Bergamini, il teste Panunzio «la ragazza urlava disperata». Mi disse «si è buttato sotto il camion»

«La ragazza piangeva come una pazza. Era fuori di testa, non riuscivo neanche a guidare, perché mi tirava il braccio»

COSENZA – Trentatreesima udienza del processo che mira a far luce sulla morte dell’ex calciatore del Cosenza calcio Denis Bergamini, avvenuta a Roseto Capo Spulico il 18 novembre 1989. Stamattina, in Corte d’Assise a Cosenza, era assente l’unica imputata per la morte del calciatore rossoblu Isabella Internò accusata di omicidio pluriaggravato e premeditato con l’aggravante dei futili motivi. Primo teste di giornata è Angelo De Palo il carabiniere, presso la stazione di Roseto Capo Spulico, in servizio quel 18 novembre del 1989 con il brigadiere Francesco Barbuscio (oggi defunto).

“Il posto di controllo, durato all’incirca una 15ina di minuti, è avvenuto nelle vicinanze del ristorante di Infantino, lungo la 106 direzione Taranto attorno alle ore 16:30/17”. Inizia così il racconto del brigadiere capo De Palo che smentisce di fatto quello che, nella precedente udienza, aveva dichiarato l’avvocatessa Anna Napoli. “Abbiamo fermato solo la Maserati bianca di Bergamini dove all’interno c’era anche Isabella Internò. I due mi sono sembrati seri e tesi. Ma, a controllare i documenti dei giovani è stato Barbuscio poiché io ero di piantone alla macchina di servizio”. I militari – secondo la testimonianza del teste – ricevono dopo una 30ina di minuti, dal posto di controllo effettuato, la chiamata che annunciava un cadavere per strada. “Quando siamo arrivati sul posto – racconta De Palo – ricordo perfettamente che c’era ancora luce, era l’imbrunire, saranno state le 17.30 – 18. Il camion era fermo in mezzo alla strada e il cadavere si trovava vicino alla ruota anteriore destra in posizione supina con viso e scarpe intatti. Ho subito riconosciuto il ragazzo che avevamo fermato poco prima”.

Diversi dubbi sono stati avanzati su incongruenze temporali. L’avvocato Anselmo fa notare al teste che il verbale redatto da Barbuscio parla di un intervento sul luogo dell’incidente effettuato alle 19.30. “Ricordo – ribatte De Palo – che c’era ancora luce: “l’ordine di servizio non è stato compilato correttamente, manca il resoconto e la descrizione di tutto quello che è successo“.

“La ragazza urlava come una disperata: era fuori di testa”

Il secondo testimone è Mario Panunzio, l’automobilista che per primo arrivò sul posto dopo la morte di Denis con in auto la moglie incinta, la suocera e il suocero. Dalla sua testimonianza pare che l’uomo si sia limitato solo ad accompagnare la Internò nel bar per telefonare e chiedere aiuto. “Ricordo perfettamente la ragazza sul ciglio della strada urlare disperata. Ripeteva come una pazza ‘il mio ragazzo si è buttato sotto il camion. Era fuori di testa”. Un’immagine che Panunzio ha nitida nei ricordi. “Ho visto anche il camionista – che non era vicino alla giovane – con le mani in testa in preda alla disperazione ‘cosa mi doveva capitare stasera’. Sul posto eravamo solo noi”.

L’automobilista racconta alla corte che, in quei momenti concitati, la Internò voleva essere accompagnata a Cosenza. Panunzio rifiutò la richiesta di Isabella ma decise di scortarla, con la Maserati bianca, fino al ristorante di Mario Infantino. “Era fuori di testa, non riuscivo neanche a guidare, perché mi tirava il braccio”. Sul posto della tragedia però, il teste, lasciò la moglie incinta ed avendo molta premura per la sua condizione decise di lasciare, quasi immediatamente, la Internò in quel bar e tornare dalla consorte a bordo della Maserati.  “Arrivato nuovamente sul posto ho trovato la mia auto spostata, sulla piazzola di sosta, e alcuni carabinieri – spiega Panunzio -. Sono andato incontro ad uno dei militari per raccontargli tutto quello che era appena successo. Ho chiesto se servisse lasciare le mie generalità ma, il carabiniere (che il testimone non identifica), disse che non c’era bisogno e che potevo andare”.

“Se quelli sanno quello che penso io va a finire male”

Dopo di lui è stata audita anche la moglie di Panunzio, Giovanna Cornacchia. Quest’ultima ripete la versione del marito, la posizione della Maserati all’interno della piazzola sterrata e il buio su quella strada. In aggiunta la donna conferma che il camion non ha mai fatto retromarcia. Si presuppone, dunque, che Forte, il secondo camionista giunto sul luogo pochi attimi dopo la tragedia, era già passato.

Durante l’udienza è stata poi fatta ascoltare l’intercettazione ambientale che riportava una conversazione tra i coniugi Panunzio e Francesco Forte mentre erano in attesa di essere sentiti in Procura a Castrovillari. L’avvocato Anselmo ha posto l’attenzione sulla preoccupazione e lo stato di paura, dei tre e quella del Forte in modo particolare. Confermata dalla frase: “se quelli sanno quello che penso io va a finire male“. L’avvocato della famiglia Bergamini, a fine udienza, ha commentato il ruolo che “gioca” la paura in Forte: “lo ha detto che aveva e ha paura. Lo ha detto in tante intercettazioni e lo ha ammesso anche in udienza. Qualsiasi tentativo teso ad offuscare la testimonianza di Forte lascia il tempo che trova”.

Il processo si aggiorna mercoledì 18 gennaio.

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