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Azione Riforimsta “in scena a Cosenza un commissariamento PD senza qualità”

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Dure le critiche di Azione riformista e stoccata al commissario provinciale “ il PD, per tramite di Miccoli, non ha nulla da dire, niente da proporre, nessun contenuto da portare all’attenzione dell’opinione pubblica calabrese. Il suo unico assillo è solo quello di come escludere chi esprime un punto di vista diverso e di dissenso”

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COSENZA-  Nemmeno il tempo di dichiarare che “sogna un PD senza correnti” che al commissario provinciale del PD è arrivata già la prima stoccata ed è quella di Azione riformista CalabriaIl PD del commissario oggi ha sprecato una buona occasione – scrive l’area politico-culturale del PD – l’inaugurazione dei locali della federazione commissariata di Cosenza è stata gestita con la angusta logica propria di una gestione burocratica rivolta esclusivamente alle dinamiche correntizie interne. I giornalisti e i pochissimi militanti che hanno partecipato oggi alla conferenza stampa di Marco Miccoli sono rimasti evidentemente delusi. Invece di ascoltare, infatti, quali propositi ha il PD della provincia di Cosenza per affrontare l’emergenza sanitaria e soprattutto economica si sono ritrovati ad ascoltare uno spento commissario che si è soffermato su tematiche interne al PD e sulla tattica politica di basso cabotaggio. Insomma, una sortita quella di Miccoli senza idee e senza proposte politiche”.

“Si potrebbe convenire – scrive ancora Azione Riformista  – che oggi a Cosenza è andato in scena il vero volto di un commissariamento senza qualità, animato solo dalla volontà di dare prova muscolare della forza di detenere solo la rappresentanza legale del simbolo del PD. Del resto, non poteva essere diversamente dal momento che proprio la nomina di Miccoli è stata espressione del peggior correntismo romanocentrico. Si è avventurato, così, su un terreno assai scivoloso. Sull’organizzazione dei circoli di proprietà, oltretutto, proprio lui è il meno indicato a sollevare un problema visto che invece di affrontarlo per come e dove effettivamente si manifesta lo sta vivacemente fomentando. Gli suggeriamo, intanto, di non importare nella Federazione di Cosenza il modello romano di cui è stato protagonista. Ancora è vivo nella memoria il dossier di Fabrizio Barca sui circoli romani: inesistenti, chiusi, proprietà privata di qualche cacicco, inaccessibili ai cittadini ed ai simpatizzanti.
Oggi dobbiamo solo sperare vivamente che quegli errori non vengano riprodotti e importati in Calabria”.

“Con l’iniziativa odierna i calabresi si sono sentiti ancora più soli e defraudati, poiché hanno appreso che il PD, per tramite di Miccoli, non ha nulla da dire, niente da proporre, nessun contenuto da portare all’attenzione dell’opinione pubblica calabrese. Dei grandi temi, come quelli dell’Alta velocità, dello sviluppo infrastrutture del Sud e sulle politiche fiscali di “vantaggio”, del sostegno al reddito ed alle imprese, del rilancio del turismo e dell’agricoltura invece non abbiamo sentito neanche un accenno. L’assillo del commissario è evidentemente solo quello di come escludere non le correnti (ne abbiamo contate almeno 15 a livello nazionale alle quali in maniera riverente e con fare da semaforo Miccoli si rivolge in qualità di coordinatore della segreteria nazionale) ma chi esprime un punto di vista diverso e di dissenso.

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Teatro dell’Acquario, dalla tenda di Giangurgolo alla metafora del calabrone

Quarant’anni di successi tra salite e ricadute, fino al triste epilogo: la morte di Antonello Antonante e lo sfratto che inesorabile s’avvicina

