Rende, ex Legnochimica: "I rifiuti liquidi non sono pericolosi" - QuiCosenza.it
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Rende, ex Legnochimica: “I rifiuti liquidi non sono pericolosi”

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I tecnici Arpacal nella relazione scrivono che i rifiuti liquidi non si possono ritenere pericolosi perchè contengono contaminanti che non superano la soglia di pericolosità prevista dalla legge. Intanto con la stagione calda la terra “fuma”

 

COSENZA – Prima udienza del processo “Ex Legnochimica” che vede come unico imputato con un processo in corso rimane Pasquale Bilotta difeso dall’avvocato Pietro Perugini che, secondo l’accusa, avrebbe omesso di presentare un progetto di bonifica conforme a quanto richiesto nelle varie conferenze dei servizi con conseguente disastro ambientale. Sempre secondo l’accusa, che si basa su perizie svolte negli anni, il sito della ex Legnochimica presenta acque sotterranee fortemente contaminate dalla presenza di sostanze quali alluminio, manganese, ferro, cromo, nichel, arsenico e piombo. Inoltre non sarebbero stati osservati gli obblighi di messa in sicurezza finalizzati ad impedire la propagazione di contaminanti, provocando un disastro ambientale. Più in particolare si legge nel capo di accusa

“Bilotta in qualità di liquidatore della società Legnochimica srl ometteva in presenza di inquinamento delle acque sotterranee, con il superamento delle concentrazioni soglia di rischio CSR, equivalenti, per le acque sotterranee per ciascuna contaminante alle concentrazioni soglia di contaminazione relativamente ad alluminio, manganese e ferro, nonché cromo, nichel arsenico e piombo, di provvedere alla bonifica dell’area ove insiste l’ex stabilimento della società in contrada Lecco di Rende pur essendovi obbligato per legge;

Con la condotta negligente a cagione della quale scaturiva un disastro ambientale consistito nell’arrecare offesa alla pubblica incolumità in ragione sia della rilevanza che dal numero delle persone esposte a pericolo. In particolare il Bilotta responsabile per la bonifica dei siti  così detti laghetti ubicati in contrada Lecco inquinati dalla medesima Legnochimica Srl durante lo svolgimento delle attività protrattesi fino all’anno 2006, non osservando gli obblighi di messa in sicurezza, la cui realizzazione avrebbe potuto neutralizzare le costanti emissioni nocive e la conseguente forte esposizione al rischio per la salute dei residenti nella zona e di tutti coloro che, nel medesimo ambito territoriale svolgono attività lavorative; esposizione a rischio che aumenta in occasione dei ripetuti e prevedibili incendi verificatisi anche per autocombustione nei pressi dei predetti siti inquinati, con la seguente propagazione di fumi altamente tossici per l’uomo”.

IL SINDACO MANNA FU TIRATO NEL CALDERONE INSIEME A DUE DIRIGENTI DEL COMUNE

Insieme al liquidatore della società erano stati imputati anche il sindaco di Rende Marcello Manna, difeso dagli avvocati Nicola Carratelli e Gianluca Garritano, e il dirigente dell’ufficio tecnico comunale settore Ambiente Francesco Azzato, difeso dall’avvocato Gianluca Acciardi, assolvendo Francesco D’Ippolito, ex assessore all’Ambiente del Comune di Rende, difeso dall’avvocato Michele Franzese, che aveva scelto di essere giudicato con rito abbreviato. Per tutti l’accusa era di disastro ambientale causato dalla mancata bonifica dei luoghi e dall’esposizione a rischio e pericolo a cui avrebbe sottoposto la cittadinanza. Il 19 aprile 2018 il Gup emise sentenza di non luogo a procedere. La formula assolutoria pronunciata fu “per non aver commesso il fatto”. L’accusa rappresentata dal Procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Cosenza Marisa Manzini decise di ricorrere in appello ma, il 19 febbraio scorso la sentenza della Corte di Appello di Catanzaro presieduta dal Presidente Saullo ha confermato la sentenza del Gup Santese e, dunque, l’estraneità ai fatti dei tre imputati, riformando la formula assolutoria in “perchè il fatto non costituisce reato”. Costituiti Parte civile GF Motors, Gf Car titolari marchi automobilistici Bmw, rappresentati dall’avvocato Salvatore Tropea, Legambiente Calabria rappresentata dall’avvocato Rodolfo Ambrosio

