Virgo Fidelis, patrona dei carabinieri: testimoni, generatori di vita nuova (Foto) - QuiCosenza.it
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Virgo Fidelis, patrona dei carabinieri: testimoni, generatori di vita nuova (Foto)

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Celebrata la festa dell’Arma, la patrona dei carabinieri, nella cornice della cattedrale bruzia, officiata dall’Ordinario Militare per l’Italia, alla presenza del generale, B. Vincenzo Paticchio, Comandante della Legione Carabinieri Calabria

 

COSENZA –  “…Il vostro servizio vi fa non solo strumenti di bene ma modelli educatori e la Calabria vi dice grazie; vi fa testimoni, generatori di vita nuova. Abbiamo bisogno di voi”. Queste le parole di S.E. Rev.mo Mons. MARCIANO’ Santo, Ordinario Militare per l’Italia, che riecheggiavano all’interno della Cattedrale di Santa Maria Assunta, in Piazza Duomo di Cosenza, gremita di cittadini, di studenti e della divisa dell’Arma per celebrare la Santa Messa in onore della Patrona dell’Arma dei Carabinieri, Maria “Virgo Fidelis”, in segno della fedeltà alla divisa ma soprattutto al popolo, in segno della missione affidata di custodire e salvare la vita del prossimo.

 La celebrazione della ricorrenza della Celeste Patrona dell’Arma costituisce annualmente un momento di meditazione spirituale per le donne e gli uomini in uniforme.  Una giornata davvero speciale per la grande famiglia dell’Arma, che vuole anche ricordare gli eroi della Battaglia di Culqualber, di cui ricorre il “77° anniversario”, e stringersi simbolicamente agli orfani dei militari caduti nell’adempimento del servizio alla collettività.

Quest’anno l’evento ha assunto una particolare connotazione in virtù della scelta di condividere questa importante ricorrenza fianco a fianco con la popolazione cosentina e soprattutto con i giovani studenti dei locali istituti scolastici, sul solco del tradizionale e inscindibile legame che unisce l’Arma ai cittadini. Alla celebrazione, oltre alle Autorità civili, militari e religiose, tra cui il Patriarca Ortodosso, unitamente a Carabinieri in servizio ed in congedo con le loro famiglie, erano presenti il Gen. B. Vincenzo Paticchio, Comandante della Legione Carabinieri Calabria, ed i Comandanti Provinciali delle 5 province calabresi.

Una momento sentito da tutta la città quello della celebrazione della santa Patrona dell’Arma. La presenza della città in chiesa è stato un modo per dire grazie all’Arma della vicinanza e del sostegno di tutti i giorni. Soldati che non si risparmiano nella tutela della comunità cosentina e calabrese tutta; sempre pronti al dovere sacrificando la propria vita e le proprie famiglie perché quando hanno giurato fedeltà allo Stato, hanno giurato fedeltà ad una nuova grande famiglia, da amare, tutelare e difendere sempre.

S.E. Rev.mo Mons. MARCIANO’ non ha esitato a fermarsi con gli studenti prima dell’inizio della celebrazione eucaristica concelebrata da decine di sacerdoti. Agli studenti ed ai presenti ha rivolto il suo saluto, mentre ad accogliere l’Ordinario Militare per l’Italia era presente l’arcivescovo metropolita Cosenza – Bisignano S.E. Rev.mo Mons. Nolè : “Siamo felici di accoglierla per la celebrazione di questa Virgo Fidelis, in questa cattedrale che ormai si avvia verso l’ottavo centenario della sua inaugurazione. Grazie all’Arma dei carabinieri per le sue varie articolazioni, dal generale al colonnello, a tutti i militari presenti, perchè ogni giorno onorano il loro impegno sotto la guida di Maria Virgo Fidelis per il bene del nostro popolo e nostro territorio. Affidiamo tutti i militari, in particolare i carabinieri a colei che è stata fedele a Dio ma è stata fedele anche ad essere madre di ognuno di noi. Sia Lei la nostra guida, sia Lei la nostra madre”

Una celebrazione ricca di momenti forti, accompagnata da canti angelici che ha fatto la differenza quando durante l’omelia Mons. Marcianò dice ai carabinieri “siete modelli. E’ questa la vostra vocazione, la vostra missione”.

