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Educazione ambientale: fiori, targhe e panchine per Agitu Ideo Gudeta

Messa a dimora di fiori e inaugurazione targhe e panchine dedicate ad Agitu Ideo Gudeta, sociologa, attivista, vittima di femminicidio lo scorso anno

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RENDE – L’iniziativa intitolata “Educazione ambientale e ai sentimenti, facciamo scuola nel quartiere”, si terrà domani, sabato 15 gennaio a partire dalle 10, in viale dei Giardini, a Rende, ed è promossa dall’associazione ‘I Giardini di Eva’. Alla giornata, realizzata con il sostegno del CSV Cosenza, parteciperanno le ragazze e i ragazzi dell’Istituto comprensivo Giovanni Falcone di Rende, le insegnanti che hanno guidato i laboratori di didattica ambientale e di educazione sentimentale coordinati da Nadia Gambilongo, fondatrice dei Giardini di Eva, rappresentanti istituzionali del Comune di Rende tra cui Lisa Sorrentino, Marta Petrusewicz, Pino Munno e Domenico Ziccarrelli ed esponenti delle associazioni di volontariato.

“Siamo sensibili alle foglie e alla violenza rispondiamo con i fiori – ha dichiarato Gambilongo, vittima nella notte di Capodanno di un atto intimidatorio che ha visto ignoti apporre un ordigno esplosivo alla sua auto – più di 100 organizzazioni hanno espresso il loro sostegno e tutta la solidarietà ai Giardini di Eva, e con forza combattono quotidianamente ogni forma di violenza contro le persone e i beni comuni. Vogliamo portare questo esempio ai più giovani”.

Agitu Ideo Gudeta è stata un’imprenditrice e ambientalista etiope poi emigrata in Italia. Il 29 dicembre del 2020 fu assassinata a Frassilongo.

Una storia di integrazione e riscatto che è finita in tragedia per via di Suleiman Adams, 33enne collaboratore della donna e reo confesso del delitto. Prima del dramma però, la sua, è una storia che merita di essere raccontata e ricordata. Scappata dall’Etiopia dove è nata aveva scelto il Trentino, nello specifico la Valle dei Mocheni, per realizzare il suo sogno di allevare capre e far nascere una azienda agricola, “La capra felice”. Aghi, come molti la conoscevano, era arrivata a Trento nel 2010, dopo averci studiato alla fine degli anni ’90, fuggendo dalla sua terra natìa perchè perseguitata in quanto attivista ambientale e sociale. Poi la realizzazione personale ed imprenditoriale, l’avvio della sua attività e l’apertura di un negozio a marchio “La capra felice” a Trento.

 

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Liceo Telesio “l’altra storia”. Lettera aperta di 100 fra docenti e personale ATA

Si torna sulla questione relativa al trasferimento di 18 classi. “La storia di cui il Telesio si fregia non è ascrivibile ai suoi mattoni”

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COSENZA – Riceviamo e pubblichiamo la lettera firmata da 100 fra docenti e personale ATA del liceo Classico “Bernardino Telesio” sulla questione relativa al trasferimento di 18 classi nell’istituto delle “ex Canossiane” che vede contrari studenti e famiglie. A loro replicano con una lunga lettera docenti e personale scolastico.

La LETTERA – “Esistono sempre ragioni perché le cose accadono. Ragioni che maturano da orientamenti, prospettive, direzioni, storie. La storia del Telesio è antica e complessa, complessa perché antica e perché le ragioni della tradizione abbisognano di attenzione, cura, lungimiranza, forse persino visionarietà, nel tentativo di coniugare il passato con le dinamiche del presente. Tradizioni e storie si vivificano proficuamente, nelle loro ragioni fondanti, attraverso una tensione costante che ricerchi e rinnovi criticamente e sapientemente il rapporto tra quelle origini e le originalità di nuovi tempi. La storia, la cultura non si definiscono mai come staticità, come ripetizione di un identico, le idee sono sempre in movimento e non dovrebbero ammettere compiacimenti nella provincia del presente. Le poche note di premessa intendono già definire un orientamento che ci anima al riguardo di un dibattito che coinvolge in modo problematico la nostra comunità scolastica. Da diversi mesi si chiede al Liceo Classico Bernardino Telesio quali siano le ragioni di alcune scelte e cambiamenti in atto, come esso intenda innervare le trasformazioni, di cui Dirigente e Amministrazione, docenti e personale ATA sono stati interpreti e promotori, con l’eredità così preziosa di un’istituzione avvertita evidentemente dalla città e dal suo territorio quale patrimonio di identità culturale comune. Tante generazioni e memorie e storie, forse anche interessi, sembrano insistere su questo spazio culturale, reale e in certo senso anche figurato, da renderlo così attenzionato. Vorremmo intanto avvertire circa la pericolosità, da sempre, nella storia, di declinare il sostantivo identità al singolare”.