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COSENZA – Una spiaggia. Le luci di un circo in lontananza. Antonello ripensa a quella volta in cui scappò di casa per unirsi a una compagnia circense. “Aveva quattordici anni e lasciò mia madre nella disperazione più profonda”. Carlo piange da un mese quel fratello maggiore che l’ha cresciuto. A casa Antonello alla fine ci tornò. Ma il circo, quello no, non smise mai di amarlo. Fu per questo che, quando sulla spiaggia di San Lucido (ma forse era Torremezzo!) vide quel tendone illuminato, non resistette alla tentazione: si avvicinò ed entrò. “Un giorno vorrei comprarne uno uguale”, disse Antonello al proprietario. Lui rispose: “Compra il mio allora, me ne voglio giusto liberare”. Così andò. E la storia ebbe inizio. Era il 1977. Un anno prima Antonello Antonante, Dora Ricca – che poi sarebbe diventata sua moglie – Antonella Carbone, Nello e Massimo Costabile avevano dato vita al Centro R.A.T. (ricerche audiovisive e teatrali). Una stanza lunga e stretta al civico 82 di corso Telesio, dove il gruppo organizzava proiezioni di film e incontri-dibattiti. Ogni tanto, si faceva vedere pure Marcello Walter Bruno, la cui morte sarebbe arrivata pochi giorni dopo quella di Antonello. Lo spazio angusto di quella prima sede faticava a contenere la traboccante creatività del gruppo. Il colpo di genio di Antonante fu dunque provvidenziale. Senza che ci fosse bisogno di chiedere permesso, la “Tenda di Giangurgolo” fu messa in piedi dall’oggi al domani su uno sterrato dalle parti di via Caloprese. Poi spostata nella zona dello stadio e, infine, montata su via Panebianco. Nell’inverno del 1979 una tempesta d’acqua e vento la fece volteggiare in aria, scaraventandola a terra ridotta ormai a un cencio inutilizzabile. Quietatasi la burrasca, rimaneva il ricordo delle stagioni teatrali andate in scena sotto a quel tendone da circo e delle tante compagnie venute da fuori a esibirsi. Ma il ricordo, quello da solo, non poteva bastare.

Via Galluppi, Don Pingitore e la nascita dell’Acquario

Un giorno, camminando per le strade di Cosenza, Antonello si fermò davanti a un capannone: d’improvviso gli venne in mente che, da ragazzino, era proprio lì che, di tanto in tanto, andava a tirare di scherma.

“Questo posto – ricorda suo fratello Carlo – nel tempo è stato tante cose diverse. Una palestra, un’officina per barche, una tipografia e un deposito farmaceutico”. Antonello in cuor suo aveva già deciso: lui e gli altri sarebbero ripartiti da questo stabile malmesso di via Galluppi. Rimaneva soltanto un “piccolo” dettaglio: incontrare il proprietario e convincerlo a chiudere l’accordo. Don Mario Pingitore, che nel frattempo aveva acquistato l’immobile da un imprenditore nautico di Cetraro, prese subito Antonello in simpatia. “Nonostante tutti gli sconsigliassero di affittare i locali a un gruppo di scapestrati, lui alla fine accettò.” Il Centro R.A.T aveva così trovato casa. In cambio, s’impegnava a pagare ogni sei mesi un canone di locazione pari a nove milioni di lire. Considerato che Giangurgolo se n’era volato via con tutta la sua tenda, bisognava mettersi alla ricerca di un nome nuovo. “Venne convocata una riunione – racconta Carlo – ma le versioni su questo punto sono differenti, perché qualcuno dice che il gruppo si affidò al sorteggio, qualcun altro sostiene invece che votarono per alzata di mano”. Destino o no, sappiamo come finirono le cose.

“L’acquario – spiega Carlo – simboleggia un microcosmo. Tanti pesci colorati, ognuno diverso dall’altro ma tutti parte dello stesso, unico ambiente”. I componenti della cooperativa che avevano proposto la denominazione di Teatro della Ginestra se ne fecero una ragione. Il sipario s’aprì il sette marzo del 1981. L’otto marzo si replicò. Per il gran debutto, il Teatro dell’Acquario ospitò la compagnia Libera Scena Ensemble di Napoli. Sulle tavole immacolate del palcoscenico fu rappresentato il “Woyzeck” di Georg Buchner, regia di Gennaro Vitiello. I cosentini si misero in fila. Incuriosito e senz’altro trascinato dalla passione viscerale di suo fratello, anche Carlo cominciò a bazzicare nel teatro di via Galluppi. Armato di “cato e colla”, capitava d’incontrarlo per le vie della città. La stagione teatrale dell’84 proponeva “Donne e storie di ordinaria follia” della compagnia Gran Serraglio di Torino. Lo spettacolo, che prevedeva alcuni nudi in scena, era vietato ai minori di diciotto anni. “Attaccare i manifesti e poi metterci sopra la famosa striscetta era difficile, ma eravamo obbligati, perché senza avviso rischiavamo grosso. Allora, sistemavo il rettangolo di carta intorno alla scopa e, con un veloce colpo di polso, il gioco era fatto”.

