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Ospedale di Cosenza: invalida chiede di essere accompagnata in auto, intervengono i carabinieri

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Va in ospedale per ricevere cure mediche, ma sviene e finisce in pronto soccorso affermando di essere stata aggredita dalle guardie giurate

 

 

COSENZA – Litigio tra vigilantes e due signore all’ingresso del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Cosenza. Momenti di tensione si sono registrati ieri mattina all’Annunziata. Un’anziana sulla sedia a rotelle, che qualche settimana fa era stata operata per una patologia oncologica, ha chiesto di poter essere accompagnata in auto all’ingresso degli ambulatori. Al rifiuto delle guardie ne è scaturito un violento diverbio che ha portato la paziente a svenire e i carabinieri ad intervenire per placare gli animi. L’episodio è stato portato all’attenzione della dirigenza della società che gestisce il servizio di guardiania la Istituti Riuniti di Vigilanza Srl di Rende che afferma si sia trattato di una vicenda legata alle ‘cattive abitudini’ dei cosentini.

 

 

«Abbiamo una relazione di servizio che racconta come sono avvenuti i fatti. All’ingresso di via Migliori – racconta il responsabile della Istituti Riuniti di Vigilanza Srl – madre e figlia hanno chiesto di poter entrare in auto per andare in direzione sanitaria. La guardia giurata ha risposto, da quanto mi è stato riferito, che avrebbe potuto accompagnarla e poi tornare indietro per parcheggiare. La signora a quel punto ha inveito contro l’addetto di turno dicendo che era necessaria la sua presenza insieme alla madre, augurandogli di ammalarsi e chiedendo l’intervento dei carabinieri. Dopo che i militari sono giunti sul posto è poi andata in Pronto Soccorso con l’anziana e si è fatta refertare dicendo di essere stata aggredita verbalmente. Le due guardie di turno sono persone educatissime, tutti i vigilantes che lavorano per la Istituti Riuniti di Vigilanza hanno un indice di comportamento eccellente. Anzi. Ogni mese subiamo almeno due/tre aggressioni. L’ultima in ordine cronologico ha portato al ferimento di una guardia con una prognosi di trenta giorni».

 

IL RACCONTO DELLA DONNA AGGREDITA

«Sono la figlia di una donna di 75 anni, – spiega la signora protagonista del diverbio – gravemente malata e con problemi di deambulazione a causa di neuropatia diabetica ed ernia del disco, operata di tumore all’Annunziata lo scorso marzo. Ieri, Martedi 30 Aprile, alle 11.45 circa presso l’ospedale civile di Cosenza dopo aver trascorso l’intera mattinata dalle 8.00 circa, per visite mediche e controlli vari, presso diversi reparti dell’ospedale, ed essersi recata in seguito presso la vicina struttura del Mariano Santo, per mettersi in lista d’attesa per delle sedute di radioterapia, è dovuta rientrare nella struttura dell’ospedale civile, perché aveva appuntamento presso gli uffici della direzione sanitaria con una stimata assistente sociale. Entrambe stremate dalla lunga mattinata in giro per visite di controllo e giri nei vari reparti dell’ospedale (diabetologia, direzione sanitaria, Mariano Santo e poi di nuovo ospedale in direzione sanitaria) verso le 11.45, di ritorno dal Mariano Santo, chiedevo presso la guardiola dove risiedono le guardie giurate, su via Felice Migliori, se era possibile accedere per pochissimo tempo con la malata in auto, fino alla struttura della direzione sanitaria.

 

 

Avevo appuntamento con l’assistente sociale per ritirare della documentazione relativa ad altri controlli medici e chiedevo di entrare perché mia madre non riusciva più a fare un passo, però la sua presenza era indispensabile. Premetto che è invalida civile al 100% possiede il relativo tesserino rilasciato dall’Asp di Cosenza ed ha avuto il riconoscimento della legge n. 104 art. 3 comma 3 ed il codice 048. Tuttavia malgrado possieda questi requisiti non ha il cartellino di invalidità da apporre sull’auto per avere accesso con accompagnamento alle strutture pubbliche (misteri della sanità italiana). Tralasciando le trame e le burocrazie all’italiana che danno i diritti a chi non spettano e li negano a chi ne ha bisogno, torniamo alla giornata di martedi. Chiedo alla guardia all’interno del gabbiotto se è possibile accedere in auto oltre la sbarra fino in direzione sanitaria. Ci risponde di no, poiché la signora poteva tranquillamente camminare da sola e la conducente non era necessaria, (viene spontaneo chiedersi da quando le guardie giurate si sostituiscono ai medici e stabiliscono cosa gli ammalati possono o non possono fare). Gli viene risposto con la massima educazione che si trattava di pochissimo tempo e che avevamo dei documenti medici da esibire per dimostrargli che la signora era davvero malata ed aveva seri problemi a camminare da sola dopo l’estenuante mattinata e che al momento si sentiva poco bene.

