Omicidio Lenti Gigliotti, in aula Franco Pino - QuiCosenza.it
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Omicidio Lenti Gigliotti, in aula Franco Pino

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Sul banco dei teste siede Franco Pino, imputato insieme a Francesco Patitucci del duplice omicidio dei due affiliati alla cosca. I due hanno scelto il rito ordinario

 

COSENZA – L’aula uno della Corte di Assise di Cosenza è gremita di forze dell’ordine, carabinieri e polizia, avvocati e giornalisti. Dalla cancelleria arriva il paravento sistemato davanti alla sedia su cui siederà “l’ex collaboratore di giustizia” che, per come affermerà più volte durante l’udienza “mi sento ancora un collaboratore di giustizia”.

Nell’udienza presieduta dal giudice Garofalo, a latere Granata sono presenti il pubblico ministero della Distrettuale di Catanzaro Falvo e il collegio difensivo: gli avvocati Marcello Manna, Luigi Gullo per Francesco Patitucci e Vittorio Colosimo per Franco Pino. Gli altri due imputati del duplice omicidio Gianfranco Bruni e Gianfranco Ruà scelsero il rito abbreviato e furono giudicati colpevoli e condannati a 30 anni di carcere, ma senza l’aggravante dell’associazione mafiosa, il 27 novembre del 2017. Tutti sono considerati dagli inquirenti elementi di spicco della ‘ndrangheta cosentina. Secondo gli inquirenti Francesco Lenti e Marcello Gigliotti furono uccisi attirati in una trappola perché considerati ormai scomodi e disubbidienti al clan Pino – Sena. Furono invitati ad un “maiale” a casa di Patitucci e Gigliotti venne fucilato e Lenti decapitato. I loro corpi furono ritrovati vicini, coperti dalla neve a pochi metri dall’auto completamente bruciata, all’interno della quale era stato abbandonato un fucile.

LA COLLABORAZIONE NASCE NEL 1995

Franco Pino prima di sedere si rivolge alla Corte dichiarando che non aveva chiesto il paravento ma il presidente ha chiarito che è stata una scelta della Corte stessa. Poi è la pubblica accusa a prendere la parola e Franco Pino inizia il lungo racconto.

«Sono collaboratore di giustizia a tutt’oggi e ho iniziato nel maggio 95. Dagli anni 70 fino all’87 ho fatto parte del gruppo Pino Sena. Poi mi sono staccato nell’87 da Sena e ho fatto un gruppo Pino e altri. Ho riportato diverse condanne anche per omicidio e associazione. Nell’87 ho formato un nuovo gruppo. Ho passato diverso tempo in carcere. Fino all’87 avevo fatto pochissima liberà: dal ‘78 all’87 meno di un anno di libertà. Nell’87 sono uscito a semi libertà: c’era una guerra in corso a Cosenza.  Abbiamo fatto una tregua, poi una pace con gli ex nemici e successivamente con altre persone, Arturi, Ruà e altri, abbiamo costituito un gruppo capeggiato da me. Nell’86 stavo scontando 15 anni definitivi perché in un processo fui prima assolto e poi condannato in appello; poi venni imputato nel processo “La mafia delle tre province” sulle dichiarazioni di Pino Scriva. Il gruppo avverso era Luigi Palermo, Franco Perna, Mario Pranno e i fratelli Vitelli. Poi c’era Pino Sena ed altri.

Nel ‘77 venne ucciso Luigi Palermo vicino al cinema Garden. Per questo omicidio venni arrestato io, Luigi Pirillo e dopo circa 40 giorni fummo scarcerati. Poi nasce una guerra con altre persone da parte del gruppo Perna nei confronti miei e di Sena e poi è stato un susseguirsi di sparatorie, omicidi, ferimenti e quant’altro. Inizialmente il gruppo era capeggiato da Sena Antonio, da Bruni Francesco detto “bella bella” e mio fratello che è 10 anni più grande di me. Successivamente Bruni non faceva parte più del gruppo e siamo rimasti io e Sena e lo abbiamo nominato gruppo Pino – Sena; poi dall’87, quando sono uscito in semilibertà, mi sono staccato da Sena pur rimanendo amici ma non ci trattavamo più.

