Ospedale di Cosenza: invalida chiede di essere accompagnata in auto, intervengono i carabinieri

Va in ospedale per ricevere cure mediche, ma sviene e finisce in pronto soccorso affermando di essere stata aggredita dalle guardie giurate

 

 

COSENZA – Litigio tra vigilantes e due signore all’ingresso del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Cosenza. Momenti di tensione si sono registrati ieri mattina all’Annunziata. Un’anziana sulla sedia a rotelle, che qualche settimana fa era stata operata per una patologia oncologica, ha chiesto di poter essere accompagnata in auto all’ingresso degli ambulatori. Al rifiuto delle guardie ne è scaturito un violento diverbio che ha portato la paziente a svenire e i carabinieri ad intervenire per placare gli animi. L’episodio è stato portato all’attenzione della dirigenza della società che gestisce il servizio di guardiania la Istituti Riuniti di Vigilanza Srl di Rende che afferma si sia trattato di una vicenda legata alle ‘cattive abitudini’ dei cosentini.

 

 

«Abbiamo una relazione di servizio che racconta come sono avvenuti i fatti. All’ingresso di via Migliori – racconta il responsabile della Istituti Riuniti di Vigilanza Srl – madre e figlia hanno chiesto di poter entrare in auto per andare in direzione sanitaria. La guardia giurata ha risposto, da quanto mi è stato riferito, che avrebbe potuto accompagnarla e poi tornare indietro per parcheggiare. La signora a quel punto ha inveito contro l’addetto di turno dicendo che era necessaria la sua presenza insieme alla madre, augurandogli di ammalarsi e chiedendo l’intervento dei carabinieri. Dopo che i militari sono giunti sul posto è poi andata in Pronto Soccorso con l’anziana e si è fatta refertare dicendo di essere stata aggredita verbalmente. Le due guardie di turno sono persone educatissime, tutti i vigilantes che lavorano per la Istituti Riuniti di Vigilanza hanno un indice di comportamento eccellente. Anzi. Ogni mese subiamo almeno due/tre aggressioni. L’ultima in ordine cronologico ha portato al ferimento di una guardia con una prognosi di trenta giorni».

 

IL RACCONTO DELLA DONNA AGGREDITA

«Sono la figlia di una donna di 75 anni, – spiega la signora protagonista del diverbio – gravemente malata e con problemi di deambulazione a causa di neuropatia diabetica ed ernia del disco, operata di tumore all’Annunziata lo scorso marzo. Ieri, Martedi 30 Aprile, alle 11.45 circa presso l’ospedale civile di Cosenza dopo aver trascorso l’intera mattinata dalle 8.00 circa, per visite mediche e controlli vari, presso diversi reparti dell’ospedale, ed essersi recata in seguito presso la vicina struttura del Mariano Santo, per mettersi in lista d’attesa per delle sedute di radioterapia, è dovuta rientrare nella struttura dell’ospedale civile, perché aveva appuntamento presso gli uffici della direzione sanitaria con una stimata assistente sociale. Entrambe stremate dalla lunga mattinata in giro per visite di controllo e giri nei vari reparti dell’ospedale (diabetologia, direzione sanitaria, Mariano Santo e poi di nuovo ospedale in direzione sanitaria) verso le 11.45, di ritorno dal Mariano Santo, chiedevo presso la guardiola dove risiedono le guardie giurate, su via Felice Migliori, se era possibile accedere per pochissimo tempo con la malata in auto, fino alla struttura della direzione sanitaria.

 

 

Avevo appuntamento con l’assistente sociale per ritirare della documentazione relativa ad altri controlli medici e chiedevo di entrare perché mia madre non riusciva più a fare un passo, però la sua presenza era indispensabile. Premetto che è invalida civile al 100% possiede il relativo tesserino rilasciato dall’Asp di Cosenza ed ha avuto il riconoscimento della legge n. 104 art. 3 comma 3 ed il codice 048. Tuttavia malgrado possieda questi requisiti non ha il cartellino di invalidità da apporre sull’auto per avere accesso con accompagnamento alle strutture pubbliche (misteri della sanità italiana). Tralasciando le trame e le burocrazie all’italiana che danno i diritti a chi non spettano e li negano a chi ne ha bisogno, torniamo alla giornata di martedi. Chiedo alla guardia all’interno del gabbiotto se è possibile accedere in auto oltre la sbarra fino in direzione sanitaria. Ci risponde di no, poiché la signora poteva tranquillamente camminare da sola e la conducente non era necessaria, (viene spontaneo chiedersi da quando le guardie giurate si sostituiscono ai medici e stabiliscono cosa gli ammalati possono o non possono fare). Gli viene risposto con la massima educazione che si trattava di pochissimo tempo e che avevamo dei documenti medici da esibire per dimostrargli che la signora era davvero malata ed aveva seri problemi a camminare da sola dopo l’estenuante mattinata e che al momento si sentiva poco bene.