 

 

Ma a quel punto senza riuscire a capire cosa si sia innescato nella mente dell’uomo, accade davvero dell’incredibile e del paradossale, invece di mostrare sensibilità e compassione verso un’ammalata oncologica, anziana, che gentilmente chiede una cortesia, lo stesso come una furia, esce urlando fuori dal gabbiotto inveendo contro di noi e non lasciandoci nessuna possibilità di spiegare, di proferire parola, di aprire bocca e urlando come un forsennato, asseriva che la signora era in grado di camminare da sola (chiedo perciò alle autorità competenti l’acquisizione delle immagini delle telecamere al fine di provare l’autenticità di quanto affermo). In questo frangente sopraggiunge un’altra auto dietro la nostra che per entrare si mette dietro la nostra e non mi consente di fare immediatamente retromarcia (stiamo parlando dell’intervallo di pochissimi secondi dovuti alla discussione in corso) mentre la guardia giurata offendeva ed ingiuriava me e mia madre, alle urla forsennate, accorre un suo collega poco distante, che dall’altro lato del finestrino invece di venire a sedare l’aggressione verbale, si mette a urlare a sua volta senza lasciare la possibilità di dare una spiegazione o capire cosa stesse succedendo. Ci dice che prenderanno il numero di targa, ci denunceranno per interruzione di pubblico servizio e ci proferiscono le peggiori offese ed ingiurie.

 

 

Ovviamente spaventate ed incredule, alquanto scioccate per quanto si stava verificando riusciamo a spostare l’auto con l’ammalata dentro in un luogo più tranquillo e sicuro, e scendo a piedi per cercare di calmare gli animi spiegando con calma quanto accaduto, che era sufficiente dire un semplice “no, non potete entrare”, e non sarebbe successo nulla, sperando che con le buone maniere e i modi civili si potesse far capire ai due soggetti che non era accaduto nulla di così grave da essere aggredite in quel modo e con tale veemenza, ma i due entrambi alterati e violenti proferivano ulteriori offese e ingiurie nei confronti miei e dell’assistente sociale dalla quale dovevo recarmi con mia madre. Nel frattempo vista la degenerazione della situazione e lo spavento, richiedevo l’intervento di una pattuglia di carabinieri prontamente sopraggiunta sul luogo, mentre mia madre veniva portata nel locale pronto soccorso poiché in lacrime, dopo essere svenuta, e visibilmente provata su una sedia a rotelle si sottoponeva alle cure del caso. Ora chiedo a questo punto se è mai possibile che due energumeni in divisa ed armati con evidenti problemi comportamentali possano aggredire persone indifese e malate all’ingresso di un ospedale, dove non si va certo per divertimento, è dunque sufficiente una semplice ed educata richiesta di accesso in auto oltre la sbarra con dentro un’ammalata grave per scatenare tanta aggressività?

 

 

Mi chiedo pertanto se i soggetti citati nel racconto di cui non ho il piacere di conoscere i nomi poiché privi di un cartellino apposto sulla divisa, vengono abitualmente sottoposti ai normali controlli medici per il rilascio del porto d’armi e i relativi controlli sull’uso di alcool o altro, se controllati qualora fossero affetti da qualche altra patologia che ne determina l’incompatibilità con la mansione da loro svolta, poiché l’insano comportamento che ne è scaturito e che ha perdurato anche successivamente all’arrivo dei carabinieri mi lascia alquanto perplessa. Il pronunciare frasi sconnesse e provocatorie come: “I miei amici li faccio entrare e te no, hai visto” dopo aver fatto entrare un’auto senza alcun apparente motivo, non si addicono certo a personale in divisa ed armato all’ingresso di un luogo pubblico come l’ospedale. Mi riservo quindi di sporgere formale denuncia di parte, per quanto accaduto. Chiedo agli organi competenti a cui seguirà un mio esposto di voler acquisire le registrazioni del sistema di videosorveglianza presente sul posto, e prendere i dovuti provvedimenti del caso, poiché quanto accaduto, che ovviamente ha attirato l’attenzione di tutti i passanti presenti, nuoce gravemente all’immagine sia della struttura ospedaliera sia dell’azienda dei due ‘sceriffi vigilantes’».

