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Commercianti di Piazza Bilotti “una follia la doppia corsia, tornare al senso unico”

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Incontro al Comune di Cosenza e in particolare nella commissione controllo e garanzia presieduta dal consigliere Morcavallo. Gli esercenti di piazza Bilotti chiedono che si ritorni subito al senso unico di marcia, spingono per la riapertura della piazza e lo stop al pagamento della tassa sui rifiuti

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COSENZA – La richiesta ha avuto una sua prima discussione questa mattina in commissione controllo e garanzia a Palazzo dei Bruzi, presieduta dal consigliere Enrico Morcavallo. Nella prossima settimana ci sarà un nuovo appuntamento per capire la fattibilità, dopo aver sentito anche il parere della Polizia Municipale. Se ci saranno tutte le condizioni, allora la proposta sarà portata nel prossimo consiglio comunale per essere poi approvata.

È la speranza degli esercenti di Piazza Bilotti, messi in ginocchio non solo dalla crisi dovuta alla pandemia e dalla chiusura della Piazza dopo il decreto di sequestro. Chiedono con forza al Comune di Cosenza di rivedere un piano della viabilità che li penalizza per il doppio senso di circolazione attualmente in vigore sul lato ovest, dall’incrocio di Via Pompilio a quello con via Simonetta. Per gli esercenti era sperimentale e non ha dato nessun risultato anzi, ha penalizzato e continua a penalizzare tutte le attività ed è poco sicuro. Per questo bisogna tornare al senso unico di marcia non solo per permettere anche a chi è interessato a fare acquisti di poter effettuare una breve sosta, ma principalmente per una questione di sicurezza dei pedoni. Bocciata invece la possibilità di istituire un’isola pedonale allargata come aveva proposto la consigliera Apicella in subordine al ritorno al senso unico. Inoltre, nonostante il parere favorevole della procura, ancora la Piazza non è stata riaperta e questo continua a penalizzare in maniera drammatica le loro attività. Chiedono anche di sospendere il pagamento dei tributi, in particolare quello relativo alla tassa sui rifiuti.

FOTO – VIDEO F. Greco

“Come ha spiegato bene anche il presidente della commissione Morcavallo che ha deciso di ascoltarci, questa situazione del doppio senso era una sperimentazione – spiega Rovito Palma, esercente di Piazza Bilotti “e i risultati li abbiamo visti tutti. Questa follia della doppia corsia non ha modo di esistere, a cominciare dall’incolumità dei pedoni che è la prima cosa. Se una persona cammina sul marciapiede dove si trovano le nostre attività e poi esce per attraversare, è tenuto a guardare a sinistra per vedere se arrivano macchine e non a destra”. “a tutto questo si aggiunge la situazione delle nostre attività che stanno morendo, basta farci un giro e la realtà è sotto gli occhi di tutti. Stiamo vedendo morire la città soprattutto in quella zona. Prima dei lavori nella pizza avevamo perdite anche del 60/65% del fatturato. Poi, dopo i lavori e quando la corsia era unica, pian piano ci stavamo riprendendo, ora invece è un disastro. La nostra speranza è che ci ascoltino e si torni al senso unico”.

 

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Cammino di Sant’Antonio, Jorge è il primo pellegrino

Passato da Cosenza ora arriva a San Marco Argentano. Jorge è il primo pellegrino del Cammino di Sant’Antonio

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COSENZA – E’ passato anche da Cosenza ed ha visitato la Cattedrale e ora passerà da San Marco Argentano. Si chiama Jorge ed è il primo pellegrino del Cammino di Sant’Antonio, progetto voluto dai frati della Basilica di Sant’Antonio di Padova e dall’Associazione “Il Cammino di Sant’Antonio”.

Dopo aver risalito la Calabria accompagnato dalla calorosa accoglienza che la nostra regione sa offrire, domani, 22 giugno, Jorge arriverà a San Marco Argentano, luogo da cui Sant’Antonio passò sicuramente nel 1221 come attestato dalle fonti agiografiche antoniane e città in cui nel settembre del 2019, in occasione della venuta delle Reliquie del Santo, è stato inaugurato un primo tratto simbolico del Cammino.

