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Medici cubani, da Cosenza Ciacco attacca Occhiuto: “Trovata elettorale: non arriveranno mai”

Il consigliere comunale attacca il Governatore della Calabria: “Solo fumo negli occhi in vista delle elezioni del 25 settembre”

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COSENZA – “Lo sbandierato sbarco di 500 medici cubani è una autentica presa in giro, di sfacciato stampo elettorale! I 500 medici cubani non arriveranno mai”. Lo scrive in una nota il consigliere comunale di Cosenza Giuseppe Ciacco intervenendo in merito al reclutamento da parte della Regione di 497 medici cubani al servizio degli ospedali calabresi. “Tant’è vero che,  furbescamente, – prosegue Ciacco . il governatore della Calabria ha già messo le mani in avanti,  sussurrando che,  a settembre,  ne arriveranno solo una  decina.  E perché, stante la situazione di ingravescente criticità,  non arrivano tutti i 497 arruolati? Presto detto: serve solo una fasulla passerella propagandistica,  per gettare fumo negli occhi,  in vista dell’appuntamento elettorale del 25 settembre.  Che tristezza:  le istituzioni genuflesse agli interessi di bottega.  Lo sbarco dei 497 medici cubani è una colossale messinscena,  salvo che qualcuno,  in preda a un forsennato delirio di onnipotenza,  non vagheggi,  nella più urticante  logica padronale,  di trasformare la Calabria nella terra del Far West, dove la legge dello Stato e il diritto comunitario possono,  anche, essere, impunemente, trattati come carta igienica. Procediamo per gradi”.

Ciacco “Ecco le bugie di Occhiuto”

“Smascheriamo la prima bugia – precisa Ciacco – : non è vero che i concorsi banditi a tempo indeterminato, in Calabria,  sono andati, tutti, deserti. Non è  vero. Giusto, per restare alla mia latitudine, presso l’Azienda Ospedaliera di Cosenza il concorso in Neonatologia non è andato deserto. Così come non è andato deserto il concorso in Radiologia.  Smascheriamo la seconda bugia: l’accordo non è stato firmato con il governo cubano.  L’accordo è stato firmato con una società commerciale di stanza a Cuba.  La società commerciale è un soggetto di diritto privato,  assimilabile, per esempio,  alla nostra società a responsabilità limitata. Smascheriamo la terza bugia: lo stato di emergenza covid,  alla data odierna,  non è più operante, perché  è cessato  il 31 marzo 2022;  quindi dal primo aprile 2022 non sono più legittime le relative deroghe.

Ora entriamo, nel merito, dell’accordo,  che ha come oggetto la somministrazione di personale medico.  In Italia,  la fattispecie della somministrazione di lavoro è,  specificatamente,  disciplinata dal titolo terzo – artt. 20 e ss – della legge Biagi. Certo: la legge Biagi prevede la possibilità di far ricorso a un’agenzia di somministrazione. Ma non a una qualunque agenzia di somministrazione. Si può far ricorso, esclusivamente,  alle agenzie accreditate presso il Ministero del Lavoro.  E per le pubbliche amministrazioni è posto il divieto di far ricorso all’affidamento diretto. La regione Calabria,  tranne a non volerla considerare una dependance di qualche privata abitazione,  è una pubblica amministrazione!  Le pubbliche amministrazioni possono,  certamente,  selezionare un somministratore debitamente autorizzato.  Però debbono selezionarlo,  solo e soltanto,  attivando la procedura a evidenza pubblica,  attraverso un regolare bando di gara,  specificando,  nello stesso bando,  i criteri,  ai quali il somministratore deve uniformarsi nella scelta del  personale. Questo è il  disposto, imperativamente, consacrato  dalla legge. Sennonchè  il governatore della Calabria ha, letteralmente, saccheggiato  la legge:  ha individuato il somministratore all’interno di una nebulosa trattativa privatistica, senza nessun bando di gara;  ha individuato un somministratore abusivo,  perché la prescelta società commerciale cubana non è legittimata a operare nel territorio italiano,  in quanto è priva della relativa autorizzazione del Ministero del Lavoro; infine, il governatore della Calabria ha omesso di specificare i criteri selettivi per il reclutamento del personale.  Quindi  l’abusivo somministratore cubano ci potrebbe mandare anche la “qualunque”. Insomma il governatore della Calabria, con  strafottente arroganza,  ha fatto razzia della legge; degli inderogabili vincoli imposti alla pubblica amministrazione e ha fatto razzia, anche,    delle norme sui contratti pubblici.