Sul banco dei teste gli operatori di pg dei carabinieri forestali e i tecnici Arpacal

Il pubblico Ministero Antonio Bruno Tridico davanti al Tribunale in composizione monocratica ha escusso gli operatori di polizia giudiziaria che svolsero le indagini: il maggiore, il maresciallo e il brigadiere dei carabinieri Forestali

Il maresciallo ha risposto alle domande dell’accusa riferendo l’attività di indagine. Conosco la situazione che c’è in contrada Lecco ex area Legnochimica dall’Agosto 2013 in cui ci fu il primo intervento perché in corso movimentazioni di cumuli di materiali di rifiuti circa 60 mila metri cubi all’interno della proprietà della Legnochimica. L’anno prima c’erano stati degli incendi in questi laghetti, in cui principalmente si trova fibra di legno. Si verificavano autocombustione per attività di movimentazione in corso. L’autocombustione escluse una natura dolosa degli incendi all’epoca dei fatti. Nel tempo ho avuto modo di accertare circostanze di sollevamento fumo all’interno dei laghetti.

Nel 2017 fui interessato da una segnalazione di combustione incorso sempre dei cumuli e sulla base accertata si stabilì che il fuoco proveniva dai cumuli. In estate con l’innalzamento delle temperature è più facile che avvengano autocombustioni. Oltre al personale della Forestale c’era personale specializzato dell’Arpacal per qualificare i rifiuti e misurare la temperatura all’interno dei cumuli.

L’aria non era respirabile

Ci fu una segnalazione da parte dei dipendenti dell’azienda Weber. L’autocombustione la riconosciamo applicando un metodo scientifico sulla forma, e le tracce che lascia il fuoco passando risale al punto di insorgenza. Questa attività applicata nell’occasione proveniva dal lato nord dei cumuli, dai rifiuti dell’attività della Legnochimica depositata ai margini dei laghetti.

Il teste esclude che fumi e cumuli di materiali siano stati contaminati da altri rifiuti. “Sono quasi esclusivamente fibre di legno, su questi cumuli c’è uno strato di cenere di circa 80 centimetri formatasi negli anni con le varie autocombustioni. Sono cumuli di circa 60 mila metri cubi che sono rimasti abbandonati su questi terreni che erano della Legnochimica. C’era in corso un’attività per rimuovere questi cumuli ma illegalmente perché considerati sottoprodotti”.

L’incendio sviluppatosi a giugno 2017 fu doloso

“A giugno 2017 si sviluppa un incendio nei laghetti. Svolsi la medesima attività il 12 giugno 2017 dopo l’incendio verificatosi l’8 giugno. Si era già individuata l’area posta lungo la strada di accesso dei laghetti, chiusa con una catena e si era capito che il fuoco era partito da lì. Attraverso una telecamera di Calabra Maceri servizi il fuoco partì dalla scarpata a margine della strada e l’incendio fu di origine dolosa, solo in quell’occasione. Io sono qui dal 2013 e il fenomeno che si innalza dai laghetti l’ho sempre visto innalzare perché con il caldo evapora l’acqua e vengono fuori questi materiali in cui non avviene una combustione vera e propria ma si innalza tutta l’estate. La protezione civile ebbe il compito di “allagare” i laghetti per evitare l’autocombustione”.