Il passaggio di questo primo pellegrino che con i suoi suggerimenti sarà fondamentale per la definizione del percorso finale, rappresenta il coronamento di un lavoro intenso iniziato nel 2018 e che ha visto una bellissima sinergia tra Regione, Comuni, Agesci Calabria e Masci Reggio Calabria.

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Settore imprese funebri, Confapi: “sempre più in mano agli abusivi”

La filiera Confapi FICOF, costituita da numerose agenzie del settore imprese funebri della provincia di Cosenza denuncia la carenza di controllo e di regole nel settore funerario

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COSENZA – Mancano controlli e regole in un settore sempre più in mano agli abusivi. Tante infatti  le agenzie calabresi dell’industria funeraria che non sono censite, non hanno una sede fisica, non usano carri funebri e si poggiano per poter lavorare ad un consorzio. La categoria in questione, come altri settori, è in una parola, alle prese con gli stessi problemi del manifatturiero e di altri servizi. A lanciare l’allarme è la filiera Confapi FICOF, costituita da numerose agenzie del settore della provincia di Cosenza e sostenuta dal presidente di Confapi Calabria Francesco Napoli, che denuncia attraverso il suo presidente Gianfranco Baratta, una carenza di controllo e di regole.

“Anche tra le imprese funebri esiste una concorrenza low-cost di prodotti del Far East e normative locali disallineate che favoriscono attività irregolari”. Il presidente di filiera, Gianfranco Baratta afferma: “Prima di fare mercato è necessario che vengano rilasciate alle agenzie funebri le autorizzazioni. Noi, del settore non sappiamo nemmeno a quale categoria apparteniamo. Il nostro obiettivo è cambiare l’articolo 8 della legge regionale n. 48 del 29 novembre 2019. Inoltre –  continua Baratta – ci sono dei Comuni che sul trasporto della salma fanno pagare una tassa, una pratica anche questa inconsueta”.

“Come abbiamo avuto modo di verificare rispetto alle altre regioni d’Italia i requisiti sull’impresa funebre, come espressi nell’art 7 e 8, mostrano una serie di cavilli: dal possesso di una macchina di proprietà funebre, ad una sede idonea e adeguata per la trattazione degli affari, comprendente un ufficio e una sala di esposizione per gli articoli funebri, diversi dalle altre attività svolte con la stessa Partita Iva; le imprese funebri, tra le altre cose, non possono esercitare attività private in mercati paralleli, quali quelli relativi all’ambito cimiteriale e al trasporto sanitario come servizio pubblico di emergenza sanitaria”.

Per questo motivo Confapi Calabria ha pensato di mettere sul tavolo di discussione due interessanti proposte: la prima riguarda l’istituzione di un albo, la seconda l’utilizzo di un app di tracciamento delle aziende funebri che operano sul territorio.

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Migrazione sanitaria, 40% dei pazienti che va fuori è della provincia di Cosenza

A fornire i numeri della mobilità extraregionale riferiti al 2019 è il consigliere regionale del Pd, Carlo Guccione, che ha inviato una lettera al Commissario ad acta per l’attuazione del Piano di rientro, prefetto Guido Longo

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COSENZA –  Il 40% dei pazienti che emigra verso altre regioni è della provincia di Cosenza. Una percentuale impietosa quella che riguarda la migrazione sanitaria del territorio e per questo motivo Guccione ha chiesto al commissario Longo di mantenere gli impegni presi in Consiglio: bisogna rivedere la Rete ospedaliera e dell’emergenza-urgenza. I presidi di Cariati, Lungro, Mormanno, San Marco Argentano devono essere riattivati per recuperare gli 86 milioni della mobilità passiva. Da rifare anche gli Atti aziendali delle Asp calabresi non più in linea con quanto previsto nel Recovery Fund.

21.290 cosentini si sono ricoverati fuori dalla Calabria

“I dati della mobilità extraregionale, riferiti all’anno 2019, indicano che il totale dei ricoveri fuori regione è pari a 53.866 per un valore economico che supera i 220 milioni di euro: numeri non omogenei in tutto il territorio regionale visto che si registrano valori più alti nelle Asp di Cosenza e Reggio Calabria. Sono 21.290 i cosentini che si sono ricoverati in altre regioni per un valore di prestazioni di euro 86.185.423,18. Oltre il 40% dell’emigrazione sanitaria calabrese proviene dalla provincia di Cosenza. La Chirurgia generale (Codice 09), l’Ortopedia e traumatologia (Codice 36), l’Ostetricia ginecologica (Codice 37) assorbono oltre il 30 per cento di tutti i ricoveri fuori regione, sia in termini assoluti che per valori tariffari”.

