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Questione Marca, Kevin Marulla rompe il silenzio “la misura è colma. Ecco la verità”

“Da quel maledetto 2015, la Società di cui siamo soci non ha mai convocato un’assemblea, neanche quella obbligata dalla legge per approvare i bilanci”

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COSENZA – Un lunghissimo post su Facebook per far chiarezza su quello che accedendo al Marca, l’impianto sportivo di Viale Parco, fondato anche dal papà Gigi, e la cui gestione societaria è finita a carte bollate in tribunale con esposti e accuse reciproche. “In seguito alla pubblicazione di un articolo che ha reso la questione di dominio pubblico ritengo sia giunto, per me e per la mia famiglia, il momento di rompere il silenzio sulla vicenda afferente la scuola calcio Marca”. Scrive Kevin Marulla.

“Evidentemente  – spiega – ci si è cullati sulla nostra discrezione, sulla nostra dignità e riservatezza. Abbiamo dovuto incassare, e la nostra decisione di non esporci è figlia solo della certezza che, prima o poi, il tempo ci avrebbe dato ragione. In questi anni abbiamo finanche dovuto sentir dire che la mia famiglia non facesse più parte del Marca o che io non ci andassi più perché non volessi occuparmene. Nulla di più falso. Dopo una fase di, voglio dirlo immediatamente, allontanamento volontario dettato dall’enorme dolore che il solo pensare al centro sportivo ci provocava, abbiamo cercato di riprendere il discorso che mio padre aveva dovuto bruscamente interrompere. Quando però ho ed abbiamo cercato di riprendere contatto con il centro sportivo, è stata da subito evidente la volontà di allontanarci o comunque tenerci distanti sfruttando, a tal fine, anche la nostra difficile situazione emotiva. La crudeltà ed il cinismo sono andati ben oltre l’immaginabile, un susseguirsi di gesti, atteggiamenti e azioni che definire deplorevoli è riduttivo. In tanti, oltre a noi, hanno avuto la possibilità di rendersene conto, chi direttamente chi indirettamente. Una volta compreso che vi era una chiara volontà di allontanarci dal Marca, dalla sua gente e dalla sua attività, attraverso i nostri legali abbiamo cercato di conoscere la situazione della società, chiedendo a più riprese la convocazione di un’assemblea per discutere e cercare di proseguire quel discorso”.
E Kevin Marulla aggiunge “Mai è stata mostrata una disponibilità reale, mai un’apertura ad una gestione condivisa, anche negli ultimi recenti tentativi, mai più avuta la possibilità di proseguire quel disegno. Da quel maledetto 2015, la Società di cui siamo soci non ha mai convocato un’assemblea, neanche quella obbligata dalla legge per approvare i bilanci. Abbiamo atteso e sperato che qualcosa cambiasse, ma nulla è mai cambiato. Anzi, alcuni recenti accadimenti hanno irrimediabilmente compromesso tutto. Lo scorso anno, infatti, temendo che la situazione potesse degenerare, abbiamo richiesto al Comune di Cosenza, attraverso i nostri legali, di avere accesso alle informazioni relative alla concessione delle strutture in cui il Marca ha svolto e svolge la sua attività, facendo alcune scoperte a dir poco sconcertanti. La società Marca, a nostra totale insaputa, ha tentato di spostare la concessione in favore di un’altra società, a noi del tutto sconosciuta ed estranea ma riconducibile ad un altro socio, chiedendolo per altro espressamente al Comune di Cosenza. Bene chiarire come il Comune non abbia mai acconsentito a tale richiestaLa questione, però, non finisce qui! La concessione in favore della Società Marca S.r.l risulta essere scaduta ad Agosto 2021! Malgrado ciò, però, il Comune di Cosenza non è mai intervenuto per porre fine a questa proroga che seppur non concessa formalmente risulta esserlo di fatto. Voglio chiarirlo e non nasconderlo, io e la mia famiglia culliamo il sogno di proseguire quella che era la visione di mio padre, un centro sportivo che fosse accogliente, aggregante per la comunità cosentina come tanti altri rispettabili e ben gestiti centri presenti in Città e che rappresentasse la prosecuzione dei valori ed ideali che hanno sempre contraddistinto il suo agire ed il suo vivere. Quel che, però, desideriamo maggiormente è che si ponga fine ad un agire che, sfruttando la sua immagine, ne offende gravemente ed in maniera ormai insopportabile la sua memoria”.
“Voglio comunicare che questi, e molti altri elementi, sono stati portati a conoscenza della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cosenza e confidiamo che i Magistrati valutino con attenzione quanto esposto, così da assumere le decisioni e provvedimenti idonei a tutelare la legge, noi e la memoria di mio padre.
Tengo inoltre a dire che questa è solo una delle azioni che verranno fatte, non ci fermeremo! Non è uno sfogo, è semplicemente arrivato il momento di mettere da parte pazienza e riservatezza; la misura è ormai colma! Questo intervento è finalizzato anche ad impedire che il nostro silenzio, specie ora che la questione è diventata di dominio pubblico, possa venire liberamente interpretato e frainteso. Da oggi in poi spero sia chiaro a tutti che io e la mia famiglia non ci siamo disinteressati del Marca, bensì siamo stati di fatto tagliati fuori dalla sua gestione e vita quotidiana quasi da subito, con un fine ormai chiaro. Mio padre, sfido chiunque a dire il contrario, ha costruito quel Centro sportivo con passione, dedizione, amore e con le proprie mani, mattone dopo mattone (nel vero senso delle parole). Per questa ragione abbiamo promesso a lui in primis e poi a noi stessi, che non avremo pace finché non avremo e non avrà giustizia. Prima di concludere, mi sia concesso raccontare un episodio (tra i tanti) di crudeltà morale di cui ho fatto cenno all’inizio: una mattina, in maniera chirurgica perché la vigilia del nostro primo Natale senza mio padre, ricevemmo una raccomandata in cui ricordandoci del decesso, ci si intimava di voler prendere celeri determinazioni circa le quote della Società Marca. Conservo ancora quelle lettere, non ho mai dimenticato come ci fecero sentire. Questo gesto, tra gli altri, è qualcosa che non può essere descritto con aggettivi che non siano poco garbati ma spero renda l’idea di quel che abbiamo dovuto subire“.
“Infine, vorrei concludere questo pensiero con una considerazione: ieri potevate non sapere quanto stava e sta accadendo e vivere quindi il Marca credendo di proseguire così quel rapporto speciale che mio padre ha creato con la città di Cosenza ed il legame con la mia famiglia. Oggi, tutti, sapete la verità ed ognuno sarà consapevole delle proprie scelte ed azioni”.