E sull’odore che si sentiva nell’area: “Io che mi recavo sul posto e sentivo fumo, odore acre e pungente. Non era possibile rimanere in loco, nelle vicinanze non si poteva stare. Era odore diverso da quello di un comune fumo da combustione”.

Da destra la difesa dell’imputato, l’avvocato Pietro Perugini e l’avvocato Salvatore Tropea in rappresentanza della GF Motors GF Car costituitasi parte civile

Il controesame

L’avvocato Rodolfo Ambrosio in rappresentanza di Legambiente Calabria domanda al teste se i cumuli fossero incustoditi sulla terra o in altro contenitore e se vi fosse la presenza di animali morti Il teste ha risposto che i cumuli erano abbandonati sulla terra e non aveva visto animali morti. stessa risposta data anche dal brigadiere e dal maggiore dei carabinieri Forestali

La difesa di Bilotta interviene sui cumuli e laghetti chiarendo che l’intervento del 2013 era inerente al cumulo che era di proprietà di Legnochimica perché era sul terreno di Legnochimica. Agli atti il materiale fu acquistato da una terza persona che è stata assolta in altro procedimento. Più in particolare la Legnochimica vendette il materiale a terza persona che non lo venne mai a ritirare. Fu diffidato dal liquidatore Bilotta ma i cumuli rimasero sul terreno di proprietà di Legnochimica con la conseguente autocombustione. Sempre rimanendo sull’argomento l’operatore di Pg conclude dicendo che all’epoca dei fatti aveva denunciato l’acquirente che compiva attività di movimento di gestione di rifiuti non autorizzati. Venivano inviate ad una centrale biomassa nel vibonese con una normale bolla. In realtà poi l’acquirente venne assolto.

Sempre l’operatore di Pg rispondendo alla difesa dell’imputato spiega che Bilotta era liquidatore dal novembre 2012. Il precedente liquidatore risultante dalla visura camera era Pellicori, defunto qualche mese prima. Poi ritorna sull’incendio ai laghi dell’8 giugno 2017 (la società fallita nel 2016 e all’epoca c’era un curatore fallimentare) specificando che si trattava di un incendio doloso e non di autocombustione : “Accertammo che fu un incendio di origine doloso. È stato appiccato il fuoco sulla scarpata”.

 

 

Dopo il maresciallo dell’Arma è stato escusso il brigadiere che ha risposto alle domande dell’accusa: “All’epoca dei fatti ero in servizio presso il nucleo investigativo, il periodo era 2013 – 2017. Durante quel periodo in cui si verificarono gli incendi nella zona ex Legnochimica il nucleo intervenne per capire cosa succedesse un po’ anche per le lamentele che giungevano dai cittadini. Personalmente atti a mia firma non ne ho redatti ma visivamente ho visto quello che stava succedendo. Sul posto si percepiva l’aria irrespirabile, fumo e cattivo odore che si sprigionava. Sembrava dal terreno uscissero pennacchi di fumo che si espandevano nell’aria. Sul posto, oltre il personale della Forestale c’erano i vigili del fuoco e ho accompagnato i tecnici dell’Arpacal deputati al prelievo dei campioni.

A mio avviso più volte sembrava che l’incendio fosse spento e più volte il fumo usciva proprio dai terreni al centro dell’invaso dei laghi. La struttura interessata dall’incendio è paragonabile ad un campo di calcio. Secondo noi era autocombustione perché si riaccendeva nel bruciato”.

Rispondendo alle domande dell’avvocato Rodolfo Ambrosio in rappresentanza di Legambiente Calabria specifica che sono presenti tre laghi e la vegetazione era bruciata. “Non so come fosse la vegetazioni. Nelle vicinanze c’erano coltivazioni di ortaggi, verdure; sicuramente ci sono privati che coltivavano. C’erano delle colture agrarie destinate per la vendita ma è una mia deduzione. Non so se venivano consumate o vendute”.