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Settore imprese funebri, Confapi: “sempre più in mano agli abusivi”

La filiera Confapi FICOF, costituita da numerose agenzie del settore imprese funebri della provincia di Cosenza denuncia la carenza di controllo e di regole nel settore funerario

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COSENZA – Mancano controlli e regole in un settore sempre più in mano agli abusivi. Tante infatti  le agenzie calabresi dell’industria funeraria che non sono censite, non hanno una sede fisica, non usano carri funebri e si poggiano per poter lavorare ad un consorzio. La categoria in questione, come altri settori, è in una parola, alle prese con gli stessi problemi del manifatturiero e di altri servizi. A lanciare l’allarme è la filiera Confapi FICOF, costituita da numerose agenzie del settore della provincia di Cosenza e sostenuta dal presidente di Confapi Calabria Francesco Napoli, che denuncia attraverso il suo presidente Gianfranco Baratta, una carenza di controllo e di regole.

“Anche tra le imprese funebri esiste una concorrenza low-cost di prodotti del Far East e normative locali disallineate che favoriscono attività irregolari”. Il presidente di filiera, Gianfranco Baratta afferma: “Prima di fare mercato è necessario che vengano rilasciate alle agenzie funebri le autorizzazioni. Noi, del settore non sappiamo nemmeno a quale categoria apparteniamo. Il nostro obiettivo è cambiare l’articolo 8 della legge regionale n. 48 del 29 novembre 2019. Inoltre –  continua Baratta – ci sono dei Comuni che sul trasporto della salma fanno pagare una tassa, una pratica anche questa inconsueta”.

“Come abbiamo avuto modo di verificare rispetto alle altre regioni d’Italia i requisiti sull’impresa funebre, come espressi nell’art 7 e 8, mostrano una serie di cavilli: dal possesso di una macchina di proprietà funebre, ad una sede idonea e adeguata per la trattazione degli affari, comprendente un ufficio e una sala di esposizione per gli articoli funebri, diversi dalle altre attività svolte con la stessa Partita Iva; le imprese funebri, tra le altre cose, non possono esercitare attività private in mercati paralleli, quali quelli relativi all’ambito cimiteriale e al trasporto sanitario come servizio pubblico di emergenza sanitaria”.

Per questo motivo Confapi Calabria ha pensato di mettere sul tavolo di discussione due interessanti proposte: la prima riguarda l’istituzione di un albo, la seconda l’utilizzo di un app di tracciamento delle aziende funebri che operano sul territorio.

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Migrazione sanitaria, 40% dei pazienti che va fuori è della provincia di Cosenza

A fornire i numeri della mobilità extraregionale riferiti al 2019 è il consigliere regionale del Pd, Carlo Guccione, che ha inviato una lettera al Commissario ad acta per l’attuazione del Piano di rientro, prefetto Guido Longo

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COSENZA –  Il 40% dei pazienti che emigra verso altre regioni è della provincia di Cosenza. Una percentuale impietosa quella che riguarda la migrazione sanitaria del territorio e per questo motivo Guccione ha chiesto al commissario Longo di mantenere gli impegni presi in Consiglio: bisogna rivedere la Rete ospedaliera e dell’emergenza-urgenza. I presidi di Cariati, Lungro, Mormanno, San Marco Argentano devono essere riattivati per recuperare gli 86 milioni della mobilità passiva. Da rifare anche gli Atti aziendali delle Asp calabresi non più in linea con quanto previsto nel Recovery Fund.

