Tradizione e innovazione premiano la Sila. Magna Graecia tra i vini migliori al mondo - QuiCosenza.it
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Tradizione e innovazione premiano la Sila. Magna Graecia tra i vini migliori al mondo

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La produzione, che si basa su un processo innovativo,  studiato dallo stesso imprenditore calabrese, per ora, è limitata. “Siamo una piccola azienda, – dice Vincenzo Granata – facciamo 50.000 bottiglie all’anno e non vogliamo aumentare la produzione”

 

COSENZA –  “Ho ereditato soprattutto la passione, che parte da una storia che ha iniziato il mio bisnonno. Oggi abbiamo un locale, nel centro del paese, dove lui faceva il vino, che è diventato un luogo di affinamento e anche di degustazione”. A parlare, esponendo le meraviglie enologiche della sua azienda, è un giovane ingegnere di Spezzano della Sila (Cosenza), Vincenzo Granata, che ha deciso di dedicarsi al settore della produzione dei vini. E, con la sua famiglia, ha creato un’azienda che si chiama Magna Graecia e che esporta il suo prodotto in Canada, Stati Uniti, Inghilterra e Giappone”, con un’occhio anche per l’industria cosmetica. “Il futuro va sempre di più in una direzione “green” e abbiamo già fatto – spiega all’AGI – delle sperimentazioni con i nostri scarti di lavorazione per utilizzarli per il benessere della persona. Perché la vinaccia e la feccia – conclude Vincenzo – sono ottimi per curare gli inestetismi della pelle, attraverso dei massaggi. E stiamo già proponendo dei percorsi ad hoc in collaborazione con alcuni centri benessere”.

Vincenzo Granata ospite ai microfoni di Rlb ha raccontato il lavoro, la passione, la tradizione che hanno portato al successo i vini Magna Graecia, un’impresa di famiglia che produce vere e proprie meraviglie enologiche. Con il guarnaccia inoltre, l’azienda ha vinto un premio importante, a Bruxelles, tra 50mila competitori di tutto il mondo

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La produzione, che si basa su un processo innovativo,  studiato dallo stesso imprenditore calabrese, per ora, è limitata. “Siamo una piccola azienda, facciamo 50.000 bottiglie all’anno e non vogliamo aumentare la produzione: per adesso – dice Vincenzo Granata – ci bastano i 22 ettari di proprietà che abbiamo. Noi oggi così riusciamo a seguire tutto il processo, dalla singola pianta alla bottiglia – afferma il giovane imprenditore – e io so, dal numero del lotto, da quale particella arriva il vino di ogni bottiglia prodotta. Ogni particella viene divisa in 4 parti e ogni parte viene concimata in maniera diversa – precisa Vincenzo – rigorosamente in maniera vegetale, utilizzando il lupino, il favino e il residuo del caffè di una torrefazione locale, che viene tritato nel terreno”. Riusciamo, con questo protocollo di lavorazione, a raccogliere poco per ogni ettaro e questo valorizza la nostra produzione: per un prodotto IGP, il disciplinare di produzione indica che si possono raccogliere fino a 150 quintali per ettaro, la DOP Terre di Cosenza arriva fino ad un massimo di 110 quintali ad ettaro e noi invece, secondo il nostro protocollo, raccogliamo solo 50 quintali ad ettaro. E poi facciamo la potatura verde: durante la maturazione del grappolo decidiamo, grappolo per grappolo, quale mandare a buon fine e quale tagliare. Raccogliamo non più di 800 grammi di frutto a pianta, ma questo – sottolinea – vuol dire avere un frutto più ricco e un sapore intenso. Con questi sistemi produciamo vini bianchi o rosati che hanno una gradazione anche di 14 gradi”. Nel pieno della produzione vengono impiegate una trentina di persone del luogo.

“La nostra prima collezione di vini – spiega – si chiama “Gaudio”, dalla località in cui si trovano i vigneti più antichi, ed è nata 10 anni fa, unendo uve autoctone ed internazionali, come il pecorello con lo chardonnet o il magliocco insieme al merlot. Ci teniamo a dire che i nostri vigneti, sia a Spezzano, nella Presila, che a Frascineto, ai piedi del Pollino, non hanno alcun impianto di irrigazione: ci affidiamo al Signore – dice Vincenzo – e questo ci garantisce il massimo del rispetto della natura. Per esempio, quest’anno abbiamo raccolto poco, a causa della siccità.Utilizziamo soprattutto il pecorello, a bacca bianca, e il magliocco e la guarnaccia nera, a bacca rossa. Con la guarnaccia – dice Granata – abbiamo fatto un grande lavoro: è un vitigno in via di estinzione, ha una bassa resa e non lo vuole lavorare più nessuno, perché è difficile nella trasformazione. Ma ci ha dato grandi soddisfazioni: è con il guarnaccia che abbiamo vinto un premio importante, a Bruxelles, tra 50mila competitori di tutto il mondo”.