Il Telesio non è, e non vorremmo che lo fosse, un’identità singola, non è la sola figura del Dirigente Scolastico Antonio Iaconianni, né solo quella dei 97 docenti non firmatari della recente lettera aperta di 26 colleghi, né naturalmente solo quella di questi ultimi, contrari alla dislocazione di alcune classi nella sede delle Canossiane. Docenti e amici mossi certamente da spirito leale e fattivo ai quali va, e andrebbe se anche si trattasse di uno soltanto di contro ai cento, l’attenzione e il rispetto per la scelta di indirizzi diversi e per una volontà di dire che evidentemente ha creduto di non trovare le giuste sedi e modalità nel dibattito interno dell’Istituto. Il Telesio ha piuttosto storie, identità ed eredità plurime, intanto quella di figure che dal passato rappresentano ancora interlocutori vivi e presenti nel nostro immaginario intellettuale come nel nostro quotidiano agire. Il Telesio ha poi una sua vivace coscienza in tutta quella pluralità di voci costantemente a confronto oggi, senza piaggeria o timori reverenziali, convinte o meno della bontà e proficuità di alcuni indirizzi promossi dal Dirigente e dal liceo. Forse è anche per questa articolata diversificazione del dibattito, per una costitutiva e intrinseca varietà e complessità di dinamiche e personalità, che pure hanno fatto la fortuna ed una certa ‘grandezza’, consentite, del Telesio, oggi si pongono così in evidenza una serie di pubbliche polemiche. Polemiche che certo preoccupano anche se potrebbero paradossalmente persino lusingare, dal momento che nessuna delle scelte di altri istituti, o decisioni interne, o allestimento di necessarie nuove sedi in cui sono attualmente coinvolte tutte le scuole della città hanno suscitato tanto clamore e volontà di indagine, fomentato pareri e sentenze di soggetti temiamo non autenticamente consapevoli della realtà di questioni e motivazioni che sostengono alcune decisioni. Con grande salute del confronto sempre fondante di una istituzione culturale, desideriamo offrire ora la prospettiva di tanti altri docenti, del personale del Telesio e delle numerosissime famiglie, la maggior parte, che ci hanno contattato e che continuano, anche in questi giorni come in quelli della famigerata occupazione, ad offrire plauso e sostegno al nostro lavoro. L’intenzione non è quella di una mera difesa – né ci saranno altre repliche da parte nostra a qualsiasi ulteriore polemica – ma la condivisione di un’altra storia dell’attuale liceo Telesio di contro a quella che sembra emergere da alcune pagine di giornali e da parziali analisi di blog e passaparola di piazza. Il ritardo di tale scelta non si motiva né da prolungato disorientamento né da sprezzatura, ma da una volontà di maturazioni di tempi e dalla ricerca di un garbo di analisi e confronto che non appaia animato dalle logiche frettolose, negli ultimi mesi, di un botta e risposta a caldo e risentito. L’altra storia del Telesio, mai superflua forse da ricordare, riguarda intanto la crescita esponenziale, negli ultimi anni, della comunità scolastica e dell’offerta formativa insieme alle numerose e significative iniziative promosse dal liceo ai fini di una diversificazione delle occasioni culturali per studenti coinvolti in progetti, conferenze, stage, concorsi, attività seminariali e laboratoriali. Un percorso che ha mostrato con evidenza le capacità dirigenziali come l’impegno vocazionale e intellettuale di tutti i docenti e del personale scolastico del liceo”.