Sono stato detenuto 15 anni: nel carcere di Cosenza, poi trasferito a Caltanissetta, poi a Messina e poi sono tornato a Palmi dove è iniziato il processo in cui ero imputato e nel periodo specifico 85 – 86 ero nel supercarcere di Palmi»

I COMPONENTI DEL GRUPPO PINO – SENA

«Del gruppo ne faceva parte della gente che entrava e usciva dal carcere. Non c’erano nominativi sempre uguali. In questo periodo specifico di questo gruppo Pino – Sena, Sena si trovava ai domiciliari e io detenuto. C’era Ruà Gianfranco, Bartucci Francesco, Bruni Gianfranco, Gigliotti Marcello e altri nominatici secondari che io neanche conoscevo mai frequentato. Pagani Roberto faceva parte del gruppo e prima di lui ne ha fatto parte il fratello. Fu uno dei principali artefici a consolidare la tregua tra noi e il gruppo avversario. Maurizio Lanzino non era un affiliato vero e proprio perché fratello di Ettore, ma era amico di Demetrio Amendola che faceva parte del gruppo. Non era proprio dentro al gruppo perché c’era il fratello e se doveva entrare nel gruppo era una decisione del fratello e non nostra».

LA TREGUA

«La tregua è iniziata nel 1985. Una prima pace l’ho consolidata io con Mario Pranno, prima di Natale nell’86 quando sono uscito in semilibertà. È venuto a trovarmi alla boutique dei fiori ci siamo stretti la mano e ci siamo detti “smettiamola” e tutta sta roba di pace. Mario Pranno dice sì ma si riserva: “Questa pace la gestisco io e mio fratello fino a quando Perna non riacquista definitivamente la libertà, poi vi stringete la mano con Perna e la pace è al 100%. E così fu.

La tregua dell’85: c’erano stati più di 30 omicidio non so quantificare. Io non ero nel carcere di Cosenza. Ma all’interno del carcere di Cosenza incominciano degli avvicinamenti tra padiglioni. Quelli adepti al gruppo di Sena erano al padiglione G, quelli di Perna a due padiglioni distaccati che non si incontravano mai. Poi sono iniziati degli avvicinamenti. Con il permesso di chi dirigeva all’epoca, durante le partite di pallone in carcere. Si iniziava a ragionare tra la gente dei due padiglioni e da questi avvicinamenti è iniziato un discorso di smetterla.

Contestualmente fuori, in semilibertà c’era Antonio Sena ai domiciliari che trattava con un certo Musacco per quel che mi risulta per smettere la guerra. Poi poco dopo ci fu un collaboratore di giustizia e hanno arrestato 200 persone sia dalla parte nostra che quella avversa. Poi la convenzione della pace avvenne per quello che era successo. De Rose Antonio, il collaboratore di giustizia era pure col discorso Pino Sena»

Il pubblico ministero Falvo domanda quale fosse l’atteggiamento di Pino rispetto alla tregua e alla pace