Il sogno s’infrange: arrivano i debiti e le lettere di sfratto

Quello fu anche l’anno in cui Antonello Antonante e gli altri componenti della cooperativa dovettero fare i conti con la prima seria crisi economica del teatro. “Il riconoscimento ministeriale ottenuto nel 1976 dava diritto alle sovvenzioni statali. I finanziamenti arrivavano con ritardo, ma comunque arrivavano. Quei soldi, però, da soli non erano sufficienti a fronteggiare tutte le spese e purtroppo in quei tempi, a livello di istituzioni locali, intorno al Teatro dell’Acquario c’era il deserto più assoluto”. Così un bel giorno, al posto delle avveniristiche locandine con le quali si annunciavano gli spettacoli in calendario, comparve inaspettato l’annuncio: “Signore e Signori si chiude”. Per fortuna, Regione e Comune non rimasero indifferenti al grido d’aiuto e la chiusura fu scongiurata. Le difficoltà finanziarie, tuttavia, continuarono. E s’aggravarono. La vita del Teatro dell’Acquario era costantemente appesa a un filo. Antonello, in qualità di rappresentante legale della cooperativa, somigliava tanto a un equilibrista circense, addestrato a stare in bilico sul vuoto.

“Nel 2013 – rammenta Carlo – il Centro R.A.T. si vide recapitare una lettera di sfratto da parte degli eredi di Don Mario Pingitore. Il dissesto finanziario non aveva ancora fatto il suo ingresso a Palazzo dei Bruzi e il sindaco Mario Occhiuto fu in condizione di sostenerci”. Il Teatro dell’Acquario, ancora una volta, era salvo. “Resistendo resistendo, con un colpo di teatro dopo l’altro, non siamo mai usciti di scena. Abbiamo fatto come i calabroni che sono pesanti e hanno ali troppo piccole per volare, però non lo sanno e volano lo stesso. Fuor di metafora vuol dire che gli ostacoli non sono mai mancati, ma l’amore per il teatro e la gioia per il nostro lavoro hanno sempre prevalso sulle difficoltà incontrate lungo il cammino”. Fino a quando la situazione non si è complicata. “Nel 2020 abbiamo ricevuto la seconda lettera di sfratto. La proprietà ad oggi vanta un credito di quarantamila euro e, di fronte alla nostra attuale mancanza di liquidità, si è mostrata intransigente. Allo stop forzato imposto dalla pandemia, si sono aggiunti i ritardi della burocrazia. Gli ultimi finanziamenti erogati dalla Regione si riferiscono alla produzione teatrale del 2019, mentre dal Ministero aspettiamo ancora il saldo relativo al 2021. Abbiamo provato a dire che, appena i contributi che aspettiamo arriveranno, salderemo l’intero debito accumulato. Purtroppo, non è servito a niente. Gli eredi di Don Mario Pingitore sono inamovibili. L’ufficiale giudiziario – continua Carlo – ha fissato al 15 settembre la data entro cui dovremo restituire le chiavi del teatro. La Regione si sta interessando alla vicenda. Ci hanno chiesto d’integrare alcuni documenti, ma con la morte di mio fratello è stato davvero difficile riuscire a essere tempestivi”.

Il Bistrot e quella poltrona rimasta vuota

Antonello ha varcato la porta dell’Acquario l’ultima volta lo scorso 17 giugno, per assistere al saggio finale del corso di musica. Carlo ha come la sensazione di rivederlo: “Se n’è rimasto seduto tutto il tempo in prima fila”. Antonello, malgrado l’Alzheimer ne avesse in parte minato la lucidità, era consapevole delle nubi tornate ad addensarsi sul teatro di via Galluppi. Tuttavia, caparbio e propositivo com’era, confidava che il cielo si sarebbe presto rischiarato. Invece no. “Sempre che non accada il miracolo e qualcuno ci presti quarantamila euro, saremo costretti ad andarcene. Il 22 agosto inizieremo a smontare il palcoscenico e la gradinata, poi man mano porteremo via tutto il resto”. Nella sala del suggestivo Bistrot dell’Acquario, ogni singolo oggetto emana struggente malinconia: la coppa del premio Ubu, il più importante riconoscimento del teatro italiano che il centro R.A.T. s’aggiudicò nel 2019.