“Vi saluto con affetto e con la gioia di quanto ci accostiamo a Maria protettrice dei carabinieri e modello di fedeltà – parla mons. Marcianò. Virgo Fidelis, Maria è un modello illuminante ma esigente e non rimane distaccata dalla vita degli uomini, ma ci prende per mano, per accompagnarci sulla strada della vita; Maria è modello educativo perché se ci pensiamo bene essere educatori, genitori, insegnanti, sacerdoti, ma anche superiori di una caserma, comandanti, responsabili di un popolo, di una Nazione significa anche, mi verrebbe da dire alla luce della Costituzione italiana, soprattutto porsi come modelli. L’uomo di Stato non può fare come vuole, non può comportarsi come vuole

Ho detto porsi non imporsi: ovvero diventare modelli e diventarlo per altra azione: “quella persona mi piace, la imito”. Sarà un prete un insegnante, un militare, un uomo di governo. E’ l’attrazione, mi attrae. E’ il modello: è qualcuno che appunto si vuole imitare. Tante volte mi capita di sentire i giovani che mi chiedono come poter fare per diventare militari e alla domanda del perché sento dirmi “perché vorrei essere come lui”, come quel carabiniere lì. Un modello da imitare che pian piano ci attira nella sua luce di vita, nelle sue scelte, nei suoi gesti quotidiani. In fondo un modello ci aiuta a tirar fuori da noi stessi quei valori che sono dentro di noi e che noi vediamo realizzati nel modello stesso. Questo significa educare. Educare nel XV secolo indicava il tirar fuori. Si tira fuori per allevare: la testimonianza, il modello fa crescere, alleva appunto. E voi carabinieri siete modelli. E’ questa la vostra vocazione, la vostra missione. Molte delle vostre vite sono esemplari. In alcuni casi sono addirittura modelli di santità che hanno accanto figure forti come Salvo D’Acquisto e di tanti altri.

E poi rivolgendosi ai ragazzi racconta la storia di Emanuele il carabiniere che ha sacrificato la propria vita per salvare quella degli altri: “vede nell’altro una persona da custodire, da salvare, persino con la propria vita. Capite cosa fanno i carabinieri ragazzi?”. “Ma voi siete modelli anche nel servizio quotidiano – rivolgendosi ai militari dell’Arma presenti alla celebrazione eucaristica-: siete modelli perché la gente vi guarda. Quando ero a Rossano la gente mi diceva “ci capita di confessarci con i carabinieri”. I giovani vi guardano e spesso quando decidono di diventare carabinieri c’è dietro uno dei vostri esempi. Siete modelli perché avete un ruolo pubblico ma nel contempo siete vicini alla gente, siete parte della città soprattutto nei piccoli centri, nei paesi periferici, lì dove portare ordine pubblico e in quelle terre che vivono la devastazione di tragedie e di calamità naturali.

Ed è bello pensare che proprio la vicinanza alla gente e il modo di compiere il vostro servizio vi fa diventare parte di quella terra, fedeli a quella terra. Il profeta Zaccaria dice mettendo queste parole sulla bocca di Dio: “Ecco io vengo ad abitare in mezzo a te”. Parole di Dio rivoluzionarie se pensiamo che al tempo la divinità era quanto di più distaccato si potesse immaginare: Dio era lontano, inaccessibile inimmaginabile, intoccabile. Invece è un Dio innamorato della Terra; un Dio che abita la terra e Maria raccoglie l’esempio di Dio e lo fa anche per amore della terra e per amore alla terra. E’ una ragazza attaccata alla Terra, si sente parte di quel popolo che ha un profondo senso di appartenenza e che vive con intensità l’attesa del Salvatore. Se ci pensate il sì di Maria alla chiamata del Signore esprime fedeltà alla sua terra che poi diventerà fedeltà a tutta la terra, a tutti gli uomini, a tutti i popoli resi un unico popolo dall’amore di Dio. Ma Maria sperimenta anche la non accoglienza della Terra di Dio. Viene rifiutata quando a Betlemme deve nascere Gesù. –Maria sarà costretta ad emigrare per evitare il dramma delle persecuzione e difendersi dalla violenza della sua Terra. Ricordate la strage degli innocenti? Maria conosce la struggente nostalgia della terra.