L’avvocato Perugini a difesa dell’imputato chiarisce come l’operatore di Pg in realtà abbia fatto considerazioni perchè di fatto non ha svolto indagini per verificare l’eventuale natura di questi incendi per come ha dichiarato “Non posso essere esatto perché non ho redatto alcun verbale”.

LA LEGNOCHIMICA OPERAVA DAL 1960

Il maggiore Mirabelli dell’Arma forestale chiamato dall’ufficio di Procura per chiarire su cosa si sia basata l’attività investigativa fa un piccolo excursus sull’attività della Legnochimica negli anni. «L’inchiesta nasce a seguito di delega della Procura della Repubblica e si è basata su acquisizione della documentazione e sui rilievi di campagna e studi effettuati precedentemente sullo stato dell’inquinamento nonchè l’escusse a sommarie informazioni delle persone informate sui fatti e dei residenti. La Legnochimica ha operato dal 1960 produceva tannino e truciolato; si svolgeva il tutto attraverso un processo industriale con tre laghetti. All’epoca erano 5 laghetti non impermeabilizzati perché la normativa non lo prevedeva. Le acque riportavano la sostanza che aveva subito delle trasformazioni

La proprietà, 50 mila metri quadri viene posta in liquidazione. Parte viene venduta ed oggi sorgono delle concessionarie di auto. Ci sono state anche vari sequestri nel corso del tempo». Sulle denunce dei cittadini continua il maggiore: «La Legnochimica è stata sempre oggetto di attenzione da parte dei cittadini residenti che lamentavano maleodore in particolare in occasione di eventi di incendi che si sviluppavano proprio nei laghetti.

PROCEDURE DI SMALTIMENTO

Già dal 2008 si avvia un procedimento della bonifica in modo non conforme a ciò che prevede la normativa. L’avvia direttamente e autonomamente la società che voleva alienare i terreni rimasti per la vendita dei laghetti. La norma prevedeva che già un evento potenzialmente inquinante venisse comunicato alle autorità competenti e immediatamente mettere in atto misure di prevenzione e messa in sicurezza. Le acque contenute nei laghetti già di per se sono considerati rifiuti. in base alla normativa dovevano essere smaltiti nell’immediatezza. Ma non sono stati smaltiti mai. Le acque sono ancora lì. Non fu eseguita neanche la messa in sicurezza perché erano rifiuti speciali e, da quello accertato da studi sul sito, contenenti sostanze pericolose dichiarate dalla normativa tossiche e cancerogeni. Sono ancora lì e continuano ad inquinare le falde acquifere anche perché i laghi non sono impermeabilizzati. I dati sono stati acquisiti dalla documentazione effettuata dall’Arpacal».

Rispondendo ancora alle domande del pubblico ministero spiega: «Se questi rifiuti speciali vengono lasciati nel laghetto a distanza di anni la situazione non può migliorare. Tra l’altro anche i rifiuti possono cambiare origine. Anche quei rifiuti speciali possono cambiare caratteristiche tecnico fisiche a cambiare la loro natura.

L’AUTOCOMBUSTIONE

L’autocombustione è data da un aumento dell’innalzamento della temperatura. È stato accertato che il punto di insorgenza arrivava dal centro del laghetto e che dall’esterno non era possibile entrare. Un incendio doloso al centro del laghetto era difficile. Il laghetto soprattutto quando si abbassano le acque non si può raggiungere perché diventa una sorta di sabbie mobili dove è difficile arrivare. Sono stati effettuati numerosi accertamenti e monitoraggi negli anni 2008 – 2012 su richiesta del comune di Rende e dei cittadini, svolti dall’Arpacal. Nel giugno 2017 si sono verificato eventi di incedi. Tecnici Arpacal hanno svolto prelievi e restituiti valori di benzo alfa molto elevati.

