Lande Desolate, indagati anche i politici Nicola Adamo ed Enza Bruno Bossio - QuiCosenza.it
Ritrovaci sui social

Calabria

Lande Desolate, indagati anche i politici Nicola Adamo ed Enza Bruno Bossio

Avatar

Pubblicato

il

L’inchiesta condotta dalla Distrettuale di Catanzaro chiude un primo step con l’avviso di conclusione indagini per 19 indagati tra cui compaiono i big della politica calabrese

 

COSENZA – Tanti i nomi illustri in una operazione che a dicembre scorso ha visto eseguire, nelle province di Cosenza, Catanzaro e Roma, misure cautelari personali nei confronti di 16 soggetti, tra cui dirigenti della Regione Calabria e dipendenti pubblici nonché un imprenditore legato alla cosca Muto di Cetraro, e politici, tra cui il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, indagati a vario titolo per falso ideologico, falso materiale, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio, abuso d’ufficio. Ma nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari spuntano due nuovi nomi quello di Adamo e di Bruno Bossio big della politica di sinistra

Dovranno difendersi da 20 capi di imputazione Giorgio Ottavio Barbieri 43 anni di Roma, Carlo cittadini, 44 anni di Roma, Vincenzo De Caro, 67 anni di Cosenza, Ettore Della Fazia 69 anni di Dogliola, Giovambattista Falvo 63 anni di Decollatura (Cz), Gianluca Guarnaccia, 44 anni di Cosenza, Carmine Guido 69 anni di Cosenza, Rosaria Guzzo, 64 anni di San Giovanni in Fiore (Cs), Pasquale Latella 55 anni di Reggio Calabria, Damiano Francesco Mele, 54 anni Celico (Cs), Gerardo Mario Oliverio, 66 anni di San Giovanni in Fiore (Cs), Marco Oliverio, 45 anni di Cosenza, Paola Rizzo, 50 anni di Catanzaro, Marco Trozzo, 47 anni nato in America e residente a Cosenza, Francesco Tucci 69 anni di Cosenza, Luigi Giuseppe Zinno, 65 anni di Marano Marchesato (Cs), Arturo Veltri, 37 anni di Cosenza, Vincenza Bruno Bossio 62 anni di Grimaldi (Cs),  Adamo Nicola 62 anni di Cosenza.

Secondo gli inquirenti le attività investigative hanno consentito di ricostruire e riscontrare documentalmente plurime violazioni e irregolarità nella gestione e conduzione degli appalti per l’ammodernamento dell’aviosuperficie di Scalea e degli impianti sciistici di Lorica, nonché nella successiva fase di erogazione di finanziamenti pubblici; in particolare sarebbe emerso “il completo asservimento di pubblici ufficiali, anche titolari di importanti e strategici uffici presso la Regione Calabria, alle esigenze del privato imprenditore attraverso una consapevole e reiterata falsificazione dei vari stati di avanzamento lavori, ovvero l’attestazione nei documenti ufficiali di lavori non eseguiti al fine di far ottenere all’imprenditore l’erogazione di ulteriori finanziamenti comunitari altrimenti non spettanti.

Per la Distrettuale le indagini hanno fatto luce su un diffuso sistema illecito che, attraverso la reiterata commissione di falsi, abusi e atti corruttivi, ha compromesso il corretto impiego delle risorse pubbliche non consentendo lo sviluppo e la crescita del territorio, l’elevazione del livello dei servizi resi al cittadino e costituendo, di fatto, un ostacolo alla realizzazione del potenziale di crescita che il territorio è in grado di esprimere.

Le pressioni di Adamo e Bruno Bossio su Tucci

Tra i vari capi di accusa spuntano anche Nicola Adamo ed Enza Bruno Bossio (deputata del Pd), marito e moglie  “esponenti politici di rilievo nella regione Calabria e a livello nazionale” che dovranno rispondere di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, con l’aggravante che si tratta di pubblici impieghi, in concorso con il presidente della regione Calabria Mario Oliverio, Giorgio Ottavio Barbieri rappresentante legale della “Lorika Ski”, Francesco Tucci direttore dei lavori, stringevano un accordo illecito per effetto del quale Tucci, direttore dei lavori, per compiere atti contrari ai propri doveri di ufficio, consistiti nell’adoperarsi concretamente sia presso i subappaltatori che presso l’ufficio tecnico del comune di Cosenza, ai fini del rallentamento dei lavori in corso a piazza Bilotti, allo stesso gruppo Barbieri affidati, ottenendo una proroga sui tempi di consegna e ricevendo, Tucci in via indiretta e Barbieri come esecutore dei lavori, come corrispettivo ulteriori finanziamenti da parte del presidente Oliverio sebbene non dovuti, né legittimamente esigibili”.