Penso in questo momento ai tanti e gravi problemi di questa nostra terra di Calabria e quanti sono simili a quelli che Maria ha vissuto. Penso alla violenza che insanguina, produce sangue con la piaga mai sconfitta della criminalità organizzata dalla quale tanti fuggono e per fuggire ad una logica di ricatto e tangenti.

Penso al dominio del territorio che non consente alla Calabria di far decollare progetti, imprese creatività. Diceva un gruppo di ragazzi di una provincia calabrese durante la festa patronale come gruppo parrocchiale “ci siamo organizzati a vendere dei panini con la salsiccia per finanziarci i campi estivi: dopo un giorno siamo dovuti andare via perché qualcuno ci ha detto “il 50% è nostro”.  Una sorta di emigrazione forzata di tanti giovani per motivi sociali ed economici sembra a volte snobbare questa terra forse a volte troppo abbandonata, a volte anche dalle Istituzioni. Bisogna inventarsi qualcosa di nuovo, di diverso, di più efficace.

Voi carabinieri stiate facendo più bella questa vita

Carissimi carabinieri per questa fedeltà voi oggi siete parte della terra di Calabria, siete quasi radicati in questa terra e il vostro servizio vi fa non solo strumenti di bene ma modelli educatori e la Calabria vi dice grazia; vi fa testimoni, generatori di vita nuova. Abbiamo bisogno di voi. –mi piace pensare che voi carabinieri stiate facendo più bella questa vita, la state rieducando, aiutandola a trarre fuori da se stessa quelle bellezze splendide che possiede, quelle bellezze nascoste soprattutto dentro il cuore dell’uomo calabrese.

Anche voi vi state facendo educare ad essere sempre più uomini di servizio, uomini di pace attingendo al cuore bello dei nostri anziani calabresi, alla tradizione dei piccolo borghi della Calabria, all’entusiasmo di tanti giovani, alla straordinaria diffusione del popolo italiano “Al sud il volontariato attingendo al coraggio di questa terra che nelle difficoltà non smette di lavorare, di indignarsi, non smette di sperare”. Una terra che è bella e diventa più bella anche per la vostra fedeltà di carabinieri. La vergine Maria rafforzi questa fedeltà che doni senso alla vostra missione, alla vostra vita e per la quale vi dico di cuore grazie.

 

A concludere la celebrazione interviene il Generale B. Vincenzo Paticchio, Comandante della Legione Carabinieri Calabria

«Un commosso grazie per la sua autorevolissima presenza in questa sua Calabria che è anche la nostra Calabria – rivolgendosi a Mons. Marcianò -, ma soprattutto per il suo affetto pastorale, umano, per la sua guida tanto importante quanto più importante la missione che cerchiamo di compiere e svolgere al meglio delle nostre umane possibilità. Un non meno sentito grazie all’arcivescovo di questa provincia che ci ha accolto e ci accoglie sempre con amorevole presenza; al patriarca grazie davvero per la sua presenza; ai nostri cappellani militari che sostengono il nostro spirito con attenzione e fraterna colleganza nonostante le grandi difficoltà e naturalmente il grazie sentito ai sacerdoti che oggi c’hanno voluto accompagnare in una cornice importante, piena di quel calore che è la nostra Virgo Fidelis, meriti che noi cerchiamo di tributargli ogni giorno con il nostro cuore. Il ringraziamento non può non essere esteso alle autorità presenti, alle autorità politiche all’autorità giudiziaria con la quale condividiamo il nostro quotidiano agire, alle autorità culturali perché mai più di oggi c’è bisogno di autorità culturali soprattutto in terre nelle quali si preferirebbe l’ignoranza. E un grazie molto sentito e caloroso alle comunità della provincia di Cosenza e Cosenza stessa che oggi attraverso i massimi rappresentanti ci accompagna nella celebrazione sì, della nostra Patrona, ma anche nel ricordo di una vicenda eroica del 1941 avvenuta in terra d’Africa, in un luogo deserto molto importante.

