Cavalcanti: «per la grande area urbana serve un salto culturale» - QuiCosenza.it
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Cavalcanti: «per la grande area urbana serve un salto culturale»

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RENDE  VIDEO L’amministratore che pensa in grande. Vittorio Cavalcanti, sindaco di Rende, gioiello urbano della Calabria, è uno di quegli amministratori che fà del “parlar chiaro”, il suo biglietto da visita.

 

Ieri il primo cittadino ci ha onorato della sua presenza in redazione, intervistato dalla collega Daniela Caruso e dal direttore di quicosenza, Giuseppe Gangale. Accompagnato dall’addetto stampa Emily Casciaro, il sindaco ha visitato la nostra “struttura”, e ha conosciuto lo staff del nostro quotidiano on line. La prima domanda è stata sulla presentazone del “Piano città”, progetto di grande rilancio urbano, presentato al Ministero delle Infrastrutture e finanziato con 160milioni di euro. «Mi piace affermare – dichiara Cavalcanti – che questo piano, esalta e risalta il ruolo degli Enti locali che si riappropriano di un loro consolidato ruolo, quale “occhio attento” sulle necessità del territorio. Questo piano non è solo legato ad un progetto di riqualificazione del territorio, di cui Rende non ha bisogno, considerato che è un territorio giovane, dove non sono presenti elementi di degrado grave, Rende ha bisogno di una rigenerazione urbanistica, soprattutto per “unire” quei tanti quartieri che la compongono. Quartieri moderni e di grande importanza anche architettonica e di pregevole impatto urbanistico, ma anche di collegamenti che, nel corso del tempo sono stati colmati». Il primo cittadino di Rende scende nel particolare e illustra, il disegno dei progetti. «Il primo punto che ho posto come priorità è quello di coniugare cultura e industria, valorizzando in questo senso le eccellenze dell’Università della Calabria con le idee vincenti che “partorisce” la zona industriale. Ma non solo. Abbiamo pensato anche ai trasporti, inglobando nel progetto anche alla stazione di Castiglione Cosentino che, nonostante ricada in un comune diverso (appunto Castiglione Cosentino, ndr), rappresenta il trait d’union tra area universitaria e area urbana». Lasciamo il centro cittadino, cuore pulsante della vita culturale e imprenditoriale e ci spostiamo nella “magnificenza” storica e architettonica del centro storico. La fotografia della vecchia Rende non è mutata, i colori sono sempre quelli autentici e veri, non ingialliti dal tempo e non “macchiati” dall’oblio della memoria. «Nel centro storico abbiamo investito molto e continueremo a farlo, valorizzando la bellezza degli antichi edifici, delle chiese e dei musei, – sottolinea Cavalcanti – quello civico che ospita affreschi di Mattia Preti». Parlando di piano città e di riqualificazione urbana, non si può non aprire un discorso sul tema del momento: l’area urbana. «Il primo passo per l’area urbana deve essere quello culturale. Se non si fa questo salto culturale ogni discorso, seppur affascinante su carta, resta senz’anima. Io l’ho sempre detto in campagna elettorale e continuo a ripeterlo, sono un cittadino di Cosenza che ha deciso di fare il sindaco a Rende. Non ragiono da cosentino nella mia città e penso da “rendese” nel luogo dove amministro. Il vero ritardo che ostacola il progetto della grande area urbana è proprio quello culturale. Le cittadinanze lo vivono, lo pensano, lo hanno metabolizzato. La politica ancora no. La politica è in ritardo su questo aspetto». Per chiarire meglio il suo discorso, Cavalcanti fa un salto indietro nel tempo, andando fino alle radici della storia e della civiltà. «I romani – dice – per conquistare i territori e allargare i confini dell’Impero, facevano strade, non certo le chiudevano con pass o frontiere. Ecco gli amministratori dobbiamo fare questo, recuperando questa lezione di civiltà. Il periodo di crisi e le difficoltà economiche ci impongono la riduzione dei costi, tagliando le spese e mettendo insieme i territori. Reggio Calabria, anche per la sua posizione geografica – continua Cavalcanti – è stata sempre considerata più culturalmente vicino alla Sicilia che non alla nostra regione, Catanzaro non ha mai avuto una sua specifica centralità. Da Napoli a Catania – prosegue il primo cittadino – manca un aggregatore di aree e l’unificazione dei territori può facilitare questo. Pensiamo – continua – anche alle giovani democrazie che si affacciano o si affacceranno alla finestra dell’Europa o sul Mediterraneo, la Calabria ha una sua centralità con il porto di Gioia Tauro». Novembre, mese di grandi temi politici e di primarie. D’obbligo una domanda al riguardo. Cavalcanti non si nasconde e alla collega Daniela Caruso dice «la mia posizione è nota. Il mio riferimento è Bersani. Le primarie sono importanti per l’Italia, soprattutto perchè sono una chiara dimostrazione di democrazia. Condivido il pensiero di Bersani e la sua coerenza politica nell’appoggiare il governo Monti, un governo tecnico chiamato a gestire “l’incendio” politico dell’Italia. Dico Bersani, ma non ho alcun atteggiamento preconcetto nei confronti degli altri candidati. Ho, da cittadino, seguito Renzi. La presenza di questi candidati alle primarie è, qualora ce ne fosse bisogno, la conferma che ci troviamo di fronte ad elezioni vere e non a primarie di “plastica”. L’Italia del dopo incendio, non ha bisogno di essere demolita, ma ricostruita. Per la ricostruzione c’è bisogno della grande capacità dialettica, del grande senso di responsabilità e della grande genialità politica del presidente del Pd. La destra ha fallito. Ma non mi riferisco solo alla destra che ha governato l’Italia. E’ fallito anche il progetto politico della destra del governo regionale. Un percorso politico che non si può dire si sia interrotto a metà ma che, senza ombra di dubbio – chiosa Cavalcanti – non è nemmeno cominciato. La Calabria per rilanciarsi, ha bisogno di idee, di progetti, ma soprattutto di riscoprire la sua vena attrattiva nei confronti dell’esterno. Chi vuole investire in Calabria, chi vuole venire in Calabria oggi si pone tre quesiti principali: dove arrivo? cosa trovo? e che prospettive ho? Quesiti che oggi questa Regione, purtroppo, non è in grado di fornire». La chiacchierata si conclude con una stretta di mano e con la reciproca soddisfazione di avere a cuore la grande area urbana.

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