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Morti sul lavoro a Cosenza. UGL: “Siamo sgomenti, arrestare strage”

Lo ha dichiarato in una nota Paolo Capone, Segretario Generale del sindacato, dopo la morte di un uomo a Falconara Albanese e Laino Borgo

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COSENZA – “E’ ancora strage di lavoratori. A perdere la vita un 43enne schiacciato dal mezzo agricolo di cui era alla guida a Falconara Albanese, in provincia di Cosenza, e un operaio di 52 anni precipitato dal tetto a Guardia Vomano, in provincia di Teramo. A nome dell’UGL esprimo cordoglio alle famiglie delle vittime. Siamo di fronte ad una vera e propria ecatombe che ci lascia sgomenti e indignati. Urgono azioni concrete per rafforzare la prevenzione sui luoghi di lavoro e impedire simili tragedie. In tal senso, chiediamo alle istituzioni locali e nazionali di intensificare i controlli potenziando gli organi ispettivi, di assicurare un maggior coordinamento degli enti preposti attraverso l’unificazione delle banche dati, e, al contempo, di investire nella formazione e nella cultura della sicurezza. Con la manifestazione ‘Lavorare per vivere’, l’UGL intende porre l’attenzione dell’opinione pubblica e del Governo sul fenomeno inaccettabile delle cosiddette ‘morti bianche'”.
Lo hanno dichiarato in una nota congiunta Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL, Gianna De Amicis, Segretario Generale UGL Abruzzo, e Ornella Cuzzupi, Segretario Regionale UGL Calabria, in merito ai due infortuni sul lavoro in cui hanno perso la vita un 43enne schiacciato dal mezzo agricolo di cui era alla guida a Falconara Albanese, in provincia di Cosenza, e un operaio di 52 anni precipitato dal tetto a Guardia Vomano, in provincia di Teramo.
Tre mesi fa un altro drammatico incidente sul lavoro nel cosentino: un altro giovane operaio morì a Laino Borgo, all’interno della centrale a biomasse Mercure. Ennesima scia di sangue di una serie plurima di incidenti sul lavoro, per cui il nuovo Governo dovrà trovare una soluzione.