Ma sottintende qualcosa di più profondo e importante, lo dico soprattutto per i giovani che oggi ci hanno accompagnato con la loro straordinaria presenza. In quella circostanza di guerra pochi uomini e la certezza di compiere il loro dovere andava al di là di qualsiasi ragionevole situazione pur di dover compiere il loro dovere. L’Arma era nata molto prima ma quei sentimenti anche nel 1941 albergavano nei cuori di quei giovani italiani e carabinieri. Quegli uomini ancora in quell’epoca e ancora oggi continuano a credere e ad essere animati da quello spirito. Ed è per questo che oggi ricordiamo e celebriamo anche la giornata dell’orfano perché chi perde un familiare importante non può perdere l’affetto e il sostegno della sua Istituzione. Quel ricordo per noi, quell’essere insieme per una volta con noi, per sempre con noi deve essere dettato dal quotidiano e quindi alle invocazioni di oggi alla nostra Vergine mi permetto a nome di tutti i carabinieri della nostra Calabria, di aggiungere una preghiera speciale che possa dedicare una carezza speciale per il cuore e per l’anima di quelle persone che devono continuare a vivere nonostante le assenza importanti.

In questo giorni ho avuto occasione di leggere uno scritto realizzato dalla moglie di un carabiniere. Credo che sintetizzi appieno il significato della giornata di oggi e che in qualche modo racchiuda anche il ringraziamento serio e sincero, non retorico, verso tutto e tutti da parte di una Istituzione che solo desidera continuare a meritare l’affetto e la considerazione degli italiani.

Il coraggio è per chi trova la forza di risorgere dalle ceneri, ma anche per chi ha forza di attendere che il vento gli sia favorevole, che lo protegga dal suo viaggio; questo pensa chi ti saluta con la sua mano mentre esce di casa e con il cuore già attende che tu sia sulla via del ritorno. Con quei gemelli di fiamma appuntati alla giacca; in quegli orecchini discreti portati alle orecchie sappiamo quanto ci sia dei giorni buoni e di quelli dove la mano trema ei rumori di quei piccoli oggetti che cadano più volte prima che tu riesca ad indossarli ci dà il peso di ciò che dovrai affrontare. Quando i tuoi occhi brillano della scintilla che fa coppia con quella sul cappello sappiamo di essere accanto a qualcuno di speciale. Condividiamo i tuoi sorrisi a volte amari perché il mondo non va come vorresti. Ma tu combatti comunque soprattutto quando non va come vorremmo tutti che andasse. A volte piangiamo in silenzio vicini perché qualcuno di quei sorrisi si spegne mentre sta facendo il suo dovere e davanti alle ingiustizie del mondo siamo impotenti come tutti. Andiamo sempre avanti perché tu impavido soldato sei ciò di cui tutti noi siamo orgogliosi perché le tue armi vere sono quelle che non sparano, quelle che in molti non vedono: ascolto, comprensione, vicinanza, empatia, senso del giustizio, sacrificio e coraggio”.

Prima della benedizione Mons. Marcianò Ringrazia ancora il Signore: “mi commuove sempre vedere i militari pregare, affidarsi al Signore attraverso Maria, ai santi protettori. Penso all’Italia in generale, penso all’Occidente che vive una profonda crisi culturale: vedo in questo un segno di grande speranza; attaccamento convinto culturale alle proprie origini alle proprie radici. Ed è per questo che sento un bisogno di dire un grande grazie. All’Arma dei carabinieri tranquilli: il popolo italiano vi conosce, vi stima e vi vuole bene. Resta un popolo intelligente che sa apprezzare e discernere. Grazie perché la vostra presenza è garanzia di custodia di valori assieme a tutte le altre forze armate, la difesa, le forze di polizia grazie. La vostra presenza è educativa: chi vi vede in qualche maniera si sente interpellato. Ci siete e l’Italia se ne accorge e vi ringrazia anche quando qualcuno tenda di strumentalizzare ma questo è un vizio dell’Italia o forse dell’uomo in generale. I bambini credo che siano coloro che più di ogni altro gridano con la loro presenza e coscienza la verità. Grazie generale, grazie Istituzioni. Ci siete e fate bella l’Italia”