Ancora nel capo di imputazione di riferimento si legge che tutto ciò avveniva “nonostante la consapevolezza del Presidente della crisi finanziaria in cui versava il gruppo Barbierie della conseguente incapacità tecnica e finanziaria di portare a termine i lavori. Accordo concluso con l’attiva partecipazione di Nicola Adamo e Enza Bruno Bossio che facevano pressioni su Tucci, affinchè aderisse alla richiesta del presidente della regione Calabria di allentare i lavori su piazza Bilotti chiedendogli anche di inibire l’accesso al cantiere aMario Occhiuto e Giulia Fresca, rispettivamente sindaco e assessore ai Lavori pubblici del comune di Cosenza.

In particolare, Oliverio, agendo per un mero tornaconto politico – consistito nel private Mario Occhiuto della possibilità di pregiarsi della inaugurazione/realizzazione dell’opera pubblica di “Piazza Bilotti”, in vista delle imminenti elezioni politiche a seguito del commissariamento del Comune di Cosenza – ripagava Tucci e Barbieri, che ne avevano assecondato gli interessi politico-elettorali a Cosenza, ritardando la conclusione dell’opera, proponeva, come unico proponente, la delibera di “utilizzo temporaneo delle risorse in conto residuo”, determinando la Giunta regionale a stanziare in bilancio una ulteriore tranche di finanziamento comunitario da destinare (tra gli altri e in misura notevolmente superiore) al gruppo Barbieri per l’implementazione dei lavori in corso a Lorica, per un importo di 4,2 milioni di euro circa”

Per gli inquirenti Barbieri è collegato alla cosca “Muto” e infatti il capo di imputazione in questione termina con “l’aggravante per Barbieri in quanto avrebbe agevolato le attività illecite della cosca, confluendo nella bacinella almeno in parte i proventi dell’azione illecita, implementando il potere economico e la capacità di controllo del territorio tramite attività economiche apparentemente legali”

Oliverio “paga” i lavori incompleti di Barbieri

Oliverio dovrà rispondere anche di abuso d’ufficio. Per gli inquirenti è colpevole insieme a “Barbieri, in qualità di istigatore, determinatore e beneficiario finale, in via diretta, della complessiva condotta criminosa; Tucci, di determinatore, nonche beneficiario anche in via mediate della complessiva condotta criminosa nella sua qualità di direttore del lavori quale persona di stretta fiducia di Barbieri, si adoperava presso il Dirigente Zinno e il Rup Mele affinché liquidassero somme per lavori incompleti cosi consentendo loro di locupletare ulteriori finanziamenti pubblici, anche copertura dei costi, senza attingere a capitali privati; Zinno, recependo l’istigazione, si adoperava presso il Presidente di Regione Oliverio come presso il Rup Mele, nonostante la consapevolezza della propria incompetenza amministrativa in ordine alla Linea 5, in cui ricadeva la seggiovia da finanziare, di contro appannaggio del Dipartimento Turismo della Regione Calabria;

Mele, in qualità di Rup, sebbene consapevole della incompiutezza delle opere e dello stallo complessivo in cui versavano, tra l’altro del mancato montaggio e conseguente allestimento della seggiovia, omettendo strumentalmente qualsivoglia verifica della effettiva capacità di spesa dell’Ente beneficiario in relazione ai lavori in corso di esecuzione da parte della società di Barbieri; Veltri, in macroscopico conflitto di interessi, compulsava il Presidente Oliverio a finanziare e così liquidare opere e interventi incompiuti, omettendo di astenersi sebbene portatore di un proprio interesse personale e privato, poichè titolare di incarico in Regione presso il Dipartimento Programmazione Nazionale e Comunitaria e alto stesso tempo amministratore già di fatto della “Lorica SKI” beneficiaria degli stessi finanziamenti pretesi;

