Patitucci rimane in carcere. Per la Cassazione è "ancora operativo nel sodalizio" - QuiCosenza.it
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Patitucci rimane in carcere. Per la Cassazione è “ancora operativo nel sodalizio”

La decisione della Corte di Cassazione. Il boss di Rende Francesco Patitucci condannato all’ergastolo per il duplice omicidio Lenti-Gigliotti

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COSENZA – E’ stato confermato dalla Corte di Cassazione il provvedimento restrittivo già deciso dall’Assise di Cosenza e dal Tribunale della Libertà di Catanzaro per Francesco Patitucci, ritenuto esponente di spicco della cosca di ‘ndrangheta cosentina dei Lanzino, che resta in carcere. Patitucci è stato condannato all’ergastolo per il duplice omicidio Lenti-Gigliotti avvenuto nel 1986. Per la Prima sezione penale della Cassazione che ha rigettato il ricorso dei legali «il pericolo di reiterazione è ineccepibilmente desunto nel contesto di un’azione di chiara matrice mafiosa, dalle chiare evidenze di persistente operatività del relativo sodalizio e dalla caratura Criminale, adeguatamente ricostruita e illustrata, che l’imputato appare in esso mantenere. Il pericolo di fuga è invece desunto, in modo altrettanto logico e plausibile, dai mezzi ragionevolmente apprestati a tale scopo».

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Sanità calabrese, Loizzo: “rilanciare sede Inrca di Cosenza”

“Chiediamo al presidente Occhiuto di incontrare la direzione generale di Ancona per chiedere investimenti finalizzati al rilancio della struttura”

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COSENZA – “È necessario rilanciare la sede dell’Inrca di Cosenza che è stato un presidio ospedaliero importante per la Calabria oltre che un centro di ricerca”. Lo afferma Simona Loizzo, capogruppo della Lega in Consiglio regionale.

“Ricordo che l’Inrca – prosegue – ha avuto la prima terapia intensiva della provincia di Cosenza ed è stata importante per la cura e la prevenzione delle patologie della terza età. Oggi, purtroppo, c’è stato un ridimensionamento, partito quando è stato ridotto il reparto di cardiologia. Chiediamo al presidente Occhiuto, commissario regionale per la sanità, la cui buona azione già si vede dopo pochi mesi, di incontrare la direzione generale di Ancona per chiedere investimenti finalizzati al rilancio della struttura. Oltre al ripristino di cardiologia che potrebbe essere utilizzata anche per la riabilitazione sarebbe fondamentale, così com’era previsto, aprire posti letto hospice per i malati terminali. In questo caso è opportuno ricordare che proprio l’Inrca ha avuto la prima terapia del dolore in tutta la regione”.

“Le professionalità e il know how esistente – conclude Loizzo – consentirebbero una maggiore attenzione da parte della sede centrale e un recupero di una funzione che è stata sempre strategica per la presa in carico dei pazienti geriatrici cosentini e calabresi”.

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La denuncia dell’associazione Brutia:”gli utenti pagano eppure sono senza energia elettrica”

“La causa pare sia una centrale che non è più idonea a sopportare il carico elettrico. Situazione problematica in periodo dove già di problemi ce ne sono fin troppi”

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COSENZA – “L’associazione Brutia commercianti è stata informata,  dagli operatori commerciali di via Calabria  a Cosenza, di un grave problema  riguardante l’erogazione dell’energia elettrica. – E’ quanto scrive in una nota l’associazione -.

Su questa strada, nel pieno centro cittadino, dove sono presenti numerose  attività commerciali, tra le quali alcune addette alla  ristorazione, spesso viene a mancare  l’erogazione di energia elettrica. Il tutto sembra  da attribuire a una centrale  che, in quel sito, non è più idonea a sopportare il carico elettrico. È chiaro che, questa situazione, – prosegue il comunicato – porta numerose problematiche ai gestori dei locali, in un periodo dove già di problemi ce ne sono fin troppi. La nostra associazione denuncia, quindi, all’ente competente, questo grave disagio con la speranza che vi si possa porre  subito rimedio. Gli utenti – conclude l’associazione Brutia –  pagano le enormi spese di energia elettrica ed è giusto che, il servizio che gli viene dato, sia dei migliori”.

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Nessun “appalto spezzatino” al Comune. Tutti assolti dirigenti, tecnici e imprenditori

Su di loro pendevano dversi capi di imputazione che riguardavano, tra l’altro, ipotesi di corruzione falso e abusi d’ufficio. Assolti perché il “fatto non sussiste”

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COSENZA – In nove erano stati rinviati a giudizio, tra dirigenti, funzionari comunali e imprenditori, e su di loro pendevano diversi capi di imputazione che riguardavano, tra l’altro, ipotesi di corruzione falso e abusi d’ufficio. Ieri sera il Tribunale di Cosenza ha emesso sentenza di assoluzione nel processo sui cosiddetti “Appalti spezzatino” al Comune di Cosenza durante l’Amministrazione Occhiuto. Secondo l’accusa della Procura Bruzia era un sistema che veniva sistematicamente utilizzato dall’amministrazione per bypassare le gare d’appalto, spezzettando appunto i servizi, per affidarli direttamente utilizzando la procedura del “cottimo fiduciario “ad un numero ristretto di imprese, senza il rispetto dei principi di rotazione e di trasparenza; affidamento dei lavori, molto spesso al di sotto dei 40.000 euro, ad un numero ristretto di operatori economici, anche in violazione del divieto di frazionamento. Nel corso dell’indagine, scaturita anche dall’esposto del senatore M5S Nicola Morra, le fiamme gialle del Nucleo di polizia tributaria di Cosenza analizzarono oltre 5 mila determine dirigenziali.

Tra gli appalti finiti nel mirino degli inquirenti anche quelli relativi al canile di Donnici, al Cimitero Comunale e sulle luminarie. Ma anche opere primarie di urbanizzazione a Vaglio Lise e manutenzione straordinaria sulla rete fognaria del centro storico. L’importo complessivo dei lavori contestati, tra il 2012 al 2015, era pari a oltre 2 milioni di euro. Accuse smontate dalla difesa e in parte anche nell’udienza del Gup del marzo 2019 che dispose il non luogo a procedere per 15 capi di imputazione su 25. Infine, ieri sera, i restanti capi di imputazione si sono rivelati inconsistenti anche per il Tribunale di Cosenza che ha assolto “perchè il fatto non sussiste” Arturo Mario Bartucci, Francesco Amendola, Carlo Pecoraro, Francesco Rubino, Antonio Amato, Michele Fernandez, Francesca Filice, Pasquale Perri, Giuseppe Sasso. 

All’epoca dei fatti furono disposte misure interdittive per Arturo Bartucci (il dirigente del Comune di Cosenza all’epoca dei fatti fu decisa dal gip anche l’interdizione dai pubblici uffici per sei mesi); Carlo Pecoraro (anche per lui interdizione dai pubblici uffici, ma per tre mesi); Francesco Amendola titolare della CMT, azienda che avrebbe fornito mezzi tra cui ruspe e camion al Comune per i lavori (divieto di esercitare l’attività imprenditoriale per sei mesi). Le misure furono poi revocate dopo circa sei mesi.

 

 

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