L’altra storia riguarda l’idea della creazione di un polo culturale nel centro storico costituito dal Liceo Telesio insieme al Convitto Nazionale, all’Istituto delle Canossiane e alla Biblioteca Stefano Rodotà. Un centro di istruzione che coinvolgesse nel suo curricolo, come era già nel mondo classico, la formazione del discente dall’infanzia fino alla maturità. Un luogo di studi che dal cuore antico della città dialogasse, attraverso un ideale ponte culturale, con la città moderna e l’Università. L’altra storia è certo una narrazione diversa rispetto alla vulgata degli ultimi mesi sulla nascita di quella che invece appare con suggestiva evidenza una bella e funzionale succursale, ubicata nel pregevole edificio delle Canossiane, a due passi dalla vecchia sede, approntata in tutte le necessità e specificità richieste ad un istituto scolastico. Un ambiente dotato di impianti forse unici rispetto ad altre scuole del Paese e non meno di una plurivisionata documentazione di idoneità alle funzioni a cui è stata destinato. Un recupero attraverso il quale il liceo Telesio vuole contribuire, tra l’altro, alla valorizzazione di aree significative del centro storico, consegnando alle nuove generazione il senso della custodia e del necessario salvataggio del patrimonio artistico e monumentale della propria città. Da questo punto di vista le Canossiane non rappresentano solo una nuova sede, ma racchiudono e rinnovano tra le sale, il suggestivo cortile, la mirabile cappella che costituirà una diramazione della Biblioteca Stefano Rodotà, le decisive significazioni di una scuola che estende le sue operazioni culturali, senza timori o miopie, su diversi poli di un’area territoriale, quella del centro storico della città, dove agiscono già, spesso in sinergia con il liceo, il Museo dei Brettii e degli Enotri, l’Accademia Cosentina, la Biblioteca Civica e quella Nazionale, il Centro di Studi Telesiani, il Museo Diocesano, la Pinacoteca e la sede operativa del Premio Sila. Liceo Telesio e Canossiane costituiscono dunque il simbolo di percorsi culturali che si diversificano, si potenziano, si articolano sul territorio. Consideriamo perciò sterili le interrogazioni che riguardano la nuova collocazione di una parte del liceo Telesio nei locali dell’ex convento, soprattutto in ragione delle ultime scelte, maturate da ponderate decisioni condivise da un Consiglio d’Istituto che comprende tutte le parti coinvolte: Dirigenza, docenti, famiglie, amministrazione. Il Telesio d’altra parte non è solo uno o più edifici, ma cultura. E la cultura, in ogni tempo, è ‘trasportabile’, attraversa epoche e luoghi, configura di certo ponti e non mura che possano limitarne la portata. Il valore che riconosciamo alla nostra docenza e ad ogni altro sapere non può certo disperdersi nei 500 metri di distanza da un edificio all’altro. Se la storia ha un senso, se promuove un insegnamento è quello di indurci a non trascurare l’evidenza che solo le culture, così come i popoli, strenuamente arroccati nei loro confini subiscono processi di involuzione e isterilimento. E certo il Telesio ha lunga storia anche per la sua antica vocazione alla mobilità, per quei movimenti transitori dovuti a contingenze temporanee, alle uscite e ai rientri, dalla Casa delle Culture al Liceo vecchio ai magazzini di via Acri alla nuova sede, che ha già ospitato l’Istituto Alberghiero e ora il Convitto Nazionale in una logica essenziale di inclusione e diversificazione delle operazioni culturali. La storia di cui il Telesio si fregia non è ascrivibile ai suoi mattoni ma ad un sapere antico come a personalità che operano in direzione della trasmissione di saperi e valori capaci di migrare ben oltre il perimetro di un’aula. L’altra storia, in definitiva, riguarda un Telesio di certo più coeso di quello che si vorrebbe fare apparire, un luogo non di malcontento generale o lotte intestine, ma una comunità che ha voglia di affrontare con slancio operativo, e anche senso di sacrificio, le difficoltà logistiche, di non semplice gestione, legate alle necessarie operazioni di ristrutturazione del vecchio edificio e di quello del Convitto Nazionale. Noi crediamo che la storia e le ragioni del Telesio siano quelle di uno spazio etico che non sentiamo confinato e neanche violato dall’inclusione del Convitto o dalla dislocazione della nostra funzione docente in altri luoghi, ma valorizzato da uno spirito comunitario e da una volontà di trasmissione che ci animano al di là di divisioni o diatribe di cui sono già pieni i social e il mondo”.