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Settore imprese funebri, Confapi: “sempre più in mano agli abusivi”

La filiera Confapi FICOF, costituita da numerose agenzie del settore imprese funebri della provincia di Cosenza denuncia la carenza di controllo e di regole nel settore funerario

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COSENZA – Mancano controlli e regole in un settore sempre più in mano agli abusivi. Tante infatti  le agenzie calabresi dell’industria funeraria che non sono censite, non hanno una sede fisica, non usano carri funebri e si poggiano per poter lavorare ad un consorzio. La categoria in questione, come altri settori, è in una parola, alle prese con gli stessi problemi del manifatturiero e di altri servizi. A lanciare l’allarme è la filiera Confapi FICOF, costituita da numerose agenzie del settore della provincia di Cosenza e sostenuta dal presidente di Confapi Calabria Francesco Napoli, che denuncia attraverso il suo presidente Gianfranco Baratta, una carenza di controllo e di regole.

“Anche tra le imprese funebri esiste una concorrenza low-cost di prodotti del Far East e normative locali disallineate che favoriscono attività irregolari”. Il presidente di filiera, Gianfranco Baratta afferma: “Prima di fare mercato è necessario che vengano rilasciate alle agenzie funebri le autorizzazioni. Noi, del settore non sappiamo nemmeno a quale categoria apparteniamo. Il nostro obiettivo è cambiare l’articolo 8 della legge regionale n. 48 del 29 novembre 2019. Inoltre –  continua Baratta – ci sono dei Comuni che sul trasporto della salma fanno pagare una tassa, una pratica anche questa inconsueta”.

“Come abbiamo avuto modo di verificare rispetto alle altre regioni d’Italia i requisiti sull’impresa funebre, come espressi nell’art 7 e 8, mostrano una serie di cavilli: dal possesso di una macchina di proprietà funebre, ad una sede idonea e adeguata per la trattazione degli affari, comprendente un ufficio e una sala di esposizione per gli articoli funebri, diversi dalle altre attività svolte con la stessa Partita Iva; le imprese funebri, tra le altre cose, non possono esercitare attività private in mercati paralleli, quali quelli relativi all’ambito cimiteriale e al trasporto sanitario come servizio pubblico di emergenza sanitaria”.

Per questo motivo Confapi Calabria ha pensato di mettere sul tavolo di discussione due interessanti proposte: la prima riguarda l’istituzione di un albo, la seconda l’utilizzo di un app di tracciamento delle aziende funebri che operano sul territorio.

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Migrazione sanitaria, 40% dei pazienti che va fuori è della provincia di Cosenza

A fornire i numeri della mobilità extraregionale riferiti al 2019 è il consigliere regionale del Pd, Carlo Guccione, che ha inviato una lettera al Commissario ad acta per l’attuazione del Piano di rientro, prefetto Guido Longo

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COSENZA –  Il 40% dei pazienti che emigra verso altre regioni è della provincia di Cosenza. Una percentuale impietosa quella che riguarda la migrazione sanitaria del territorio e per questo motivo Guccione ha chiesto al commissario Longo di mantenere gli impegni presi in Consiglio: bisogna rivedere la Rete ospedaliera e dell’emergenza-urgenza. I presidi di Cariati, Lungro, Mormanno, San Marco Argentano devono essere riattivati per recuperare gli 86 milioni della mobilità passiva. Da rifare anche gli Atti aziendali delle Asp calabresi non più in linea con quanto previsto nel Recovery Fund.

21.290 cosentini si sono ricoverati fuori dalla Calabria

“I dati della mobilità extraregionale, riferiti all’anno 2019, indicano che il totale dei ricoveri fuori regione è pari a 53.866 per un valore economico che supera i 220 milioni di euro: numeri non omogenei in tutto il territorio regionale visto che si registrano valori più alti nelle Asp di Cosenza e Reggio Calabria. Sono 21.290 i cosentini che si sono ricoverati in altre regioni per un valore di prestazioni di euro 86.185.423,18. Oltre il 40% dell’emigrazione sanitaria calabrese proviene dalla provincia di Cosenza. La Chirurgia generale (Codice 09), l’Ortopedia e traumatologia (Codice 36), l’Ostetricia ginecologica (Codice 37) assorbono oltre il 30 per cento di tutti i ricoveri fuori regione, sia in termini assoluti che per valori tariffari”.