21.290 cosentini si sono ricoverati fuori dalla Calabria

“I dati della mobilità extraregionale, riferiti all’anno 2019, indicano che il totale dei ricoveri fuori regione è pari a 53.866 per un valore economico che supera i 220 milioni di euro: numeri non omogenei in tutto il territorio regionale visto che si registrano valori più alti nelle Asp di Cosenza e Reggio Calabria. Sono 21.290 i cosentini che si sono ricoverati in altre regioni per un valore di prestazioni di euro 86.185.423,18. Oltre il 40% dell’emigrazione sanitaria calabrese proviene dalla provincia di Cosenza. La Chirurgia generale (Codice 09), l’Ortopedia e traumatologia (Codice 36), l’Ostetricia ginecologica (Codice 37) assorbono oltre il 30 per cento di tutti i ricoveri fuori regione, sia in termini assoluti che per valori tariffari”.

Guccione ha inviato una lettera al Commissario ad acta per l’attuazione del Piano di rientro, prefetto Guido Longo per ricordagli “l’impegno preso nel corso del Consiglio regionale convocato sulla questione Sanità, è quello di mettere mano alla Rete ospedaliera e dell’emergenza-urgenze. Un atto fondamentale che permetterebbe, ad esempio, nella provincia di Cosenza il recupero di una parte degli 86 milioni che sono stati spesi per curare oltre 21 mila cosentini fuori regione in modo da ridurre, in modo significativo, i costi delle terapie oncologiche e di alcune prestazioni come Urologia (Codice 43), Ortopedia e traumatologia (Codice 36), Ostetricia ginecologica (Codice 37), e per riaprire presidi ospedalieri chiusi, quali Cariati, Lungro, San Marco Argentano, Mormanno. Bisognerebbe attuare quanto sancito dalla giurisprudenza amministrativa che impone, con sentenze definitive, la riapertura e riattivazione dei presidi ospedalieri di confine, Praia a Mare e Trebisacce. In questo modo si andrebbero a recuperare i soldi dell’emigrazione passiva, senza far ricorso a risorse aggiuntive. Inoltre, andrebbero riattivati i posti letto per acuti autorizzati e mai attivati negli ospedali Spoke e Hub della provincia di Cosenza: è come se fosse stato cancellato un intero ospedale di oltre 400 posti letto”.

“C’è bisogno di una forte capacità organizzativa e di coordinamento da parte dell’Ufficio del commissario per evitare che la Calabria, ancora una volta, si trovi agli ultimi posti. Per non rimanere indietro – prosegue Guccione – in questo processo di riforma sanitaria previsto dal Recovery Fund è fondamentale che lei, in quanto commissario alla sanità in Calabria, chieda con immediatezza di rivedere gli Atti aziendali. Non possiamo commettere gli stessi errori del passato, la pandemia ha fatto emergere tutte criticità del nostro sistema sanitario e la mancanza di una medicina territoriale adeguata. Tante risorse non sono state spese e molti investimenti sono rimasti solo sulla carta. L’Unione Europea non ammette ritardi ed errori. Dunque, non possiamo più permetterci di arrivare impreparati e senza una catena di comando”.

Il Recovery Fund e i 7 miliardi di euro

“Il Recovery Fund – sottolinea Carlo Guccione – metterà in atto una vera e propria rivoluzione e, a partire dal prossimo mese di settembre, incomincerà ad avere immediata attuazione su cinque pilastri che andranno a potenziare la sanità territoriale. L’importo previsto è di 7 miliardi di euro.

Il primo punto riguarderà il ruolo cruciale delle Case della Comunità: in Calabria ne sono previste 96, delle quali 37 nella provincia di Cosenza (una ogni 20 mila abitanti). Sono previsti poi gli Ospedali di Comunità: 38 in Calabria, 15 in provincia di Cosenza. Saranno il punto di riferimento per ricoveri brevi e per pazienti che necessitano di interventi a media/bassa intensità di cura. Un altro punto riguarda le cure domiciliari e il potenziamento della telemedicina. Si farà in modo che almeno 10 per cento della popolazione over 65 più bisognosa venga curata a domicilio. E poi ci saranno le Centrali Operative Territoriali (COT) – una ogni 100 mila abitanti – che avranno la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari e territoriali. Ultimo punto riguarderà il ruolo dei medici di famiglia. L’Unione Europea chiede di rivedere le nuove regole di ingaggio: non ci sarà solo un rapporto di liberi professionisti convenzionati, ma un rapporto più diretto col Sistema sanitario nazionale. Ogni regione – conclude il consigliere regionale – sarà chiamata a firmare un Contratto istituzionale di sviluppo che prevede un cronoprogramma specifico per la realizzazione di questa importante riforma sanitaria. La Calabria, dunque, deve fare la sua parte. Ecco perché gli Atti aziendali delle varie Asp calabresi sono tutti da rifare, non essendo in linea con quello che si dovrà realizzare da settembre in poi”.