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Sanità, Loizzo (Lega) “Positiva la scelta dell’Asp di Cosenza sulla transizione ecologica”

“L’efficientamento energetico annunciato dal commissario Graziano è un fatto estremamente positivo che salutiamo con soddisfazione”

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COSENZA – “L’efficientanento energetico annunciato dal commissario Asp di Cosenza, Graziano, è un fatto estremamente positivo che salutiamo con soddisfazione”. Lo afferma Simona Loizzo, capogruppo della Lega in Consiglio regionale e responsabile del dipartimento ambiente del partito. “L’installazione di pannelli fotovoltaici su molte strutture Asp – dice Loizzo – arriva dopo gli anni del centrosinistra in cui si fecero solo annunci in questo senso. Applicare la transizione ecologica sulle strutture dell’azienda sanitaria – continua ancora Loizzo – significa partecipare a quel processo di sostenibilità ambientale che è richiesto a tutti e che è un asse importante del Pnrr. Si tratta di una delle poche aziende pubbliche ad avere intrapreso questo cammino – conclude Loizzo – ed è auspicabile che venga imitata e copiata”.

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Querelle scuola calcio Marca, Cariola risponde a Kevin Marulla: “Nessun complotto”

Lungo comunicato del co-fondatore della storica società di calcio giovanile “Aperti al dialogo con la famiglia Marulla. Presto un’assemblea per rilanciare la scuola calcio”

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COSENZA – A distanza di pochi giorni dal lungo post pubblicato su Facebook da parte di Kevin Marulla, figlio di Gigi, con cui si denunciava l’estromissione dal centro sportivo “Marca” e il tentativo di spostare a un’altra società la concessione scaduta a agosto 2021, non si è fatta attendere la replica di Andrea Cariola co-fondatore, insieme alla storica bandiera rossoblù prematuramente scomparso il 17 luglio del 2015. Di seguito, riportiamo i passaggi più salienti del suo lungo comunicato stampa:

“La società Marca, nella persona del suo Amministratore Unico Andrea Cariola e dell’altro socio Vincenzo Cosa, all’indomani delle calunniose dichiarazioni del figlio di Gigi Marulla, apparse recentemente sui social, nello spirito di trasparenza e correttezza che contraddistinguono il ruolo e le persone che lo hanno ricoperto, seppur controvoglia, prediligendo incontri e confronti reali – questi si cari all’invocata, ma mal predicata, tutela della riservatezza – a quelli virtuali, si vedono costretti a ricondurre a verità fatti e circostanze che l’incauto giovane figlio di Marulla ha ritenuto dovessero esser di dominio pubblico. Mentiremmo se ci dichiarassimo sorpresi dal rancoroso comunicato del figlio di Marulla. L’iniziativa, che viene presentata – come se la cosa potesse anche solo impensierirci – come “una delle tante azioni che verranno fatte”, si svela come una rarissima piccata d’orgoglio del figlio di Marulla, all’indomani dell’ordinanza del Gip di Cosenza che, respingendo la richiesta di archiviazione avanzata dal Pm, dopo meno di un mese dalla denuncia della famiglia di Marulla, ha disposto 90 giorni di indagini volte ad acquisire documentazione contabile. Il reato, allo stato solo ipotizzato, rimane l’art. 2634 Codice Civile per la questione del rinnovo della concessione del campo comunale E. Morrone al Marca.