Guccione ha inviato una lettera al Commissario ad acta per l’attuazione del Piano di rientro, prefetto Guido Longo per ricordagli “l’impegno preso nel corso del Consiglio regionale convocato sulla questione Sanità, è quello di mettere mano alla Rete ospedaliera e dell’emergenza-urgenze. Un atto fondamentale che permetterebbe, ad esempio, nella provincia di Cosenza il recupero di una parte degli 86 milioni che sono stati spesi per curare oltre 21 mila cosentini fuori regione in modo da ridurre, in modo significativo, i costi delle terapie oncologiche e di alcune prestazioni come Urologia (Codice 43), Ortopedia e traumatologia (Codice 36), Ostetricia ginecologica (Codice 37), e per riaprire presidi ospedalieri chiusi, quali Cariati, Lungro, San Marco Argentano, Mormanno. Bisognerebbe attuare quanto sancito dalla giurisprudenza amministrativa che impone, con sentenze definitive, la riapertura e riattivazione dei presidi ospedalieri di confine, Praia a Mare e Trebisacce. In questo modo si andrebbero a recuperare i soldi dell’emigrazione passiva, senza far ricorso a risorse aggiuntive. Inoltre, andrebbero riattivati i posti letto per acuti autorizzati e mai attivati negli ospedali Spoke e Hub della provincia di Cosenza: è come se fosse stato cancellato un intero ospedale di oltre 400 posti letto”.

“C’è bisogno di una forte capacità organizzativa e di coordinamento da parte dell’Ufficio del commissario per evitare che la Calabria, ancora una volta, si trovi agli ultimi posti. Per non rimanere indietro – prosegue Guccione – in questo processo di riforma sanitaria previsto dal Recovery Fund è fondamentale che lei, in quanto commissario alla sanità in Calabria, chieda con immediatezza di rivedere gli Atti aziendali. Non possiamo commettere gli stessi errori del passato, la pandemia ha fatto emergere tutte criticità del nostro sistema sanitario e la mancanza di una medicina territoriale adeguata. Tante risorse non sono state spese e molti investimenti sono rimasti solo sulla carta. L’Unione Europea non ammette ritardi ed errori. Dunque, non possiamo più permetterci di arrivare impreparati e senza una catena di comando”.

Il Recovery Fund e i 7 miliardi di euro

“Il Recovery Fund – sottolinea Carlo Guccione – metterà in atto una vera e propria rivoluzione e, a partire dal prossimo mese di settembre, incomincerà ad avere immediata attuazione su cinque pilastri che andranno a potenziare la sanità territoriale. L’importo previsto è di 7 miliardi di euro.

Il primo punto riguarderà il ruolo cruciale delle Case della Comunità: in Calabria ne sono previste 96, delle quali 37 nella provincia di Cosenza (una ogni 20 mila abitanti). Sono previsti poi gli Ospedali di Comunità: 38 in Calabria, 15 in provincia di Cosenza. Saranno il punto di riferimento per ricoveri brevi e per pazienti che necessitano di interventi a media/bassa intensità di cura. Un altro punto riguarda le cure domiciliari e il potenziamento della telemedicina. Si farà in modo che almeno 10 per cento della popolazione over 65 più bisognosa venga curata a domicilio. E poi ci saranno le Centrali Operative Territoriali (COT) – una ogni 100 mila abitanti – che avranno la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari e territoriali. Ultimo punto riguarderà il ruolo dei medici di famiglia. L’Unione Europea chiede di rivedere le nuove regole di ingaggio: non ci sarà solo un rapporto di liberi professionisti convenzionati, ma un rapporto più diretto col Sistema sanitario nazionale. Ogni regione – conclude il consigliere regionale – sarà chiamata a firmare un Contratto istituzionale di sviluppo che prevede un cronoprogramma specifico per la realizzazione di questa importante riforma sanitaria. La Calabria, dunque, deve fare la sua parte. Ecco perché gli Atti aziendali delle varie Asp calabresi sono tutti da rifare, non essendo in linea con quello che si dovrà realizzare da settembre in poi”.