Guccione ha inviato una lettera al Commissario ad acta per l’attuazione del Piano di rientro, prefetto Guido Longo per ricordagli “l’impegno preso nel corso del Consiglio regionale convocato sulla questione Sanità, è quello di mettere mano alla Rete ospedaliera e dell’emergenza-urgenze. Un atto fondamentale che permetterebbe, ad esempio, nella provincia di Cosenza il recupero di una parte degli 86 milioni che sono stati spesi per curare oltre 21 mila cosentini fuori regione in modo da ridurre, in modo significativo, i costi delle terapie oncologiche e di alcune prestazioni come Urologia (Codice 43), Ortopedia e traumatologia (Codice 36), Ostetricia ginecologica (Codice 37), e per riaprire presidi ospedalieri chiusi, quali Cariati, Lungro, San Marco Argentano, Mormanno. Bisognerebbe attuare quanto sancito dalla giurisprudenza amministrativa che impone, con sentenze definitive, la riapertura e riattivazione dei presidi ospedalieri di confine, Praia a Mare e Trebisacce. In questo modo si andrebbero a recuperare i soldi dell’emigrazione passiva, senza far ricorso a risorse aggiuntive. Inoltre, andrebbero riattivati i posti letto per acuti autorizzati e mai attivati negli ospedali Spoke e Hub della provincia di Cosenza: è come se fosse stato cancellato un intero ospedale di oltre 400 posti letto”.

“C’è bisogno di una forte capacità organizzativa e di coordinamento da parte dell’Ufficio del commissario per evitare che la Calabria, ancora una volta, si trovi agli ultimi posti. Per non rimanere indietro – prosegue Guccione – in questo processo di riforma sanitaria previsto dal Recovery Fund è fondamentale che lei, in quanto commissario alla sanità in Calabria, chieda con immediatezza di rivedere gli Atti aziendali. Non possiamo commettere gli stessi errori del passato, la pandemia ha fatto emergere tutte criticità del nostro sistema sanitario e la mancanza di una medicina territoriale adeguata. Tante risorse non sono state spese e molti investimenti sono rimasti solo sulla carta. L’Unione Europea non ammette ritardi ed errori. Dunque, non possiamo più permetterci di arrivare impreparati e senza una catena di comando”.

Il Recovery Fund e i 7 miliardi di euro

“Il Recovery Fund – sottolinea Carlo Guccione – metterà in atto una vera e propria rivoluzione e, a partire dal prossimo mese di settembre, incomincerà ad avere immediata attuazione su cinque pilastri che andranno a potenziare la sanità territoriale. L’importo previsto è di 7 miliardi di euro.

Il primo punto riguarderà il ruolo cruciale delle Case della Comunità: in Calabria ne sono previste 96, delle quali 37 nella provincia di Cosenza (una ogni 20 mila abitanti). Sono previsti poi gli Ospedali di Comunità: 38 in Calabria, 15 in provincia di Cosenza. Saranno il punto di riferimento per ricoveri brevi e per pazienti che necessitano di interventi a media/bassa intensità di cura. Un altro punto riguarda le cure domiciliari e il potenziamento della telemedicina. Si farà in modo che almeno 10 per cento della popolazione over 65 più bisognosa venga curata a domicilio. E poi ci saranno le Centrali Operative Territoriali (COT) – una ogni 100 mila abitanti – che avranno la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari e territoriali. Ultimo punto riguarderà il ruolo dei medici di famiglia. L’Unione Europea chiede di rivedere le nuove regole di ingaggio: non ci sarà solo un rapporto di liberi professionisti convenzionati, ma un rapporto più diretto col Sistema sanitario nazionale. Ogni regione – conclude il consigliere regionale – sarà chiamata a firmare un Contratto istituzionale di sviluppo che prevede un cronoprogramma specifico per la realizzazione di questa importante riforma sanitaria. La Calabria, dunque, deve fare la sua parte. Ecco perché gli Atti aziendali delle varie Asp calabresi sono tutti da rifare, non essendo in linea con quello che si dovrà realizzare da settembre in poi”.

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