Oliverio, nella sua qualità di Presidente di Regione, recepiva e assecondava le richieste di Zinno e Veltri, consapevole delle incompiutezza dei lavori presso il cantiere, tra cui, la mancata installazione della seggiovia, altresì, consapevole della incapacità tecnica e finanziaria del gruppo Barbieri di assolvere all’obbligo contrattualmente assunto di co-finanziare i lavori con proprio capitale privato, provocava ben due incontri in cui disponeva di procedere a liquidate l’intero importo richiestogli (dal gruppo Barbieri), alla Stazione appaltante ai fini del successivo accredita alla Lorica SKI di Barbieri, cosi “accollando” alla Regione Calabria, per intero, il costo dei lavori; costoro, intenzionalmente, in costante e reciproca collusione, assumendosene la responsabilità, anche, politico-amministrativa dell’adottando atto, inducevano il Responsabile di Linea, come il Dirigente di Settore e il Dirigente Generale (Responsabile Settore V) ad adottare il decreto n. 16003 in data 23.12.2015 di liquidazione di 2.900.000 euro in favore del Comune di Pedace (capofila associazione dei Comuni), da erogarsi alla società “Lorica Ski’, a copertura dei lavori apparentemente eseguiti a Lorica; con le condotte prescritte, procuravano un ingiusto vantaggio patrimoniale a Barbieri, consistito nel risparmio derivante dal mancato versamento della quota a suo carico stabilita di finanziamento (privato) per l’esecuzione dei lavori, per I’effetto finanziato interamente della Regione Calabria mediante fondi di matrice comunitaria POR 2007-2013; con correlato danno della stessa Regione Calabria, a carico della quale l’esborso si sarebbe consolidato.

Barbieri e la cosca Muto

L’imprenditore romano per gli inquirenti avrebbe dunque favorito la cosca Muto veicolando una fetta del denaro nella bacinella della cosca per “implementare il potere economico e la capacità di controllo del territorio tramite attività economiche apparentemente legali”. Ma per la Corte di Cassazione Barbieri non è persona intranea né concorrente esterno al clan Muto. Con questa sentenza il Tribunale del Riesame ha escluso completamente l’aggravante del metodo mafioso contestata all’imprenditore.

Tutto da vedere dunque per Barbieri che è imputato in un altro processo “5 Lustri – Frontiera”. In questa nuova inchiesta dovrà rispondere di 18 capi di imputazione dell’avviso firmato dal sostituto procuratore Calcagno e dal procuratore aggiunto della Dda Vincenzo Luberto. Durante la conferenza stampa Gratteri dichiarò: “Tutto ruota attorno a tre importanti opere: l’impianto sciistico di Lorica, l’aerosuperficie di Scalea e piazza Bilotti a Cosenza, tutti lavori portati avanti dalla ditta Bilotti. Per quanto riguarda le prime due opere, queste sono rimaste incompiute. “Sostanzialmente abbiamo documentato tre stati di avanzamento lavori dove veniva dichiarato che l’opera era al 95% ma per noi – spiega Gratteri – non era neanche al 20%. Quando collaudatori e funzionari della regione certificavano che l’opera era al 95% si alzava l’elicottero della guardia di finanza, che vedeva come al posto dell’elisoccorso c’era una pista di terra battuta mentre si dichiarava che c’erano addirittura le lampadine. Così come per l’opera di Lorica; dicevano che c’era la cabinovia, ma le cabinovie erano ancora in Svizzera. E sono andati tutti in Svizzera a vederle”.

Nel collegio difensivo tra gli altri gli avvocati Franco Sammarco, Nicola Rendace, Giuseppe Lanzino, Angelo Pugliese, Giuliana Ricioppo, Filippo Cinnante, Enzo Belvedere, Vincenzo Adamo, Paolo Greco, Riccardo Panno

 

Il commento sul profilo Facebook della Bruno Bossio

«Sono appena uscita dalla sala operatoria e ho trovato il mio telefono pieno di messaggi di solidarietà. Non capivo cosa fosse successo visto che l’operazione non era così grave.
Poi ho capito.
È accaduto quello che i magistrati (anzi i Pm) hanno annunciato fin dal primo giorno dell’inchiesta, nella conferenza stampa del 17 dicembre.
Sarei indagata per un sms di protesta inviato al direttore dei lavori di piazza Bilotti (opera appaltata e aggiudicata dal comune di Cosenza) poiché continuava ad autorizzare l’ingresso in cantiere di un ex sindaco che da semplice cittadino si comportava come se l’opera fosse COSA SUA.
Incredibile ma vero i Pm hanno considerato evidentemente legittima l’arbitraria presenza di Occhiuto (non più sindaco di Cosenza) in un luogo dove potevano esserci solo ADDETTI AI LAVORI, mentre meritevole di approfondimento di indagine la mia azione atta a ristabilire la legalità.