Gli obblighi di messa in sicurezza dell’area dovevano essere fatti e sono previsti dalla normativa con immediata messa in sicurezza in emergenza. Questa messa in sicurezza secondo Crisci e gli studi che ho letto, sarebbe dovuta consistere nella rimozione dei rifiuti. Su questa problematica ci furono nell’arco di 8 anni 14 conferenze di servizi.

Excursus

La Legnochimica all’epoca dei fatti era in liquidazione volontaria dal 2006 aprile con individuazione di un liquidatore Pellicori deceduto nell’anno 2012, del Csa società fiduciaria proprietaria. Poi è subentrato nel novembre 2012 Bilotta Pasquale. Succesivamente il comune di Rende convoca l’ottava conferenza di servizi nel gennaio 2013 e si fa un punto della situazione con il nuovo liquidatore. E’ necessario un progetto del piano di caratterizzazione che viene presentato dalla società a fine gennaio 2013. La settimana successiva viene esaminato in sede di conferenza e si rilevano incongruenze procedurali e tecniche. Si giunge a marzo 2013. Il progetto non viene approvato per la modifica. La società si dichiara disponibile e presenta un nuovo progetto che non viene approvato in data 8 aprile 2013. Lo smaltimento dei rifiuti liquidi non è conforme alla normativa: vengono considerati reflui come se fossero provenienti da una condotta. Dalla conferenza emerse che fossero rifiuti liquidi a tutti gli effetti.

Il 22 maggio 2013 un nuovo esame sulle integrazioni proposte da Legnochimica con un nuovo parere negativo, perché mancano i provvedimenti necessari per la messa in sicurezza e la nomina per eseguire la caratterizzazione della bonifica del sito e sulle somme necessarie per potere condurre a termine la bonifica. Il sindaco incarica l’ingegnere Ricca per arrivare alla bonifica del sito vero e proprio. L’ingiunzione viene eseguita dal comune di Rende con una ordinanza contingibile urgente

La legnochimica il 14 giugno 2013 chiede autorizzazione per accedere nell’area per la rimozione rifiuti. La legnochimica fa ricorso al Tar perché l’ordinanza non rispettava i criteri di contingibilità ed urgenza e viene annullata. Successivamente si invita di nuovo la Legnochimica a presentare un nuovo progetto. Nel frattempo i rifiuti sono sempre lì con i soliti problemi. La nuova proposta non viene accettata perché i rifiuti sarebbero stati trattai e immessi nella fognatura pubblica.

La regione Calabria il 22 luglio 2014 trasmetta una nota con la quale richiede la compilazione di schede per la conferma di siti inquinati o già comunicati o l’inserimento di eventuali nuovi siti. Il comune di Rende trasmette le schede della Legnochimica comunicando che ci sono in corso attività di bonifica e quindi non viene neanche inserita nell’elenco dall regione Calabria. Ancora scambi di carteggio tra comune e Legnochimica. Ancor una nota da parte del comune di Rende a porre in essere tutti gli adempimenti a norma di legge. Viene fatta una diffida anche da parte delle associazioni costituitesi parti civili.

Continuano le denunce presentate dall’associazione Crocevia e dai cittadini che lamentano l’inquinamento diffuso, in particolare a giugno 2015 una serie di incendi che rendono l’aria irrespirabile e costringono molti cittadini a cure sanitarie. Nel 2015 il sindaco Manna presentò una denuncia contro Legnochimica perché non ottemperava alla bonifica. Queste denunce sono state corredate da certificati medici di persone, sei in tutto, che attestano sintomi di irritazione occhi e mucose per fumi sprigionati dagli incendi nei laghetti. Da quella data in poi si susseguono le denunce delle associazioni dei cittadini. Un’altra ordinanza contingente anche questa sospesa dal Tar. A seguito di tutte le denunce anche il Ministero dell’Ambiente richiede informazioni sullo stato di inquinamento e avanzamento dei lavori.