Contrariamente ad ogni tentativo fatto dal figlio di Marulla di rappresentare il Marca come il luogo delle peggiori malefatte – tra tutte anche una serie di appropriazioni indebite ai danni del socio Gigi Marulla, con tanto, addirittura, di falsificazione della firma della bandiera Rossoblù. Anche qui, ci preme chiarire come, contrariamente a quanto riportato dal figlio di Marulla, la concessione del campo comunale NON è in regime di proroga… di fatto, subdolamente lasciando credere che il Comune di Cosenza strizzi l’occhio al Marca ed al suo Amministratore, ma in regime di proroga legale a seguito della pandemia che ha paralizzato l’attività sportiva per quasi due anni. Ciò detto, suona canzonatoria e, ce lo si conceda, irriverente e ingenerosa l’accusa rivolta all’amministratore Andrea Cariola di lucrare sul nome di Gigi Marulla per un – non meglio specificato – tornaconto personale e di aver “tradito” la memoria ed il sogno di Gigi della scuola calcio. Ovviamente, non ci appassiona il dibattito che tende a “misurare” gli affetti ma, trascinati (non certo per volontà del Marca) nella discussione social, ci preme raccontare, per dare la misura della gravità delle parole del figlio di Marulla, la storia ed il sogno del MARCA (acronimo – il che la dice tutta – di: MARulla-CAriola), attraverso le parole e il ricordo proprio del suo cofondatore Andrea Cariola: « Il progetto della scuola calcio nasce dal lontano 1995 quando costituisco la prima società di settore giovanile ed intraprendo questo percorso. Nei primi anni di attività fittavo campi di qua e di là e protocollavo richieste al Comune di Cosenza per avere una struttura tutta per me. Infinite ore di attese dietro le porte dell’Ing. Luigi Zinno ed il Geom. De Pasquale. Giacomo Mancini, allora Sindaco, si raccomandava con i due Dirigenti di trovare una soluzione. Negli anni successivi individuarono e mi affidarono alcuni campetti in c/da Guarassano alla fine del Parco Fluviale. Lo ristrutturai e rendemmo viva quella zona periferica ma purtroppo durante la notte veniva presa d’assalto da continui furti e danneggiamenti fino a costringermi a riconsegnare le chiavi al Sindaco e all’allora responsabile degli impianti sportivi del Comune Pino Abate. La promessa del sindaco Mancini fu quella di assegnarmi l’E.Morrone di via Popilia (attuale Marca) una volta dissequestrato dalla procura.

Nella notte dell’ 1 Maggio del 2001 cedette la copertura della tribuna. Purtroppo il Grande Giacomo Mancini non fece in tempo per via della sua scomparsa e soltanto nel 2005 si sbloccó la vicenda giudiziaria e venne messo a bando l’impianto. Conoscevo Gigi Marulla da tempo e trascorreva molte ore del suo tempo libero nel mio negozio di articoli sportivi di Rende. Tanti aneddoti e risate. In quel periodo in attesa di trovare una sistemazione definitiva, avevo rifondato la Morrone sul campo della Popilbianco di Carbone e spesso invitavo Gigi a farmi qualche seduta di allenamento con i ragazzi. Da quei lunghi pomeriggi insieme nasce la voglia di condividere il mio progetto con lui. Chiesi quali progetti avesse per il futuro e mi rispose che non aveva le idee chiare ma che allenare i “grandi” se non per realtà importanti non era cosa per lui. Praticamente nel suo riconosciuto ermetismo avevo intuito il: se ti fa piacere sono con te! Da quel momento in poi le nostre ore di frequentazione si moltiplicavano giorno e notte. Un rapporto fraterno fatto di grande complicità e rispetto. Ricordo ancora il momento in cui decidemmo il nome della società eravamo in macchina di ritorno dalla Onze del prof. Turano il quale ci suggeriva di sfruttare il nome di Gigi per la scuola calcio. Dovendo scegliere i colori sociali Gigi mi guardò e mi disse: “nerazzurri?” (conoscendo la mia passione per l’Inter) Io: “me lo chiedi?” Al rientro da San Marco Argentano, pensando al nome della società, si voltò e mi disse: “ti piace Carma?” Risposi, scherzando: “e gesso Gi?” con una risata… ci guardammo negli occhi come se avessimo trovato a quel punto la soluzione invertendo le iniziali dei nostri cognomi: MARCA! Stupendo…ha tanti significati a partire dal verbo a finire al nome del giornale sportivo spagnolo. In realtà legavamo per sempre i nostri cognomi, le nostre storie, i nostri sogni, pensavamo in maniera indissolubile… Vincemmo la gara di aggiudicazione della struttura al Comune per le migliorie proposte nel progetto. Iniziarono i lavori di rifacimento del centro sportivo e Gigi si trasformava in elettricista, carpentiere, falegname, giardiniere, idraulico. Un tuttofare instancabile che supportava tutte le ditte che si avvicendavano al fine di completare i lavori. Aveva trasformato una segreteria in una cucina vera e propria. Una sua grande passione. Viveva li 24h al giorno. Si faceva il bucato etc etc. In oltre quindici anni di assidua frequentazione mai uno screzio, chi aveva più soldi da investire li metteva giù per tutti. L’investimento era molto oneroso e dopo poco si propose di entrare a far parte della squadra Vincenzo Cosa ancora in attività agonistica. L’ingresso di Vincenzo fu importante in quel momento anche sotto l’aspetto finanziario. Il resto della storia è abbastanza noto a tutti. 10 anni di grandi successi sportivi dal 2005 al maledetto 19/07/2015. Da quel giorno sono cambiate molte cose anzi tutto… I miei rapporti con gli eredi Marulla erano familiari, idilliaci. Un transfer probabilmente. La notizia della morte di Gigi ha devastato tutti. Non riuscivo a capacitarmi, pensavo fosse un sogno invece vivevo un incubo. In quel momento ho letto smarrimento negli occhi di tutti i familiari che mi chiesero di provvedere a tutto quello che doveva essere l’iter. Rimasi tutto il 20 luglio da solo nella camera mortuaria dell’ospedale di Cetraro. Io e lui e le centinaia di persone che passavano per un ultimo saluto. Mi diedero la chiave di quella camera e chiusi su insistenza di mia moglie incinta a tornare a casa verso mezzanotte. Ricevetti alle 6:00 del mattino una telefonata dall’ex presidente del Cosenza Antonio Serra che mi aspettava davanti quella porta. Poi il funerale quel caldo asfissiante. Nei giorni successivi protocollai la richiesta di intitolazione dello stadio a Gigi Marulla al Sindaco Occhiuto specificando, nella stessa, che la città gradiva il nome Gigi e non il nome di battesimo Luigi. Mi recai al cimitero per la tomba gentilizia. Feci tutto quello che si potesse fare nei confronti di un “fratello”. In tutto questo c’era da mandare avanti il “nostro” progetto. Chiamo a raccolta i suoi i nostri vecchi amici di sempre : Gigi De Rosa, Ciccio Marino etc etc. “Ragazzi dateci una mano e portiamo ancora più in alto il nome del Marca.” Abbiamo avuto con grande onore e piacere l’aiuto di tutti. Ma sin da subito gli eredi mostravano atteggiamenti poco collaborativi anzi mettevano il veto su tanti aspetti che a noi sembravano assolutamente normali.