Diversi i riconoscimenti ricevuti in diverse rassegne in Italia e all’estero. Tra cui, appunto, il premio del 2017 al “Concours Mondial de Bruxelles – The United Nations of Fine Wines”, dove il suo vino Baronè Rosso Guarnaccia Nera, IGT Calabria, ha ricevuto la medaglia d’oro. “Ne siamo orgogliosi, il Baronè è il nostro vino di punta, al momento – dice il giovane ingegnere – ma abbiamo diversi altri progetti allo studio”. Se la produzione segue regole antiche, qualcosa di moderno  è stato introdotto; Granata è un ingegnere è  non ha potuto sopportare che ci fossero sul mercato delle macchine che gestivano il controllo della temperatura nel procedimento di fermentazione “in modo – dice – poco efficiente”. E allora ha progettato un dispositivo che innesca la fermentazione proprio attraverso quello che lui chiama “un gioco di temperatura che provoca l’evoluzione del mosto.  Noi realizziamo così un prodotto naturale, senza addizionarlo di solfiti – dice Vincenzo – e quello che un tempo si faceva solo con il cambiamento naturale della temperatura, oggi lo facciamo digitalmente, stabilizzando la temperatura con questo sistema che ho brevettato, che invece di impiegare 4 o 5 giorni impiega solo 6 o 7 ore, con risparmio di energia e di tempo”.

Un’altra novità riguarda i tappi utilizzati. “Non usiamo più i tappi in sughero perché abbiamo trovato un ottimo sostituto naturale: è la canna da zucchero. Questo – dice – ci consente di proteggere l’ambiente, perché la lavorazione di questi tappi non necessita di tutti i bagni di acqua che servono invece al sughero. E poi il consumatore non potrà mai più sentire il sapore del sughero nel vino. Serviamo solo una ristorazione medio-alta, quindi non ci trovate nei supermercati ma solo in determinati ristoranti, in tutta Italia, ma anche all’estero. E, ovviamente, il vino è anche disponibile direttamente in sede, allo spaccio aziendale di Spezzano della Sila.    L’ingegnere-vitiviniscoltore parla, infine, dei progetti per il futuro: “Tra un po’ pensiamo di proporre una nuova etichetta – dice – di alta qualità, puntando su un vino che stiamo studiando da 10 anni: un magliocco in purezza“.

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Contagi in aumento, a Cosenza tornano i vigili urbani con il megafono

Scene che nessuno avrebbe voluto rivedere ad un anno dall’inizio della pandemia, con i vigili urbani per strada che invitano le persone, a non assembrarsi e ad utilizzare la mascherina

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Foto e video - Francesco Greco

COSENZA – L’auto dei vigili urbani per le strade della città, e la voce dal megafono che rompe il silenzio e ci riporta indietro di un anno, quando tutta Italia ha iniziato a conoscere il Coronavirus. “Per la tutela della salute di tutti si invitano i cittadini ad evitare gli assembramenti e ad utilizzare la mascherina”.

Il messaggio è diventato come un mantra in una città che non riesce più a rispettare le regole e nella quale i contagi aumentano di giorno in giorno. Una situazione così grave che, in una Calabria ‘arancione‘, vede la città di Cosenza sempre più vicina alla zona rossa. Il particolare momento è reso più difficile dai troppi accessi in ospedale, tanto da aver portato i reparti alla saturazione.

 

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Unità di crisi, Iacucci: “vergognoso che siano esclusi gli enti locali”

Il presidente della Provincia di Cosenza Franco Iacucci interviene sulla mancata convocazione da parte della Regione degli Enti locali al tavolo dell’unità di crisi che si riunirà a breve in Cittadella

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COSENZA – È a dir poco vergognoso, tra qualche ora si riunirà un’Unità di crisi alla Cittadella regionale per discutere della forte emergenza Covid in provincia di Cosenza e a questa riunione non è stato invitato alcun rappresentante degli Enti locali. A dirlo è il presidente della Provincia di Cosenza Franco Iacucci, che ritiene sconcertante la mancata convocazione da parte della Regione degli Enti locali alla riunione indetta in Cittadella, dove si discuterà anche della preoccupante evoluzione epidemiologica sul territorio provinciale nelle ultime ore.