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Cosenza, celebrato il 207° annuale di fondazione dell’Arma dei Carabinieri

Anche in ambito provinciale cerimonia in forma ridotta viste le misure di contenimento per la pandemia. Deposta, sulle note del “Silenzio” una corona d’alloro al monumento ai Caduti, eretto all’interno della caserma “Paolo Grippo”

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COSENZA – Il Prefetto di Cosenza, Cinzia Guercio, ha deposto una corona di alloro al monumento ai Caduti nella caserma “Paolo Grippo” e a margine di una breve, ma alquanto significativa cerimonia, il Col. Piero Sutera, comandante provinciale dei carabinieri di Cosenza, ha inteso sottolineare l’impegno dell’Arma nel particolare momento storico, affermando che “anche quest’anno, per il secondo anno consecutivo, ai sentimenti di gioia per la nostra festa, una festa decisamente importante, 207 anni di vita dell’Istituzione, si accompagna un pensiero connotato da dolore e tristezza per le tante famiglie che in questi drammatici mesi hanno patito la perdita dei propri cari a causa della pandemia che stiamo affrontando”.

“Proprio in questo periodo, di fronte ad una realtà economico-sociale decisamente complessa, in cui affiorano senso di smarrimento, incertezza per il domani – ha dichiarato Sutera – nuove condizioni di fragilità e diffuse situazioni di povertà, noi Carabinieri, nel solco della bicentenaria vocazione di prossimità alle nostre comunità, sentiamo ancora più forte il dovere di operare con dedizione, responsabilità e generosità, per offrire il nostro solido contributo a questa nuova fase di ripartenza e ricostruzione. Uno straordinario impegno fatto di gesti concreti, di silenzioso sacrificio al servizio del Paese e a difesa del bene comune. È un preciso dovere verso noi stessi, verso gli Italiani tutti, dovere al quale l’Arma dei Carabinieri intende fermamente tenere fede, come fa da 207 anni con spirito autentico. Ecco perché oggi, nel giorno della nostra festa, desidero rendere merito ai Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza per l’immane opera che quotidianamente compiono con fede incrollabile e per gli innumerevoli sacrifici che affrontano con straordinario spirito di servizio e generosa abnegazione”.

Il bilancio del Comando Provinciale di Cosenza

Nel giorno della festa, come è tradizione, viene anche tracciato un bilancio di sintesi del contributo assicurato nell’ultimo anno dai Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza per garantire la sicurezza pubblica ed il sereno fruire del vivere civile nella nostra provincia.
Il lavoro portato avanti negli ultimi dodici mesi è stato ovviamente caratterizzato dall’emergenza pandemica in atto ed in questo quadro l’azione del Comando Provinciale Carabinieri di Cosenza è stata particolarmente efficace ed apprezzata. I Carabinieri hanno operato, come sempre, in prima linea, in piena sinergia con le altre forze in campo. Ne sono tangibile prova i 9.212 servizi preventivi volti ad assicurare la vigilanza del rispetto delle misure per contenere la diffusione del Covid-19, nonché le diverse iniziative tese a garantire assistenza alle fasce più fragili delle popolazione: tra queste meritano certamente una citazione le tante pensioni ritirate, mensilmente, dai Comandanti delle Stazione Carabinieri presso gli Uffici Postali della provincia, a beneficio degli anziani che ne hanno fatto richiesta; le diverse decine di farmaci salvavita consegnati a malati impossibilitati a muoversi; le attività di distribuzione con consegna a domicilio agli studenti degli apparati tecnologici (pc, tablet, ecc.) necessari per avviare la didattica a distanza; i numerosi servizi finalizzati alla distribuzione dei vaccini. A questa non facile opera, che presuppone un’attenta capacità di ascolto dei bisogni più minuti della gente, si è affiancata l’azione quotidianamente svolta dai 99 presidi dell’Arma operanti nella provincia di Cosenza a tutela della collettività ed a difesa della legalità.

