Liceo Telesio, la lettera di una studentessa: "non è più una scuola ma un'azienda" - QuiCosenza.it
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Liceo Telesio, la lettera di una studentessa: “non è più una scuola ma un’azienda”

La lettera di studentessa del liceo Telesio che spiega la problematica relativa agli spazi scolastici, in parte trasferiti ora all’Istituto delle Canossiane, che ha generato l’occupazione da parte di alcuni studenti della struttura

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COSENZA – Scrive una giovane studentessa del liceo Telesio che spiega la problematica relativa agli spazi scolastici, in parte trasferiti ora all’Istituto delle Canossiane, che ha generato l’occupazione da parte di alcuni studenti della struttura.

“Cosenza è una città piccola – scrive Serena – Ci conosciamo un po’ tutti, viviamo realtà simili e le voci girano. Ho sempre sentito i pregiudizi che da secoli aleggiavano attorno a quella che è tutt’ora la mia scuola: “non è un ambiente per tutti”, “bisogna avere i soldi per andare lì”, “ci sono solo i figli di papà”. A me non è mai interessato niente di quel che dicevano perché a scuola ci sono andata sempre e solo per studiare e non per vedere cosa avessero le persone in più o in meno di me, quindi ho sorvolato su ogni parola che potesse farmi cambiare idea. Forse ho sbagliato a non ascoltare”.

Da un paio di anni gli spazi della scuola sono stati ridimensionati: i corridoi sono più piccoli, sono stati eliminati i laboratori e in compenso sono state aggiunte le elementari e le medie, che non so fino a che punto possano essere considerate parte integrante della scuola pubblica poiché i bambini utilizzano le divise, vengono a scuola con dei pullman immensi (che occupano giornalmente parcheggi utili per professori e studenti) sui quali c’è scritto “#iovadoaltelesio” e pagano una quota mensile. Non si tratta più di una scuola, ma di un’azienda a tutti gli effetti”.

“Questo è deducibile dal fatto che ci sia una continua propaganda e un insistente parlare di “casa Telesio”, con tanto di scritta sulle divise delle collaboratrici scolastiche. Prima storcevo solo il naso, mi irritavo di queste manie di grandezza (perché sono solo questo) e mi vergognavo, delle volte, a dire in che scuola andavo perché per tanti miei coetanei si tratta della scuola degli snob, di chi pensa di avere tutto e poi in realtà non ha niente, e per me essere considerata una che fa parte di un’élite non è mai stato un vanto, ma un’umiliazione. Da settembre siamo stati sottoposti a delle turnazioni pomeridiane a causa di alcuni lavori, mentre adesso il triennio dell’ordinamento è in un’altra sede, l’ex convento delle Canossiane, perché nel vecchio istituto non c’è abbastanza posto per tutti. Il problema non è, come dicono molti, che “la famiglia Telesio viene divisa”.

“Il problema – scrive ancora Serena – è che si sta pensando alla crescita economica e propagandistica di una scuola, senza garantirne la qualità. Questo è gravissimo non solo perché ciò non dovrebbe accadere in nessun luogo, ma soprattutto perché si tratta di un liceo classico, in cui dal primo anno i docenti insegnano a non strafare, a non peccare di ybris, cioè di superbia, e soprattutto mi è stato insegnato di non anteporre MAI l’apparenza alla sostanza. Non riesco a concepire come, dopo due anni di didattica a distanza, si abbia il coraggio di chiedere uno “sforzo in più” a studenti visibilmente cambiati e toccati dall’esperienza della pandemia, peggiorati nel profitto scolastico e necessitanti di calore umano (che la scuola dovrebbe essere in grado di dispensare in ogni momento). È da venerdì 21 gennaio che il nuovo plesso è occupato da tanti ragazzi e ragazze e sono contenta che, dopo un po’ di tempo, non si continui ad abbassare la testa di fronte all’ennesima ingiustizia che ci viene non proposta, ma imposta. Le proteste andavano fatte prima, è vero, ma non è mai troppo tardi per manifestare il proprio dissenso di fronte a delle scelleratezze che vanno avanti da anni e di cui non solo gli alunni, ma anche i professori sono vittime”.

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Cosenza, “carceri aperte” la partita con papà: domani l’iniziativa tra detenuti e figli

La campagna vuole sensibilizzare sul tema dell’inclusione sociale e delle pari opportunità per tutti i figli dei detenuti spesso vittime di pregiudizi

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COSENZA – Domani alle ore 09:30 presso l’istituto penitenziario “Sergio Cosmai” di Cosenza si terrà una manifestazione che vedrà coinvolti alcuni detenuti impegnati a disputare una partita di pallone con i propri figli.

Questa direzione infatti ha aderito alla campagna nazionale di sensibilizzazione “Carceri aperte- la partita con papà giugno 2022 organizzata dall’associazione “Bambini senza sbarre – onlus”. La partita di calcio tra genitori detenuti e figli sarà disputata alla presenza di altri familiari. La campagna vuole sensibilizzare sul tema dell’inclusione sociale e delle pari opportunità per tutti i bambini e ha l’obiettivo di portare in primo piano il tema dei pregiudizi di cui spesso sono vittime i bambini che hanno il papà o la mamma in carcere.