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Rende, una bombola di gas esplode in auto: giovane in gravi condizioni

L’episodio è avvenuto nel quartiere San Gennaro. Il 30enne originario di Rende è rimasto ustionato su buona parte del corpo

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COSENZA – Una bombola di gas esplosa  in auto: l’episodio è avvenuto venerdì scorso nei pressi del quartire San Gennaro di Rende. Secondo quanto si apprende, un ragazzo di 30anni, D.B. residente a Rende, avrebbe fatto rifornimento presso un benzinaio, ricaricando una bombola di gas, per poi trasportarla all’interno della sua vettura. Probabilmente, per motivi ancora in corso di accertamento, durante il tragitto in auto, il giovane si sarebbe acceso una sigaretta innescando l’esplosione della bombola. Il 30 enne sarebbe riuscito ad uscire dall’auto ma avrebbe riportato grandi ustioni su buona parte del corpo

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco per spegnere il rogo provocato dall’esplosione. I carabinieri, che indagano sulla vicenda, avrebbero anche sentito il titolare del rifornimento di benzina.

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Unicef Cosenza, allarme sui rincari di RUFT e malnutrizione “colpiti 2 bimbi su 3”

In occasione della festa dei nonni una riflessione sulla grave problematica: il prezzo degli alimenti terapeutici pronti all’uso ha subito rincari del 16%

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COSENZA – La festa dei nonni celebra un legame speciale, importante per la crescita ed il futuro dei minori, ma anche per la salute di chi è più avanti negli anni. Purtroppo non tutti i bambini hanno la fortuna di vivere in contesti sereni e di costruire futuro. Ed è per questo che, in occasione della festa dedicata a nonni e nipoti, il Comitato provinciale Unicef di Cosenza si è ritrovato a discutere di infanzia negata e malnutrizione.

La malnutrizione infantile è la violazione di un diritto umano fondamentale del bambino, quello alla sopravvivenza e allo sviluppo, non si limitata alla mancanza di cibo, ma è una combinazione di fattori: scarsità di proteine, micronutrienti e calorie; alta frequenza di infezioni e altre malattie; inadeguatezza dei servizi sanitari; scarso accesso all’acqua potabile e all’igiene, emergenze improvvise o protratte nel tempo.

Già prima che la guerra in Ucraina minacciasse di far sprofondare il mondo in una crisi alimentare globale, il numero di bambini colpiti da malnutrizione acuta grave era in forte aumento a causa di più fattori, tra cui la difficile ripresa delle economie mondiali dalla pandemia da Covid 19 e condizioni persistenti di siccità in vari Paesi a causa del cambiamento climatico.

La malnutrizione acuta grave rappresenta la forma più pericolosa di malnutrizione e provoca la morte di 1 bambino su 5: in tutto il mondo almeno 13,6 milioni di bambini sotto i 5 anni soffrono di questa forma grave di malnutrizione. LAsia Meridionale rimane l’epicentro di questa piaga: ne è colpito 1 bambino su 22, il doppio rispetto all’Africa subsahariana.

I bambini che soffrono di malnutrizione acuta grave, sono troppo deboli e malati per mangiare cibo normale. Non possono essere salvati con sacchi di grano o di soia. Per sopravvivere, hanno bisogno di nutrizione terapeutica urgente – RUTF (Alimento Terapeutico Pronto all’Uso).

“Unicef Italia ha stimato che, a causa del forte aumento dei costi delle materie prime – dichiara Monica Perri, presidente del Comitato provinciale Unicef di Cosenza – il prezzo degli alimenti terapeutici pronti all’uso (RUFT) fondamentali nella cura della forma acuta grave di malnutrizione, aumenterà nei prossimi mesi del 16%. Anche i finanziamenti globali per salvare vite attraverso l’uso di questo alimento terapeutico sono fortemente a rischio: attualmente 2 bimbi malnutriti gravemente su 3, non ha accesso a questa fondamentale terapia alimentare. Purtroppo tutto ciò coincide con una forte diminuzione dei tassi di vaccinazione contro le malattie dei bambini: una combinazione letale. Senza un’azione rapida – concludono i volontari Unicef – potremmo trovarci di fronte a una crisi di sopravvivenza dei bambini”. L’azione del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia si concentra su tre aree di intervento: prevenzione di ogni forma di malnutrizione, salute e nutrizione nell’adolescenza, terapia e cura dei bambini affetti da malnutrizione acuta grave”.

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