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Usocop: uno strano caso di pubblicità ingannevole?

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COSENZA – E’ quanto sembra emergere dallo spot “Mestiere Impresa by Bnl” promosso dalla Banca Nazionale del Lavoro, ora gruppo Bnp Paribas che ci viene segnalato dall’ l’Usocop, Unione dei soci delle banche cooperative e popolari.

Gli slogan della pubblicità sono, senza alcun dubbio, accattivanti. Due esempi: 1) Bnl avrebbe finanziato le idee di oltre 100mila imprese italiane; 2) in tal modo, sono i “tanti piccoli” che creano la Banca. Dunque, Bnl lavorerebbe fianco a fianco alle aziende italiane… bello! Però, proviamo a verificare se tutto ciò corrisponde a realtà. Insomma, la domanda che ci poniamo è semplice semplice. Dalle nostre parti, la famosa azienda di credito, prima  ente  di  diritto  pubblico  italiano e  ora  in  mano  ai  francesi, contribuisce  davvero alla  crescita  della  nostra  economia  locale? Per  il  resto  del  Paese  non  abbiamo  elementi  per  giudicare  e  valutare  l’attendibilità  dello spot, ma sulla realtà calabrese abbiamo vari ordini di motivi per nutrire seri dubbi. Partiamo  da  un  dato: l’economia, tutta, non  solo  quella  italiana, è  in  grosse  difficoltà. Come uscirne? Un  primo  tentativo è  stato  fatto. La  Banca Centrale Europea, com’è risaputo,  ha finanziato il sistema bancario europeo in credit crunch con  1000  miliardi  di  euro. Circa 200 miliardi sono stati richiesti e assorbiti  dalle nostre  banche al tasso dell’1 per cento. Lo scopo primario di questa operazione era: aiutare la ripresa economica in Italia e in altri Paesi europei. Purtroppo le banche italiane hanno pensato bene (!) di investire le nuove risorse in acquisto di Titoli di Stato, lucrando la differenza di rendimento: solo  nel  mese  di  settembre  5,1  miliardi  su un  totale di  351,2 miliardi (fonte Bce). E’  stato, pertanto, disatteso  l’obiettivo  primario: fare credito! Solo  in parte  è  stata  attenuata  la sfiducia  tra  banche di  prestarsi denaro (il famoso interbancario). Ma il credito per le attività  produttive che fine ha fatto? Facile. Le  banche hanno cambiato mestiere. Non finanziano più le  aziende. Invece hanno  trovato, proprio grazie alla Bce, un  modo  di  fare  profitti senza rischi. E  le  imprese, soprattutto le piccole, sono destinate a  non  essere  accompagnate  finanziariamente  nelle  loro  iniziative, con  tutte  le  conseguenze socio-economiche che ne  derivano. Così il  nostro  sistema  produttivo, fiore all’occhiello del made in Italy, che  finora  ha  retto, è  destinato  pure  a  breve a  implodere se  non  interverranno  soluzioni adeguate  e  rispondenti  alle esigenze  del   delicato  momento. C’è di più. Ci sono aziende, limitate, che sono con notevoli sforzi riuscite ad avere ordini di lavoro, che non possono essere evasi perché le banche non prestano attenzione alle loro necessità finanziarie. Allora anche quando il “lavoro” c’è, l’aiutino bancario manca. Insomma, altro che spot! In  alcuni  settori  hi-tech  c’è  un  po’  di  fermento, soprattutto  a  livello  di  attività  finanziate  dall’Unione  Europea. Un po’ di luce si intravede in fondo al tunnel. Ma le banche continuano a perpetrare “soprusi”, nonostante le numerose denunce verbali e non dei cittadini. I tassi d ‘interesse applicati alle imprese sono i più alti – siamo, in alcuni casi, al limite della soglia “usura” – tra le principali economie dell’area euro, Spagna compresa. Per non parlare di una lunga serie di balzelli, palesi o nascosti, dietro le pieghe più scarne dei rendiconti, a tutto danno dei clienti. E la legge, poi sospesa, che prevedeva di azzerare le commissioni su affidamenti e sconfinamenti che fine ha fatto? Nulla di nuovo, i buoni propositi rimangono spesso e volentieri  lettera morta. Non è un buon motivo per rassegnarci. Proviamo  a  ribellarci. Questa  volta  ha  ragione  il presidente dell’Abi Giuseppe Mussari. La  Banca non è un servizio pubblico, bensì un servizio che i clienti pagano. Perciò possiamo pretendere e soprattutto… contestare!  

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