In un costante sforzo per rafforzare l’attività preventiva svolta attraverso la progressiva ottimizzazione dell’impiego delle risorse disponibili, è stato conseguito un sensibile incremento delle attività di pattugliamento del territorio: da gennaio di quest’anno le Stazioni e le componenti radiomobili delle Compagnie hanno messo in campo una media di 150 servizi al giorno, una presenza capillare e solida sul territorio, capace di intervenire con tempestività ed efficacia ad ogni richiesta dei cittadini. In tale ambito sono stati controllati su strada 142.003 mila mezzi ed identificate oltre 182.000 mila persone.

Per riassumere l’ampiezza del lavoro svolto dall’Arma nella provincia di Cosenza contro ogni forma di illegalità è indispensabile richiamare alcuni significativi dati: in un anno, da giugno 2020 ad oggi, i Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza hanno perseguito 14.226 reati, deferendo in stato di libertà 4.515 persone e traendone in arresto ulteriori 644. Questa alacre azione investigativa è stata condotta con l’efficace coordinamento delle Procure della Repubblica di Cosenza, Paola e Castrovillari, nonché della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro.

Overture e Katarion

Una particolare menzione a due importanti operazioni di polizia giudiziaria, entrambe coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro: l’indagine “Overture” del 25 giugno del 2020 con cui sono stati decapitati due gruppi criminali, espressione della storica consorteria mafiosa “Perna-Pranno” (poi ridenominata “Lanzino-Cicero”) operante in Cosenza, ritenuti responsabili, a vario titolo, di “associazione di tipo mafioso”, ”associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti”, “tentata estorsione”, “detenzione e porto illegale di armi da fuoco”, “lesioni personali”, “ricettazione” e “furto”.

Poi l’attività “Katarion” del 10 marzo 2021, conclusasi con l’esecuzione di 33 misure cautelari nei confronti di soggetti sodali alla cosca “Muto” di Cetraro, ritenuti responsabili, a vario titolo, di “associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze, estorsione tentata e consumata aggravata dal metodo mafioso e detenzione illegale di armi da fuoco”.

Nello stesso periodo, nel settore degli stupefacenti, sono state eseguite 113 misure cautelari, sono stati tratti in arresto in flagranza di reato 103 spacciatori, deferiti in stato di libertà ulteriori 176 pusher, segnalati alla Prefettura per gli aspetti amministrativi 430 assuntori, sequestrando complessivamente oltre 21 kg di stupefacente di varia tipologia.

Truffe sul reddito di cittadinanza

Non meno rilevante, nell’ultimo anno, è stata l’attività svolta dai Carabinieri di Cosenza nel settore delle truffe ai danni dello Stato ed, in particolare, nei confronti di coloro che indebitamente percepiscono il beneficio del “reddito di cittadinanza”. In tale specifico ambito operativo, nel periodo considerato, sono stati scovati e denunciati all’Autorità giudiziaria 317 soggetti, accertando un danno per le casse dello Stato ammontante a circa un milione di euro, risorse sottratte a coloro i quali veramente vivono in condizioni di grave disagio economico.

Attenzione alla salute e all’ambiente

Ma l’Arma è in prima linea anche nella prevenzione e nel contrasto di tutte quelle forme di illegalità che attentano alla salute, all’ambiente, al patrimonio culturale ed al mondo del lavoro. Ne sono prova le 200 ispezioni in materia di produzione alimentare eseguite nell’ultimo anno dai Carabinieri del NAS di Cosenza, che hanno segnalato all’Autorità giudiziaria e sanitaria complessivamente più di 100 violazioni, tra cui meritano una particolare citazione le attività svolte nelle RSA a tutela della salute degli anziani ivi ricoverati; o ancora l’attività compiuta dal Gruppo Carabinieri Forestale e dal NOE, che hanno portato alla luce ben 795 infrazioni con 292 sequestri; ed infine i numerosi accessi ispettivi effettuati dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Cosenza, che hanno tra l’altro evidenziato inumane e non più tollerabili forme di sfruttamento dei lavoratori. Le innumerevoli attività svolte nel corso di quest’anno costituiscono altri fondamentali tasselli della storia dell’Arma dei Carabinieri, che è e sarà sempre un “patrimonio delle comunità”, oggi come ieri e domani come oggi.

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