La Lettera 32 che Antonello un giorno di tanti anni fa sottrasse a suo padre: “La mattina sprofondava in una delle poltrone colorate del Bistrot e, sorseggiando la sua amata gassosa al caffè, la cosa più azzardava che beveva – sorride Carlo – iniziava a battere veloce sui tasti della macchina da scrivere, fino a quando quello che leggeva non lo convinceva del tutto”. Curiosando tra i cimeli dell’Acquario sparsi qua e là, compare imponente nella sua semplicità un messaggio autografo del maestro Eduardo De Filippo, datato 24 ottobre 1984:

“Caro Antonello due righe in fretta. Non sto gran che bene, ma non voglio lasciarla senza risposta troppo a lungo. Il vostro progetto, con qualche taglio, mi andrebbe bene. Oltretutto, è da tanto che manco in Calabria e sarei contento di ritrovarvi tutti. Però non posso prendere impegni a così lungo termine, giacché da un anno sono più i giorni che sto malato che quelli in cui sto bene. E allora, secondo me, la cosa migliore sarebbe che ci risentissimo verso Aprile e se per quell’epoca mi sentirò in forze, potremo metterci d’accordo. Molti saluti per il vostro lavoro e un saluto a voi”.

Se non potrà più stare qui, su questa parete dov’è sempre stato, lo scritto incorniciato di De Filippo troverà posto su un’altra parete, in un altro teatro. “Se dobbiamo chiudere, chiudiamo. Il nostro sogno – confida Carlo – è di riaprire un nuovo teatro. Non so dove e non so quando. Si chiamerà Teatro dell’Acquario o forse Teatro Antonante, anche se mio fratello non ne sarebbe affatto contento. Schivo com’era, gli sembrerebbe eccessivo persino se gli dedicassimo soltanto una targa”. Lasciata la sede di via Galluppi, cosa succederà? “Per il momento – spiega Carlo con razionalità, mettendo da parte il cuore che soffre – ci sposteremo al Cinema Italia. L’Agenda urbana e i fondi Cis prevedono il restauro di tutta una serie di immobili situati nel centro storico. Chissà che il Teatro dell’Acquario non possa un domani tornare lì dove tutto è cominciato. Magari in uno dei tanti capannoni abbandonati sul lungo fiume di Cosenza”. In attesa di quel che sarà, a un mese esatto dalla sua scomparsa, dedichiamo ad Antonello – che dall’alto veglia sul teatro dell’Acquario e sui suoi teatranti, dovunque sarà la loro futura casa – le parole dello scrittore Fabrizio Caramagna:

“Sarò per sempre tra il sole e la luna, disse l’uomo cannone mentre il circo si faceva minuscolo dietro di lui”.

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Cosenza, il Cinema Italia rinascerà dalle proprie ceneri: il 15 settembre la riapertura

Il “Tieri” ospiterà il teatro dell’Acquario che si appresta a lasciare la storica sede di via Galluppi. Caruso: “Un patrimonio culturale da non disperdere”

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COSENZA – “Riapriremo il Cinema Teatro Italia-A.Tieri il prossimo 15 settembre 2022, con una programmazione cinematografica e teatrale a cura della Ditta CGC Sale Cinematografiche srl, vincitrice del bando per la gestione tecnica della struttura, ed il Centro R.A.T.-Teatro dell’Acquario. E’ questo l’ambizioso obiettivo che questa sera ci siamo prefissati di raggiungere con Pino Citrigno e Carlo Antonante”. E’ quanto afferma il sindaco di Cosenza, Franz Caruso, al termine dell’incontro che ha presieduto oggi pomeriggio a Palazzo dei Bruzi, con Carlo Antonante e Lulla Garofalo per il Centro R.A.T.-Teatro dell’Acquario, Pino Citrigno per la Ditta CGC Sale Cinematografiche srl, la vicesindaco Maria Pia Funaro, il Presidente della Commissione Urbanistica, Francesco Turco e il dirigente comunale del settore, Giordano Bruno.