L’orgia della illegalità allo stato puro. E, attenzione, chiosa Ciacco –  il richiamo fatto dal Governatore all’art. 6 bis del decreto-legge  n. 105 del 2021  è un depistaggio penoso e gaglioffo. In disparte la discutibile, attuale,  validità ed efficacia della disposizione richiamata e il limite temporale ivi previsto (“fino al 31 dicembre 2022”, mentre l’accordo con i cubani durerebbe  3 anni), l’art. 6 bis ammette un regime derogatorio, soltanto,  rispetto alle   norme   in   materia   di   riconoscimento delle qualifiche professionali  sanitarie, ma non ammette, nella maniera più categorica, nessun regime derogatorio rispetto alle vincolanti  modalità con le quali la Pubblica amministrazione può acquisire personale.

Costi medici cubani: “Una subdola omissione nell’accordo”

“Ma c’è di più e di peggio” – prosegue ancora il consigliere nella nota.   Ammesso che i fantomatici medici cubani dovessero, per davvero, arrivare  (non arriveranno mai!),  cittadine e cittadini calabresi,  sapete quanto costerà alla Regione Calabria ogni mese un medico cubano? Oltre 10.000 euro. Si, proprio così: oltre 10.000 euro. All’incirca 12.000 euro. Nell’accordomaldestramente,  c’è una subdola  omissione. Infatti c’è scritto che la Regione Calabria si impegna a corrispondere, ogni mese, per ogni sanitario cubano,  4.700 euro (3.500, a titolo di corrispettivo,  in favore della società commerciale  e 1.200 euro, a titolo di importo forfettario, in favore di ciascun medico),   oltre le spese di alloggio e  i costi  per la formazione integrativa. Inoltre, la Regione Calabria si  fa carico, per 3 anni e per  ogni medico cubano, dei costi di viaggio Italia-Cuba (2 andata/ritorno in ragione di ogni anno). Ebbene, già questa piattaforma economica consegna cifre da capogiro e certifica che i medici cubani, una volta giunti in Calabria,  andrebbero anche formati. Un autentico paradosso: noi abbiamo bisogno di risorse da catapultare, immediatamente, in trincea, invece affittiamo risorse, che vanno anche, adeguatamente e dispendiosamente, addestrate. Ma tant’è.  Tuttavia, l’accordo oscura, artatamente, una voce di spesa, obbligatoria e indefettibile. Ogni medico cubano ha diritto a percepire, ogni mese, al di là del rimborso forfettario,  anche la stessa mensilità stipendiale e lo stesso connesso trattamento contributivo previsti, dal “contratto sanità” – comparto pubblico impiego –  per i medici italiani in servizio presso il sistema sanitario nazionale.  Così prescrive la legge dello Stato italiano!

Guarda caso: questa voce di spesa, nell’accordo, è, sinuosamente, obliterata.  Cioè a dire, l’accordo produce, per 3 anni  (l’ingaggio, in prestito,  dei medici cubani è previsto per 36 mesi),  un oceanico flusso di denaro pubblico, gestito fuori da ogni regola. A conti fatti, i 497 medici cubani, in 3 anni, alla Regione Calabria costerebbero oltre 200 milioni di euro. Una mostruosa voragine economica. Della serie: dopo aver sventrato, economicamente, il Comune di Cosenza, ci si appresta a sventrare,  economicamente, anche la Regione Calabria. E tutto questo,  per facilitare la scalata a un seggio in Parlamento?  Basta. Non è giusto turlupinare i Calabresi. Non è vero che lo sbarco dei medici cubani sia l’unica soluzione possibile. Non è vero. Anzi è la peggiore soluzione possibile, perché è praticata,  sfregiando, senza ritegno,  la legge. Che si dica la verità ai Calabresi.

