Blitz "Fly" tra Cosenza e Rende, 6 misure cautelari per spaccio ed estorsione - QuiCosenza.it
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Blitz “Fly” tra Cosenza e Rende, 6 misure cautelari per spaccio ed estorsione

L’operazione è scattata tra Cosenza e Rende. Il nome Fly è legato al linguaggio che gli indagati usavano per far “volare” gli assuntori con la droga. Coinvolto anche un anziano di 85 anni

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COSENZA – “Stasera ti faccio volare compà!”, “stai volando!”; da qui il nome del blitz “Fly” scattato all’alba tra Cosenza e Rende. I carabinieri di Cosenza hanno eseguito 6 misure cautelari, di cui 3 in carcere, Pierpaolo Guzzo, Massimo Volpintesta e Candido Perri, due agli arresti domiciliari,  Manuel Forte e Francesco Guzzo e una misura di obbligo di dimora per Giuseppe Caruso. I 6 sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso ed estorsione in concorso. Le misure costituiscono l’epilogo di un’attività investigativa condotta tra luglio e novembre del 2019, concernente una fiorente attività di spaccio svolta nel capoluogo bruzio ed in altri comuni dell’hinterland cosentino.

A denunciare la sorella di un indagato

L’indagine ha tratto origine dalla denuncia presentata alla stazione dei carabinieri di Cosenza Principale da parte della sorella di uno degli indagati. La donna ha raccontato dei debiti contratti dal fratello per l’approvvigionamento di droga. A seguito delle prime attività di indagine è emerso che la vittima fosse coinvolta in una fiorente attività di spaccio di cocaina, hashish e marijuana insieme agli altri soggetti destinatari delle misura cautelari.

I carabinieri hanno poi delineato la rete di spacciatori che, incessantemente, con frequenza oraria e dedizione maniacale, dimostrandosi sempre pronti a soddisfare ogni richiesta, erano in grado di rifornire con droghe leggere e pesanti, anche cocaina ed hashish, alcune piazze di spaccio della città e della provincia cosentina. Le indagini hanno portato poi a riscontri e sequestri a carico dei soggetti, coinvolti in qualità di pusher o assuntori, facendo emergere lo spessore e l’accreditamento degli stessi agli occhi degli assuntori.

Le innumerevoli conversazioni intercettate hanno consentito di accertare centinaia di incontri fugaci con repentini scambi di dosi e denaro. Dinanzi all’evidenza della gran mole di elementi di prova raccolti, molti tossicodipendenti sentiti dai carabinieri, hanno ammesso di aver acquistato a più riprese la droga dagli indagati, rendendo informazioni assolutamente collimanti con quanto emerso dalle attività tecniche in ordine alle modalità di spaccio, ai luoghi delle cessioni, ai prezzi praticati, procedendo anche al riconoscimento fotografico degli spacciatori.

Il nome del blitz Fly e le frasi “stai volando”… “domani ti faccio volare e stasera pure”

Gli indagati erano soliti utilizzare un linguaggio criptico, contrattare telefonicamente il prezzo ed il quantitativo delle dosi da cedere, ed in molti casi pubblicizzavano gli effetti che la stessa sostanza avrebbe garantito sull’acquirente. Uno degli indagati riferendosi alla qualità della sostanza stupefacente era solito affermare frasi del tipo “stasera ti faccio volare compà!”, “stai volando!”, “come me sei volato”, “e poi domani e dopo domani ti faccio volare e stasera pure”. Da qui il nome dell’operazione “Fly” riferita appunto alla descrizione che alcuni degli arrestati utilizzavano dare per descrivere gli effetti della sostanza stupefacente venduta.

Coinvolto un anziano di 85 anni, il figlio spacciava

Tra i destinatari di misura anche un 85enne padre di uno dei principali indagati, il quale, secondo le accuse, avrebbe concorso nell’attività di spaccio ricostruita dal figlio 42enne. Quando i clienti non riuscivano a trovare il ragazzo a casa, potevano tranquillamente rivolgersi al genitore, il quale agevolava l’attività di spaccio. In un emblematico passaggio di conversazione telefonica da cui è possibile appunto ricavare il ruolo del genitore, si sente l’anziano padre chiamare telefonicamente il figlio per segnalagli la presenza di un ragazzo che lo stava cercando ed il figlio chiedere “dimmi cosa vuole … che vuole?”… risposta “e che vuole!?”, e l’altro afferma “vuole volare”… “ passamelo passamelo”.