«Sena la voleva per forza perché era messo alla strette: “qua non si fanno più affari e non si campa”. Io volevo la tregua però sapevo che era un obiettivo principale e dissi: l’accetto quando la posso trattare io. Riservatevi sul mio nominativo come dalla parte avversa si riservano sul nominativo di Perna. Quando esco io e mi metterò a gestire io, vi prometto che sarò a disposizione affinchè finisca tutto. Forse alla base il motivo principale era quello economico» E sul ruolo di Pino: «Io ero stato imputato con Antonio Sena, Franco Muto di Cetraro e mio fratello Pietro perché con il gruppo di Rosarno per il 416 bis e il traffico internazionale di stupefacente ma tengo a precisare io ero innocente perché non ho mai trafficato per droga. E come infatti sono uscito assolto per il traffico di droga. Anche per il 416 bis perché collegato al traffico di droga (processo tre mafie) e collegato con i Pesce e i Piromallo di Gioia Tauro. Io i collegamenti ce li avevo ma erano sbagliati i capi di accusa. Se mi avessero accusato di omicidio era vero, per il traffico di droga non era vero. Quando Scriva parla di me non poteva sapere il collegamento nostro con questa gente e quello che questa gente ha fatto per noi».

Antonio De Rose ha sempre fatto parte del mio gruppo criminale, anche quando c’era Antonio Sena era sempre vicino a me. Oltre ad essere legato a me era legato a Gianfranco Ruà e legatissimo a Francesco Lenti che poi è stato ucciso. Era un ragazzo Francesco Lenti era legato con Marcello Gigliotti che era legato ad Arturi che era vicino a me. Feci amicizia con Gigliotti che era abbastanza legato a me. Mi risulta Lenti era legato a Gigliotti, si rispettavano moltissimo. De Rose gli voleva bene e ci teneva moltissimo».

CHI ERA FRANCESCO GIGLIOTTI: I PRIMI OMICIDI

Gigliotti Marcello l’ho conosciuto bene; di nome l’ho conosciuto fino al 79 – 80; poi successivamente ha fatto una cosa verso l’81. Senza che nessuno avesse detto niente è andato ad attentare alla vita di Carlo Rotundo uno dei nostri peggiori nemici: mentre era in piazza piccola a bordo di una Bmw blindata gli ha sparato da solo. Ma non sapeva fosse blindata e Rotundo è scappato. Ha fatto un’azione che nessuno gli aveva detto niente, per dimostrare che voleva la mia amicizia e quella di Arturi. Poi nell’82 mise la bomba alla questura di Cosenza. Lui era di idee di estrema destra e fece l’attentato alla questura perché era patito di queste cose qua. Lui proveniva dagli ambienti di estrema destra, terrorismo vero e proprio e non dagli ambienti delinquenziali. Non penso che sia stato implicato in fatti eclatanti. Lui guardava agli ideali, dei soldi non gliene importava nulla.

Se commetteva delle rapine era solo per autofinanziarsi, non era legato ai soldi più di tanto. Noi avevamo un tacito accordo con lui, senza neanche ragionare: commetteva rapine come voleva e in quantità come voleva. Lo stesso poteva fare la guerra per noi e senza avere assistenzialismo da parte nostra. Si autofinanziava, sparava per conto nostro, se aveva problemi in carcere se la sbrigava da solo, senza chiedere a noi. Se delle rapine c’era qualcosa che mi interessava mi restituiva la roba per darla ai proprietari. Siamo stati una decina di giorni in carcere insieme nella stessa cella. Lui stravedeva per me. Voleva essere un mio amico ma anche un uomo libero senza ‘ndrangheta.

Io sono stato battezzato negli anni 80 – 81 già con il grado “vangelo”. Successivamente a Palmi nell’83 mi hanno dato un altro titolo che si diceva fosse l’ultimo grado “diritto e medaglione” che Pino Scriva non poteva sapere. Gigliotti in termini criminali possiamo definirlo “un azionista” molto impegnato di spontanea volontà, allineato alle idee nostre di combattere i nemici. Le altre idee sue nessuno le ha toccate fino ad un certo periodo.