In quei mesi successivi chiunque si alzasse una mattina stampava maglie di Marulla, murales, gruppi social, cose di ogni genere. Mi sono permesso di stampare 300 t-shirt celebrative con lo scopo di raccogliere fondi per realizzare una statua da mettere all’interno della struttura. Non mi è stato concesso. Sono tutt’ora confezionati in un cartone in soffitta. Ho chiesto di organizzare un grande memorial e mi è stato detto che volevo speculare sul nome di Gigi. Abbiamo fatto un murales per ricordarlo all’esterno del centro e ci obbligavano a togliere le immagini che rappresentassero Gigi. Mi hanno mandato il titolare dell’agenzia funebre che ho contattato io quel giorno perché avrei dovuto pagarlo come Marca. Mi hanno accusato di essere andato a casa loro a minacciarli quando dopo la morte di Gigi non ho mai messo piede in casa loro. Ho subito un attentato da ignoti in casa il 15/10/2015 con colpi di pistola con mia moglie incinta di 8 mesi. ricevuto telefonate minacciose, tutte denunciate. Una settimana dopo, un candelotto esplosivo lanciato nel Marca alle 23:30. Nonostante tutto ci siamo rimboccati le maniche senza vittimismo ma con la testa alta ed abbiamo portato avanti con grandi sacrifici il progetto. » Questa la storia del Marca, questa la storia di un sogno tanto di Gigi quanto di Cariola (e di quanti lo hanno sposato, condiviso e sostenuto). Davvero non ci stiamo a passare per i cinici approfittatori tratteggiati dal figlio di Marulla. Abbiamo tanto rispetto del dolore altrui, ma certo si dovrà convenire che non si eredita un sogno e ci se ne ricorda dopo 7 anni di totale disinteresse! E ancora, quando si intende, finalmente (dopo oltre un lustro di silenzio), rinverdire e rilanciare il sogno ed il progetto Marca, non lo si fa chiedendo i freddi resoconti di un libro contabile… ma, anche sfruttando il rapporto privilegiato corrente col socio Cosa, partecipando “sul campo” – è proprio il caso di dirlo- all’attività della società, alle sue scelte ed ai suoi cospicui impegni finanziari! Non si rilasciano, negli anni, interviste, tagli di nastri, film, cerimonie e passerelle varie senza mai citare e/o invitare il Marca! Salutiamo con gioia il rinnovato interesse del figlio di Marulla di proseguire quella che era la visione del padre, ma registriamo, con disappunto, il fango, la vergogna e le menzogne vomitate sull’immagine del Marca e della sua accreditata attività sportiva, che vanno, evidentemente, nella direzione opposta. In ordine all’episodio portato ad esempio dal figlio di Marulla quale indegnità “per crudeltà umana” dei soci del Marca, deve essere ricondotto proprio alla necessità di rispettare quel formalismo burocratico, tanto caro alla famiglia Marulla, che, causa anche il perdurante disinteresse di quest’ultimi, paralizzava l’aspetto finanziario della società. La lettera ricevuta a Dicembre non voleva essere una mancanza di rispetto, anche solo pensarlo ci fa trasecolare, ma la società versava in un evidente problema. A settembre la BCC Mediocrati ci segnalava, richiamandoci, che era scaduta l’adeguata verifica. Senza la nuova visura camerale da dove risultavano i soci che fanno parte della società, non si poteva operare sul conto. Essendo periodo di iscrizioni a campionati, era indispensabile avere l’operatività bancaria. Si sollecitò informalmente, più volte, la famiglia ad effettuare le operazioni di apertura e registrazione della successione e, rimanendo inevasa ogni richiesta, si formalizzò, con raccomandata, l’adempimento dovuto per legge… nessun cinismo, nessuna lesa maestà! L’amministratore Cariola, come riconosciuto e testimoniato negli atti di indagine dal socio Cosa, ha dovuto compiere atti ordinari e straordinari per il bene ed il prosieguo delle attività, come la totale ristrutturazione del centro senza aver chiesto il contributo economico agli eredi così come a Vincenzo Cosa, persona informata quotidianamente su tutti i movimenti del Marca. Capitali personali e finanziamenti personali per sostenere quel progetto, fino allo scorso anno, certamente, abbandonato dal figlio di Marulla. Tutto fatturato, documentato e tracciato bancariamente.

