Mirel, il senzatetto che sognava di diventare cittadino di Cosenza

L'uomo originario della Romania è morto la scorsa notte sulla gradinata del cinema Italia. Il responsabile di Casa San Francesco: "Gli daremo una degna sepoltura"

COSENZA – E s’alza un vento tiepido d’amore. Se chiudi gli occhi e ti lasci avvolgere dall’improvviso soffio d’aria che attraversa piazza “I giardini di Lucio”, riesci a sentirla davvero la voce di Battisti. Su nel cielo aperto e poi giù il deserto e poi ancora in alto con un grande salto. Chissà se era pronto a spiccarlo il grande salto, quando la scorsa notte s’è addormentato da solo per l’ultima volta.

E l’immensità si apre intorno a noi. Intorno alla sua anima, mentre il corpo esanime rimane su un divano di tessuto verde in cima alle imponenti scale marmoree del vecchio Cinema Italia, in attesa che qualcuno all’alba del nuovo giorno s’accorga dell’accaduto. “Almeno avrebbe potuto morire in un luogo diverso – sospira Pasqualino Perri – responsabile di Casa San Francesco. E’ a lui che è toccato il compito pietoso dell’identificazione. E’ lui che ha detto alla Polizia: “Sì, lo conosco. Si chiama Mirel Burka. E’ romeno e ha vissuto a Cosenza per molto tempo”. L’ex Oasi francescana Mirel l’aveva frequentata a lungo. D’inverno, per ripararsi dal freddo, capitava pure che si fermasse a dormire. Altrimenti, consumava un pasto caldo alla mensa dei poveri e si faceva visitare alla Casa della Salute.

Perché era malato Mirel, molto malato. Un tumore al pancreas in stato avanzato, di cui forse non era consapevole fino in fondo. E poi non riusciva a liberarsi da quel maledetto vizio del bere che purtroppo accomuna tanti senzatetto. “Alternava momenti di lucidità a momenti di profonda vulnerabilità – ricorda Pasqualino Perri – e quando non riusciva a contenere l’abuso di alcol preferiva non farsi vedere da queste parti”. Il loro ultimo incontro risale a una decina di giorni fa. “Aveva in mano un contratto di lavoro firmato lo scorso maggio con una cooperativa sociale del Lazio. Voleva che lo aiutassi a compilare i documenti necessari per ottenere la residenza a Cosenza. Era felice e mi ha detto che sarebbe rimasto in città giusto il tempo necessario”. Successivamente però la malattia, che inesorabile avanzava, lo ha portato in ospedale.

Dopo le dimissioni, avvenute nella giornata di sabato, Mirel ha trovato rifugio sulla gradinata del cinema Italia, nel punto più vicino alla statua di ferro raffigurante il volto di Battisti, su cui sono incisi i titoli delle sue indimenticate canzoni. “Domandarsi perché quando cade la tristezza in fondo al cuore come la neve non fa rumore”. Quante volte si sarà sentito triste pensando a una vita che desiderava migliore! Ci stava provando Mirel a cominciare da capo: un posto diverso dove vivere, un lavoro stabile. Magari una piccola casa. E invece la sua storia è finita così: il nastro segnaletico della Polizia sferzato dal vento, la giacca blu appesa a una finestra, la grande scatola di cartone con dentro qualche vestito, gli occhiali da vista e il telefono con il filo del caricabatteria avvolto intorno.

Questo e niente più rimane di Mirel: “Dovrà essere informata l’Ambasciata romena in Italia per verificare l’eventuale presenza di familiari ai quali comunicare il decesso – riflette Pasqualino Perri – per quanto riguarda Casa San Francesco, abbiamo già espresso alle autorità competenti la volontà di farci carico dei funerali e della sepoltura”. Intanto, anche senza Mirel, qualcuno stanotte tornerà ancora su questa gradinata a cercare ristoro dagli stenti, sopra giacigli improvvisati. Qui, come in altri mille anonimi angoli sparsi per la città: “I posti letto non mancano – spiega Pasqualino Perri – nei momenti di emergenza siamo sempre in grado di aggiungerne altri nel salone d’ingresso della struttura. E’ triste dirlo ma la strada è una scelta, una dimensione di libertà personale alla quale molti decidono di non rinunciare.”

Ciao Mirel, che volevi diventare cittadino di Cosenza. Chissà che il tuo sogno, postumo, non si possa avverare. “Avere nelle scarpe la voglia di andare, avere negli occhi la voglia di guardare e invece restare prigionieri di un mondo che ci lascia soltanto sognare”. Caro Mirel, Battisti canta per te, anche adesso che tu non ci sei più!

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