Se c’è stato un comportamento omissivo da parte degli organi di amministrazione di Rende c’è la possibilità che la regione possa sostituirsi al comune di Rende. La regione può subentrare solo per una questione economica qualora il comune di Rende non abbia le disposibilità economiche. La situazione attuale è allo stallo con un autocombustione a breve atteso che le condizioni siano le stesse».

Il maggiore risponde poi alle domande dell’avvocato Perugini, legale di Bilotta e di Ambrosio per Legambiente Calabria. Perugini evidenzia come il maggiore non abbia mai partecipato ad una conferenza dei servizi, come sulla pericolosità  dei rifiuti l’Arpacal abbia riferito non fossero pericolosi così come la relazione a firma dell’ingegnere Filice dell’Arpacal del 31 agosto 2015; come a marzo nel 2009 c’è il trasferimento delle competenze ai Comuni. A seguito di questa modifica i componenti rinviano la Conferenza dei servizi a data da destinarsi e si riprende nel 2010 con una nuova conferenza e si perdono quasi due anni. Il comune di Rende che è il protagonista viene commissariato. Il commissariamento dura dalla gestione dal luglio 2013 al maggio 2014. Poi la società fallisce. L’attività industriale cessa nel 2002, mentre quella giuridica nel 2005.

 

I FUNZIONARI ARPACAL : «rifiuti liquidi non pericolosi perché non contengono contaminanti che superano la soglia consentita dalla legge»

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Ginnastica artistica: a Rende la 2^ tappa del campionato regionale Csain

Oltre 300 giovanissimi ginnasti calabresi, ed una rappresentativa della Basilicata, si sono ritrovati a Rende, per la seconda tappa del campionato regionale Csain di ginnastica artistica

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RENDE Si è svolta a Rende la seconda tappa del campionato regionale Csain di ginnastica artistica che ha visto la partecipazione di oltre 300 giovani ginnasti provenienti da ogni parte della Calabria e della Basilicata. Un appuntamento che si è potuto svolgere grazie all’impegno profuso da tutto lo staff Csain della ginnastica artistica e del comitato della Basilicata che ha portato nella palestra rendese circa 40 ginnasti.

“Un evento che si è tenuto dopo due lunghi anni di attesa a causa della pandemia” ha fatto notare, il presidente regionale, Amedeo Di Tillo.  Questa seconda tappa del campionato regionale Csain di ginnastica artistica è stata valevole per le finali nazionali Centri Sportivi Aziendali e Industriali. Gli oltre 300 giovani atleti presenti, rappresentano senza dubbio una grande soddisfazione non solo per il movimento della ginnastica artistica calabrese ma anche per lo stesso Csain.

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Unical nella classifica QS, tra le migliori per Fisica e Astronomia. Caruso “grande prestigio”

L’Università della Calabria inserita, per Fisica ed Astronomia, nel QS World University ranking una delle classifiche più prestigiose e consultate al mondo

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RENDE – L’Università della Calabria entra per la prima volta nel ranking di QS, Quacquarelli Symonds, che fornisce un’analisi comparativa delle prestazioni di 1543 università in 88 Paesi del mondo. L’Unical  è tra le 4 new entry italiane per Fisica e astronomia. In particolare per quanto attiene al subject “Physics & Astronomy” figura tra le 28 università italiane oggi presenti in classifica nell’area”. “Sono orgoglioso – ha commentato il rettore Nicola Leone – di questo ulteriore riconoscimento internazionale attribuito alla nostra università che viene inclusa, per la prima volta, nel ‘QS World University ranking’, una delle classifiche più prestigiose e consultate al mondo. Peraltro, oltre a valutare l’impatto e la consistenza delle ricerche delle università, la classifica QS considera anche il giudizio espresso da esperti terzi altamente qualificati, per cui questo risultato attesta la crescente reputazione che l’Unical sta conquistando in quest’area a livello nazionale e internazionale. Dopo la conferma ai vertici della classifica Censis – ha aggiunto il rettore – e, soprattutto, l’eccellente risultato ottenuto dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) che ci ha collocato tra i migliori atenei del Paese, il fatto che l’Unical entri anche nella classifica QS è un’ulteriore conferma dell’alta qualità del nostro ateneo ed attesta il percorso virtuoso che abbiamo intrapreso, che porterà la nostra università verso traguardi sempre più prestigiosi, con beneficio degli studenti e del territorio”.