 

 

Ma a quel punto senza riuscire a capire cosa si sia innescato nella mente dell’uomo, accade davvero dell’incredibile e del paradossale, invece di mostrare sensibilità e compassione verso un’ammalata oncologica, anziana, che gentilmente chiede una cortesia, lo stesso come una furia, esce urlando fuori dal gabbiotto inveendo contro di noi e non lasciandoci nessuna possibilità di spiegare, di proferire parola, di aprire bocca e urlando come un forsennato, asseriva che la signora era in grado di camminare da sola (chiedo perciò alle autorità competenti l’acquisizione delle immagini delle telecamere al fine di provare l’autenticità di quanto affermo). In questo frangente sopraggiunge un’altra auto dietro la nostra che per entrare si mette dietro la nostra e non mi consente di fare immediatamente retromarcia (stiamo parlando dell’intervallo di pochissimi secondi dovuti alla discussione in corso) mentre la guardia giurata offendeva ed ingiuriava me e mia madre, alle urla forsennate, accorre un suo collega poco distante, che dall’altro lato del finestrino invece di venire a sedare l’aggressione verbale, si mette a urlare a sua volta senza lasciare la possibilità di dare una spiegazione o capire cosa stesse succedendo. Ci dice che prenderanno il numero di targa, ci denunceranno per interruzione di pubblico servizio e ci proferiscono le peggiori offese ed ingiurie.

 

 

Ovviamente spaventate ed incredule, alquanto scioccate per quanto si stava verificando riusciamo a spostare l’auto con l’ammalata dentro in un luogo più tranquillo e sicuro, e scendo a piedi per cercare di calmare gli animi spiegando con calma quanto accaduto, che era sufficiente dire un semplice “no, non potete entrare”, e non sarebbe successo nulla, sperando che con le buone maniere e i modi civili si potesse far capire ai due soggetti che non era accaduto nulla di così grave da essere aggredite in quel modo e con tale veemenza, ma i due entrambi alterati e violenti proferivano ulteriori offese e ingiurie nei confronti miei e dell’assistente sociale dalla quale dovevo recarmi con mia madre. Nel frattempo vista la degenerazione della situazione e lo spavento, richiedevo l’intervento di una pattuglia di carabinieri prontamente sopraggiunta sul luogo, mentre mia madre veniva portata nel locale pronto soccorso poiché in lacrime, dopo essere svenuta, e visibilmente provata su una sedia a rotelle si sottoponeva alle cure del caso. Ora chiedo a questo punto se è mai possibile che due energumeni in divisa ed armati con evidenti problemi comportamentali possano aggredire persone indifese e malate all’ingresso di un ospedale, dove non si va certo per divertimento, è dunque sufficiente una semplice ed educata richiesta di accesso in auto oltre la sbarra con dentro un’ammalata grave per scatenare tanta aggressività?

 

 

Mi chiedo pertanto se i soggetti citati nel racconto di cui non ho il piacere di conoscere i nomi poiché privi di un cartellino apposto sulla divisa, vengono abitualmente sottoposti ai normali controlli medici per il rilascio del porto d’armi e i relativi controlli sull’uso di alcool o altro, se controllati qualora fossero affetti da qualche altra patologia che ne determina l’incompatibilità con la mansione da loro svolta, poiché l’insano comportamento che ne è scaturito e che ha perdurato anche successivamente all’arrivo dei carabinieri mi lascia alquanto perplessa. Il pronunciare frasi sconnesse e provocatorie come: “I miei amici li faccio entrare e te no, hai visto” dopo aver fatto entrare un’auto senza alcun apparente motivo, non si addicono certo a personale in divisa ed armato all’ingresso di un luogo pubblico come l’ospedale. Mi riservo quindi di sporgere formale denuncia di parte, per quanto accaduto. Chiedo agli organi competenti a cui seguirà un mio esposto di voler acquisire le registrazioni del sistema di videosorveglianza presente sul posto, e prendere i dovuti provvedimenti del caso, poiché quanto accaduto, che ovviamente ha attirato l’attenzione di tutti i passanti presenti, nuoce gravemente all’immagine sia della struttura ospedaliera sia dell’azienda dei due ‘sceriffi vigilantes’».

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