L’estorsione di un orologio oggetto di furto

Un 45enne, secondo le indagini, era principale rifornitore della droga per il gruppo. Le attività tecniche, inoltre, hanno permesso ai militari di accertare la commissione di ulteriori reati, maturati sempre nell’ambito dell’attività di spaccio, come un episodio di estorsione riguardante un orologio oggetto di furto, per la restituzione del quale uno degli indagati chiedeva alla vittima la corresponsione della somma di euro 1.000. Nello specifico, la vittima, identificato in un dipendente orologiaio di una rinomata gioielleria di Cosenza, pagava la somma richiesta pur di rientrare in possesso dell’orologio di valore che gli era stato affidato per la riparazione. Nel corso dell’attività sono stati identificati 42 acquirenti ed effettuati una serie di riscontri oggettivi che hanno consentito di cristallizzare l’attività di spaccio attraverso la segnalazione alla Prefettura di Cosenza di 13 assuntori, nonché di arrestare in flagranza di reato 2 persone e denunciarne altre 3 per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti. Inoltre, nel periodo di riferimento sono stati sequestrati anche complessivamente 113 grammi di cocaina, 10 grammi di hashish e 80 di marijuana.

 

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Contagi in aumento, a Cosenza tornano i vigili urbani con il megafono

Scene che nessuno avrebbe voluto rivedere ad un anno dall’inizio della pandemia, con i vigili urbani per strada che invitano le persone, a non assembrarsi e ad utilizzare la mascherina

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Foto e video - Francesco Greco

COSENZA – L’auto dei vigili urbani per le strade della città, e la voce dal megafono che rompe il silenzio e ci riporta indietro di un anno, quando tutta Italia ha iniziato a conoscere il Coronavirus. “Per la tutela della salute di tutti si invitano i cittadini ad evitare gli assembramenti e ad utilizzare la mascherina”.

Il messaggio è diventato come un mantra in una città che non riesce più a rispettare le regole e nella quale i contagi aumentano di giorno in giorno. Una situazione così grave che, in una Calabria ‘arancione‘, vede la città di Cosenza sempre più vicina alla zona rossa. Il particolare momento è reso più difficile dai troppi accessi in ospedale, tanto da aver portato i reparti alla saturazione.

 

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Unità di crisi, Iacucci: “vergognoso che siano esclusi gli enti locali”

Il presidente della Provincia di Cosenza Franco Iacucci interviene sulla mancata convocazione da parte della Regione degli Enti locali al tavolo dell’unità di crisi che si riunirà a breve in Cittadella

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COSENZA – È a dir poco vergognoso, tra qualche ora si riunirà un’Unità di crisi alla Cittadella regionale per discutere della forte emergenza Covid in provincia di Cosenza e a questa riunione non è stato invitato alcun rappresentante degli Enti locali. A dirlo è il presidente della Provincia di Cosenza Franco Iacucci, che ritiene sconcertante la mancata convocazione da parte della Regione degli Enti locali alla riunione indetta in Cittadella, dove si discuterà anche della preoccupante evoluzione epidemiologica sul territorio provinciale nelle ultime ore.