“Sono ormai mesi  – dichiara Iacucci – che continuo a ripetere che manca un coordinamento con la Regione Calabria. Dalla scuola ai trasporti, all’aumento dei contagi sui territori: siamo l’unica regione a non avere attuato un tavolo tecnico-istituzionale per far fronte alla pandemia. Serve concertazione, senza un dialogo, un confronto, un lavoro comune non andiamo da nessuna parte. Ognuno di noi è chiamato alle proprie responsabilità, ma agire in autonomia serve a poco. Così continuiamo solo a inseguire l’emergenza e non a combatterla. Non è possibile convocare l’Unità di crisi senza coinvolgere i sindaci, coloro che conoscono i territori, sono esposti in prima persona e continuano ad essere lasciati soli a combattere a mani nude la pandemia, nonostante sia passato più di un anno. È finito il tempo dei proclami, stiamo pagando amaramente una serie di decisioni improvvisate. Si annuncia la realizzazione di 100 posti letto Covid con l’adeguamento di “Villa Bianca”, l’assunzione di medici, infermieri e oss, ma nulla è accaduto, si decide di rafforzare la capacità di testing e in tutta la provincia di Cosenza non viene accreditato un laboratorio all’esecuzione dei test molecolari facendo gravare tutto il peso sul laboratorio dell’Annunziata e quello di Corigliano Rossano che non lavora a pieno regime, per quanto riguarda le scuole si scaricano le responsabilità su sindaci, dirigenti scolastici e famiglie, ma non ci si confronta prima con le istituzioni locali e non si lavora in sinergia per un Piano trasporti ad hoc per organizzare la ripartenza delle attività scolastiche in sicurezza. Per ultimo – conclude il presidente Iacucci – si riunisce l’Unità di crisi ma gli Enti locali, o almeno il Comitato della conferenza dei sindaci, vengono esclusi. Non è più tollerabile questa situazione, bisogna continuare ad essere vigili e non possiamo più accettare che i sindaci restino inascoltati e fuori dalla filiera delle responsabilità”.

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Provincia di Cosenza, attivati 100 posti letto. Domani unità di crisi in Regione

Al vaglio per misure più restrittive ci sono anche le città di Cosenza e Rende. Intanto l’Asp ha attivato 100 posti letto

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COSENZA – La riunione d’urgenza che si è tenuta questo pomeriggio nella sede della Provincia in Piazza XV Marzo è servita a far emergere l’apertura di nuovi posti letto nelle strutture ospedaliere del Cosentino. Presenti alla riunione il Presidente della Conferenza dei Sindaci Flavio Stasi, i primi cittadini di Cosenza e Rende, Mario Occhiuto e Marcello Manna, il presidente della provincia Francesco Iacucci, il commissario dell’Asp di Cosenza, La Regina, il commissario dell’AO Mastrobuono e il delegato della Prefettura. Stasi ha sottolineato l’esigenza di “non lasciare i sindaci da soli come fatto finora. Se i dati inoltre sono quelli che sono, sono necessarie misure restrittive e apertura posti letto dato che molti previsti non sono stati proprio realizzati. Il problema gravissimo è quello dei Pronto Soccorso”.

“Stamattina abbiamo lavorato a Rossano – ha dichiarato il commissario dell’Asp di Cosenza, La Regina – per aprire 50 posti Covid compresi quelli esistenti, e siamo arrivati a 38 più 12 mentre i 4 posti di terapia intensiva della struttura rossanese diventano posti Covid, così da trattare i pazienti gravi in nosocomio anzichè trasferirli all’Annunziata”.

La Regina ha anche ribadito l’apertura di altri 18 posti letto ad Acri e 32 a Cetraro. Persiste però, il problema del personale da impiegare”. Per quanto concerne la richiesta di riattivare l’ospedale da campo per accogliere pazienti Covid, il commissario dell’Asp ha precisato: “Con la Mastrobuono abbiamo individuato un altro stabile per definire anche lì altri posti Covid. Sull’ospedale da campo discuteremo domani all’Unità di crisi ma con le perplessità che la d.ssa Mastrobuono ha rilevato ovvero la mancanza di personale”.

La Regina ha anche risposto sulla situazione dei conti “abbiamo fatto una relazione trasmessa al tavolo Adduce perchè non potevo fare i bilanci 2018 e 2019 atteso che i consuntivi 2015, 2016 e 2017 sono al vaglio della Magistratura. Vanno valutati i contenziosi per poi ripartire con un bilancio tecnico. Ci stiamo lavorando ma attendo il personale da selezionare all’ufficio economico finanziario visto che i due dirigenti sono stati interdetti”.

La polemica tra Iacucci e Mastrobuono

A margine della riunione si è registrato un battibecco tra il presidente Iacucci e la commissaria dell’Azienda Ospedaliera Mastrobuono, la quale ha esternato il suo disappunto in merito alle critiche rivoltele per la sua assenza durante il fine settimana. Iacucci di contro, la accusa di polemiche sterili sostenendo che, considerata la grave situazione in cui versa l’Annunziata, la sua presenza è quantomai necessaria.

 

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