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Cosenza, celebrato il 207° annuale di fondazione dell’Arma dei Carabinieri

Anche in ambito provinciale cerimonia in forma ridotta viste le misure di contenimento per la pandemia. Deposta, sulle note del “Silenzio” una corona d’alloro al monumento ai Caduti, eretto all’interno della caserma “Paolo Grippo”

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COSENZA – Il Prefetto di Cosenza, Cinzia Guercio, ha deposto una corona di alloro al monumento ai Caduti nella caserma “Paolo Grippo” e a margine di una breve, ma alquanto significativa cerimonia, il Col. Piero Sutera, comandante provinciale dei carabinieri di Cosenza, ha inteso sottolineare l’impegno dell’Arma nel particolare momento storico, affermando che “anche quest’anno, per il secondo anno consecutivo, ai sentimenti di gioia per la nostra festa, una festa decisamente importante, 207 anni di vita dell’Istituzione, si accompagna un pensiero connotato da dolore e tristezza per le tante famiglie che in questi drammatici mesi hanno patito la perdita dei propri cari a causa della pandemia che stiamo affrontando”.

“Proprio in questo periodo, di fronte ad una realtà economico-sociale decisamente complessa, in cui affiorano senso di smarrimento, incertezza per il domani – ha dichiarato Sutera – nuove condizioni di fragilità e diffuse situazioni di povertà, noi Carabinieri, nel solco della bicentenaria vocazione di prossimità alle nostre comunità, sentiamo ancora più forte il dovere di operare con dedizione, responsabilità e generosità, per offrire il nostro solido contributo a questa nuova fase di ripartenza e ricostruzione. Uno straordinario impegno fatto di gesti concreti, di silenzioso sacrificio al servizio del Paese e a difesa del bene comune. È un preciso dovere verso noi stessi, verso gli Italiani tutti, dovere al quale l’Arma dei Carabinieri intende fermamente tenere fede, come fa da 207 anni con spirito autentico. Ecco perché oggi, nel giorno della nostra festa, desidero rendere merito ai Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza per l’immane opera che quotidianamente compiono con fede incrollabile e per gli innumerevoli sacrifici che affrontano con straordinario spirito di servizio e generosa abnegazione”.

Il bilancio del Comando Provinciale di Cosenza

Nel giorno della festa, come è tradizione, viene anche tracciato un bilancio di sintesi del contributo assicurato nell’ultimo anno dai Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza per garantire la sicurezza pubblica ed il sereno fruire del vivere civile nella nostra provincia.
Il lavoro portato avanti negli ultimi dodici mesi è stato ovviamente caratterizzato dall’emergenza pandemica in atto ed in questo quadro l’azione del Comando Provinciale Carabinieri di Cosenza è stata particolarmente efficace ed apprezzata. I Carabinieri hanno operato, come sempre, in prima linea, in piena sinergia con le altre forze in campo. Ne sono tangibile prova i 9.212 servizi preventivi volti ad assicurare la vigilanza del rispetto delle misure per contenere la diffusione del Covid-19, nonché le diverse iniziative tese a garantire assistenza alle fasce più fragili delle popolazione: tra queste meritano certamente una citazione le tante pensioni ritirate, mensilmente, dai Comandanti delle Stazione Carabinieri presso gli Uffici Postali della provincia, a beneficio degli anziani che ne hanno fatto richiesta; le diverse decine di farmaci salvavita consegnati a malati impossibilitati a muoversi; le attività di distribuzione con consegna a domicilio agli studenti degli apparati tecnologici (pc, tablet, ecc.) necessari per avviare la didattica a distanza; i numerosi servizi finalizzati alla distribuzione dei vaccini. A questa non facile opera, che presuppone un’attenta capacità di ascolto dei bisogni più minuti della gente, si è affiancata l’azione quotidianamente svolta dai 99 presidi dell’Arma operanti nella provincia di Cosenza a tutela della collettività ed a difesa della legalità.