OMICIDIO SALERNI E PALMIERI

Oltre alla sparatoria della macchina blindata e all’attentato di Cosenza, a parte le sparatorie che non so quantificare: aveva un motorino Ciao all’epoca, e a parte Lenti c’erano altri tre o 4 ragazzini. Lui guidava il motorino o faceva guidare il motorino ad un altro. Si mettevano a girare così dentro Cosenza: dove vedeva gruppo Pranno e Vitelli o altri sparava a viso scoperto. Nell’85 aveva commesso il primo omicidio. Aveva ammazzato Salerni Francesco mi sembra. Era convinto che gli insidiava la moglie. Un difetto di Gigliotti che si autoconvinceva delle cose. Gli ha dato un appuntamento l’ha ammazzato e fatto sparire. E poi aveva commesso un altro omicidio alla salita di Pagliaro; una serata che pioveva e tante persone si erano rifuggiate in un portone. Tra le tante persone rifuggiate c’era Palmieri, il cognato di Carmine Pezzullo e Gigliotti lo seguiva, che lo voleva uccidere. È entrato nel portone Sergio Palmieri per ripararsi dalla pioggia, Gigliotti l’ha seguito aveva con sé questa pistola col silenziatore e gli ha sparato un colpo e l’ha ucciso. Poi hanno incolpato un certo Masala per l’omicidio. L’ha ucciso perché faceva furti e rapine e Gigliotti quando rubava oro, per la maggior parte lo vendeva a questo Palmieri.

IL MOVENTE DELL’OMICIDIO PALMIERI: LA VENDITA DI UNA PARTITA DI ORO

C’era una partita di oro in cui c’erano dei brillanti e quindi l’incasso valeva di più. È andato da questo Palmieri e gli ha detto “mi hai dato tanti soldi ma questa partita vale dieci volte tanto”. Quello gli ha detto non è vero e Palmieri si è stato zitto e si è convinto di ammazzarlo e l’ha ammazzato. Venne condannato un innocente: Masala.

Successivamente nell’87 quando ebbi la licenza di cinque giorni dal carcere Carmine pezzulli mi spiegò che Gigliotti era un pazzo: si era convinto che il cognato gli doveva dei soldi e l’ho appresi direttamente dall’interessato che era il cognato. Faceva rapine, furti. Gigliotti di testa sua nell’82 fece una rapina al dottore “X” abitante a corso Italia, quel corso lungo che poi si svoltava e si andava alla questura vecchia di Cosenza. Tra tutte le cose che rubò c’era una partita di armi, armi funzionanti da collezione e le diete tutte a Nunzio Basile, un altro personaggio della criminalità organizzata affiancato alla guerra mia di Cosenza. Gliele diede per rispetto mio. Dopo poco tempo, sono stato un paio di mesi libero dal carcere e ho saputo tutta la storia e seppi che aveva queste armi da collezioni e gliele chiesi. Me le diede. Ho chiamato ad un gioielliere amico e gli dissi a tale punto c’è una busta di armi dentro. Falle ritrovare alla polizia, a chi vuoi. Sono in un punto dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria.

IL DUPLICE OMICIDIO LENTI GIGLIOTTI

Quando avvenne l’omicidio io mi trovavo al carcere di Palmi. L’omicidio avvenne o alla fine di gennaio 86 o inizio febbraio 87. In quel periodo avevo tantissimi contatti con le persone del mio gruppo. A colloquio non gli era permesso parlarmi. Ogni tanto venivano in aula e c’erano delle sospensioni, come tutti i processi, perché duravano dalle 10 del mattino fino alle 5 – 6 del pomeriggio, anche fino a sera. C’erano sospensioni per permettere un panino e un caffè ai detenuti. Nelle sospensioni venivano parenti che portavano un termos di caffè, sotto controllo dei carabinieri e forza pubblica. Facevano avvicinare i parenti senza aprire le gabbie e distribuivano panini, caffè e bibite e c’era qualche minuto, dieci minuti di saluto. E più volte veniva, per dire, Ruà, De Rose e altri del mio gruppo con la scusa dei panini e ci salutavamo, ma era limitatissimo. Il tempo materiale di prendere il panino da questi vassoi e poi se ne andavano.

