Prostituzione: tra le menti, un infedele dello Stato - QuiCosenza.it
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Prostituzione: tra le menti, un infedele dello Stato

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COSENZA – Vite in vendita, identità segregate. L’operazione “Eldorado – La prostituzione”, coordinata congiuntamente dalla Squadra Mobile di Cosenza, con il supporto degli agenti della Squadra Volante e dai Carabinieri della Compagnia di Rende,

sotto la direzione della Procura della Repubblica di Cosenza, ha portato alla disarticolazione di un’organizzazione delinquenziale, dedita allo sfruttamento della prostituzione, in città e nella vicina Rende. All’alba di stamani, sono finiti in manette 11 componenti della “banda” che, per anni, ha sfruttato le ragazze, prevalentemente sud americane e di altre nazionalità, attirate in Italia con la promessa di un lavoro e di una vita nuova, e, invece, costrette a vendersi. Quando stamattina, i detective dell’Arma della Compagnia di Rende, diretti dal capitano Luigi Miele e i “segugi” della Squadra Mobile, agli ordini del commissario capo Antonio Miglietta, hanno fatto il blitz negli appartamenti degli individui coinvolti, non immaginavano di trovarsi davanti un ex maresciallo dell’Arma che, “tradendo” gli ideali di legalità e disonorando la divisa d’odinanza, ha fatto il salto della barricata, passando all’Antistato. Oltre all’ex graduato M.E., sono stati arrestati Mario Franco (nato nel 1946), Emanuele Lo Polito (1976), Gina Borchetta (1984), tutti residenti a Cosenza. I domiciliari sono stati inflitti a Joseph Falvo (1990), residente a Mendicino, e Manuel Caruso (1987) di Cosenza. Obbligo di dimora a Cosenza per Luca Medaglia (1978), a Castiglione Cosentino per Giuseppe Matera (1977) e a Montalto Uffugo per Giovanni Viviani (1967). Obbligo della firma infine per il cosentino Domenico Giampietro (1981). A loro si è aggiunto poi Andrea Vita, 38 anni, che non era stato rintracciato dai Carabinieri nel corso del blitz, ma anche è stato rintracciato dagli agenti della Squadra Mobile di Roma. Per lui sono scattati gli arresti domiciliari. I dettagli dell’operazione sono stati forniti, nel corso di una conferenza stampa, svoltasi in questura, dal questore Alfredo Anzalone e dal colonnello dei Carabinieri Francesco Ferace, comandante provinciale dell’Arma.

L’INCHIESTA: L’indagine “Eldorado” parte nel settembre del 2010, all’indomani dell’esplosione di alcuni colpi di pistola contro l’abitazione di una “donna del piacere”. I primi a giungere sul posto furono i carabinieri che, dopo aver preso i rilievi, individuarono un possibile movente nell’ambito lavorativo della ragazza. L’intuizione fu vincente, nel corso degli accertamenti, infatti, i detective dell’Arma scoprirono il traffico della prostituzione. Parallelamente all’attività investigativa dei militari della Benemerita, anche i detective della Squadra Mobile avviarono un’indagine parallela e, attraverso un’indagine vecchio stampo: pedinamenti, servizi di osservazione a distanza, controlli periodici, nonchè intercettazioni ambientali e telefoniche allargarono il fronte dell’inchiesta anche in città.

LA SINERGIA: Il questore Alfredo Anzalone e il colonnello Francesco Ferace, nel corso dei loro interventi in conferenza stampa hanno evidenziato come «Lo Stato non conosce divise e divisioni, il proficuo lavoro che questura e arma dei carabinieri stanno portando avanti, sta permettendo alle forze dell’ordine di imprimere una sua decisa presenza sul territorio. L’ultima operazione odierna – hanno fatto rilevare – ne è la conferma. Quando siamo venuti a conoscenza che la Questura stava parallelamente lavorando sul fenomeno della prostituzione, abbiamo portato a termine il nostro lavoro e abbiamo lasciato spazio ai nostri colleghi. Colleghi – ha precisato Ferace – di cui voglio esaltare la bravura investigativa e la grande professionalità». Il questore Alfredo Anzalone ascolta in silenzio, riceve i complimenti e rivolge la sua più affettuosa vicinanza all’arma dei carabinieri per l’eccellente lavoro investigativo svolto.

LE CASE DEL PIACERE: Cosenza e Rende erano diventati le capitali del piacere sessuale più sfrenato. La richiesta era talmente tanta che, da quello che hanno accertato gli inquirenti, l’organizzazione aggiornava quasi settimanalmente le “offerte” di merce in vendita. Un’offerta che veniva veicolata attraverso messaggi pubblicitari su quotidiani, su internet e anche su tanti settimanali del settore hard. Foto delle donne, con tanto di forme, di curriculum con le specialità e tanto altro ancora. In città, gli appartamenti dall’atmosfera bollente si trovavano in via Lazio, tra un noto hotel di via Panebianco e la zona del tribunale. Moltissime, però, lambivano il campus universitario di Arcavacata: ce n’erano in contrada Vermicelli e soprattutto in contrada Rocchi e poi nel borgo di Arcavacata. Altre, invece, si trovavano nella parte nuova di Rende, in via Volta o in via Verdi: quest’ultima, in particolare, nei pressi di un noto locale della movida studentesca.

LA MELA MARCIA: Al centro dell’organizzazione, come sottolineato dagli inquirenti, c’erano Franco Mario e Massimiliano Ercole, l’infedele dello Stato. Prima di essere travolto da quest’inchiesta giudiziaria, l’ex graduato dell’Arma aveva già tradito lo Stato, nell’ambito della maxi inchiesta antimafia “Telesis”, coordinata sempre da polizia e carabinieri contro la cosca Bruni.

I COSTI: Le ragazze erano state divise in due categorie: quelle di classe, il cui costo era di 250 euro, e quelle per disperazione, per le quali bastava mollare 50/70 euro. Le prime, accettavano gli incontri solo su prenotazioni, con pagamento anticipato, accogliendo i clienti nei loro lussuosi appartamenti che l’organizzazione aveva messo a disposizione delle ragazze. I clienti, attraverso il circuito del passaprola, erano cresciuti così tanto che questa carne “in vendita” riusciva ad attrarre soldi a parecchi zeri. Cifre di quaranta, cinquantamila euro al mese. Non solo, quando la clientela richiedeva anche il servizio di lusso, fuori città, le ragazze di “classe” erano fornite anche di autista. Le seconde, molto più a buon mercato, erano più facilmente accessibili per tutte le tasche.

Ieri lo Stato, per fortuna, ha chiuso questa “macelleria sociale”, liberando le ragazze e facendo finire dietro le sbarre i loro “papponi”.

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