La riunione odierna è servita a definire le procedure tecnico/burocratiche per la coesistenza virtuosa delle due importanti realtà all’interno del Cinema Teatro Italia-Tieri che, per quanto riguarda il Centro R.A.T., deve necessariamente tenere presente le esigenze legate alla tradizionale ed ampia attività formativa. Sono state, quindi, passate al vaglio e discusse varie possibili problematiche, tra cui i lavori di ristrutturazione del Cinema Teatro Italia -Tieri, inserita in Agenda Urbana, che, grazie alla ferrea volontà dell’Amministrazione Comunale di seguire un percorso di tutela e salvaguardia del centro R.A.T.-Teatro dell’Acquario, sono state superate ed unanimemente è stata decisa anche la data per la riapertura al pubblico della struttura per il prossimo 15 settembre. Si tratta, di una data simbolica per il rilancio dell’Acquario perché è il giorno in cui si dovranno consegnare le chiavi dell’immobile di via Galluppi.

“Grazie alla disponibilità di Pino Citrigno – ha concluso il Primo Cittadino di Cosenza- si è potuta stabilire una straordinaria sinergia d’intenti, di cui il Comune di Cosenza si è fatto promotore e garante, volta a non far perdere e disperdere l’importante patrimonio culturale che è rappresentato dal Centro R.A.T – Teatro dell’Acquario. Un patrimonio che, anzi, abbiamo intenzione di valorizzare insieme al Teatro Rendano ed alle Officine delle Arti per come ho, più volte, avuto modo di dire. Questo perché ritengo che si debba partire dalla salvaguardia e dal potenziamento dell’esistente per proiettarci al futuro con nuove iniziative culturali, quali l’Orchestra Sinfonica Brutia, oggi splendida realtà, costruendo un ponte tra la nostra storia e le profonde innovazioni in atto”.

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Cosenza, bonificata “la fossa dei leoni”: rimosse dodici autovetture abbandonate da anni

Gli interventi hanno interessato anche la zona dell’autostazione. Controlli dei Vigili urbani nelle frazioni della città contro gli allacci abusivi alla rete idrica

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COSENZA – Proseguono senza sosta le operazioni di bonifica del territorio avviate dall’Amministrazione comunale, sulla scorta degli indirizzi stabiliti dal Sindaco Franz Caruso, e portate avanti con il coordinamento diretto dell’Assessore alla Polizia Municipale, Manutenzione e Decoro Urbano, Francesco De Cicco e con la collaborazione dell’Assessore al Verde Pubblico e alla cura e valorizzazione delle frazioni e dei quartieri, Pasquale Sconosciuto. “Si continua, come preannunciato nei giorni scorsi – ha detto il Sindaco Franz Caruso – a bonificare la città dai rifiuti abbandonati, in luoghi diventati vere e proprie discariche a cielo aperto, ma anche a contrastare energicamente ed efficacemente il fenomeno delle autovetture abbandonate e a ripulire la città dai manufatti abusivi”.

Grazie al contributo fondamentale della Polizia Municipale, già intervenuta nei giorni scorsi in occasione dell’abbattimento del manufatto abusivo di via Sertorio Quattromani, in prossimità del Ponte Mario Martire, e dei lavoratori delle Cooperative e di Ecologia Oggi, questa mattina sono stati portati a termine incisivi interventi di bonifica nella zona compresa tra l’Autostazione (viale delle Medaglie d’oro) e Via Guido Dorso.

“Siamo intervenuti con una vera e propria task force – ha spiegato il Sindaco Franz Caruso e devo ringraziare gli Assessori Francesco De Cicco che ha coordinato le operazioni, seguendole, come è sua abitudine, passo dopo passo, e Pasquale Sconosciuto che lo ha coadiuvato da vicino. Questo ci ha consentito – ha aggiunto Franz Caruso – di condurre una accurata e capillare azione di bonifica che ha restituito alla città un’area che era stata ribattezzata “la fossa dei leoni” che da circa 30 anni era diventata terra di nessuno e vero e proprio deposito di rifiuti di ogni genere, a cielo aperto.

Contestualmente – ha detto ancora il Sindaco – è stato assestato un duro colpo al fenomeno dell’abbandono delle autovetture. In una stessa mattinata sono state ben dodici le automobili abbandonate che sono state prelevate e rimosse”. Quello che è avvenuto questa mattina è solo l’inizio di un percorso che proseguirà speditamente anche nei prossimi giorni, con ulteriori interventi che riguarderanno altri quartieri del centro e della periferia del territorio cittadino. Inoltre – ha fatto poi sapere l’Assessore De Cicco – proseguono anche l’attività di controllo sull’isola pedonale di Corso Mazzini ed il monitoraggio, soprattutto nelle frazioni, per debellare il fenomeno dell’allaccio abusivo alle condotte idriche.

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