Nel tempo ho avuto modo di parlare con Patitucci, Ruà lo stesso Gigliotti, De Rose, Bruni Gianfranco, mio cognato dell’epoca, un po’ con la maggior parte delle persone che erano vicino a me e con lo stesso Sena che era ai domiciliari e lo portavano durante il processo in gabbia. I colloqui li facevo con la mia convivente e con mia madre. Erano consentiti a familiari diretti e non agli estranei. La mia compagna veniva a Palmi quasi costantemente una volta a settimana. Quando mi trovavo in carceri lontani si faceva una volta al mese. La mia compagna veniva con la macchina a Palmi. Dato che era sola molte volte veniva accompagnata da qualcuno che era vicino a me, altre volte è venuta con mia madre.

LENTI ERA UN RAGAZZO

C’era un interesse particolare nei confronti di Gigliotti ma Lenti non era destinato a nulla, non doveva essere toccato per nessun motivo. Gigliotti doveva essere ucciso perché verso ottobre, novembre ‘85 Sena era agli domiciliari veniva tradotto dai carabinieri durante i processi. Sena mi iniziò a parlare di Gigliotti garbatamente “sai tu ti fidi tanto di Gigliotti, è un confidente del dottore Calipari della questura di Cosenza”. Non ci crederò mai perché se un terrorista parla con un commissario di polizia non deve essere per forza un confidente. Sapeva tante di quelle cose. Avrebbe potuto vendere a tutti. Successivamente mi disse che voleva uccidere a Fernando Vitelli fratello di Francesco e Giuseppe Vitelli, perchè andava dietro alla moglie. Gigliotti aveva detto a Sena che come aveva occasione avrebbe ucciso Fernando Vitelli che dava fastidio alla moglie. Io non so se sia vero ma erano questi i discorsi che facevo con Sena. E Sena mi diceva “se lui tocca a Vitelli qui salta la pace: la gente non si parla, non paga più; dobbiamo sparare, dovremo camminare armati… inizia la guerra ecc.. Io ho detto “Se spara perché autorizzato da noi è una cosa e siamo complici, ma se è un fatto personale di Gigliotti che si accerta della cosa non è un fatto delinquenziale ma un fatto personale”.

Poi successivamente esce fuori che il figlio di Sena aveva visto due volte Gigliotti sotto casa del padre, di notte, perchè gli aveva vietato di uccidere Vitelli. Mi sono allarmato. Gli ho detto a Sena fammi una cortesia quando rientri a casa domani fai venire qualcuno per i panini e ci deve essere anche Marcello Gigliotti. Come infatti alla successiva udienza venne a Palmi Marcello Gigliotti, questo ragazzo Lenti, giovanissimo e Antonio De Rose. Si avvicinò alla gabbie con il solito sistema, gli ho dato la mano e ci siamo baciati da dietro la gabbia. “Marcè ma che stai combinando anche a Sena vuoi sparare? E mi ha detto di sì. Dammi la parola che la chiudi con Sena e mi ha dato la parola”. Contestualmente ho chiamo a Sena “Anto’ datevi la mano. Si sono dati la mano e l’ha chiusa”

Successivamente a questo dialogo venne perpetrata una rapina nei confronti dell’ex sindaco di Castrolibero all’epoca, il sindaco Celestino. Una grossa rapina proprio in casa. Legarono i familiari, i figli, una signora come domestica. L’hanno imbavagliato e fatto man bassa. Da questo aggiustamento con la mano tra Gigliotti e Sena, la rapina è successa nella prima 15na di gennaio ’86, mentre l’episodio lo daterei dicembre 85.