La vicenda giudiziaria promossa dalla famiglia Marulla sulla richiesta di rinnovo della concessione, attualmente in scadenza, del campo comunale, avanzata indistintamente quale Marca srl e Marca ASD Football Club (frutto di fusione sportiva, per acquisire il titolo di LND, del Marca srl con il Sant’Agata d’Esaro), troverà naturale definizione nella sua archiviazione. Nessun isterico teorema del complotto, del malaffare, tutto è avvenuto alla luce del sole, come solare rimane il progetto sportivo del Marca e di chi lo ha voluto (Cariola e Marulla padre). I commenti che si leggono al post del figlio di Marulla, conoscendo personalmente i loro autori, i loro insuccessi personali e i loro precedenti giudiziari, ci lasciano totalmente indifferenti e ci ricordano una frase di San Francesco di Paola spesso ripetuta da Gigi: “Cosenza, conca d’oro e lingua di serpenti!” La scrivente società Marca srl, concludendo, comunica che nelle prossime settimane convocheremo un’assemblea per programmare la stagione e ripianare le povere casse della società che hanno tanto bisogno dopo gli ultimi esborsi. Ovviamente, come sempre, siamo disponibili a colloquiare con gli eredi Marulla, verso i quali, si ribadisce, non abbiamo alcuna riserva o pregiudizio – ai quali, anzi, atteso il prestigioso ruolo che ricopre il figlio di Marulla in seno alla squadra cittadina, guardiamo con grande interesse ed aspettative per rilanciare il Marca – se non il rimprovero di essere stati, per oltre sei anni, assenti dalle vicende sportive, societarie e dagli impegni finanziari cui ci si è fatti, fin qui, esclusivo carico.

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