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Annunziata, Urso: “servono medici e paramedici. Necessari almeno 700 posti letto in più”

Il responsabile Sanità della Lega interviene sull’ospedale di Cosenza: “le criticità che si leggo e si vedono noi dipendenti le viviamo quotidianamente sulla nostra pelle”

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COSENZA – “Assistiamo spesso sui media al giusto e dovuto risalto alle criticità dell’Annunziata ed, in particolare, del Pronto soccorso che, in quanto hub, diventa punto di riferimento per l’intera provincia, in particolare per le patologie più complesse, potendo fornire h 24, e vale la pena ricordarlo, tutte le prestazioni specialistiche contemplate nell’emergenza/urgenza”. Ad affermarlo, in una nota, è Ninni Urso, responsabile Sanità per la Consulta della Lega Cosenza.

“Sorvolando sulle responsabilità che hanno portato negli ultimi anni a tale situazione, l’unica soluzione – continua – rimane quella di riportare l’Annunziata al rango di hub attraverso l’aumento degli attuali 382 posti, soprattutto per quelli destinati all’area medica, drasticamente ridotti dal mix scelte politiche/pandemia, assolutamente insufficienti ed incapaci a servire una popolazione sempre più longeva e quindi bisognosa di cure. Lo ha capito bene, prima da medico e poi da manager, il Commissario Gianfranco Filippelli, puntando dritto a restaurare la filiera che porta alla possibilità di assunzioni, potenziando l’Ufficio Concorsi, aprendo a graduatorie attive regionali ed extraregionali, per il personale medico e paramedico e bandendo tutti i concorsi in itinere.

Come responsabile dell’area sanità per la Consulta della Lega Calabria di Cosenza ritengo – continua Urso – che la via intrapresa sia quella giusta, mirando, con l’aumento del personale, ad arrivare ad almeno 700 posti letto, che porteranno attraverso un naturale e benefico meccanismo “a cascata ” a decongestionare il pronto soccorso e , soprattutto, a fornire un percorso virtuoso ai pazienti, garantendo loro dignità, rapidità e qualità delle cure. E noi saremo al fianco di Filippelli – conclude Urso –  con le nostre proposte e il nostro aiuto fattivo. Perché quello che si legge e si vede sui media, noi dipendenti lo viviamo quotidianamente sulla nostra pelle”.

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“Cosenza ripudia la guerra”: sit in contro guerre, imperialismo e spese militari

Una manifestazione di protesta e informazione contro guerre, imperialismo e spese militari. L’iniziativa in piazza 11 Settembre mercoledì 29 giugno

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COSENZA – Il sit in è stato promosso per mercoledì alle 18 in piazza 11 Settembre a Cosenza da numerose realtà attive nel sociale della città. “Dal 24 febbraio, con l’inizio dell’invasione da parte della Russia, la guerra in Ucraina, in corso dal 2014, è diventata – scrivono i promotori – il principale tema di discussione e di competizione a livello globale, ma soprattutto motivo di preoccupazione per le enormi ricadute che rischia di avere su milioni di persone, in tutto il mondo. I principali media italiani hanno fornito una lettura unilaterale degli eventi, orientata all’accettazione della guerra e del ruolo che in essa dovrebbe assumere l’Italia, secondo i diktat di USA e NATO. Una versione influenzata dagli interessi statali, dell’industria bellica e delle compagnie energetiche”.

“L’opposizione alla guerra si è manifestata sia sul piano dell’opinione pubblica (nei sondaggi statistici), sia nelle mobilitazioni che hanno interessato tutto il territorio italiano negli ultimi mesi. Le piazze hanno espresso un sentimento popolare totalmente ignorato dal Governo, che ha proseguito sulla linea guerrafondaia dettata dagli USA, ha inviato forniture militari, deciso l’aumento delle spese militari, la costruzione di nuove basi e ha contribuito alla tensione diplomatica internazionale”.

“Agli interessi di chi ci ha trascinato in questa guerra e lavora per farla continuare, si contrappone la volontà dei popoli che la guerra finisca presto e produca meno sofferenze possibile: dalla popolazione ucraina che ne subisce gli effetti più immediati e devastanti (come tutte quelle sottoposte alla tragedia della guerra), fino ai popoli di tutto il mondo che ne pagano le conseguenze indirette, povertà e carovita, che già colpiscono le fasce più deboli della popolazione e rischiano di diventare insostenibili anche in Europa, soprattutto in territori marginali come quello calabrese. Come realtà politiche, sindacali e associative, attive nell’area urbana di Cosenza, crediamo – concludono gli organizzatori del sit in – sia necessario avviare sul nostro territorio una discussione pubblica e collettiva sulla guerra e sulle sue conseguenze. Vogliamo iniziare questa discussione pubblica in piazza, per renderla più visibile e incisiva possibile”.

Interverranno:
Josè Nivoi – Portuali USB/CALP (Genova)
Collettivo di Fabbrica GKN (Firenze)
Ruggero Caruso – No MUOS (Sicilia)
Nino Campisi – PAX CHRISTI (Lamezia Terme)

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