Venne Sena al processo e disse Gigliotti non è quello che vuole apparire, non è bravo come dici tu ma è un fetende perché gli ho detto che deve restituire tutto il bottino e non mi è arrivato neanche un anello. Su Sena intervenne qualcuno che disse che non era giusto quell’episodio perché quella era un persona per bene e questi fatti non dovevano succedere. Se qualche pazzo avrebbe esploso un colpo di pistola avrebbe ammazzato qualche figlio. La mancata restituzione del bottino per Sena significava perdere la faccia. Lui era qualcuno nell’ambito delinquenziale, all’epoca era una persona in vista. Sena era andato su tutte le furie per questo fatto e ha iniziato a dire “Gigliotti deve morire, Gigliotti deve morire”,  ed andava avanti dal 14 novembre ‘85 anche se gli aggiustamenti sembravano avessero portati frutti ma non so se avevano stabilito al 100% se fosse la causa scatenante dell’uccisione di Gigliotti

GIGLIOTTI E IL GRUPPO: REGISTRAVA TUTTO SU CASSETTE AUDIO

De rose lo vedeva bene Gigliotti. Da parte di Patitucci neanche c’era la volontà di ammazzare Gigliotti. Io parlavo con Sena, non avevo costanti chiarimenti con altri per discutere una faccenda così seria. Sena pressava su Ruà, su Patitucci, come su me in carcere con lo stesso tenore. Anzi mi sono dimenticato di dire che Marcello Gigliotti registrava sulle cassette tutto quello che facesse: appuntamenti, rapine, vendita di oro. Ed erano conservate in qualche posto, diceva lui. Non mi risulta che Gigliotti registrava cassette. Le cassette non furono mai trovate. Alla prima licenza ci furono discussioni, si buttava fango sulle persone per screditarlo. Non era vero niente.

Gigliotti aveva contatti con tutti anche se lo definivo un’anima libera ma era in contatto costantemente con tutti quelli che erano fuori Ruà, De Rose ecce cc. Si parlava, Gigliotti pressava andiamo a via Panebianco e ammazziamo “x”. Se le registrazioni fossero state vere avrebbero contenuto argomenti brutti per tantissime persone.

L’ATTENTATO ALLA VITA DI SENA

Il figlio di Sena, ma sono parole di Sena io non ho mai parlato con il figlio di Sena, mi sembra il figlio più grande, disse al padre che lui rincasava di sera intorno alla mezzanotte e aveva visto a Marcello Gigliotti che faceva un sopralluogo sotto la casa situata in una traversa di corso Mazzino che dava su via 24 maggio, mi sembra via Adua, all’altezza di Quintieri negozio abbigliamento: si svoltava a destra e si scendeva su via 24 maggio.

Io non ho mai detto a Sena che Gigliotti voleva ammazzarlo. Io ho cercato di risanare una situazione tra i due. Perché Gigliotti prima o poi qualcosa l’avrebbe fatta. Io ho cercato solo di risanare una frattura chiara perché era un periodo brutto specialmente nel nostro gruppo, e di chiudere tutte le discussioni»

«Sena a torto o ragione pensava che Gigliotti potesse attentare alla sua vita. Il figlio aveva riferito testuali parole: “Marcello Gigliotti sotto casa mia la notte faceva un sopralluogo. C’era un motivo specifico che Sena aveva collegato: quando qualcuno bussava alla casa di Sena, l’abitazione aveva una finestra al primo piano contestuale al portone. Quando qualcuno bussava lui si affacciava alla finestra e si faceva dire. Quindi, Sena pensava che Gigliotti avesse studiato di bussare a casa sua e, come Sena si affacciava, avrebbe sparato da sotto, dal portone alla finestra del primo piano.