Il Sindaco di Cosenza si congratula con il rettore

“Un riconoscimento internazionale di grande prestigio, che ci riempie di soddisfazione e per il quale mi congratulo con il Magnifico Rettore, Nicola Leone, e con l’intero corpo accademico”. E’ quanto afferma il Sindaco Franz Caruso, appresa la notizia dell’inclusione dell’Unical nel ranking di Quacquarelli Symonds.

“Dopo l’ultima classifica Censis sui grandi Atenei – prosegue il primo cittadino – che pone l’Unical al quarto posto ed a seguito dell’ottimo risultato ottenuto dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, il prestigio della nostra Università si consolida sempre più, rappresentando una grande eccellenza nella creazione e diffusione del sapere e dell’alta formazione di elevata specializzazione. Sono certo che si proseguirà in questo solco per raggiungere sempre nuovi e più ambiziosi traguardi, anche a beneficio dell’intero territorio provinciale e regionale. Il mio augurio, infatti – conclude il sindaco Franz Caruso – è che cresca e si ampli sempre più il rapporto tra l’Unical, l’intero territorio cosentino ed il suo tessuto socio-economico per attivare quel processo di interscambio che può e deve contribuire alla crescita complessiva del contesto in cui l’Ateneo opera. Un obiettivo che sono certo di condividere con il rettore Leone e per il quale insieme ci spenderemo nel rispetto dei rispettivi ruoli e competenze, per determinare una valorizzazione economica, sociale e culturale del territorio”.

 

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Provincia

“Via col vento”, palloncino viaggia nel cielo e unisce le vite di perfetti sconosciuti

E’ la storia di un palloncino bianco lasciato volare nel cielo e del piccolo Niccolò, costretto a dire a addio alla sua cara maestra Antonia

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RENDE – Scrive il saggista statunitense Anthony Robbins Non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele, che tradotto in parole meno sentimentali ed enigmatiche suona come un monito a compiere deliberatamente tutte le azioni di cui si è capaci, in quelle brevi finestre temporali, nel breve volgere di quegli istanti slegati dal granito dell’immutabile, che ci vengono offerti per scalzare il corso delle cose. Tutte annodate, le nostre scelte a quelle delle altre persone. Tutti connessi, gli uni gli altri. E la storia di Niccolò sembra cristallizzare queste considerazioni.

Costretto a dire a addio alla sua maestra Antonia, alla quale lo lega un innato affetto, insieme ai suoi compagni, durante funerali a Rende, affida l’ultimo saluto alla sua guida, “madre” e insegnante insieme, legandolo ad un palloncino bianco, che si alza in pieno centro, per poi sparire nel freddo bianco degli ultimi giorni del 2021. Almeno sembra. Perché quella particolare combinazione di lattice ed aria consegna l’appunto con i pensieri di un bambino di terza elementare nelle mani di chi quel biglietto non se l’aspettava davvero: un perfetto sconosciuto, lontano chilometri,  ma che non riesce comunque a non sorprendersi e che, quasi inconsapevolmente, risponde con un’azione concreta a quello che crede essere un segno della sorte. Il resto della storia lo trovate raccontato in poco meno di otto minuti nella pagina video del nostro Diario. Sembra una storia fatta apposta per chi al destino ci crede e anche per chi continua scrivere la propria vita ogni giorno, convinto che non ci sia null’altro che la propria volontà che si impone sui passi del cammino.

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