Tutti questi elementi quindi mi fanno stare serena personalmente (un po’ meno per la tenuta democratica) e aspetto con fiducia il lavoro della magistratura giudicante che saprà distinguere il reato dalla persona perseguita».

Calabria

Carabinieri salvano 7 cuccioli, 23enne denunciato per abbandono di animali

Erano appena nati ed erano stati abbandonati in un terreno incolto. I carabinieri sono riusciti a risalire ad un giovane grazie alle telecamere di videosorveglianza

Avatar

Pubblicato

il

Scritto da

 

BRANCALEONE (RC) – I carabinieri hanno rinvenuto 7 cuccioli di cane appena nati che erano stati abbandonati in un terreno incolto e denunciato un 23enne del posto per abbandono di animali, scoperto tramite le telecamere di videosorveglianza. Tutto è accaduto nel fine settimana quando i militari, nel corso di una normale pattuglia, hanno sentito dei lamenti provenire da un terreno incolto, non distante dal campo sportivo comunale.

Avvicinatisi per controllare hanno notato, all’interno di un vecchio forno da cucina abbandonato, la presenza di sette cuccioli di cane meticci. Nati verosimilmente da pochi giorni e con gli occhi ancora socchiusi, i piccoli hanno toccato i cuori dei giovani carabinieri che li hanno trovati, i quali si sono subito adoperati per trovare loro una sistemazione, grazie anche al contributo del sindaco di Brancaleone, il quale li ha dapprima portati con sé e poi affidati all’associazione no profit “Anime randagie” di Bovalino, dove sono tuttora accuditi ed in cerca di un padrone.

Parallelamente, i militari si sono subito messi alla ricerca dei responsabili di un atto così odioso e i risultati non si sono fatti attendere: tramite la visione di una telecamera comunale situata nelle vicinanze, i Carabinieri hanno potuto ricostruire tutta la scena, risalendo infine al responsabile del reato, individuato in A.B., 23enne del posto, il quale è stato deferito alla Procura della Repubblica di Locri e dovrà ora rispondere del reato di abbandono di animali.

Continua a leggere

Calabria

Sequestrate 2.500 piante di marijuana, tre arresti in flagranza

Tre persone sono state arrestate in flagranza di reato per coltivazione illecita di sostanza stupefacente

Avatar

Pubblicato

il

Scritto da

GIOIA TAURO (RC) – I carabinieri hanno arrestato a Gioia Tauro, i 3 soggetti, due di Rosarno ed uno di Anoia. Nel corso di un servizio di controllo del territorio, i militari sono stati attirati da un forte odore di marijuana proveniente da un appezzamento di terreno tra contrada Vena e contrada Gabellone, e precisamente in una traversa insita nella strada provinciale che da Rizziconi conduce a Cittanova.

L’intervento è stato immediato e i carabinieri hanno sorpreso all’interno dell’appezzamento di terreno, in parte delimitato da un muro, persone intente alla raccolta di numerose piante di marjiuana, di tipo “olandese nana”. Fatta irruzione nel terreno, tre soggetti, accortisi della presenza dei carabinieri, hanno tentato la fuga tra i campi circostanti, ma sono stati raggiunti e bloccati. Sull’area sono state rinvenute quasi 2.500 piante, la maggior parte delle quali è stata distrutta sul posto, previa campionatura di una parte che è stata sequestrata unitamente al materiale utilizzato per l’irrigazione.

I tre arrestati sono stati posti a disposizione dell’Autorità Giudiziaria presso il tribunale di Palmi e, dopo l’udienza di convalida, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari. Sempre a Rizziconi, già nel mese di agosto, i carabinieri avevano rinvenuto un’altra coltivazione costituita da circa 250 piante di marijuana, situata in area scoscesa e difficile da raggiungere. Da inizio estate, nei territori di Gioia Tauro, Palmi e Taurianova, sono state scoperte e distrutte quasi 9.000 piante di “Cannabis” e arrestate in flagranza di reato, 6 persone.