Poi mi disse che era un confidente del dottore Calipari che era alla questura di Cosenza. Lui dava per certa la registrazione delle cassette. E poi il fatto della rapina e l’omicidio di Fernando Vitelli e la rapina a Celestino

LA PERSONALITA’ DI GIGLIOTTI

Gigliotti ha ammazzato una persona e l’ha fatta sparire: era Salerni, non so se si chiamasse Francesco, maggio 1985. Questo precedente dell’uccisone della persona era a conoscenza di Sena e del gruppo. Sena in una frase che lo definivano schizzo frenico diceva “questo si fissa e fa sparire le persone”. Non si fidavano per niente. Fernando Vitelli in quel periodo della tregua faceva parte del gruppo di Franco Vitelli. I gruppi erano Pranno con il fratello e il seguito; Vitelli Francesco col fratello e il seguito; i fratelli Bartolomeo che erano un gruppo anche loro. Vitelli aveva un ruolo di spicco come Pranno e Bartolomeo, un gradino sotto di Perna». Il procuratore della Dda Falvo domanda se “questo timore che Vitelli avesse mire e facesse avance alla moglie di Gigliotti era fondato?” «Non mi posso spingere nel personale, ma che erano amici e conoscenti mi risultava, ma non so a che titolo. Non so se successivamente c’è stato questo rapporto tra vitelli e la moglie di Gigliotti;

Quando c’è stata la pace non abbiamo mai parlato del passato neanche di una fesseria. Solo del futuro dal 1987 in poi. Solo nel 90 ci siamo trovato in un bar di Cosenza, ci siamo stretti la mano e abbiamo fatto la pace ufficiale con Perna. Io ho parlato con Gigliotti perché vedevo molto serio il discorso; perché se il figlio di Sena, e ci credo che l’ha visto sotto casa, la cosa è più seria di quello che sembra e mi sono preoccupato subito. Per questo ho chiamato Gigliotti perché per le altre cose non ci credo. Per Celestino non mi interessava niente. Io non ho niente contro Celestino non so neanche chi sia. Con Gigliotti avevamo un tacito accordo che facesse quello che voleva nei limiti, perché sparava contro i nemici ed era vicino a me. Tanto che se qualcuno veniva da me a chiedermi la refurtiva lui me la dava

Erano dei bravi ragazzi e si facevano volere bene. Io avevo una guerra in corso. Ero la persona più debole della delinquenza di Cosenza. Scontavo 15 anni, non avevo familiari che potevano rappresentarmi; soldi non avevo, gli avvocati mi difendevano senza che potessi pagare. Era un periodo brutto per me. Il massimo che ho fatto di libertà sono stati 5 mesi dal 1982 all’83. Nell’87 sono stato bene, ho detto la mia e quando qualcosa non mi stava bene mi contrapponevo anche contro il gigante Polifemo. In quel periodo non stavo bene ma ci tenevo ad uscire dal carcere e riprendere la mia posizione. Non è piacevole stare ad un angolo e scontare 15 anni di carcere con una revisione che puoi prenderne altri 30.

IL PRANZO A CASA DI PATITUCCI (continua…)

 

 

 

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Riapertura alle auto di Via Roma, che pensano i cosentini? Tutti (o quasi) favorevoli

Tanti favorevoli ma c’’è anche chi nutre dubbi sul beneficio di riaprire alle auto “Piazza Rodotà” e non solo tra i cittadini

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COSENZA  – La maggior parte dei residenti, ha accolto favorevolmente la decisione  di riaprire al traffico veicolare via Misasi. Decisione presa durante l’ultima giunta comunale, dove sono state discusse anche una serie di altri provvedimenti che dovrebbero cambiare la viabilità a Cosenza. Provvedimenti che in campagna elettorale Franz Caruso, aveva promesso di attuare, qualora fosse stato eletto sindaco della città. Naturalmente non manca qualche nota fuori dal coro, perché c’è anche chi nutre qualche dubbio sulla riapertura di  Piazza Rodotà, non solo tra i cittadini ma anche tra qualche rappresentante della maggioranza a Palazzo dei Bruzi, perché è vista come una decisione di “pancia”, senza aver previsto uno studio di fattibilità su un reale miglioramento in cui le auto ritorneranno a transitare per l’appunto su tutta la centralissima via Misasi.