“Sono ormai mesi  – dichiara Iacucci – che continuo a ripetere che manca un coordinamento con la Regione Calabria. Dalla scuola ai trasporti, all’aumento dei contagi sui territori: siamo l’unica regione a non avere attuato un tavolo tecnico-istituzionale per far fronte alla pandemia. Serve concertazione, senza un dialogo, un confronto, un lavoro comune non andiamo da nessuna parte. Ognuno di noi è chiamato alle proprie responsabilità, ma agire in autonomia serve a poco. Così continuiamo solo a inseguire l’emergenza e non a combatterla. Non è possibile convocare l’Unità di crisi senza coinvolgere i sindaci, coloro che conoscono i territori, sono esposti in prima persona e continuano ad essere lasciati soli a combattere a mani nude la pandemia, nonostante sia passato più di un anno. È finito il tempo dei proclami, stiamo pagando amaramente una serie di decisioni improvvisate. Si annuncia la realizzazione di 100 posti letto Covid con l’adeguamento di “Villa Bianca”, l’assunzione di medici, infermieri e oss, ma nulla è accaduto, si decide di rafforzare la capacità di testing e in tutta la provincia di Cosenza non viene accreditato un laboratorio all’esecuzione dei test molecolari facendo gravare tutto il peso sul laboratorio dell’Annunziata e quello di Corigliano Rossano che non lavora a pieno regime, per quanto riguarda le scuole si scaricano le responsabilità su sindaci, dirigenti scolastici e famiglie, ma non ci si confronta prima con le istituzioni locali e non si lavora in sinergia per un Piano trasporti ad hoc per organizzare la ripartenza delle attività scolastiche in sicurezza. Per ultimo – conclude il presidente Iacucci – si riunisce l’Unità di crisi ma gli Enti locali, o almeno il Comitato della conferenza dei sindaci, vengono esclusi. Non è più tollerabile questa situazione, bisogna continuare ad essere vigili e non possiamo più accettare che i sindaci restino inascoltati e fuori dalla filiera delle responsabilità”.

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Provincia di Cosenza, attivati 100 posti letto. Domani unità di crisi in Regione

Al vaglio per misure più restrittive ci sono anche le città di Cosenza e Rende. Intanto l’Asp ha attivato 100 posti letto

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COSENZA – La riunione d’urgenza che si è tenuta questo pomeriggio nella sede della Provincia in Piazza XV Marzo è servita a far emergere l’apertura di nuovi posti letto nelle strutture ospedaliere del Cosentino. Presenti alla riunione il Presidente della Conferenza dei Sindaci Flavio Stasi, i primi cittadini di Cosenza e Rende, Mario Occhiuto e Marcello Manna, il presidente della provincia Francesco Iacucci, il commissario dell’Asp di Cosenza, La Regina, il commissario dell’AO Mastrobuono e il delegato della Prefettura. Stasi ha sottolineato l’esigenza di “non lasciare i sindaci da soli come fatto finora. Se i dati inoltre sono quelli che sono, sono necessarie misure restrittive e apertura posti letto dato che molti previsti non sono stati proprio realizzati. Il problema gravissimo è quello dei Pronto Soccorso”.

“Stamattina abbiamo lavorato a Rossano – ha dichiarato il commissario dell’Asp di Cosenza, La Regina – per aprire 50 posti Covid compresi quelli esistenti, e siamo arrivati a 38 più 12 mentre i 4 posti di terapia intensiva della struttura rossanese diventano posti Covid, così da trattare i pazienti gravi in nosocomio anzichè trasferirli all’Annunziata”.

La Regina ha anche ribadito l’apertura di altri 18 posti letto ad Acri e 32 a Cetraro. Persiste però, il problema del personale da impiegare”. Per quanto concerne la richiesta di riattivare l’ospedale da campo per accogliere pazienti Covid, il commissario dell’Asp ha precisato: “Con la Mastrobuono abbiamo individuato un altro stabile per definire anche lì altri posti Covid. Sull’ospedale da campo discuteremo domani all’Unità di crisi ma con le perplessità che la d.ssa Mastrobuono ha rilevato ovvero la mancanza di personale”.

La Regina ha anche risposto sulla situazione dei conti “abbiamo fatto una relazione trasmessa al tavolo Adduce perchè non potevo fare i bilanci 2018 e 2019 atteso che i consuntivi 2015, 2016 e 2017 sono al vaglio della Magistratura. Vanno valutati i contenziosi per poi ripartire con un bilancio tecnico. Ci stiamo lavorando ma attendo il personale da selezionare all’ufficio economico finanziario visto che i due dirigenti sono stati interdetti”.

La polemica tra Iacucci e Mastrobuono

A margine della riunione si è registrato un battibecco tra il presidente Iacucci e la commissaria dell’Azienda Ospedaliera Mastrobuono, la quale ha esternato il suo disappunto in merito alle critiche rivoltele per la sua assenza durante il fine settimana. Iacucci di contro, la accusa di polemiche sterili sostenendo che, considerata la grave situazione in cui versa l’Annunziata, la sua presenza è quantomai necessaria.

 

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