Continua a leggere

Calabria

Migranti, due sbarchi in un giorno a Roccella. Salvini: “Lamorgese dove sei?”

Due sbarchi in una sola giornata nella Locride, 53 persone e poi altre 68 tutte condotte e accolte nel porto di Roccella Jonica

Avatar

Pubblicato

il

Scritto da

 

ROCCELLA IONICA (RC) – Cinquantatrè migranti, tra cui 2 donne e 5 minori, sono giunti ieri nel porto di Roccella Ionica dopo essere stati soccorsi in mare, mentre si trovavano su una barca a vela, dalla Guardia costiera e dalla sezione navale della Guardia di Finanza. I migranti sono stati trasbordati su una delle unità navali della Guardia Costiera e condotti in sicurezza fino a Roccella Ionica. Dopo lo sbarco, tutti i migranti sono stati sottoposti al test del tampone molecolare e successivamente sistemati temporaneamente nel centro di primo soccorso e accoglienza di Roccella, messo a disposizione dal Comune e gestito dalla locale sezione della Protezione civile.

Nella stessa giornata il secondo sbarco: 68 persone sono state soccorse in mare dalla Guardia Costiera e portate nel porto di Roccella Ionica. In tal caso il gruppo era composto da uomini adulti che si trovavano a bordo di un vecchio peschereccio con i motori in avaria. Ed è salito a 28 invece, il totale degli sbarchi di migranti negli ultimi tre mesi nella locride, 24 dei quali a Roccella Ionica. Una situazione che sta provocando problemi anche tra i volontari della Protezione civile e tra le forze dell’ordine, impegnate nei servizi di controllo 24 ore su 24. Ma ieri si è registrato anche un terzo sbarco, sulla costa jonica catanzarese, a Catanzaro Lido e Badolato. In totale 92 persone, tra cui bambini e donne incinta, sono sbarcati ieri

Spirlì: “Le coste della Calabria prese d’assalto”

“E’ inconcepibile che il Governo non intervenga. Le coste calabresi sono prese d’assalto dagli sbarchi di clandestini provenienti, quasi esclusivamente, dal Medio Oriente. Iraniani, pakistani, afghani, iracheni: persone di tutte queste nazionalità sono arrivate oggi in foltissimo numero a Crotone, a Roccella Ionica, a Badolato. Si tratta di 190 tra uomini, donne e bambini arrivati a Crotone, più altri 123 a Roccella e 86 a Badolato. Oltre 400 clandestini: un numero elevatissimo che la Calabria non si può permettere di ricevere, nemmeno per le poche ore necessarie per i controlli sanitari e l’identificazione degli eventuali contagiati”.

Sono le parole del presidente della Regione Calabria, Nino Spirlì: “Il problema – aggiunge – non si risolve smistando i contagiati verso le navi da crociera o cercando di ripararne altri nei luoghi destinati all’accoglienza, in Calabria come in altre parti d’Italia. Questa regione, con la sua debolissima sanità, non è in grado di sopportare sbarchi che stanno diventando quasi quotidiani. Questo vuol dire che non c’è controllo al largo delle coste italiane e che si è dato una sorta di lasciapassare agli scafisti, di fatto liberi di arrivare sulle coste calabresi senza problemi. Vien da pensare che, ormai, non c’è più neanche bisogno dell’intervento delle navi delle ong, considerato il flusso costante di barchini e barchette che trae origine dalle coste dell’est Europa e della Turchia”. “È veramente inconcepibile che il Governo non intervenga in maniera definitiva per bloccare le partenze e, conseguentemente, questi arrivi, oltremodo pericolosi per la salute pubblica”.

Salvini: “Lamorgese dov’è?”

“Sei sbarchi e 400 clandestini arrivati in Calabria in poche ore, vergognoso”. Così il leader della Lega Matteo Salvini che oggi sarà in Calabria, a Mileto, Rosarno e Gioia Tauro “per incontrare governatore e cittadini che non ne possono più. Lamorgese, dove sei?”. Salvini sarà alle 9,30 a Mileto e poi si sposterà alle 11 a Rosarno ed alle 12 a Gioia Tauro.

Continua a leggere

Di tendenza