Termometro, per i cosentini, sulla nuova delibera di giunta che mette mano alla viabilità cittadina, sono ancora una volta i social con centinaia di commenti tra chi esulta per la riapertura della strada parlando di promessa mantenuta e di una viabilità cittadina che era diventata “insostenibile e cervellotica” e chi invece bolla la decisione come “un ritorno al passato di 20 anni.”


Il comune di Cosenza, dal canto suo, ribadisce la giuste scelta fatta ieri come sottolineato anche dall’assessore Del Psi con deleghe all’Urbanistica della città Pina Incarnato “vogliamo una città realmente sostenibile – ha scritto su Facebook. Presto avremo un piano di mobilità completo e creeremo una Città vivibile, fino ad allora non possiamo avere una città congestionata dal traffico. Di seguito un esempio (prima e dopo) delle semplificazioni apportate in giunta, alcune rimodulazioni importanti per rendere la circolazione scorrevole ed evitare quindi traffico ed inquinamento. Attraversare la città non può diventare un incubo.

 

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De Cicco: “lavoriamo senza sosta per ripulire Cosenza. Dateci una mano, differenziate”

L’assessore De Cicco elogia anche l’importante lavoro che quotidianamente svolgono i circa 470 dipendenti delle cooperative sociali

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COSENZA – L’assessore del Comune di Cosenza, Francesco De Cicco, con delega alla Manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade e delle reti idriche e fognarie , Decoro urbano , Pulizia, Rapporti con la Società incaricata della raccolta dei rifiuti e dello spazzamento, Pubblica illuminazione e Segnaletica Stradale, a due mesi dall’insediamento della Giunta comunale con sindaco Franz Caruso, si ritiene soddisfatto per il lavoro sin qui svolto. Un risultato raggiunto anche grazie al prezioso contributo  degli operatori di Ecologia Oggi e all’apporto dei circa 470 operai delle cooperative sociali che operano sul territorio di tutta la città, “indistintamente- sottolinea l’assessore De Cicco – per l’opera di pulizia e spazzamento in  tutti i quartieri , da quelli del centro città fino ai più periferici”.

“Ogni cooperativa, come avvenuto circa tre anni fa, con uno specifico bando di gara,  ha un compito ben preciso – spiega ancora De Cicco  – dal verde, allo spazzamento, alla raccolta dei rifiuti. Un lavoro ineccepibile il loro, – sottolinea – perché con tante difficoltà ed un salario minimo  che percepiscono , riescono a fornire un ottimo servizio. Si può fare di più e molto di più ma c’è bisogno anche di fondi. Dopo due mesi è migliorato tutto anche il problema idrico. Poi l’appello ai cittadini “dateci una mano a far diventare Cosenza la città più pulita della Calabria. Questo è l’obiettivo che mi sono posto ion campagna elettorale Non abbandonate i rifiuti e fate la differenziata“.

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Per due giorni il Liceo Classico “Telesio” si trasforma in hub vaccinale

“Anche il nostro istituto – ha affermato la professoressa Maria Francesca Tiesi, una delle dirigenti del Liceo Classico “Telesio” – è sceso in campo per offrire questa importante opportunità, quale quella delle vaccinazioni”

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Oggi e domani al Liceo Classico “Bernardino Telesio” si svolge l’Open vax school days. L’istituto scolastico cosentino, rientra in una delle scuole della Calabria, individuate dall’assessorato all’Istruzione della Regione, per la inoculazione del vaccino a tutti i bambini calabresi dai 5 agli 11 anni. Questa attività rientra nelle iniziative promosse dalla regione Calabria, per accelerare le vaccinazioni alla popolazione studentesca. “I risultati delle prime due giornate, come aveva dichiarato qualche giorno fa Giusi Princi, vicepresidente con delega all’Istruzione , non solo avevano  rispettato le attese, ma avevano  creato quell’effetto di entusiasmo nelle famiglie e nelle Comunità che si voleva creare.

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