“In Calabria i medici ci sono”

In Calabria i medici ci sono. Presso la facoltà di medicina dell’Università di Catanzaro ci sono oltre 500 medici specializzandi, che potrebbero essere assunti, in perfetta conformità alle disposizioni di legge vigenti. E, tuttavia, non vengono assunti. E non vengono assunti, perché l’Università degli Studi di Catanzaro non rilascia, illegittimamente, il relativo nulla osta. Che si abbia il coraggio di interpellarli, pubblicamente, uno a uno, i nostri specializzandi, titolati alla possibile assunzione. Sono certo, anzi certissimo che registreremo la quasi unanime disponibilità di costoro  a lavorare negli ospedali calabresi. E, per i nostri specializzandi, non c’è bisogno, nemmeno, della formazione integrativa. E, per i nostri specializzandi, non si spenderebbero 12.000 euro al mese. E allora,  l’ostracismo  dell’Università di Catanzaro è pretestuoso ed è sospetto. Risuona come una connivente stampella a chi  vuole trattare il sistema sanitario regionale della Calabria come carne da macello.

Per non parlare delle centinaia e centinaia di medici calabresi, costretti nella morsa avvilente del precariato. Mi riferisco ai medici di continuità assistenziale e del 118. Camici bianchi invisibili agli occhi dei feudatari di turno. E, invece, si tratta di un valoroso esercito di uomini e donne in carne e ossa, che,  quotidianamente,   nonostante siano deprivati, anche,  dei diritti più elementari, con encomiabile spirito di abnegazione, presiedano il territorio per assistere le nostre popolazioni. Giorno e notte. Senza mai risparmiarsi e accettando, anche, inique condizioni di lavoro. E, allora, perché, nell’emergenza data, non vengono utilizzati, magari anche a tempo determinato, i medici precari calabresi? I quali rappresentano  un’autentica e inestimabile risorsa professionale, che non può essere immolata sull’umiliante altare sacrificale  del farsesco sbarco dei 500 medici cubani. Basta. Anche, perché il farsesco sbarco dei 500 medici cubani mortifica e sbeffeggia le migliaia e migliaia di giovani, che, ogni anno, il mese di settembre, debbono, scelleratamente sottoporsi alle forche caudine del borbonico test di ammissione a medicina. Imbarchiamo 500 medici della Repubblica cubana e, poi, tormentiamo, vessandola, la gioventù studiosa della Repubblica italiana. Che vergogna! E,  con il farsesco sbarco dei 500 medici cubani, fra l’altro,  stiamo facendo ridere tutta l’Italia. Basta. Anche  all’indecenza ci deve essere un limite!”

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Morti sul lavoro a Cosenza. UGL: “Siamo sgomenti, arrestare strage”

Lo ha dichiarato in una nota Paolo Capone, Segretario Generale del sindacato, dopo la morte di un uomo a Falconara Albanese e Laino Borgo

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COSENZA – “E’ ancora strage di lavoratori. A perdere la vita un 43enne schiacciato dal mezzo agricolo di cui era alla guida a Falconara Albanese, in provincia di Cosenza, e un operaio di 52 anni precipitato dal tetto a Guardia Vomano, in provincia di Teramo. A nome dell’UGL esprimo cordoglio alle famiglie delle vittime. Siamo di fronte ad una vera e propria ecatombe che ci lascia sgomenti e indignati. Urgono azioni concrete per rafforzare la prevenzione sui luoghi di lavoro e impedire simili tragedie. In tal senso, chiediamo alle istituzioni locali e nazionali di intensificare i controlli potenziando gli organi ispettivi, di assicurare un maggior coordinamento degli enti preposti attraverso l’unificazione delle banche dati, e, al contempo, di investire nella formazione e nella cultura della sicurezza. Con la manifestazione ‘Lavorare per vivere’, l’UGL intende porre l’attenzione dell’opinione pubblica e del Governo sul fenomeno inaccettabile delle cosiddette ‘morti bianche'”.
Lo hanno dichiarato in una nota congiunta Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL, Gianna De Amicis, Segretario Generale UGL Abruzzo, e Ornella Cuzzupi, Segretario Regionale UGL Calabria, in merito ai due infortuni sul lavoro in cui hanno perso la vita un 43enne schiacciato dal mezzo agricolo di cui era alla guida a Falconara Albanese, in provincia di Cosenza, e un operaio di 52 anni precipitato dal tetto a Guardia Vomano, in provincia di Teramo.
Tre mesi fa un altro drammatico incidente sul lavoro nel cosentino: un altro giovane operaio morì a Laino Borgo, all’interno della centrale a biomasse Mercure. Ennesima scia di sangue di una serie plurima di incidenti sul lavoro, per cui il nuovo Governo dovrà trovare una soluzione.

