.

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Rende

Manna, l’avvocato Carratelli “il Riesame ha escluso la grave ipotesi corruttiva”

Il legale di Manna “Risultato pienamente positivo per le tesi difensive. Siamo fiducuiosi che cadrà anche l’ipotesi di accusa sulla turbativa d’asta”

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COSENZA – Il legale del sindaco sospeso di Rende, Nicola Carratelli, entra nel merito della decisione da parte del Riesame di Catanzaro nei confronti di Marcello Manna che ha comunque confermato la misura del divieto di dimora ma ha escluso l’ipotesi di corruzione.

“Con riferimento alla odierna decisione del Tribunale del Riesame di Catanzaro, spiega Carratelli – che nel confermare la misura cautelare del divieto di dimora in Rende ha comunque annullato l’ordinanza del GIP con riferimento all’ipotesi di corruzione, per insussistenza di gravità indiziaria, va evidenziato – dichiara Carratelli –  come la radicale esclusione del più grave delitto corruttivo, per il quale il Pubblico Ministero, nella sua richiesta, ed il GIP, nella sua ordinanza, avevano speso lunghe e corpose argomentazioni, riduca in maniera notevolissima la ragione per la quale il Sindaco di Rende democraticamente eletto non possa momentaneamente svolgere il suo mandato, ravvisabile soltanto nell’essersi egli interessato, quale amministratore attento e sensibile ad ogni problematica sociale, affinchè la gara d’appalto per la gestione del centro diurno per minori disagiati venisse utilmente svolta, onde garantire – spiega – la prosecuzione di quel delicato ed importante servizio, senza alcun vantaggio, senza alcun interesse, tantomeno di tipo elettorale, e, soprattutto, nella piena consapevolezza di aver comunque agito in termini di assoluta legalità”.

La ferma negazione, da parte del Tribunale della Libertà, della gravissima ipotesi corruttiva, per la quale i magistrati inquirenti ieri intervenuti all’udienza camerale avevano particolarmente insistito, rappresenta – prosegue l’avvocato di Manna –  nel contesto di un’indagine capillarmente estesa all’integrale azione amministrativa di Marcello Manna (gli hanno “fatto le pulci”!), la più evidente e netta riprova della complessiva legittimità e liceità della sua attività, nonchè un risultato pienamente positivo per le tesi difensive, che saranno prossimamente definitivamente accolte anche quanto – ha poi concluso – alla residua contestazione di turbativa d’asta.

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