In un costante sforzo per rafforzare l’attività preventiva svolta attraverso la progressiva ottimizzazione dell’impiego delle risorse disponibili, è stato conseguito un sensibile incremento delle attività di pattugliamento del territorio: da gennaio di quest’anno le Stazioni e le componenti radiomobili delle Compagnie hanno messo in campo una media di 150 servizi al giorno, una presenza capillare e solida sul territorio, capace di intervenire con tempestività ed efficacia ad ogni richiesta dei cittadini. In tale ambito sono stati controllati su strada 142.003 mila mezzi ed identificate oltre 182.000 mila persone.

Per riassumere l’ampiezza del lavoro svolto dall’Arma nella provincia di Cosenza contro ogni forma di illegalità è indispensabile richiamare alcuni significativi dati: in un anno, da giugno 2020 ad oggi, i Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza hanno perseguito 14.226 reati, deferendo in stato di libertà 4.515 persone e traendone in arresto ulteriori 644. Questa alacre azione investigativa è stata condotta con l’efficace coordinamento delle Procure della Repubblica di Cosenza, Paola e Castrovillari, nonché della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro.

Overture e Katarion

Una particolare menzione a due importanti operazioni di polizia giudiziaria, entrambe coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro: l’indagine “Overture” del 25 giugno del 2020 con cui sono stati decapitati due gruppi criminali, espressione della storica consorteria mafiosa “Perna-Pranno” (poi ridenominata “Lanzino-Cicero”) operante in Cosenza, ritenuti responsabili, a vario titolo, di “associazione di tipo mafioso”, ”associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti”, “tentata estorsione”, “detenzione e porto illegale di armi da fuoco”, “lesioni personali”, “ricettazione” e “furto”.

Poi l’attività “Katarion” del 10 marzo 2021, conclusasi con l’esecuzione di 33 misure cautelari nei confronti di soggetti sodali alla cosca “Muto” di Cetraro, ritenuti responsabili, a vario titolo, di “associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze, estorsione tentata e consumata aggravata dal metodo mafioso e detenzione illegale di armi da fuoco”.

Nello stesso periodo, nel settore degli stupefacenti, sono state eseguite 113 misure cautelari, sono stati tratti in arresto in flagranza di reato 103 spacciatori, deferiti in stato di libertà ulteriori 176 pusher, segnalati alla Prefettura per gli aspetti amministrativi 430 assuntori, sequestrando complessivamente oltre 21 kg di stupefacente di varia tipologia.

Truffe sul reddito di cittadinanza

Non meno rilevante, nell’ultimo anno, è stata l’attività svolta dai Carabinieri di Cosenza nel settore delle truffe ai danni dello Stato ed, in particolare, nei confronti di coloro che indebitamente percepiscono il beneficio del “reddito di cittadinanza”. In tale specifico ambito operativo, nel periodo considerato, sono stati scovati e denunciati all’Autorità giudiziaria 317 soggetti, accertando un danno per le casse dello Stato ammontante a circa un milione di euro, risorse sottratte a coloro i quali veramente vivono in condizioni di grave disagio economico.

Attenzione alla salute e all’ambiente

Ma l’Arma è in prima linea anche nella prevenzione e nel contrasto di tutte quelle forme di illegalità che attentano alla salute, all’ambiente, al patrimonio culturale ed al mondo del lavoro. Ne sono prova le 200 ispezioni in materia di produzione alimentare eseguite nell’ultimo anno dai Carabinieri del NAS di Cosenza, che hanno segnalato all’Autorità giudiziaria e sanitaria complessivamente più di 100 violazioni, tra cui meritano una particolare citazione le attività svolte nelle RSA a tutela della salute degli anziani ivi ricoverati; o ancora l’attività compiuta dal Gruppo Carabinieri Forestale e dal NOE, che hanno portato alla luce ben 795 infrazioni con 292 sequestri; ed infine i numerosi accessi ispettivi effettuati dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Cosenza, che hanno tra l’altro evidenziato inumane e non più tollerabili forme di sfruttamento dei lavoratori. Le innumerevoli attività svolte nel corso di quest’anno costituiscono altri fondamentali tasselli della storia dell’Arma dei Carabinieri, che è e sarà sempre un “patrimonio delle comunità”, oggi come ieri e domani come oggi.

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