Cosenza, il grido di Fem.In: “All’Annunziata è vietato abortire”

Nel nosocomio bruzio il servizio di interruzione volontaria di gravidanza è assicurato da un solo medico. Dopo la protesta, nei prossimi giorni gli attivisti incontreranno il primario di Ginecologia

COSENZA – Vittoria Morrone, attivista del collettivo Fem.In, stringe in mano il megafono che un amico ultrà le ha prestato per la manifestazione organizzata davanti all’ospedale dell’Annunziata. La pioggia, tornata a bagnare la città, sembra voler rovinare il presidio. Poi ci ripensa e lo striscione con la scritta “194 volte prese in giro, aborto garantito subito” di acqua alla fine non ne prende poi tanta. Una guardia giurata osserva da lontano il gruppo di giovani venuti a urlare tutta la rabbia che hanno in corpo per un diritto, quello all’interruzione volontaria di gravidanza, che non sarebbe garantito in pieno.

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Le ragazze sono brave a farsi sentire. I maschi, a occhio e croce, sembrano un tantino più timidi. Una cassa spara musica a palla. Un’auto di passaggio rallenta. Dal finestrino abbassato a metà, la signora alla guida cerca di carpire il motivo di tanto frastuono. La Questura ha inviato qualche poliziotto in borghese. Ce n’è uno in particolare che, non appena Vittoria Morrone incita il gruppo a intrufolarsi nel cortile dell’ospedale per raggiungere gli uffici del commissario, prova a far cambiare idea alla ragazza. Evidentemente la conosce bene, se a un certo punto le dice: “Dai Vittoria, non hai mai fatto così. Facciamo che gli altri rimangono fuori ed entrate soltanto in due o tre”. Parole al vento. Vittoria adesso accende il megafono colorato, in genere utilizzato sugli spalti dello stadio rossoblù, e comincia a intonare il suo claim: “Aborto sicuro e garantito”. Tutti gli altri, in un attimo, le vanno dietro.

“L’aborto è garantito da una sola ginecologa, il cui contratto di collaborazione scade a dicembre. L’azienda ospedaliera non ha ancora pubblicato la manifestazione di interesse in modo da assicurare continuità al servizio. Attualmente, in caso di assenza per malattia o ferie di questa dottoressa, le donne che chiedono di interrompere la gravidanza sono costrette a rivolgersi a strutture ospedaliere fuori dalla provincia di Cosenza. Si tratta di una pratica – s’infervora Vittoria – che deve essere effettuata in tempi specifici ed è gravissimo che, arrivate in ospedale, vengano rimandate a casa senza alcuna risposta”. Al calar della sera il collettivo Fem.In riesce a strappare un incontro al primario di Ginecologia dell’Annunziata: il 22 novembre Vittoria e gli altri saranno a tu per tutto con il professor Michele Morelli. La battaglia continua.

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