Cosenza: tasse e Imu ‘per molti, ma non per tutti’. Per 7 anni, mai un accertamento

Imprenditori, professionisti, ex amministratori comunali cosentini ma anche enti religiosi, per anni non hanno pagato i tributi e non hanno ricevuto neanche un accertamento da parte dell'amministrazione dell'epoca

COSENZA – Il periodo di riferimento va dal 2011 al 2018, e l’obbligo al pagamento di questi tributi, potrebbe essere ormai caduto in prescrizione, ma sorge spontaneo chiedersi perché l’amministrazione comunale dell’epoca, e chi si occupa, per conto dell’ente della riscossione dei tributi, non abbiano mai richiesto i relativi accertamenti?

Una mancanza, un vuoto di 7 anni, che ha prodotto inevitabilmente un danno erariale consistente. Per non parlare dei contribuenti insolventi che di fatto, non sarebbero mai entrati nel ‘circuito’ di accertamento e riscossione dell’Agenzia dell’Entrate.

Dimenticanza o ‘vizietto’?

Perché non sono stati eseguiti gli accertamenti su questi soggetti? Nella lunga lista di insolventi figurano infatti imprenditori, professionisti, costruttori e persino enti religiosi ed ex amministratori comunali. In quest’ultimo caso, persino ex consiglieri comunali, sia di maggioranza che di opposizione che, di fatto, pur dovendo al Comune importi consistenti, non hanno mai ricevuto, inspiegabilmente, alcun accertamento e, ‘fortuna’ loro, tutto quello che dovevano all’ente comunale sarebbe andato in prescrizione.

La prima riflessione da fare è quella sul rispetto per tutti gli ‘altri’ cittadini e contribuenti ai quali invece, cartelle e accertamenti, arrivano eccome. La seconda, è capire se gli ex amministratori comunali del periodo di riferimento, che non hanno pagato i tributi, sarebbero potuti decadere dal loro ruolo istituzionale.

Intanto il cittadino che si è visto recapitare nel corso degli anni le ‘cartelle’ di pagamento, di certo ha tutto il diritto di indignarsi visto che questi proprietari di immobili che non hanno versato quanto dovuto, non sono stati mai presi in considerazione per un accertamento. E anche nei casi in cui, questo sia stato eseguito, si sono registrate insolvenze nei pagamenti, o acconti versati e debiti mai saldati del tutto.

Importi che vanno da modiche cifre, 5-10mila euro, a somme più rilevanti che superano i 300mila euro e in alcuni casi arrivano persino oltre il milione. Tributi che forse, chissà, avrebbero potuto ‘risollevare’ le casse del Comune di Cosenza, creditore in quel lasso di tempo, falcidiato invece dal dissesto.

Per fare un esempio: in un caso Municipia avrebbe accertato insolvenze per gli anni 2012 e 2013, ma a seguito della trasmessa ingiunzione di pagamento (una delle poche), lo stesso è stato inspiegabilmente azzerato. Alcuni di questi contribuenti addirittura, non risultano neanche iscritti alla Tari ma sono di fatto proprietari di numerosi immobili.

Ci sarebbe finanche un ex amministratore di un comune limitrofo che risulta evasore fiscale, il quale, non solo non ha pagato l’Imu sul proprio patrimonio immobiliare, ma risulterebbe evasore di parte dell’imposta Irpef, non avendo dichiarato tutti gli immobili in suo possesso nella dichiarazione dei redditi. Un’evasione stimata nell’85-90% rispetto al dovuto.

Enti religiosi, cifre da capogiro

Per non parlare degli immobili di proprietà di enti religiosi in città che, dal 2012 al 2018, non avendo ricevuto alcun accertamento, si sono sentiti in ‘diritto’ di non pagare l’Imu per importi che superano i 300mila euro in totale. Per alcuni di questi ‘contribuenti privilegiati’, si rilevano persino ‘incongruenze’ sull’esiguità del valore di rendita di un immobile rispetto a quella reale. Altri, hanno versato acconti e non hanno mai concluso il pagamento a saldo. Ma le tasse non pagate non riguardano solo l’Imu, ma anche altri tributi come Tari o acqua: mai pagati o, in alcuni casi, neanche mai iscritti.

L’unica certezza, oltre al periodo di riferimento che risulta alquanto discutibile, sarebbe opportuno capire perché in ben 7 anni, rispetto ad importi così alti, non siano partiti i relativi accertamenti nei confronti di questi ‘contribuenti’, che seppure a conoscenza delle loro proprietà, non sarebbero più perseguibili. E come è possibile che le ‘cartelle’ partano verso le case dei cittadini ‘semplici’ e non verso quelli che per anni non hanno mai versato un euro, sono proprietari di decine di immobili, e dovrebbero versare quote da capogiro?

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