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Rende, una bombola di gas esplode in auto: giovane in gravi condizioni

L’episodio è avvenuto nel quartiere San Gennaro. Il 30enne originario di Rende è rimasto ustionato su buona parte del corpo

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COSENZA – Una bombola di gas esplosa  in auto: l’episodio è avvenuto venerdì scorso nei pressi del quartire San Gennaro di Rende. Secondo quanto si apprende, un ragazzo di 30anni, D.B. residente a Rende, avrebbe fatto rifornimento presso un benzinaio, ricaricando una bombola di gas, per poi trasportarla all’interno della sua vettura. Probabilmente, per motivi ancora in corso di accertamento, durante il tragitto in auto, il giovane si sarebbe acceso una sigaretta innescando l’esplosione della bombola. Il 30 enne sarebbe riuscito ad uscire dall’auto ma avrebbe riportato grandi ustioni su buona parte del corpo

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco per spegnere il rogo provocato dall’esplosione. I carabinieri, che indagano sulla vicenda, avrebbero anche sentito il titolare del rifornimento di benzina.

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Unicef Cosenza, allarme sui rincari di RUFT e malnutrizione “colpiti 2 bimbi su 3”

In occasione della festa dei nonni una riflessione sulla grave problematica: il prezzo degli alimenti terapeutici pronti all’uso ha subito rincari del 16%

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COSENZA – La festa dei nonni celebra un legame speciale, importante per la crescita ed il futuro dei minori, ma anche per la salute di chi è più avanti negli anni. Purtroppo non tutti i bambini hanno la fortuna di vivere in contesti sereni e di costruire futuro. Ed è per questo che, in occasione della festa dedicata a nonni e nipoti, il Comitato provinciale Unicef di Cosenza si è ritrovato a discutere di infanzia negata e malnutrizione.

La malnutrizione infantile è la violazione di un diritto umano fondamentale del bambino, quello alla sopravvivenza e allo sviluppo, non si limitata alla mancanza di cibo, ma è una combinazione di fattori: scarsità di proteine, micronutrienti e calorie; alta frequenza di infezioni e altre malattie; inadeguatezza dei servizi sanitari; scarso accesso all’acqua potabile e all’igiene, emergenze improvvise o protratte nel tempo.

Già prima che la guerra in Ucraina minacciasse di far sprofondare il mondo in una crisi alimentare globale, il numero di bambini colpiti da malnutrizione acuta grave era in forte aumento a causa di più fattori, tra cui la difficile ripresa delle economie mondiali dalla pandemia da Covid 19 e condizioni persistenti di siccità in vari Paesi a causa del cambiamento climatico.

La malnutrizione acuta grave rappresenta la forma più pericolosa di malnutrizione e provoca la morte di 1 bambino su 5: in tutto il mondo almeno 13,6 milioni di bambini sotto i 5 anni soffrono di questa forma grave di malnutrizione. LAsia Meridionale rimane l’epicentro di questa piaga: ne è colpito 1 bambino su 22, il doppio rispetto all’Africa subsahariana.

I bambini che soffrono di malnutrizione acuta grave, sono troppo deboli e malati per mangiare cibo normale. Non possono essere salvati con sacchi di grano o di soia. Per sopravvivere, hanno bisogno di nutrizione terapeutica urgente – RUTF (Alimento Terapeutico Pronto all’Uso).

“Unicef Italia ha stimato che, a causa del forte aumento dei costi delle materie prime – dichiara Monica Perri, presidente del Comitato provinciale Unicef di Cosenza – il prezzo degli alimenti terapeutici pronti all’uso (RUFT) fondamentali nella cura della forma acuta grave di malnutrizione, aumenterà nei prossimi mesi del 16%. Anche i finanziamenti globali per salvare vite attraverso l’uso di questo alimento terapeutico sono fortemente a rischio: attualmente 2 bimbi malnutriti gravemente su 3, non ha accesso a questa fondamentale terapia alimentare. Purtroppo tutto ciò coincide con una forte diminuzione dei tassi di vaccinazione contro le malattie dei bambini: una combinazione letale. Senza un’azione rapida – concludono i volontari Unicef – potremmo trovarci di fronte a una crisi di sopravvivenza dei bambini”. L’azione del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia si concentra su tre aree di intervento: prevenzione di ogni forma di malnutrizione, salute e nutrizione nell’adolescenza, terapia e cura dei bambini affetti da malnutrizione acuta grave”.

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